Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


martedì 18 maggio 2010

130 - CASTRESANA PRESENTA I SUCCESSI DELLA CICIG ALL’ONU

Il responsabile della Commissione Internazionale contro l’Impunità in Guatemala (CICIG), il giurista spagnolo Carlos Castresana, ha presentato martedì 21 aprile i risultati della Commissione che dirige ai rappresentanti delle Nazioni Unite a New York.
Castresana ha enfatizzato i risultati. “Abbiamo mandato in carcere 130 persone, il tipo di persone che non erano mai state processate in Guatemala: un ex Presidente, un ex Ministro della Difesa e uno delle Finanze, due direttori all’interno della Polizia Nazionale Civile”.
Castresana ha anche affermato che si è contribuito a rafforzare le istituzioni, sono stati destituiti per azioni irregolari quasi duemila poliziotti, il 15% della forza pubblica, e inoltre di un Procuratore della repubblica, 3 magistrati e 3 giudici della Corte suprema di Giustizia.
Ha affermato che i successi nella lotta contro l’impunità si devono al fatto che esistono membri della polizia, magistrati e giudici impegnati ad aiutare a cambiare il paese. “C’è un cambio di tendenza in Guatemala, che è possibile perché abbiamo l’appoggio della maggioranza della popolazione”.
I dieci rappresentanti guatemaltechi che hanno partecipato alla riunione svoltasi nella sede dell’ONU, a New York, hanno manifestato il loro appoggio al lavoro della CICIG e si sono trovati d’accordo nell’affermare che i 18 mesi che rimangono a questa istituzione, non sono sufficienti per smantellare le strutture clandestine nel paese.
All’incontro hanno partecipato: César Barrientos, magistrato della Corte Suprema di Giustizia; Rigoberta Menchú, Premio Nóbel della Pace 1992; Raquel Zelaya, della Asociación de Investigación y Estudios Sociales; Eduardo Stein, ex vicepresidente della Republica; Roberto Alejos, presidente del Congresso; Francisco Jiménez, segretario tecnico del Consejo Nacional de Seguridad; René Valdés, coordinatore del Sistema della ONU in Guatemala; Anabella Sibrián, del consorzio delle ONG Plataforma Holandesa; Peter Lamport, ex ambasciatore del Guatemala negli USA y Gonzalo Marroquín, direttore editoriale de Prensa Libre e vicepresidente della Sociedad Interamericana de Prensa (SIP).
La Premio Nobel per la Pace ha detto: “siamo una delegazione di importanti personalità guatemalteche, per dire alla comunità internazionale che la creazione della CICIG è stata una decisione azzeccata, un messaggio contro l’impunità”.
L’ex vice presidente ha lanciato la sfida che l’esperienza vissuta in Guatemala si possa allargare a paesi come El Salvador, Honduras e Messico, dato che i problemi della criminalità hanno connessioni regionali.
Stein ha sostenuto che ci sono forze, all’interno della vita politica, che si impegnano per impedire i cambiamenti legislativi sollecitati dalla CICIG, che comprendono una riforma della Costituzione. “La nostra attuale Costituzione non è più adeguata, ha troppi limiti”, ha sottolineato.
(Centro de Estudios de Guatemala, 20-26/04/2010)

