Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


lunedì 22 settembre 2014

857 - AMNESTY INTERNATIONAL HA PRESENTATO UNA RELAZIONE SU SETTORE MINERARIO IN GUATEMALA

Amnesty International ha presentato in Guatemala il dossier “il settore minerario in Guatemala: diritti in pericolo", nel quale si evidenzia che il governo guatemalteco alimenta il conflitto, non consultando le comunità locali prima di concedere licenze per il settore minerario alle imprese, con ciò incrementa il rischio che ci sia spargimento di sangue.
Una delegazione di Amnesty International, composta dal segretario generale in Canada, Alex Neve; Sebastián Elgueta, ricercatore per l'America Centrale, e Tara Scurr, responsabile della campagna su Imprese e Diritti umani di Amnesty, si trova in Guatemala.
Il documento segnala le importanti lacune relativamente alla protezione delle comunità danneggiate da progetti minerari; la nuova legislazione presentata dal governo guatemalteco non solo non affronta la preoccupazione generalizzata tra le comunità indigene e rurali per la mancanza di consultazione, ma include azioni che possono aggravare le tensioni esistenti.
Erika Guevara Rosa, direttrice del Programma per l'America di Amnesty International, ha affermato che la legislazione proposta evita in realtà le questioni che preoccupano le comunità; non affronta in forma significativa la questione della consultazione; se si promulga, significherebbe essenzialmente che le opinioni e preoccupazioni delle comunità continueranno a non essere tenute in considerazione; sarebbe una gran opportunità persa, ha detto.
Le norme internazionali sui diritti umani stabiliscono che è necessario consultare ed informare adeguatamente le persone che possano essere danneggiate da progetti minerari, e che i progetti che si realizzano nelle terre dei popoli indigeni non devono portarsi a termine senza il consenso libero, previo ed informato di questi popoli, afferma il documento.
"Analizzare le conseguenze di un progetto minerario richiede tempo, e 10 giorni per rispondere ad un sollecito di licenza non è un termine realistico per le comunità che possono essere danneggiate e che, pertanto, devono esaminare la proposta con attenzione", ha affermato Guevara.
Ci preoccupa "che la violenza che si è vissuta nel passato continui se non si introduce un processo di consultazione giusto ed equilibrato; siamo anche coscienti che si non stanno rispettando i diritti dei popoli indigeni", ha sottolineato.
Il governo guatemalteco deve garantire che applica e rispetta legislazione per facilitare il dialogo e la presa di decisioni tra imprese minerarie, autorità statali e popolazione danneggiata; alle comunità deve essere offerta informazione completa ed oggettiva sui benefici e sui rischi del settore minerario, in una maniera chiara e culturalmente adeguata, ha affermato Guevara.
Cerigua, 19/09/2014
 

856 - AMNISTÍA INTERNACIONAL PRESENTÓ INFORME SOBRE MINERÍA EN GUATEMALA

Amnistía Internacional presentó este viernes en Guatemala, el informe “La minería en Guatemala: Derechos en peligro”, en el que se advierte que el gobierno guatemalteco alimenta la llama del conflicto, al no consultar a las comunidades locales antes de otorgar licencias de minería a las empresas, con lo que incrementa el riesgo de que haya derramamiento de sangre.
Una delegación de Amnistía Internacional, integrada por su secretario general de la entidad en Canadá, Alex Neve; Sebastián Elgueta, investigador sobre Centroamérica, y Tara Scurr, responsable de campaña sobre Empresas y Derechos Humanos de Amnistía, se encuentra en Guatemala.
El documento señala las importantes brechas en cuanto a la protección de las comunidades afectadas por proyectos mineros; la nueva legislación presentada por el gobierno guatemalteco no sólo no aborda la preocupación generalizada entre las comunidades indígenas y rurales por la falta de consulta, sino que incluye medidas que pueden agravar las tensiones existentes.
Erika Guevara Rosas, directora del Programa para América de Amnistía Internacional, ha manifestado que la legislación propuesta esquiva de hecho las cuestiones que preocupan a las comunidades; no aborda de forma significativa la cuestión de la consulta; si se promulga, significaría esencialmente que las opiniones y preocupaciones de las comunidades sigan sin tenerse en cuenta; es una gran oportunidad perdida, ha dicho.
Las normas internacionales de derechos humanos establecen que es preciso consultar e informar adecuadamente a las personas que puedan verse afectadas por proyectos mineros, y que los proyectos que vayan a realizarse en las tierras de los pueblos indígenas no deben llevarse a cabo sin el consentimiento libre, previo e informado de dichos pueblos, señala el documento.
“Analizar las consecuencias de un proyecto minero lleva tiempo, y 10 días para responder a una solicitud de licencia no es un plazo realista para las comunidades que pueden verse afectadas y que, por tanto, necesitan examinar la propuesta con cuidado”, ha manifestado Guevara.
“Nos preocupa que la violencia que se ha vivido en el pasado continúe si no se introduce un proceso de consulta justo y equilibrado; también somos conscientes de que no se están respetando los derechos de los pueblos indígenas”, subrayó.
El gobierno guatemalteco debe garantizar que aplica y respeta legislación para facilitar el diálogo y la toma de decisiones entre las empresas mineras, las autoridades estatales y la población afectada; a las comunidades se les debe proporcionar información completa y objetiva sobre los beneficios y riesgos de la minería, de una manera clara y culturalmente adecuada, señaló Guevara.
Cerigua, 19/09/2014
 

