Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


domenica 3 agosto 2014

847 - OTTO PÉREZ MOLINA: "IL PROBLEMA DI FONDO STA NELLA POVERTÀ" - 2 -

D. Ma uno dei problemi principali del suo paese è la povertà e le condizioni proprie del suo paese stanno giocando anche un ruolo in cui queste persone decidano di andare via.
R. Dobbiamo risolvere questa crisi della frontiera con una visione umanitaria, ma dobbiamo attaccare la radice del perché ci sono queste migrazioni. Il problema di fondo sta nella povertà, la povertà estrema, la mancanza di opportunità di impiego.
Lì è dove sono le vere ragioni per le quali ci sono le migrazioni e noi dobbiamo continuare come paese a fare il nostro massimo sforzo affinché i guatemaltechi non stiano a cercare di viaggiare negli Stati Uniti ma trovino condizioni degne per vivere in Guatemala.
D. Avrebbe dovuto fare più il suo paese per migliorare quelle condizioni che stanno causando le migrazioni?
R. Sì. Ovviamente. Avremmo dovuto fare molto di più. Queste sono condizioni strutturali. Non è che adesso abbiamo una crisi in Guatemala per povertà o povertà estrema. Piuttosto siamo riusciti a fare in modo che l'economia in Guatemala crescesse l'anno scorso un 3,7%, oltre la media di quello che è cresciuta l'America latina e sulla media della crescita dell'economia mondiale.
Stiamo facendo cose importanti per ridurre la povertà. (...) Ma ovviamente non è sufficiente quando è stato accumulato un deficit da moltissimi anni.
D. Cioè lei sta dicendo che ha ereditato il problema?
R. Così è. Quello non è un problema nuovo. È un problema strutturale nel nostro paese ed ora facciamo i migliori sforzi affinché continuino a migliorare le condizioni di vita in Guatemala.
D. Lei è venuto a Washington a chiedere aiuto economico al governo degli Stati Uniti. Come può garantire che quell'aiuto funzioni quando, nella sua opinione, non hanno funzionato altri programmi di aiuto come Carsi (Iniziativa per la Sicurezza Regionale dell'America Centrale)?
R. È molto difficile. Per quel motivo oggi chiediamo che ci aiutino a strutturare questo programma. Lo chiediamo alla Banca Interamericana di Sviluppo che ha gli esperti necessari.
Non veniamo a chiedere che Stati Uniti, con le imposte degli statunitensi, ci risolvano i problemi. Al contrario: quanto dobbiamo mettere noi come paesi, quanto possiamo chiedere all'iniziativa privata, quanto possiamo ottenere dagli organismi internazionali e quanto della cooperazione delle risorse degli Stati Uniti.
Qui stiamo vedendolo in modo integrale e con l’impegno e la responsabilità che dobbiamo avere. E questo vuole dire una migliore riscossione nel paese e rafforzare la trasparenza.
BBC Mundo, 26/07/2014
 

