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lunedì 15 febbraio 2010

62 - PERCHÉ OPPORSI ALL’ATTIVITÀ DELLE MINIERE DI METALLI? (4)

Motivi politici
Quando si prende posizione a favore o contro l’attività mineraria metallica, generalmente si fa a partire dal punto di vista economico o ecologico. Un punto di vista non ancora considerato a fondo è quello politico. Con questo non ci si riferisce all’ideologia del governo di turno, dato che sia governi apertamente neoliberali (PAN, GANA) fino a quelli che si muovono sotto altre bandiere (DCG, FRG, UNE), tutti hanno dato il loro appoggio aperto o velato alle attività minerarie e hanno usato – con differenti sfumature – il discorso delle miniere come “motore di sviluppo”.
Il governo attuale non arriva all’estremo neoliberale di negare gli impatti ambientali dello sfruttamento minerario. Senza dubbio, sostenendo che questi impatti ambientali possono minimizzarsi, nasconde il fatto che non si devono ad “errori” o  “eccessi” delle imprese, ma che sono parte del processo normale dell’estrazione di minerali. Sembra che al governo interessano solo le necessità delle imprese e non delle comunità danneggiate o minacciate dalle attività estrattive. Solo così si spiega che la multinazionale Goldcorp (proprietaria della Montana Exploradora e della miniera Marlin) possa proseguire le sue attività, pagando lo stesso 1% delle regalie, nonostante le segnalazioni delle comunità, organizzazioni e dello stesso Ministero dell’Ambiente sugli impatti negativi ambientali ed economici. 
Gli apostoli del “libero mercato”, della “creazione di posti di lavoro”, e dell’”effetto a cascata”, hanno percepito molte “garanzie per gli investimenti” quando il personale della miniera Marlin ha impedito l’accesso al Sindaco di Sipakapa, che voleva prendere dei campioni di acqua dal bacino di decantazione (Prensa Libre, 17/03/2008), o quando il Ministero dell’Ambiente è stato obbligato a fare marcia indietro nelle azioni per l’ingresso del cianuro senza imposte e controlli ambientali (Prensa Libre, 30/06/2009).
Come era da attendersi, di fronte alle consultazioni comunitarie contro lo sfruttamento minerario e petrolifero, contro le grandi centrali idroelettriche e altre attività simili, il governo attuale ha adottato la stessa posizione di quello anteriore. Come la GANA, la UNE non ha riconosciuto la validità né ha considerato i risultati delle 24 consultazioni comunitarie realizzate durante le sua gestione, e presenta nuovamente il discorso della “opposizione allo sviluppo”, “degli indigeni manipolati” e della “ingovernabilità”.
Ma le consultazioni comunitarie non possono né devono essere viste solo sotto questa lente. A maggior ragione dobbiamo chiederci: se viviamo in una democrazia (debole e incompleta, ma alla fine è pur sempre democrazia), perché non sono stati rispettati i risultati delle 51 consultazioni comunitarie realizzate a partire dall’anno 2005? Forse più di mezzo milione di voti (600.800) contro l’attività mineraria e i grandi progetti non hanno nessun valore né peso politico? Forse la democrazia e le votazioni interessano solo in periodo elettorale ma non contano nel quotidiano?
(Camilo Salvadò, AVANCSO, Adital, 25/01/2010)