mercoledì 17 settembre 2014

855 - GUATEMALA ANCORA NELLA LISTA DEI PAESI DI TRANSITO DI DROGA

Il presidente statunitense, Barack Obama, ha fatto conoscere ieri una lista nella quale include il Guatemala tra i 22 paesi la cui produzione o traffico di droghe ha maggiore impatto nel suo paese.    
In una nota annuale al Congresso, Obama ha dichiarato che Bolivia, Birmania e Venezuela sono le tre nazioni che hanno falliti "in maniera dimostrabile" nell'ultimo anno nell’onorare i propri impegni internazionali antidroga, come è avvenuto negli ultimi anni.
Nella seconda lista raffigurano gli altri 22 paesi: Afghanistan, Bahamas, Belize, Bolivia, Birmania, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, India, Giamaica, Laos, Messico, Nicaragua, Pakistan, Panama, Perù, Repubblica Dominicana e Venezuela.
Il documento esprime la preoccupazione per la coltivazione di papavero in Messico, il principale produttore dei derivati illegali di oppio, seguito della Colombia e Guatemala.    
Obama ha indicato nella sua relazione che le autorità statunitensi hanno cominciato più di 4.500 indagini sull’eroina dal 2011.    
La relazione indica che la cooperazione ha aiutato la Colombia a pignorare 379 chili di eroina nel 2013 e che il Guatemala ha sradicato una quantità considerabile di coltivazioni lo stesso anno.   
Obama ha detto che la produzione di cocaina nei tre paesi principali si concreta in 133.700 ettari, il livello più basso da quando si effettuano , nel 1990.
Principali produttori
Le tre nazioni che principalmente producono cocaina sono Colombia, Bolivia e Perù, secondo la relazione del presidente statunitense.
Gli USA hanno concesso più di US$110 milioni alle autorità messicane per uomini e addestramento.
Prensa Libre, 16/09/2014

854 - GUATEMALA SIGUE EN LISTA DE TRÁNSITO DE DROGAS

El presidente estadounidense, Barack Obama, dio a conocer ayer una lista en la que incluye a Guatemala entre los 22 países cuya producción o tráfico de drogas tiene mayor impacto en su país.  
En una notificación anual al Congreso, Obama declaró que Bolivia, Birmania y Venezuela son las tres naciones que han fracasado “de manera demostrable” en el último año para honrar sus compromisos antinarcóticos internacionales, como ha sucedido en los últimos años.
En la segunda lista figuran los otros 22 países: Afganistán, Bahamas, Belice, Bolivia, Birmania, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haití, Honduras, India, Jamaica, Laos, México, Nicaragua, Pakistán, Panamá, Perú, República Dominicana y Venezuela.
El documento expresa la preocupación por el cultivo de amapola en México, el principal suplidor de derivados ilegales de opio, seguido de Colombia y Guatemala.  
Obama indicó en su informe que las autoridades estadounidenses han comenzado más de cuatro mil 500 investigaciones sobre heroína desde el 2011.  
El informe indica que la cooperación ayudó a Colombia a incautar 379 kilos de heroína en el 2013 y que Guatemala erradicó una cantidad considerable de cultivos el mismo año. 
Obama señaló que la producción de cocaína en los tres países principales se ubica en 133 mil 700 hectáreas, el nivel más bajo desde que se llevan estadísticas, en 1990.

Principales productores
Las tres naciones que principalmente producen cocaína son Colombia, Bolivia y Perú, según el informe del presidente estadounidense.
EE. UU. ha otorgado más de US$110 millones a las autoridades mexicanas para equipo y entrenamiento.
Prensa Libre, 16/09/2014