846 - OTTO PÉREZ MOLINA: "EL PROBLEMA DE FONDO ESTÁ EN LA POBREZA" - 2 -

P. Pero uno de los problemas principales de su país es la pobreza y las condiciones propias de su país también están jugando un rol en que estas personas decidan irse.
R. Tenemos que resolver esta crisis de la frontera con una visión humanitaria, pero tenemos que atacar la raíz de por qué se dan estas migraciones. El problema de fondo está en la pobreza, la pobreza extrema, la falta de oportunidades de empleo.
Ahí es donde están las verdaderas razones por las que se dan las migraciones y nosotros tenemos que seguir como país haciendo nuestro mejor esfuerzo para que los guatemaltecos no estén volteando a ver a Estados Unidos sino que encuentren condiciones dignas para vivir en Guatemala.
P. ¿Le ha faltado hacer más en su país para mejorar esas condiciones que están causando las migraciones?
R. Sí. Por supuesto. Ha faltado muchísimo. Estas son condiciones estructurales. No es que ahorita tengamos una crisis en Guatemala por pobreza o pobreza extrema. Más bien logramos que la economía en Guatemala creciera el año pasado un 3,7%, sobre el promedio de lo que creció Latinoamérica y sobre el promedio de lo que creció la economía mundial.
Estamos haciendo cosas importantes para reducir la pobreza. (...) Pero obviamente no es suficiente cuando traemos acumulado un déficit por muchísimos años. 
P. ¿O sea usted está diciendo que heredó el problema?
R. Así es. Eso no es un problema nuevo. Es un problema estructural en nuestro país y ahora hacemos los mejores esfuerzos para que eso vaya mejorando las condiciones de vida en Guatemala.
P. Usted vino a Washington a pedir ayuda económica al gobierno de Estados Unidos. ¿Cómo puede garantizar que esa ayuda vaya a funcionar cuando, en su opinión, no han funcionado otros programas de ayuda como Carsi (Iniciativa para la Seguridad Regional de Centroamérica)?
R. Es muy difícil. Por eso hoy pedimos que nos ayudaran a estructurar este programa. Se lo pedimos al Banco Interamericano de Desarrollo que tiene los expertos necesarios.
No venimos a pedir acá que Estados Unidos, con los impuestos de los estadounidenses, vaya a resolvernos los problemas. Al contrario: cuánto tenemos que poner nosotros como países, cuánto podemos motivar la iniciativa privada, cuánto podemos ver de organismos internacionales y cuánto de la cooperación de los recursos de Estados Unidos.
Acá lo estamos viendo de forma integral y con la participación y la responsabilidad que nos toca tener a nosotros. Y eso quiere decir una mejor recaudación en el país y fortalecer la transparencia.

BBC Mundo, 26/07/2014



845 - OTTO PÉREZ MOLINA: "IL PROBLEMA DI FONDO STA NELLA POVERTÀ"