129 - CASTRESANA PRESENTA LOS LOGROS DE CICIG ANTE LA ONU

El jefe de la Comisión Internacional Contra la Impunidad en Guatemala (CICIG), el jurista español Carlos Castresana, presentó el martes 21 de abril los logros de la Comisión que dirige ante los representantes de Naciones Unidas (ONU) en Nueva York.
En los resultados fue en los que Castresana hizo énfasis. “Hemos enviado a la cárcel a 130 personas, el tipo de personas que nunca habían sido procesados en Guatemala: un ex Presidente, un ex Ministro de la Defensa y uno de Finanzas, y dos directores en funciones de la Policía Nacional Civil (PNC)”.
Castresana también afirmó que se ha contribuido a fortalecer las instituciones, se destituyo por actos anómalos a casi 2 mil policías -el 15 por ciento de la fuerza pública-, además de un Fiscal General, 3 fiscales y 3 jueces de la Corte Suprema de Justicia.
Afirmó que los éxitos en la lucha contra la impunidad se deben a que existen policías, fiscales y jueces comprometidos en ayudar a cambiar al país. “Hay un cambio de tendencia en Guatemala, que es posible porque tenemos el apoyo de la mayoría de la población”, apuntó.
Los 10 representantes guatemaltecos que participaron en una reunión efectuada en la sede de la ONU, en Nueva York, manifestaron su respaldo a la labor la CICIG y coincidieron en que los 18 meses que le quedan a esta instancia no son suficientes para desmantelar las estructuras clandestinas en el país.
Al encuentro asistieron César Barrientos, magistrado de la Corte Suprema de Justicia; Rigoberta Menchú, Premio Nóbel de la Paz 1992; Raquel Zelaya, de la Asociación de Investigación y Estudios Sociales; Eduardo Stein, ex vicepresidente de la República; Roberto Alejos, presidente del Congreso; Francisco Jiménez, secretario técnico para el Consejo Nacional de Seguridad; René Valdés, coordinador del Sistema de la ONU en Guatemala; Anabella Sibrián, del consorcio de Organizaciones No Gubernamentales Plataforma Holandesa; Peter Lamport, ex embajador de Guatemala en EE. UU.; y Gonzalo Marroquín, director editorial de Prensa Libre y vicepresidente de la Sociedad Interamericana de Prensa (SIP).
La Premio Nóbel de la Paz indicó: “estamos acá una delegación de distinguidas personalidades guatemaltecas para decirle a la comunidad internacional que la creación de la CICIG fue una decisión acertada, un mensaje contra la impunidad”.
El ex vicepresidente lanzó el reto de que la experiencia vivida en Guatemala se pueda ampliar a países como El Salvador, Honduras y México, ya que los problemas de criminalidad tienen nexos regionales.
Stein opinó que hay fuerzas dentro de la vida política empeñadas en impedir los cambios legislativos impulsados por la Cicig, que incluyen una reforma de la Constitución. “Nuestra actual Constitución ya no es suficiente; tiene demasiadas limitaciones”, enfatizó.
(Centro de Estudios de Guatemala, 20-26/04/2010) 