martedì 16 settembre 2014

853 - OPERE FINANZIATE DALLA BANCA MONDIALE HANNO UNA STORIA DI VIOLAZIONI CONTRO POPOLI INDIGENI

La Banca Mondiale ha un lungo curriculum di finanziamento di opere che danneggiano i diritti dei popoli indigeni in tutto il mondo e, in Guatemala, la situazione non è differente. L’Organización Fraternal Negra Hondureña (Ofraneh) sta divulgando un comunicato ricordando i progetti finanziati dalla Banca Mondiale che minacciarono ed ancora minacciano l'esistenza dei popoli indigeni, in nome di un "sviluppo neocolonialista."
Tra i fatti recenti, lo scorso 30 Luglio, la Banca non ha considerato i suggerimenti delle organizzazioni sociali circa la sua nuova politica, denominata Standard Ambientale e Sociale (ES7). La salvaguardia ES7, sostiene l'Ofraneh, rappresenta una arretramento di decenni di negoziazioni, perché permette agli Stati-nazioni di scartare la sua applicazione in situazioni nelle quali "l'identificazione come popoli indigeni potrà esacerbare le tensioni etniche, e sia incompatibile con le disposizioni della Costituzione nazionale". Così, la Banca Mondiale elude i propri obblighi relativi ai popoli indigeni ed il diritto internazionale, come indica il punto 9 della salvaguardia ES7.
“La diluita applicazione del diritto al Consultazione consenso previo libero ed Informato (CPLI), si trasforma in una delle maggiori minacce per i popoli indigeni, di fronte alle inconsistenze in materia di diritti umani che piaga alla maggioranza dello stato-nazione, quelli che rifiutano in molteplici occasioni riconoscere i diritti dei popoli indigeni nonostante la ratifica dell'Accordo 169 dell'OIL e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli indigeni", allerta l'Ofraneh
Tornando indietro di alcuni anni, l'Organizzazione ricorda che il 1984 segnò un capitolo nefasto nella storia del Guatemala. In quell'anno, l'Esercito guatemalteco sterminò la popolazione maya-achi di Rio Negrom, nella Baja Verapaz. Nei massacri di Río Negro, Aldea Xococ, Pacoxon, Los Encuentros e Aguas Frias, circa 400 indigeni furono assassinati e 3.445 furono deportati a forza. L'etnocidio fu frutto della costruzione della diga di sbarramento del Chixoy, finanziata dalla Banca Mondiale e dalla Banca Interamericana di Sviluppo (BID).
Nonostante le denunce presentate contro il Governo del Guatemala e delle convocazioni davanti alla Banca Mondiale e alla Banca interamericana di Sviluppo, la costruzione della diga di sbarramento è continuata e fu terminata nel 1985. Nel 2012, la Corte Interamericana dei Diritti umani, dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), ha emesso una sentenza condannando lo Stato del Guatemala, ma, fino ad ora, non è stato fatto nulla.
Ancora dopo il massacro di Chixoy e coscienti delle violazioni ai popoli indigeni, la Banca Mondiale ha concesso un prestito di oltre 450 milioni di dollari per la costruzione della diga di sbarramento di Sardar Sarovar, nel fiume Narmada, India, che ha danneggiato Adivasi, facendo spostare oltre duecentomila persone.
L'Ofraneh ricorda anche che il Bird ha appoggiato, tra 1979 e 1988, in Paraguay, durante la dittatura di Alfredo Stroessner, la costruzione della mega-diga di sbarramento di Yaciretá. L'importo del valore applicato all'opera superò gli undicimila milioni di dollari e determinò lo spostamento di oltre centomila indigeni e contadini che non furono mai compensati per i danni.
Esiste il timore che la Banca Mondiale inizi una nuova tappa di mancanza di rispetto sistematico ai diritti dei popoli indigeni e si rivivano momenti simili a quello del massacro di Chixoy. L'Ofraneh segnala che il Bird ha un fondo di sessantamila milioni di dollari orientato al finanziamento di megaprogetti, molti dei quali riguardano la costruzione di dighe di sbarramento ed idroelettriche, situazione che potrà trasformarsi in un "olocausto per i popoli indigeni."
Adital 8/09/2014


852 - OBRAS FINANCIADAS POR EL BANCO MUNDIAL TIENEN HISTORIAL DE VIOLACIONES CONTRA PUEBLOS INDÍGENAS

El Banco Mundial (Bird) tiene un largo historial de financiamiento de obras que vulneran los derechos de los pueblos indígenas en todo el mundo y, en Guatemala, la situación no es diferente. La Organización Fraternal Negra Hondureña (Ofraneh) está divulgando un comunicado rememorando los proyectos financiados por el Bird que amenazaron y todavía amenazan la existencia de los pueblos indígenas, en nombre de un "desarrollo neocolonialista”.
Entre los hechos recientes, el último 30 de julio, el Banco descartó las sugerencias de organizaciones sociales acerca de su nueva política, denominada Standard Ambiental y Social (ES7). La salvaguarda ES7, evalúa la Ofraneh, representa un retroceso de décadas de negociaciones, pues permite a los Estados-naciones descartar su aplicación en situaciones en las que "la identificación como pueblos indígenas podrá exacerbar las tensiones étnicas, o sea, incompatible con las disposiciones de la Constitución nacional". Así, el Banco Mundial esquiva sus obligaciones referentes a los pueblos indígenas y al derecho internacional, como indica el punto 9 de la salvaguarda ES7.
"La diluida aplicación del derecho a la Consulta-Consentimiento, Previo, Libre e Informado (CPLI) se convierte en una de las mayores amenazas para los pueblos indígenas, ante las inconsistencias en materia de derechos humanos que plaga a las mayoría de los estados-nación, los que rehúsan en múltiples ocasiones reconocer los derechos de los pueblos indígenas a pesar de haber ratificado el Convenio 169 de la OIT y la Declaratoria de Naciones Unidas sobe los derechos de los Pueblos indígenas”, alerta la Ofraneh
Retrocediendo algunos años, la Organización recuerda que el año 1984 marcó un capítulo nefasto en la historia de Guatemala. En aquel año, el Ejército guatemalteco exterminó a la población maya-achi del Río Negro, en Baja Verapaz. En las masacres de Río Negro, Aldea Xococ, Pacoxon, Los Encuentros y Agua Fría, cerca de 400 indígenas fueron asesinados y 3.445 fueron desplazados forzadamente. El etnocidio fue fruto de la construcción de la represa del Chixoy, financiada por el Banco Mundial y por el Banco Interamericano de Desarrollo (BID).
A pesar de las denuncias presentadas en contra del Gobierno de Guatemala y de los llamados efectuados ante el Bird y el BID, la construcción de la represa continuó y fue finalizada en 1985. En 2012, la Corte Interamericana de Derechos Humanos, de la Organización de Estados Americanos (OEA), emitió una sentencia condenando al Estado de Guatemala, sin embargo, hasta ahora, nada se hizo.
Aún después de la masacre de Chixoy y conciente de las violaciones a los pueblos indígenas, el Banco Mundial concedió un préstamo de más de 450 millones de dólares para la construcción de la represa de Sardar Sarovar, en el río Narmada, India, que afectó al pueblo Adivasi, desplazando a más de 200 mil personas.
La Ofraneh también recuerda que el Bird respaldó, entre 1979 y 1988, en Paraguay, durante la dictadura de Alfredo Stroessner, la construcción de la mega-represa de Yaciretá. El monto del valor aplicado a la obra superó los 11 mil millones de dólares y desplazó a más de 100 mil indígenas y campesinos, que nunca fueron compensados por los daños.
Existe el temor de que el Banco Mundial inicie una nueva etapa de falta de respeto sistemático a los derechos de los pueblos indígenas y se revivan momentos, como el de la masacre de Chixoy. La Ofraneh señala que el Bird tiene un fondo de 60 mil millones de dólares orientado al financiamiento de megaproyectos, muchos de los cuales están relacionados con la construcción de represas e hidroeléctricas, situación que podrá transformarse en un "holocausto para los pueblos indígenas”.
Adital 8/09/2014