Il presidente del Guatemala,che venerdì è stato ricevuto da Barack Obama insieme ai suoi omologhi dell’Honduras ed El Salvador, ha concesso una intervista a BBC Mundo e ha sottolineato la necessità di affrontare la causa del problema migratorio.
Se si potesse riassumere in due parole la riunione del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, con tre dei suoi omologhi centroamericani, quelle parole sarebbero "responsabilità condivisa."
Quella responsabilità si riferisce alla crisi migratoria che ha portato oltre 50.000 bambini negli ultimi mesi, la maggioranza dell'America Centrale, a cercare di entrare senza documenti negli Stati Uniti.
I presidenti del Guatemala, Honduras ed El Salvador - i tre paesi principali di origine – hanno discusso con Obama alla Casa Bianca la crisi che si è sviluppata specialmente nella frontiera sudoccidentale degli Stati Uniti e si sono accordati di mettere insieme le forze per dissuadere più bambini da fare il viaggio.
"Tutti noi riconosciamo che abbiamo una responsabilità condivisa per affrontare questo problema", ha detto Obama alla stampa, accanto al presidente honduregno Juan Orlando Hernández; a quello salvadoregno Sánchez Cerén e a quello del Guatemala, Otto Pérez Molina.
Obama ha ricevuto tre presidenti centroamericani nella Casa Bianca per cercare soluzioni alla crisi migratoria nella frontiera.
D.In quella "responsabilità condivisa", quale è la sua responsabilità in questa crisi migratoria?
R. La responsabilità che abbiamo è quella di riuscire ad evitare che ci siano più guatemaltechi che cercano di viaggiare negli Stati Uniti. La migrazione dal Guatemala verso gli Stati Uniti non è qualcosa di nuovo. È una migrazione, per lo meno per quello che io so, che inizia negli anni 60, 70, 80. Ci sono sempre stati guatemaltechi che stanno viaggiando negli Stati Uniti.
D. Ma se paragona le cifre dell'anno fiscale 2014 con quelle dell'anno fiscale 2013, vede un incremento dei minorenni non accompagnati dal suo paese che stanno tentando di entrare negli USA In che cosa lei ha fallito perché ciò sia successo?
R. Più che un fallimento nostro, questo è prodotto della cattiva informazione che si ricava dalla riforma migratoria. … Le reti che trafficano con queste persone hanno approfittato del tema della riforma migratoria, dicendo a coloro che stavano qui negli USA che era consentito a loro di rimanere, e ai minorenni che potevano venire se avevano qui un parente e che sarebbero rimasti qui.
Questo è che realmente fa che sì che sia aumentata specialmente in questi due anni la migrazione dei minorenni non accompagnati.
La situazione là, in Guatemala, non è cambiata. Piuttosto, noi stiamo migliorando la sicurezza. In questi due anni siamo riusciti ad abbassare per la prima volta gli indici di omicidi di numeri importanti, è stata fatta una riforma in tutto il sistema di sicurezza, stiamo facendo lo sforzo affinché cresca l'economia del paese.
D. Vuole dire che non è che sia successa una situazione drammatica nel nostro paese per peggiorare la situazione, ma la situazione continua a migliorare. Sta dicendo allora che la colpa del problema è degli Stati Uniti?
R. Non dico che è una responsabilità degli Stati Uniti. Al contrario: ora che noi abbiamo scoperto la causa, stiamo dando l'informazione corretta ed evitando che per cattiva informazione si arrischino a venire qua negli Stati Uniti.
D. Io sono appena ritornato della frontiera in Texas e ho parlato con giovani che stanno lasciando il loro paese perché sentono che in Guatemala non hanno garanzie per rimanere. Non sente lei responsabilità per il futuro di quelli giovani?
R. Ovviamente. Io come presidente non mi sento solo frustrato bensì angosciato per la situazione di queste persone. So che dobbiamo lavorare molto più duro e lo stiamo facendo. Noi abbiamo i dati molto chiari. Qui i giovani che vengono stanno migrando in primo luogo per cercare una migliore situazione economica; secondo, per cercare un lavoro o un migliore lavoro; terzo, per riunificazione familiare.
Ciò vuole dire che il settore da mettere a fuoco è attrarre più investimenti, essere più competitivi e che quegli investimenti generino opportunità di impiego affinché non abbiano bisogno di venire a cercare un impiego negli Stati Uniti.     - continua -
BBC Mundo, 26/07/2014

844 - OTTO PÉREZ MOLINA: "EL PROBLEMA DE FONDO ESTÁ EN LA POBREZA"

El presidente de Guatemala, quien este viernes fue recibido por Barack Obama junto con sus homólogos de Honduras y El Salvador, habló con BBC Mundo y subrayó la necesidad de abordar la raiz del problema migratorio.
Si se pudiera resumir en dos palabras la reunión de este viernes del presidente de Estados Unidos, Barack Obama, con tres de sus homólogos centroamericanos, esas palabras serían "responsabilidad compartida".
Esa responsabilidad se refiere a la crisis migratoria que en los últimos meses ha llevado a más de 50.000 niños, la mayoría de Centroamérica, a intentar ingresar sin papeles a Estados Unidos.
Los presidentes de Guatemala, Honduras y El Salvador -los tres países principales de origen- discutieron con Obama en La Casa Blanca la crisis que se ha desarrollado especialmente en la frontera suroccidental de Estados Unidos y acordaron que entre todos deben esforzarse para disuadir a más niños de hacer el viaje.
"Todos nosotros reconocemos que tenemos una responsabilidad compartida para afrontar este problema", dijo Obama ante la prensa, al lado del presidente hondureño Juan Orlando Hernández; el de El Salvador, Salvador Sánchez Cerén; y el de Guatemala, Otto Pérez Molina.
Obama recibió a tres presidentes centroamericanos en la Casa Blanca este viernes para buscar soluciones a la crisis migratoria en la frontera.