mercoledì 12 maggio 2010

128 - LAVORATORI ESIGONO SICUREZZA E RISPETTO DEI DIRITTI SUL LAVORO

Migliaia di lavoratori e contadini guatemaltechi hanno partecipato sabato ad una manifestazione di massa per commemorare la giornata internazionale del lavoro, durante la quale hanno chiesto al governo il rispetto dei diritti sul lavoro, la sicurezza nelle città e la riduzione dei prezzi del paniere.
Uno dei leader del Movimento Sindacale, Indigeno e Contadino del Guatemala (MSICG) ha indicato che “Il rispetto dei diritti di lavoro, che sono costantemente violati sia dai datori di lavoro che dal Governo, è un affronto per i lavoratori e per la democrazia”
La marcia per celebrare la ricorrenza, che è stata convocata dalle principali centrali operaie e contadine del paese, ha contato sulla partecipazione di oltre 10.000 persone, e si è svolta senza incidenti.
Agli operai e contadini si sono uniti centinaia di studenti universitari, bambini lavoratori, oltre ad impiegati e responsabili di organizzazioni non governative.
Le principali denunce degli operai hanno riguardato le violazioni dei diritti garantiti nel Codice del Lavoro, dal pagamento dei salati minimi, fino alla repressione contro i leader sindacali. Inoltre hanno denunciato che “Dal 2007 ad oggi sono stati assassinati 47 membri delle organizzazioni che compongono il MSICG, senza che, fino al momento, ci siano state indagini che abbiano potuto fare uscire dall’impunità questi fatti di sangue”.
I lavoratori hanno anche rifiutato il recente aumento del prezzo dell’energia elettrica annunciato dalle autorità, così come l’innalzamento dei prezzi della paniere e dei servizi essenziali, la mancanza di opportunità di lavoro e gli alti livelli di insicurezza e violenza in cui vive il paese.
“In questo primo maggio vogliamo riaffermare una volta di più che il futuro del paese dipende dalla creazione di condizioni di lavoro decenti, dal pieno rispetto della libertà sindacale, dal dialogo sociale effettivo e in buona fede, di una riforma agraria e tributaria di natura integrale, sovranità alimentare e sovranità energetica”, hanno indicato.
La marcia, che è partita dal Monumento al Lavoro, situato in un quartiere popolare del sud della capitale, si è conclusa nella Piazza della Costituzione, di fronte al palazzo nazionale della Cultura, dove i leader sindacali hanno pronunciato discorsi.
Secondo uno studio reso noto recentemente, si stima che ad oggi vi siano in Guatemala circa 600.000 bambini, bambine e minori di 14 anni che lavorano in differenti attività, e questo nuoce al loro sviluppo integrale. 
Il Guatemala ha il primo posto a livello centro americano per il numero di bambini lavoratori, che sono oltre un milione, nella fascia di età tra 5 e 17 anni, dei quali il 70% è impegnato nel settore agricolo in zone rurali, e il 30% si divide tra il lavoro domestico e altri tipi di lavori forzato.
Secondo l’avvocato Julián Arguria, lo sfruttamento per lavoro dei bambini avviene nelle zone di frontiera del paese, a causa della mancanza di lavoro, salute ed educazione. “Dobbiamo capire che le necessità delle persone delle aree rurali sono difficili, e di fronte a ciò considerano i loro figli come una fonte economica di lavoro e di occupazione; per questo motivo scelgono di mandarli a lavorare e non a studiare, pensando che loro, essendo giovani, sopporteranno meglio la routine. I bambini lavorano trasportando cose pesanti, nelle tenute agricole, le bambine come domestiche, e questa situazione è aumentata lungo la frontiera con il Messico”.

(Centro de Estudios de Guatemala 3/05/2010)