venerdì 15 agosto 2014

851 - TRIBUNALE INTERNAZIONALE NON TOLLERERÀ MANCANZA DI AZIONE DEGLI STATI IN CASI DI VIOLENZA CONTRO LA DONNA

Una sentenza della Corte Interamericana di Diritti umani (CIDH), secondo la quale le autorità del Guatemala non investigarono il tragico assassinio di un'adolescente, avvisa i governi di tutto il mondo che non si tollererà la mancanza di azione da parte del potere pubblico nei casi di crimini contro le donne. L'informazione viene dalla sezione “diritti umani” dell’organizzazione non governative Amnesty International.
Il caso fu portato alla corte nel 2004 da Rosa Elvira Franco Sandoval, madre di María Isabel Veliz Franco, giovane di 15 anni che fu vittima di aggressione sessuale, torturata e brutalmente assassinata il 16 dicembre 2001, a Città del Guatemala. Quel giorno, María era uscita di casa alle 8 di mattina e sparì mentre si dirigeva al suo lavoro. Due giorni più tardi, il suo corpo fu ritrovato. Rosa Franco da anni chiede che lo Stato investighi la morte di sua figlia e, come conseguenza della sua ferma posizione, ha sofferto minacce di morte e violenza da parte di persone non identificate.
Per la CIDH, il caso segnala la mancanza di risposta effettiva dello Stato alla denuncia presentata il giorno dopo la sua sparizione, il 17 dicembre. Allo stesso modo, la Corte sostiene che ci fu una serie di irregolarità durante le indagini sulla morte dell'adolescente, come l'assenza della realizzazione delle investigazioni, mancanze nella conservazione della scena del crimine e carenze nel maneggio delle prove raccolte.
Lo scorso 28 Luglio, la CIDH concluse che le autorità del Guatemala non avevano indagato non solo adeguatamente ciò che era successo, ma non affrontarono e nè diedero attenzione adeguata alla radicata cultura di violenza e discriminazione che vive ancora attualmente la società del Guatemala. "Ciò diede luogo ad una indagine lacunosa", considera la Corte.
Si tratta di un momento importante che segna la responsabilità legale del governo di creare e mantenere un ambiente nel quale le donne e le bambine siano protette di fronte alla tortura e nel quale si paghi per gli abusi commessi. Tuttavia, la famiglia di María Isabel e coloro che l'appoggiano non possono riposare fino a che i responsabili della sua atroce morte siano indagati e processati", dichiarò Sebastián Elgueta, investigatore sulla situazione del Guatemala di Amnesty International.
"La lezione di questo caso si imparerà solo quando si prendano sul serio le morti di tutte le donne e bambine assassinate in Guatemala, e quando si prendano misure concrete per prevenire la violenza contro le donne e per creare una società sicura e rispettosa per tutte le persone", aggiunge Elgueta.
L’impunità è alta
Secondo Amnesty International, il brutale caso del quale María Isabel è stata vittima dopo il sequestro è un elemento comune alla maggioranza dei centinaia di assassini commessi in Guatemala contro le bambine e le donne. Solo nel 2013, dice l'organizzazione, secondo le statistiche statali, si registrarono 522 casi di donne vittime di assassinio.
La Corte Interamericana ha indicato che ci sono tentativi delle autorità del Guatemala per ottenere risultati nella lotta contro la violenza nel paese. Tuttavia, ancora il Guatemala presenta un alto tasso di impunità per l'assassinio delle donne. Amnesty ha promosso una campagna contro l'impunità di questi crimini. Nel 2013, il vicepresidente del Guatemala, Roxana Baldetti, ha ricevuto più di 1.000 lettere di membri e simpatizzanti di organizzazioni di tutto il mondo, chiedendo un'azione effettiva dello Stato nel caso dell'assassinio di María Isabel.
Adital 5/08/2014