P. En esa "responsabilidad compartida", ¿cuál es su responsabilidad en esta crisis migratoria?
R. La responsabilidad que tenemos es lograr evitar que haya más guatemaltecos queriendo viajar a Estados Unidos. La migración de Guatemala hacia Estados Unidos no es algo nuevo. Es una migración, por lo menos desde que yo tengo conocimiento, de los años 60, 70, 80. Siempre ha habido guatemaltecos que están viajando a Estados Unidos.
P. Pero si compara las cifras del año fiscal 2014 con las del año fiscal 2013, va a ver un incremento en los menores no acompañados de su país que están tratando de ingresar a EE.UU. ¿En qué falló usted para que esto ocurriera?
R. Más que nosotros hayamos fallado, esto es producto de la mala información que se desprende de la reforma migratoria (...) Las redes de los que trafican con estas personas se aprovecharon del tema de la reforma migratoria, diciéndoles a quienes estuvieran acá que les iba a permitir quedarse, y a los menores que vinieran y tuvieran un familiar acá que se iban a quedar.
Eso es lo que realmente hace que se dispare en estos dos años la migración especialmente de los menores no acompañados.
La situación allá (en Guatemala) no ha cambiado. Más bien, la seguridad nosotros la estamos mejorando. En estos dos años hemos logrado bajar los índices de homicidos en números importantes por primera vez, se ha hecho una reforma en todo el sistema de seguridad, estamos haciendo el esfuerzo para que crezca la economía del país.
P. Quiere decir que no es que haya sucedido una situación dramática en nuestro país para empeorarse la situación, sino que la situación va mejorando. Usted está diciendo entonces que la culpa del problema es de Estados Unidos?
R.  No digo que es una responsabilidad de Estados Unidos. Al contrario: ahora que nosotros ya descubrimos cómo está todo esto, estamos dando la información correcta y evitando que por mala información se arriesguen a venir acá a Estados Unidos.
P. Yo acabo de regresar de la frontera en Texas y hablé con jóvenes que están dejando su país porque no sienten que en Guatemala tienen garantías para quedarse. ¿Usted no siente responsabilidad por el futuro de esos jóvenes?
R. Por supuesto. Yo como presidente no sólo me siento frustrado sino angustiado por una situación de estas. Sé que tenemos que trabajar mucho más duro y lo estamos haciendo. Nosotros tenemos los datos muy claros. Los jóvenes que vienen aquí están migrando primero por buscar una mejor situación económica; segundo, por buscar un mejor empleo o un empleo; tercero, por reunificación familiar.
Eso quiere decir que donde nos tenemos que enfocar es en atraer más inversión, ser más competitivos y que esas inversiones generen oportunidades de empleo para que no tengan necesidad de vernise a buscar un empleo en Estados Unidos.   - sigue -
BBC Mundo, 26/07/2014