127 - TRABAJADORES EXIGEN SEGURIDAD Y RESPETO A DERECHOS LABORALES

Miles de trabajadores y campesinos guatemaltecos participaron este sábado en una masiva manifestación para conmemorar el Día Internacional del Trabajo, durante la cual exigieron al gobierno respeto a los derechos laborales, seguridad ciudadana y reducir los precios de la canasta básica.
Uno de los líderes del Movimiento Sindical, Indígena y Campesino de Guatemala (MSICG) señaló que  "El respeto de los derechos laborales, que son constantemente violados tanto por los patronos como por el gobierno, es una afrenta para los trabajadores y la democracia". 
La marcha para celebrar la efeméride, que fue convocada por las principales centrales obreras y campesinas del país, contó con la participación de más de 10.000 personas, y se desarrolló sin ningún tipo de incidentes.
A los obreros y campesinos se unieron centenares de estudiantes universitarios, niños trabajadores, así como empleados y directivos de organizaciones no gubernamentales.
Las principales denuncias de los obreros fueron la violación de los derechos garantizados en el Código de Trabajo, desde el pago de los salarios mínimos, hasta la represión en contra de los líderes sindicales.
Además denunciaron que "Desde 2007 a la fecha han sido asesinados 47 compañeros de las organizaciones integrantes del MSICG, sin que hasta la fecha haya existido investigación alguna que permita sacar de la impunidad estos hechos de sangre".
Los trabajadores también rechazaron el reciente incremento al precio de la energía eléctrica anunciado por las autoridades, así como el alza en los precios de la canasta básica y los servicios esenciales, la falta de oportunidades de empleo y los altos niveles de inseguridad y violencia que padece el país.
"Este primero de mayo queremos reafirmar una vez más que el futuro del país depende de la generación de condiciones de trabajo decente, del pleno respeto a la libertad sindical, al diálogo social efectivo y de buena fe, de una reforma agraria y tributaria de naturaleza integral, soberanía alimentaria y soberanía energética", indicaron.
La marcha, que partió desde el Monumento al Trabajo, ubicado en un barrio popular del sur de la capital, concluyó en la plaza de la Constitución, frente al Palacio Nacional de la Cultura, en donde los líderes sindicales pronunciaron discursos.
Por otro lado según un estudio dado a conocer recientemente actualmente se estima que en Guatemala hay un aproximado de 600 mil niños, niñas y jóvenes menores de 14 años laborando en diferentes actividades, lo que atenta contra su desarrollo integral.
Guatemala tiene el primer lugar a nivel centroamericano de niños trabajadores que suman un millón, entre 5 y 17 años, de los cuales un 70 por ciento está en rama agrícola de áreas rurales, un 30 por ciento dividido en servicio y otros tipos de trabajos forzosos.
Según el abogado Julián Arguria, la explotación laboral de niños se ha dado en las fronteras del país, derivado de la falta de trabajo, salud y educación. "Debemos entender que las necesidades de las personas de las área rurales son difíciles y ante esto ven a sus hijos como una fuente económica de trabajo y empleo; por tal motivo optan por enviarlos a trabajar y no a estudiar, considerando que ellos, por ser jóvenes, aguantarán más la rutina. Los niños trabajan en cargas de cosas pesadas, en las fincas, y las niñas como empleadas domésticas, situación que se ha incrementado en la frontera con México".
(Centro de Estudios de Guatemala 3/05/2010)

domenica 9 maggio 2010

126 - I CONTADINI CHIEDONO POLITICHE PUBBLICHE PER AFFRONTARE LA CRISI ALIMENTARE

La crisi economica e alimentare in Guatemala sta colpendo in maniera preoccupante i contadini. Se prima della crisi i contadini vivevano quasi senza aiuti governativi, attualmente il sostegno governativo è nullo. La situazione si sta aggravando per la decisione del governo di Alvaro Colom di appoggiare solo i grandi proprietari terrieri che investono in monoculture.
Secondo alcune denunce di Plataforma Agraria, le misure governative hanno come priorità il rafforzamento istituzionale e politico della agroesportazione di media e grande scala. Questa misura beneficia l’1,87% della popolazione, che raggruppa le terre e mette nel dimenticatoio, ogni volta di più, i contadini.
Conseguenza di questa dimenticanza è stato l’ampliamento della quantità di affamati nel paese. Secondo informazioni della FAO (Fondo delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’alimentazione), più di due dei 13 milioni di guatemaltechi (circa il 15% della popolazione) vive nel rischio di insicurezza alimentare.
La stessa situazione è stata denunciata recentemente nel dossier “Il diritto all’alimentazione in Guatemala”. Il documento, pubblicato a marzo di quest’anno, riferisce che il Guatemala presenta i livelli più allarmanti di denutrizione dell’America Latina e uno dei peggiori a livello mondiale. Tra i più colpiti, vi sono le comunità rurali e gli indigeni, dei quali l’80% soffre denutrizione cronica.
Per la Plataforma Agraria “il campo continua ad essere in crisi, dato che nessun governo si è interessato di annoverare l’economia contadina come motore di cambiamento per le trasformazioni che il paese richiede”. Di fronte a questa situazione, i contadini rifiutano qualsiasi tipo di proposta che miri a mantenere la struttura economica attuale.
“Noi donne indigene e contadine, riunite nella Plataforma agraria, chiediamo allo Stato di garantire i diritti alla proprietà della terra, al lavoro, ad una vita senza violenza e alla partecipazione. Non approviamo quei programmi che cercano di considerarci solo come soggetti economici, e che non fanno nessuno sforzo per cambiare le mentalità, le pratiche e le strutture patriarcali che ci opprimono giorno dopo giorno”, affermano in un comunicato stampa.
Il governo di Alvaro Colom ha umiliato i contadini con politiche pubbliche “paternaliste e assistenzialiste” invece di offrire assistenza tecnica, appoggio e credito perché possano svilupparsi e mantenersi. Per trasformare la realtà del campo, i contadini hanno bisogno che si offrano loro le stesse opportunità e risorse che vengono offerte ai imprenditori e proprietari terrieri.
I contadini organizzati considerano questa crisi come un momento propizio perché il governo dimostri il proprio impegno per lo sviluppo rurale. Così chiedono: l’assegnazione di sufficienti risorse per la Politica di Sviluppo Rurale Integrale, dando un nuovo orientamento alla politica agraria basata sui mercati, l’inizio di piani per rendere dinamica l’economia in tutte le regioni del paese, la sospensione delle attività minerarie, la sospensione del contratto con l’impresa Perenco e il rispetto della posizione delle comunità di non accettare grandi opere come le idroelettriche.
(Adital 3/05/2010)