850 - TRIBUNAL INTERNACIONAL NO TOLERARÁ FALTA DE ACCIÓN DE LOS ESTADOS EN CASOS DE VIOLENCIA CONTRA LA MUJER

Una sentencia de la Corte Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), según el cual las autoridades de Guatemala no investigaron el trágico asesinato de una adolescente, advierte a los gobiernos de todo el mundo que no se tolerará la falta de acción por parte del poder público en los casos de la violencia contra los crímenes de mujeres. La información es de los derechos humanos de organizaciones no gubernamentales de Amnistía Internacional.
El caso fue llevado a la corte en 2004 por Rosa Elvira Franco Sandoval, madre de María Isabel Veliz Franco, joven de 15 años que fue agredida sexualmente, torturada y brutalmente asesinada el 16 de diciembre de 2001, en Ciudad de Guatemala, la capital. Ese día, María había salido de casa a las 8 am y desapareció cuando se dirigía a su trabajo. Dos días más tarde, su cuerpo fue encontrado. Rosa Franco hace años viene demandando que el Estado investigue la muerte de su hija y, como consecuencia de su firme posición, ha sufrido amenazas de muerte y hostigamiento por parte de personas no identificadas.
Para la CIDH, el caso manifiesta la falta de respuesta efectiva del Estado a la denuncia presentada el día siguiente a su desaparición, el 17 de diciembre. De igual manera, la Corte entiende que hubo una serie de irregularidades durante la investigación de la muerte de la adolescente, como la ausencia de la realización de las investigaciones, fallas en preservar la escena del crimen y deficiencias en el manejo de las pruebas recogidas.
En el último día 28 de julio, la CIDH concluyó que las autoridades de Guatemala no sólo no habían investigado adecuadamente la ocurrencia, sino que además no enfrentaron y dieron tratamiento adecuado a la arraigada cultura de violencia y discriminación que todavía vive en la actualidad, la sociedad de Guatemala. "Lo que dio lugar a una investigación defectuosa", considera la Corte.
"Se trata de un momento importantísimo que marca la responsabilidad legal de un gobierno de crear y mantener un entorno en el que las mujeres y las niñas estén protegidas frente a la tortura y en el que se rindan cuentas de los abusos cometidos. Sin embargo, la familia de María Isabel y quienes la apoyan no pueden descansar hasta que los responsables de su atroz muerte sean investigados y procesados”, declaró Sebastián Elgueta, investigador sobre la situación de Guatemala en Amnistía Internacional.
"Las lecciones de este caso sólo se aprenderán cuando se tomen en serio las muertes de todas las mujeres y niñas asesinadas en Guatemala, y cuando se tomen medidas concretas para prevenir la violencia contra las mujeres y para crear una sociedad segura y respetuosa para todas las personas”, agrega Elgueta.
Impunidad es alta
Según Amnistía Internacional, el brutal caso en que María Isabel fue víctima después luego de su secuestro es un rasgo común de la mayoría de los cientos de asesinatos cometidos en Guatemala contra las niñas y las mujeres. Sólo en 2013, dice la organización, según las estadísticas estatales, se registraron 522 casos de mujeres víctimas de asesinato.
La Corte Interamericana ha indicado que hay intentos de las autoridades de Guatemala por obtener resultados en la lucha contra la violencia en el país. Sin embargo, Guatemala todavía presenta una alta tasa de impunidad ante el asesinato de mujeres. Amnistía ha promovido una campaña contra la impunidad de estos crímenes. En 2013, la vicepresidente de Guatemala, Roxana Baldetti recibió más de 1.000 cartas de miembros y simpatizantes de la organización en todo el mundo, pidiendo una acción efectiva del Estado ante el asesinato de María Isabel.
Adital 5/08/2014