sabato 12 luglio 2014

843 - STUDIO RIVELA CHE ANCHE LA POVERTÀ È UN PROBLEMA DI GENERE

Un studio realizzato dall'Associazione di Investigazione e Studi Sociali (ASIES), con l'appoggio dell'Unione Europea (UE), presenta la situazione delle donne guatemalteche che lavorano in maniera informale. Le notizia "Prospettive e realtà delle donne che lavorano nell'economia informale" dimostrazione che, nonostante alcuni sforzi del Governo del Guatemala, la situazione di uomini e donne continua ad essere differente.
Secondo lo studio, le donne sono la maggioranza nella popolazione di 15 milioni di persone, il 52 %, e di quella percentuale più della metà risiedono in aree rurali, con meno accesso alle infrastrutture rispetto alle donne residente nelle grandi metropoli. Inoltre, è risultato che, in generale, le donne sono più povere e sono quelle che più soffrono l'analfabetismo.
Un documento elaborato dalla Segreteria della presidenza della Donna (Seprem) ha evidenziato con numeri la reale situazione delle donne guatemalteche. Mentre l'indice generale di sviluppo è solo del 0,54, quella delle donne è tre volte più basso, 0,17.
La situazione è peggiore per le indigene, poiché "di ogni 10 donne indigene, 7 sono povere." Esse soffrono ancora più, perché esiste il pregiudizio di etnia oltre a che la maggioranza risiede nelle zone rurali.
Lavori informali
Secondo la Commissione Economica per America Latina ed i Caraibi (Cepal), la partecipazione femminile nell'economia familiare del Guatemala è vitale. Nel 2011, il tasso di partecipazione della donna nell'economia della casa era del 54%, ma, ancora così, molto più bassa del tasso del 79% degli uomini. La mancanza di opportunità, di scolarità e di abilitazione, porta a molte donne a lavorare in maniera informale, vendendo torte, frutta e verdure, tra altri tipi di commercio.
Quello che potrebbe essere un'opportunità di migliorare l'entrata della famiglia e dare maggior indipendenza finanziaria alla donna finisce trasformandosi in un rischio per la sua integrità, perché "benché non ci sia una statistica ufficiale, si sa che molte donne che si dedicano a questa forma di lavoro, sono obbligate a pagare estorsioni a criminali del paese."
Le statistiche ufficiali dell'Istituto di Scienze Forensi (Inacif), rendono noto che, nei 10 primi mesi del 2013, sono state assassinate 665 donne, alcune di queste lavoravano in maniera informale. Il motivo dei delitti va dal tentativo di proteggere le proprie mercanzie dai furti fino alla decisione da non pagare più le estorsioni.
Uno dei casi più emblematici, divulgato per i mezzi di comunicazione, è stato quello di una donna di 49 anni, molto conosciuta perché vendeva cibo durante le partite di calcio, che è stata uccisa in maniera violenta. Le cause del suo assassinio non si sono chiarite, ma i suoi vicini hanno informato che, poco tempo prima di essere assassinata, si era rifiutata di pagare l'estorsione.
Lo studio termina con una serie di conclusioni circa la situazione delle donne: esse continuano vivendo all'ombra degli uomini, molte volte lavorando più e guadagnando molto meno, oltre a soffrire pregiudizi e violenza fisica e psicologica.
Adital, 11/03/2014