125 - CAMPESINOS DEMANDAN POLÍTICAS PÚBLICAS PARA ENFRENTAR LA CRISIS ALIMENTARIA

Las crisis económica y alimentaria en Guatemala están afectando en forma preocupante a la población del campo. Si antes los campesinos vivían casi sin apoyo gubernamental, actualmente este apoyo es nulo. La situación está agravándose por la postura del gobierno de Álvaro Colom de apoyar sólo a los grandes propietarios de tierra que invierten en monocultivos.
Según denuncias de la Plataforma Agraria, las medidas gubernamentales tienen como prioridad el fortalecimiento institucional y político de la agroexportación de media y gran escala. La medida beneficia al 1,87% de la población que concentra tierras y coloca en el olvido, cada vez más, a la población campesina.
El resultado de este olvido ha sido la ampliación de la cantidad de hambrientos que hay en el país. Según informaciones de la Organización de la Naciones Unidas para la Agricultura y la Alimentación (FAO), más de 2 de los 13 millones de guatemaltecos y guatemaltecas (aproximadamente el 15% de la población), están en situación de riesgo de inseguridad alimentaria.
La misma situación fue denunciada recientemente en el informe "El derecho a la alimentación en Guatemala". El documento, publicado en marzo de este año, relata que Guatemala presenta los niveles más alarmantes de desnutrición de América Latina y uno de los peores a nivel mundial. Entre los más afectados están la población rural e indígena, de los cuales el 80% padece desnutrición crónica.
Para la Plataforma Agraria, "el campo sigue en crisis, pues ningún gobierno se interesó en posicionar las economías campesinas como un motor de cambios para las transformaciones que el país requiere". Frente a esta situación, los campesinos rechazan cualquier tipo de propuesta que apunte a mantener la estructura económica actual.
"Las mujeres indígenas y campesinas reunidas en la Plataforma Agraria exigimos al Estado que garantice nuestros derechos a la propiedad de la tierra, al trabajo, a una vida sin violencia y a la participación. No avalamos aquellos programas que tratan de situarnos sólo como sujetos económicos, y que siguen sin hacer ningún esfuerzo por cambiar las mentalidades, prácticas y estructuras patriarcales que nos oprimen día tras día", afirman en un comunicado de prensa.
El gobierno de Álvaro Colom ha despreciado a los campesinos con políticas públicas "paternalistas y asistencialistas" en vez de ofrecer asistencia técnica, apoyo y crédito para que puedan desarrollarse y mantenerse. Para transformar la realidad del campo, los campesinos necesitan que se les ofrezcan las mismas oportunidades y recursos que se brindan a los empresarios y propietarios de tierra.
La población campesina organizada ve esta crisis como el momento propicio para que el gobierno demuestre su compromiso con el desarrollo rural. Así es que demandan: la designación de suficientes recursos para la Política de Desarrollo Rural Integral reorientando la política agraria basada en mercados, el inicio de planes de dinamización de la economía en todas las regiones del país, la suspensión de las actividades mineras, la suspensión del contrato con la empresa Perenco y el respeto de la postura de las comunidades de no aceptar grandes obras como las hidroeléctricas.
Adital, 03/05/2010