lunedì 11 agosto 2014

849 - SICCITÀ CAUSA TRAGEDIA PER PICCOLI AGRICOLTORI

Migliaia di agricoltori della zona orientale del paese definiscono "tragedia" le perdite totali e parziali delle loro coltivazioni di mais, fagioli, mais, pomodori, tra altri prodotti, causate dalla prolungata siccità che colpisce quella regione del Guatemala da più di 30 giorni, ed assicurano che è la peggiore delle ultime quattro decadi.
Durante un giro effettuato da Prensa Libre in varie comunità di Chiquimula, Zacapa e El Progresso, si è constatata la frustrazione degli agricoltori per i raccolti persi, al quale si somma la preoccupazione per il rialzo considerevole del prezzo del quintale di mais, che passò da Q90 o Q100 a Q165, che come, affermano i contadini, causerà "fame" e maggiore povertà.
In tutte le comunità visitate il denominatore comune sono le grandi estensioni di terreno completamente secco, in alcuni casi estremi si formarono crepe nei terreni. Inoltre, la maggioranza delle coltivazioni non sono cresciute, per mancanza di acqua, o in altri casi non hanno dato i risultati attesi.
Alirio de Jesus Morales, presidente del Consiglio Comunitario di Sviluppo del villaggio Tierra Colorada, Chiquimula, ha indicato che le perdite sono del 100% nelle coltivazioni di mais e arachidi.
Ha spiegato che il villaggio è formato da 250 famiglie, delle quali 90 si dedicano al commercio e 160 all'agricoltura di sussistenza, e da 40 anni non soffrivano di una siccità tanto forte come quella attuale.
"Tra tutte le famiglie che si dedicano all'agricoltura sono stati seminati circa 300 manzanas di terreno, la maggioranza a mais, ed in minore proporzione coltivarono arachidi. Purtroppo si è perso tutto, non è stato possibile salvare nessuna coltivazione perché la siccità si è protratta per molto tempo", disse Morales, che non ha potuto nascondere la sua preoccupazione per il futuro.
Henry Ramírez, un piccolo agricoltore che risiede a La Pianura, a 15 minuti della capoluogo dipartimentale di Chiquimula, e è padre di sette bambini, ha raccontato che ha investito i risparmi dell'anno scorso per coltivare mais in una manzana e mezzo di terreno che affittò. Ma ha perso tutto perché le sue semine non hanno ricevuto pioggia per oltre 30 giorni consecutivi. 
"È una delle peggiori siccità che abbiamo avuto. Ricordo che quando era bambino ce ne fu una simile; mio padre soffrì molto per quel motivo", affermò Ramírez.
Dati preliminari della sede del Ministero di Agricoltura, Allevamento ed Alimentazione, in Chiquimula indicano che si è perso fino al 85% di tutte le coltivazioni del dipartimento, mentre in Camotán e Jocotán la perdita è stata totale.
Ramírez afferma, con angoscia, che spera che le condizioni migliorino questo mese, perché deve dare da mangiare ai bambini piccoli e non sa che fare, ma la prospettiva climatica per agosto è che piova sotto i livelli normali.
Sofferenza
La situazione è simile in Zacapa, dove coltivazioni di mais, arachidi e fagioli e pomodori sono state colpite dalla la mancanza di acqua.
Victorino Franco, sindaco comunitario del villaggio Santa Lucía, a 20 minuti del capoluogo del dipartimento, ha affermato che si è perso il 100% delle 70 manzanas che coltivarono nella sua comunità.
Il Ministero dell’Agricoltura calcola che su scala dipartimentale è stato perso tra il 60 e 65% delle coltivazioni. 
A Zacapa si informò che gli 11 municipi furono colpiti e che preliminarmente si sono persi 6.516 ettari di coltivazioni, che rappresentano oltre Q14 milioni di investimento.
A El Progreso, la situazione è ugualmente allarmante, come ha raccontato Blandelino Moscoso, padrone di varie manzanas di terreno nel villaggio Santa Rita, che disse che gli agricoltori hanno perso la metà delle loro coltivazioni. Il dato coincide con quelli della sede del Maga.
In tutte le comunità visitate i contadini mantengono una lieve speranza di recuperare qualcosa di ciò che hanno perso, nel cosiddetto "secondo raccolto."
Allarme per prezzi
Contadini dell'oriente del paese confermano rialzo. Un quintale di mais in Chiquimula, Zacapa e El Progresso costa Q165, come è stato verificato. Quattro settimane fa nei mercati il quintale di mais costava tra Q90 e Q100.