842 - ESTUDIO REVELA QUE LA POBREZA TAMBIÉN ES UN PROBLEMA DE GÉNERO

Un estudio realizado por la Asociación de Investigación y Estudios Sociales (ASIES), con el apoyo de la Unión Europea (UE), revela situación de las mujeres guatemaltecas que trabajan de manera informal. El reporte "Perspectivas y realidad de las mujeres que trabajan en la economía informal” muestra que, a pesar de algunos esfuerzos del Gobierno de Guatemala, la situación de hombres y mujeres continúa siendo desigual.
Según el estudio, las mujeres son mayoría en la población de 15 millones de personas, el 52%, y de ese porcentaje más de la mitad residen en áreas rurales, con menos acceso a infraestructura que las residentes en las grandes metrópolis. Además, se reveló que, en general, las mujeres son más pobres y son las que más padecen el analfabetismo.
Un documento elaborado por la Secretaría Presidencial de la Mujer (Seprem) informó en números la real situación de las mujeres guatemaltecas. Mientras que el índice general de desarrollo es de sólo 0,54, el de las mujeres es tres veces más bajo, 0,17.
La situación es peor para las indígenas, ya que "de cada 10 mujeres indígenas, siete son pobres”. Ellas sufren aún más, pues existe el prejuicio de etnia, además de que la mayoría reside en las zonas rurales.
Trabajos informales
De acuerdo con la Comisión Económica para América Latina y el Caribe (Cepal), la participación femenina en la economía familiar de Guatemala es vital. En 2011, la tasa de participación de la mujer en la economía de la casa era del 54%, pero, aún así, mucho más baja que la tasa del 79% de los hombres. La falta de oportunidades, de escolaridad y de capacitación, lleva a muchas mujeres a trabajar de manera informal, vendiendo pasteles, frutas y verduras, entre otros tipos de comercio.
Lo que podría ser una oportunidad de mejorar el ingreso de la familia y dar más independencia financiera a la mujer termina convirtiéndose en un riesgo para su integridad, pues "aunque no haya una estadística oficial, se sabe que muchas mujeres que se dedican a esta forma de trabajo, son obligadas a pagar extorsiones a varias pandillas del país”.
Las estadísticas oficiales del Instituto de Ciencias Forenses (Inacif) dan cuenta de que, en los 10 primeros meses de 2013, 665 mujeres fueron asesinadas, de éstas varias trabajaban de manera informal. Las razones para los delitos van desde el intento de proteger sus mercaderías de robos hasta la decisión de no pagar más las extorsiones.
Uno de los casos más emblemáticos, divulgado por los medios de comunicación, fue el de una mujer de 49 años, muy conocida por vender comida durante partidos de fútbol, que fue muerta de manera violenta. Las causas de su asesinato no se esclarecieron, pero sus vecinos informaron que, poco tiempo antes de ser asesinada, ella se había negado a pagar la extorsión.
El estudio termina con una lista de una serie de conclusiones acerca de la situación de las mujeres: ellas continúan viviendo a la sombra de los hombres, muchas veces trabajando más y ganando mucho menos, además de sufrir prejuicio y violencia física y psicológica.
Adital, 11/03/2014

giovedì 12 giugno 2014

841 - MIGUEL ASTURIAS MORI’ 40 ANNI FA

Lunedì si commemorano 40 anni della morte del Premio Nobel per la Letteratura guatemalteco Miguel Asturias, per cui è una buona occasione per ricordare il lascito letterario che ha lasciato al suo paese e al mondo della letteratura.
Asturias fu un rivoluzionario, con forti convinzioni, che contribuì alla liberazione delle dittature militari del paese nel decennio del 1940. Ma oltre alla politica, il suo contributo è stato grande nell'arte e nella letteratura del paese. Lasciò opere maestre, poesia, teatro e preziose prove.
Lo scrittore guatemalteco Dante Liano, che risiede in Italia, considera Asturias come "il maggiore scrittore guatemalteco di tutti i tempi". Commenta che una delle prove della sua affermazione sono "gli smisurati tentativi di ogni generazione posteriore di demolire la sua figura, inventando gli argomenti più spropositati, che vanno dall'attacco personale all'attacco della sua estetica".
Liano assicura che l'influenza di Asturias nella letteratura ispano-americana e nella spagnola è grande. "Riuscì a utilizzare la lingua come quasi nessuno ha fatto dal Secolo d’Oro spagnolo. Di lui si può dire la sua capacità di invenzione, alla quale solo quella di Gabriel García Márquez si può paragonare".
L'affermazione di Liano è confutata da molti studiosi, perché è attribuito a García Márquez il titolo di padre del realismo magico, un stile letterario che lanciò lo scrittore colombiano verso il successo mondiale; tuttavia, Asturias cominciò prima con creazioni su quello stile, pensano altri.
“Asturias è stato il primo che coltivò il realismo magico in America Latina. Il padre di quella corrente fu il pittore tedesco Franz Roh, nel 1925. Successivamente lo coltivarono Juan Rulfo ed Alejo Carpentier. García Márquez arrivò molto dopo. Dato che ebbe diffusione mediatica, tutto il mondo crede che egli inventò quello stile", spiega lo scrittore guatemalteco Mario Roberto Morali.
Apporto letterario
L'opera del Nobel per la Letteratura 1967 nella letteratura universale, che è definita da Morales come una “versione estetica della nostra interculturalità".
Liano pensa che Asturias condivide il merito, in quanto al lascito intellettuale al paese, con altri illustri scrittori come Luis Cardoza y Aragón, Augusto Monterroso e Mario Monteforte Toledo. "Essi diedero alla nostra letteratura un livello universale che deve essere l'aspirazione di tutti coloro che vengono dopo. Fecero perdere il complesso di sottosviluppo e di inferiorità alla nostra letteratura", afferma.
Tuttavia, Liano conclude che Asturias ha lasciato a tutte le persone di lingua spagnola una lingua elegante che era lo spagnolo dei guatemaltechi, elevato alle sue potenze artistiche più alte.
Prensa Libre 06/06/2014