sabato 8 maggio 2010

124 - VIDEO MINIERA MARLIN – SAN MIGUEL IXTAHUACAN

Il video realizzato dal Mennonite Central Committee (MCC) di Ottawa (Canada) descrive molto bene la problematica della Miniera Marlin nel Municipio di San Miguel Ixtahuacán e della Miniera San Andres in Honduras.
In http://ottawa.mcc.org/stories/videos/la-mina

Este video de la Mennonite Central Committee (MCC) de Ottawa describe muy bien la problemática de la Mina Marlin en el municipio de San Miguel Ixtahuacán y de la Mina San Andrés en Honduras.  
In http://ottawa.mcc.org/stories/videos/la-mina

venerdì 7 maggio 2010

123 - RIFIUTO DELLE ATTIVITA’ MINERARIE

Lo sfruttamento minerario è uno dei problemi attualmente più preoccupanti, e questo si riflette nell’inchiesta. Il 91% afferma che l’attività mineraria danneggia la natura, però il 69,4% è ancora più palese, esprimendo che è in disaccordo con questo tipo di sfruttamento.
La maggioranza degli intervistati (96,3%) ritiene che prima di concedere l’autorizzazione per una licenza per lo sfruttamento minerario si devono consultare le comunità, contro il 3,8% che considera invece che non si devono tenere in considerazione le opinioni della popolazione.
Questo risultato è coerente con quanto successo in varie comunità del paese, tra di loro Sipacapa e San Miguel Ixtahuacán, nel dipartimento di San Marcos, dove la maggioranza ha rifiutato lo sfruttamento delle loro risorse naturali per mezzo dell’attività mineraria.
Il 58,4% crede che l’attività mineraria, finora, non ha aiutato lo sviluppo del paese, e un 41,6% considera che è stata importante per le comunità.
Riguardo alle entrate economiche che lasciano al paese, il 71,4% assicura che sono poche, e il 26,1% afferma che sono molte.
L’88,8% degli intervistati considera che si devono aumentare le regalie che attualmente rimettono le industrie minerarie, che corrisponde all’1% delle loro entrate. (Prensa Libre, 11/04/10).

122 - RECHAZO A MINERÍA

La explotación minera es uno de los problemas que más preocupa en la actualidad, lo cual se refleja en la encuesta. El 91 por ciento afirma que esta actividad daña a la naturaleza, pero el 69.4 por ciento es más contundente, al expresar que está en desacuerdo con ese tipo de aprovechamiento.
También la mayoría de entrevistados (96.3 por ciento) opina que antes de autorizar una licencia de explotación se debe consultar a las comunidades, contra un 3.8 por ciento que considera que no se debe tomar en cuenta la opinión de los pobladores.
Este resultado está en concordancia con lo sucedido en varias comunidades del país; entre ellas, Sipacapa y San Miguel Ixtahuacán, en San Marcos, donde la mayoría ha rechazado la explotación de sus recursos naturales mediante este tipo de industria.
El 58.4 por ciento cree que la minería, hasta ahora, no ha ayudado al desarrollo del país, y un 41.6 por ciento considera que sí ha sido importante para las comunidades.
En cuanto a los ingresos económicos que dejan al país, el 71.4 por ciento asegura que son pocos, y el 26.1 afirma que son muchos.
El 88.8 por ciento de los entrevistados considera que se deben aumentar las regalías que en la actualidad entregan las industrias mineras, que es el 1 por ciento de sus ingresos. (Prensa Libre, 11/04/10)

mercoledì 5 maggio 2010

121 - XII ANNIVERSARIO DEL MARTIRIO DI MONSEÑOR JUAN J.GERARDI

“Conosceranno la Verità e la Verità li renderà liberi” (Vangelo di Giovanni 8,32)