Sventura
È delle peggiori stagioni
José Luis Vásquez Díaz, agricoltore di 94 anni che risiede nel villaggio Saspán, San José Arata, Chiquimula, ha perso le sue coltivazioni a causa della prolungata canicola che colpisce il dipartimento.
Vásquez Díaz ha spiegato che coltiva la terra per sostenere tre figlie e due nipoti, e ha raccontato con preoccupazione che ha investito il denaro che aveva per seminare due manzanas e mezzo di terreno, che rimase completamente secco, per mancanza di acqua.
"La milpa non ha ricevuto acqua ed è rimasta piccola, le pannocchie non caricarono e si sono perse. L’unica cosa che si può fare ora è piegare le piante affinché terminino di seccarsi si possa preparare paglia per farne cibo per il bestiame", dichiarò l'agricoltore.
Ha commentato che si è dedicato sempre all'agricoltura e che nella sua vita solo ricorda due siccità simili, una circa 40 anni fa e un’altra quando egli era un bambino di 10 anni. In quelle occasioni si persero tutti i raccolti delle persone.
Vásquez Díaz ha affermato che nel suo villaggio vivono 2.000 persone che, in gran maggioranza, si dedicano alla semina di mais e fagioli, ed assicurò che hanno perso tutto.
"Le famiglie soffrono la fame per questa siccità. Le autorità sono venute alcuni giorni fa e dissero che avrebbero portano aiuto, ma fino ad oggi non abbiamo niente”, disse con dispiacere.
Problematica
Senza risorse per fare miglioramenti
Román Cervantes Sánchez, agricoltore della villaggio Pianura Sopra, Chiquimula, riferì che malgrado esista della tecnologia per evitare le perdite delle semine, è impossibile che un agricoltore che semina per la sussistenza possa implementarle, poiché non ha risorse per installare le infrastrutture necessarie.
Ha indicato che ha perso due manzanas di terreno che seminò ed coltivò, ma per la mancanza di acqua si rovinarono completamente.
"Qui ha smesso di piovere da più di un mese e la milpa non ha finito di crescere, oramai non si può recuperare, malgrado sia verde, perché non ha ricevuto acqua nel momento più importante della sua crescita", affermò l'agricoltore.
Cervantes Sánchez affermò che esistono metodi per salvare le semine da questi inconvenienti, ma non sono alla portata dei piccoli agricoltori.
"Esistono i sistemi di irrigazione, ma noi non possiamo implementarli perché è molto caro tutta l’equipaggiamento necessario e qui nessuno riuscirebbe a farlo, benché tutti lo vorremmo”, ha assicurato, con dispiacere: "Solo i ricchi possono usare quella tecnologia, perché un povero non riuscirebbe ad averla benché risparmi un paio di anni".
La situazione è drammatica per i tre mila abitanti del villaggio.
Alternativa
Gravi situazione li obbliga a migrare
Victorino Franco, agricoltore e sindaco comunitario del villaggio Santa Lucía, Zacapa, ha affermato che le costanti perdite per siccità e la mancanza di opportunità nel dipartimento hanno obbligato molti membri di famiglie a cercare all'estero miglioramenti economici.
Spiegò che il villaggio ha circa tre mila abitanti, e molti, particolarmente giovani, decisero di migrare negli USA.
Indicò che meno della metà dei contadini del villaggio si dedicano all'agricoltura e che, in totale, quest’ anno si seminarono 70 manzanas di terreno, con mais, fagioli, arachidi e pomodori, ma si persero totalmente.
"La situazione è complicata. Ci sono famiglie che vivono giorno per giorno e seminarono mezza manzana, ma disgraziatamente non ha portato frutti. Ci sono bambini che non vanno a scuola per aiutare il papà ed ora non sanno che cosa faranno davanti a questa situazione", ha affermato Franco.
Il sindaco dice che questi inconvenienti sono già successi in varie occasioni, e ciò causa fame e rialzo smisurato del prezzo del quintale di mais, per quello "molti giovani che si sentono fiaccati per dalla povertà e dalla mancanza di opportunità hanno deciso viaggiare negli USA alla ricerca di miglioramenti per la sua famiglia.
Aggiunse che le famiglie del posto non possono finanziare tecnologia per evitare perdite.
Prensa Libre, 8/08/2014
 