840 - MIGUEL ÁNGEL ASTURIAS FALLECIÓ HACE 40 AÑOS

El lunes se conmemoran 40 años de la muerte del Nobel de Literatura guatemalteco Miguel Ángel Asturias, por lo cual es buen momento para recordar el legado literario que le dejó a su país y al mundo de las letras.
Asturias fue un revolucionario, con fuertes convicciones, que contribuyó a la liberación de las dictaduras militares del país en la década de 1940. Pero más allá de la política, su aporte fue grande al arte y la literatura del país. Dejó obras maestras, poesía, teatro y valiosos ensayos.
El escritor guatemalteco Dante Liano, quien reside en Italia, considera a Asturias como "el mayor escritor guatemalteco de todos los tiempos". Comenta que una de las pruebas de su afirmación son "los desaforados intentos de cada generación posterior por demoler su figura, inventando los argumentos más disparatados, que van desde el ataque personal al ataque de su estética".
Liano asegura que la influencia de Asturias en la literatura hispanoamericana y en la española es grande. "Logró manejar el idioma como casi nadie lo ha hecho desde el Siglo de Oro español. De él se puede decir su capacidad de invención, a la que solo la de Gabriel García Márquez se le asemeja".
La aseveración de Liano es refutada por muchos estudiosos, porque se le atribuye a García Márquez el título de padre del realismo mágico, un estilo literario que lanzó al colombiano al éxito mundial; sin embargo, Asturias comenzó antes con creaciones de ese corte, opinan otros.
"Asturias fue el primero que cultivó el realismo mágico en América Latina. El padre de la expresión fue el pintor alemán Franz Roh, en 1925. Luego lo cultivaron Juan Rulfo y Alejo Carpentier. García Márquez llegó mucho después. Pero como se volvió mediático, todo el mundo cree que él inventó ese estilo", explica el escritor guatemalteco Mario Roberto Morales.
APORTE LITERARIO
La obra del Nobel de Literatura 1967 ha trascendido en las letras universales, la cual define Morales como "una versión estética de nuestra interculturalidad".
Liano opina que Asturias comparte mérito, en cuanto al aporte intelectual al país, con otros ilustres escritores como Luis Cardoza y Aragón, Augusto Monterroso y Mario Monteforte Toledo. "Ellos le dieron a nuestra literatura un nivel universal que debe ser la aspiración de todo aquel que viene después. Hicieron perder el complejo de subdesarrollo y de inferioridad a nuestra literatura", expresa.
Sin embargo, Liano concluye en que Asturias dejó a todas las personas de habla hispana una lengua de lujo, que era el español de los guatemaltecos elevado a sus potencias artísticas mayores.
Prensa Libre 06/06/2014

martedì 27 maggio 2014

839 - AGGRESSIONI CONTRO GIORNALISTI GUATEMALTECHI PROVENGONO MOLTE VOLTE DALLO STATO E DALLA SOCIETÀ CIVILE.

