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domenica 17 ottobre 2010

282 - GLI STATI UNITI SI SCUSANO PER AVER INFETTATO DI SIFILIDE A 1.500 PERSONE IN GUATEMALA

Barack Obama ha espresso il suo "dolore profondo" al presidente Álvaro Colom.
Gli esperimenti "tragici e contrari all’etica" si realizzarono nella decade degli anni Quaranta.
Susan M. Reverby è l'insegnante di storia medica che ha fatto conoscere gli archivi degli esperimenti realizzati in Guatemala da membri del Servizio di Salute Pubblica.
Gli Stati Uniti si scusarono col governo del Guatemala rivelando dettagli di un'indagine nella decade degli anni ‘40 del secolo scorso, periodo nel quale sono stati infettati circa 1.500 guatemaltechi con sifilide e gonorrea senza il loro consenso per studiare gli effetti della penicillina in queste malattie a trasmissione sessuale.
Il presidente Barack Obama si è messo in comunicazione personalmente col suo omologo del Guatemala, Álvaro Colom, questo pomeriggio per esprimere il suo "dolore profondo" circa l’indagine realizzata dal Servizio di Salute Pubblica degli Stati Uniti, secondo quanto informò in un comunicato la Casa Bianca. Obama "estese le proprie scuse a tutti i danneggiati" e riaffermò l’impegno degli Stati Uniti di assicurare che ogni investigazione medica attuale rispetti norme legali ed etiche internazionali e sottolineò "il profondo rispetto per il paese del Guatemala e l'importanza della nostra relazione bilaterale."
Il governo statunitense rivelò oggi che tra il 1946 e il 1948 una squadra medica del governo statunitense realizzò un "esperimento umano" nel quale si infettarono con batteri di sifilide e gonorrea prigionieri, soldati e perfino malati mentali allo scopo di analizzare gli effetti della penicillina per trattare queste malattie. Il portavoce presidenziale, Robert Gibbs, qualificò ciò come "tragico e riprovevole."
Poco prima, la segretaria di Stato Hillary Clinton e Kathleen Sebelius, titolare del dipartimento di Salute e Servizi Sociali, segreteria che anteriormente fu quella del Servizio di Salute Pubblica che realizzò l'esperimento umano negli anni 40, hanno reso pubblico un comunicato congiunto dichiarando che quello studio fu "contro l’etica" e che "benché questi eventi succedessero più di 64 anni fa, siamo indignati che tale investigazione criticabile sia avvenuta con il pretesto della salute pubblica. Ci dispiacciamo profondamente di quello che è successo ed offriamo le nostre scuse a tutte le persone che furono danneggiate da quelle abominevoli pratiche di investigazione. La condotta dimostrata durante lo studio non rappresenta i valori degli Stati Uniti né il nostro impegno per la dignità umana ed il gran rispetto verso il paese del Guatemala."
Investigazione in corso.
Hanno aggiunto che "attualmente, i regolamenti che governano l'investigazione medica sugli esseri umani finanziata dagli Stati Uniti proibiscono questo tipo di violazioni atroci." Assicurano che stiamo iniziando una minuziosa indagine rispetto ai dettagli di questo caso del 1946… man mano che avanziamo per comprendere meglio questo atroce evento, reiteriamo l'importanza della nostra relazione con il Guatemala ed il nostro rispetto per il paese, come il nostro impegno con le norme etiche più esigenti nell'investigazione medica."
Tutto incominciò quando la professoressa di storia medica Susan Reverby, del Wellesley College, scoprì archivi del defunto dottore John Cutler, un ufficiale del Servizio di Salute Pubblica degli Stati Uniti, che era a capo dell’esperimento in Guatemala, i cui risultati non furono apparentemente mai pubblicati. Sembra che l’esperimento fu finanziato con una borsa di studio degli Istituti Nazionali di Salute, parte del Servizio di Salute Pubblica, dall'Ufficio Sanitario Panamericano, oggi conosciuto come Organizzazione Panamericana di Salute.
Negli archivi si documentò che circa 1.500 uomini e donne furono esposte a sifilide e gonorrea per differenti vie, alcuni a seguito di visite di prostitute infettate a prigionieri fino a direttamente iniettando agli individui, tra essi pazienti in ospedali psichiatrici. La professoressa Reverby stima la cifra di guatemaltechi infettati di 696.
Ad alcuni fu offerto loro penicillina, ma non si sa quanti furono effettivamente trattati. Non c'è nessuna prova che i danneggiati abbiano concesso un permesso coscienti delle conseguenze ed in realtà molti furono ingannati su ciò che stavano facendo loro. Secondo gli archivi, il governo guatemalteco aveva concesso il permesso per realizzare l'esperimento.
La professoressa Reverby dapprima trovò l'anno scorso gli archivi ed offrì un discorso sul loro contenuto durante un congresso di storiografi di medicina in maggio, dove un funzionario di salute del governo federale l'ascoltò. Condivise il suo ritrovamento col governo statunitense in giugno, quando incominciò un'indagine che culminò oggi con le scuse ufficiali al Guatemala. Contemporaneamente, rese pubblico il risultato della sua investigazione, la quale può consultarsi in:
www.wellesley.edu/WomenSt/Reverby%20Normal%20Exposure.pdf
Il dottore Cutler, responsabile dell'esperimento umano in Guatemala, è lo stesso investigatore del governo che guidò un studio seguendo 600 uomini afroamericani in Alabama infettati con la sifilide, tra 1932 e 1972, senza mai offrir loro cure, cosa che si trasformò in un scandalo nazionale.
Il governo degli Stati Uniti dichiarò che ancora non ha determinato se si prenderanno azioni per offrire qualche tipo di riparazione alle vittime, poiché non si sa ancora quante sono vive, ma che si continuerà indagando il caso.
La Jornada, Adital, 05/10/2010