 

848 - SEQUÍA CAUSA TRAGEDIA PARA PEQUEÑOS AGRICULTORES

Miles de agricultores del oriente del país califican de “tragedia” las pérdidas totales y parciales de sus cultivos de maíz, frijol, manía, tomate, entre otros productos, causadas por la prolongada sequía que azota esa región de Guatemala desde hace más de 30 días, y aseguran que es la peor de las últimas cuatro décadas.
Durante un recorrido efectuado por Prensa Libre en varias comunidades de Chiquimula, Zacapa y El Progreso se constató la frustración de los agricultores por las cosechas perdidas, a lo cual se suma la preocupación por el alza considerable en el precio del quintal de maíz, que pasó de Q90 o Q100 a Q165, lo cual, afirman los pobladores, causará “hambre y más pobreza”.
En todas las comunidades visitadas el denominador común son las grandes extensiones de terreno completamente seco, al extremo que en algunos se formaron grietas. Además, la mayoría de cultivos no crecieron, por la falta de agua, o en otros casos no dieron los resultados esperados.
Alirio de Jesús Morales, presidente del Consejo Comunitario de Desarrollo de la aldea Tierra Colorada, Chiquimula, indicó que las pérdidas son del cien por cien en los cultivos de maíz y manía.
Explicó que la aldea está formada por 250 familias, de las cuales 90 se dedican al comercio y 160 a la agricultura de subsistencia, y “desde hace 40 años” no sufrían de una sequía tan fuerte como la de ahora.
“Entre todas las familias que se dedican a la agricultura se plantaron alrededor de 300 manzanas de terreno, la mayoría es maíz, y en menor proporción cultivaron manía. Lastimosamente se perdió todo, no se pudo salvar nada de los cultivos porque la sequía se extendió por mucho tiempo”, dijo Morales, quien no pudo ocultar su preocupación por el futuro.
Henry Ramírez, un pequeño agricultor que reside en La Vega, a 15 minutos de la cabecera departamental de Chiquimula, y es padre de siete niños, relató que invirtió los ahorros del año pasado para cultivar maíz en una manzana y media de terreno que alquiló. Sin embargo, perdió todo porque sus siembras no recibieron lluvia por más de 30 días seguidos.
“Es una de las peores sequías que hemos tenido. Recuerdo que era niño cuando ocurrió una parecida; mi padre sufrió mucho por eso”, afirmó Ramírez.
Datos preliminares de la sede del Ministerio de Agricultura, Ganadería y Alimentación (Maga) en Chiquimula indican que hasta el 85 por ciento de todos los cultivos del departamento se han perdido, mientras que en Camotán y Jocotán la pérdida fue total.
Ramírez expresó, con angustia, que espera que las condiciones mejoren este mes, porque tiene niños pequeños que alimentar y no sabe que hacer, pero la perspectiva climática para agosto es que llueva por debajo de los niveles normales.
Sufrimiento
La situación es parecida en Zacapa, donde cultivos de maíz, manía, frijol y tomate han sido afectados por la falta de agua.
Victorino Franco, alcalde comunitario de la aldea Santa Lucía, a 20 minutos de la cabecera departamental, afirmó que se perdió el cien por cien de las 70 manzanas que cultivaron en su comunidad.
La extensión del Maga de Zacapa calcula que a escala departamental se perdió entre el 60 y 65 por ciento de los cultivos. 
En la Gobernación de Zacapa se informó que los 11 municipios fueron afectados y que preliminarmente se han perdido seis mil 516 hectáreas de cultivos, que representan más de Q14 millones de inversión.
En El Progreso la situación es igual de alarmante, como lo relató Blandelino Moscoso, dueño de varias manzanas de terreno en la aldea Santa Rita, quien dijo que los agricultores perdieron la mitad de sus cultivos. El dato coincide con los de la sede del Maga.
En todas las comunidades visitadas los pobladores mantienen una leve esperanza de recuperar algo de lo perdido, en la llamada “segunda cosecha”.
Alarma por precios
Campesinos del oriente del país confirman alza.
Q165 cuesta el quintal de maíz en Chiquimula, Zacapa y El Progreso, según se verificó.
Entre Q90 y Q100, costaba el quintal de maíz hace cuatro semanas en los mercados.
Desventura
Es de las peores temporadas
José Luis Vásquez Díaz, agricultor de 94 años que reside en la aldea Saspán, San José La Arada, Chiquimula, perdió sus cultivos debido a la prolongada canícula que afecta al departamento.
Vásquez Díaz explicó que cultiva la tierra para sostener a tres hijas y dos nietos, y narró con semblante preocupado que invirtió el dinero que tenía para sembrar en dos manzanas y media de terreno, el cual quedó completamente seco, por falta de agua.
“La milpa no recibió agua y se quedó pequeña, las mazorcas no cargaron y se perdió. Lo único que se puede hacer ahora es doblar las plantas para que se terminen de secar y preparar zacate para que se los coman las reses”, declaró el agricultor.
Comentó que siempre se ha dedicado a la agricultura y que en su vida solo recuerda dos sequías similares, una hace unos 40 años y otra cuando él era un niño de 10. En esas ocasiones todas las cosechas de las personas también se perdieron.
Vásquez Díaz indicó que en su aldea viven unas dos mil personas que, en su mayoría, se dedican a la siembra de maíz y frijol, y aseguró que también perdieron todo.
“Las familias van a padecer de hambre por esta sequía. Las autoridades vinieron hace unos días y dijeron que van a traer ayuda, pero hasta hoy no tenemos nada claro”, lamentó.
Problemática
Sin recursos para hacer mejoras
Román Cervantes Sánchez, agricultor de la aldea Vega Arriba, Chiquimula, refirió que a pesar de que existe tecnología para evitar las pérdidas de las siembras, es imposible que un agricultor que siembra para la subsistencia pueda implementarla, ya que carece de recursos para instalar la infraestructura necesaria.
Indicó que perdió dos manzanas de terreno que sembró y abonó, pero por la falta de humedad se echaron a perder por completo.
“Aquí dejó de llover desde hace más de un mes y la milpa no terminó de crecer, ya no se puede recuperar, a pesar de que está verde, porque no recibió agua en el momento más importante de su crecimiento”, aseveró el agricultor.
Cervantes Sánchez afirmó que existen métodos para salvar las siembras ante estos inconvenientes, pero estos no están al alcance de los pequeños agricultores.
“Existen los sistemas de riego, pero nosotros no podemos implementarlos porque es muy caro todo el equipo necesario y nadie aquí lograría hacerlo, aunque todos lo quisiéramos”, aseguró, al tiempo que lamentó: “Solo los ricos pueden usar esa tecnología, porque uno de pobre ni aunque ahorre un par de años lograría tener eso”.
La situación es dramática para los tres mil habitantes de la aldea.
Alternativa
Grave situación los obliga a migrar
Victorino Franco, agricultor y alcalde comunitario de la aldea Santa Lucía, Zacapa, afirmó que las constantes pérdidas por sequías y la falta de oportunidades en el departamento han obligado a muchos integrantes de familias a buscar mejoras económicas en el extranjero.
Explicó que la aldea tiene alrededor de tres mil habitantes, y muchos, particularmente jóvenes, decidieron migrar a EE. UU.
Indicó que menos de la mitad de los pobladores de la aldea se dedican a la agricultura y que, en total, este año se sembraron 70 manzanas de terreno, en las cuales hay maíz, fríjol, manía y tomate, pero se perdieron totalmente.
“La situación es complicada. Hay familias que viven el día a día y sembraron media manzana, pero desgraciadamente no produjo. Hay niños que no van a la escuela por ayudarle al papá y ahora no saben qué harán ante esta situación”, expresó Franco.
El alcalde indicó que estos inconvenientes ya han pasado en varias ocasiones, lo que causa hambre y alza desmedida en el quintal de maíz, por lo que “muchos jóvenes que se sienten agobiados por la pobreza y falta de oportunidades han decidido viajar a EE. UU. en busca de mejoras para su familia.
Añadió que las familias del lugar no pueden costear tecnología para evitar pérdidas.
Prensa Libre, 8/08/2014