Durante i primi cinque mesi del 2014 la situazione di vulnerabilità della stampa in Guatemala non è cambiata, a causa delle violazioni commesse contro i comunicatori, nelle quali molte volte sono compresi impiegati statali e membri della società civile.
Tra le principali aggressioni documentate dall'Osservatorio dei Giornalisti di Cerigua si trovano quelle fisiche e verbali, intimidazioni, arresti arbitrari, arresti e minacce, e chiusura di radio comunitarie.
Fino ad oggi si contano 30 aggressioni contro i principi di libertà di espressione e di stampa a livello nazionale, sei casi in più che nello stesso periodo del 2013, in 14 dipartimenti.
A dispetto delle costanti violazioni commesse contro questa corporazione, per le quali sono stati indicati governo, agenti di sicurezza e funzionari pubblici, l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani (OACNUDH), non ha fatto riferimento a queste nelle sue ultime relazioni.
Nella sua recente visita in Guatemala, l’Alto Commissario Aggiunto, Flavia Panserini, non ha affrontato in profondità il tema della sicurezza dei giornalisti, ma ha evidenziato l'iniziativa di creare un meccanismo di protezione a beneficio di questa corporazione, come ha annunciato l’Esecutivo.
Il programma, che era stato proposto da Cerigua insieme a otto organizzazioni di stampa dipartimentale nel 2012, avrebbe dovuto iniziare a funzionare durante il corso del 2014, tuttavia fino al momento non è stata scelta la persona che realizzerà questo strumento.
Allo stesso modo, la relazione dei lavori del 2013 presentata dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani in Guatemala, unicamente ha segnalato la creazione di questo programma.
Nello studio, l'Ufficio non si è riferito a nessuno dei gravi casi commessi contro la stampa lo scorso anno, solo ha dato enfasi al fatto che dopo l'assassinio di quattro giornalisti, il governo ha deciso di creare un meccanismo speciale per la difesa di questa corporazione.
CERIGUA, 23/05/2014

838 - AGRESIONES CONTRA PERIODISTAS GUATEMALTECOS PROVIENEN MUCHAS VECES DEL ESTADO Y LA SOCIEDAD CIVIL

Durante los primeros cinco meses del 2014 la situación de vulnerabilidad de la prensa en Guatemala no ha cambiado, debido a las faltas y violaciones cometidas contra comunicadores, en las cuales muchas veces se ven involucrados empleados estatales y miembros de la sociedad civil.
Entre las principales agresiones documentadas por el Observatorio de los Periodistas de Cerigua se encuentran las físicas y verbales, intimidaciones, arrestos arbitrarios, obstrucciones a la fuente, retención y amenazas, así como cierre de radios comunitarias.
Hasta la fecha se han reportado 30 agresiones contra los principios de libertad de expresión y de prensa a nivel nacional, seis casos más que en el mismo periodo del 2013, en 14 departamentos.
Pese a las constantes violaciones cometidas contras este gremio, en las que se han señalado al gobierno, agentes de seguridad y funcionarios públicos, la Oficina del Alto Comisionado de Naciones Unidas para los Derechos Humanos (OACNUDH), no ha hecho hincapié sobre éstas en sus últimos informes.
En su reciente visita a Guatemala, la Alta Comisionada Adjunta, Flavia Panserini, no abordó a profundidad el tema de la seguridad de los periodistas, pero sí resaltó la iniciativa de crear un mecanismo de protección a favor de este gremio, como lo ha anunciado el Ejecutivo.
El programa, que fue propuesto por Cerigua junto a ocho organizaciones de prensa departamentales en 2012, se dijo que iniciaría a funcionar durante el transcurso del 2014, sin embargo hasta el momento no ha sido elegida la persona que construirá dicha herramienta.
De igual manera, en el informe de labores del 2013 presentado por la Oficina del Alto Comisionado de Naciones Unidas para los Derechos Humanos en Guatemala, únicamente señaló la creación de este programa.
En el estudio, la Oficina no se refirió a ninguno de los graves casos cometidos contra la prensa el pasado año, solo hizo énfasis en que luego del asesinato de cuatro periodistas, el gobierno decidió crear un mecanismo especial para la defensa de este gremio.
CERIGUA, 23/05/2014