Con il Vescovo Gerardi, nel XII anniversario del suo martirio, invitiamo tutti a ripetere: No all’impunità! Sì alla verità e alla Giustizia! GUATEMALA NUNCA MÁS (Guatemala: mai più).
Come Chiesa Cattolica del Petén vogliamo ricordare i quattro punti – indicati dal Papa Giovanni XXIII- sui quali si può costruire la Pace che desideriamo per le nostre famiglie, per la nostra società e per il mondo intero, che sono: la Verità, l’Amore, la Giustizia e la Libertà. Questo è lo spirito che animò il cammino di Juan Gerardi e per il quale fu assassinato. Ma la sua morte continua seme di nuove persone e di gruppi che aprono spiragli in questo sentiero pericoloso che dobbiamo continuare a percorrere alla luce di questo Testimone Fedele del Vangelo e della Vita.
A tali valori fondamentali, desideriamo indicare alcuni “valori irrinunciabili ed non negoziabili”, che l’insegnamento di Benedetto XVI ha indicato chiaramente nella sua recente Enciclica: “La verità nella carità” e che ruotano intorno alla dignità di tutta la persona umana. Sulla dignità umana infatti si basano e sono garantiti altri “fondamentali valori” che formano un insieme indivisibile: il diritto al lavoro, alla casa e alla sicurezza; la libertà di associazione e di impresa, in vista del bene comune; l’integrazione equa delle varie etnie e gruppi umani; il rispetto della creazione e dell’ambiente; la liberazione dalla povertà e dall’abbandono in cui riversa la popolazione più debole ed emarginata; il diritto ad essere liberi dalla corruzione, dalla violenza e dalla delinquenza del narcotraffico e del crimine, in particolare il crimine organizzato.

Con Mons. Gerardi ricordiamo la storia e l’esperienza della violenza vissuta per tanti decenni che, apparentemente, terminò con la firma degli Accordi di Pace certa e duratura, che avrebbero dovuto segnare il cammino di un Guatemala diverso. La violenza continua e questi Accordi di Pace sono rimasti, per molti aspetti, taciuti e sconosciuti.

La voce del popolo, umiliato e vittima di molte ingiustizie ed atrocità, è stata recepita nel progetto pastorale che, in nome della Chiesa Cattolica del Guatemala, ha animato Mons. Gerardi nel redigere il REMHI (Recupero della Memoria Storica), il quale non ha altro obiettivo se non quello di promuovere un cammino di riconciliazione e di pace. L’anno scorso il Vicariato Apostolico del Petén, nel suo territorio, ha fatto il punto della attuazione di quelle raccomandazioni, in modo da rendere concreti i suoi richiami a tutte le persone che desiderano lavorare per il bene comune della nostra società. La violenza impunita vissuta ha dato alla luce anche a «Commissione per il Chiarimento Storico», con il suo documento “Memoria del Silenzio”. Si tratta di attività per ricordare, analizzare e promuovere, con la forza della verità e dell'amore, questi sentieri di giustizia e di pace che vogliamo percorrere liberamente. Tuttavia, sia gli “Accordi di Pace” che il “REMHI” e “Memoria del Silenzio” continuano ad essere, per molti aspetti, invisibili e ignorati. Questi documenti ci danno le chiavi per comprendere le cause di tanto male e ci indicano la medicina per curare tante ferite, tante disuguaglianze e tante ingiustizie. Chiediamo in modo speciale che si riprendano i contenuti di questi documenti nel programma e nel progetto educativo delle nuove generazioni, sia perché non si ripetano le violenze sia per indicare un ideale di paese e di umanità!

In questo XII anniversario del martirio di Mons. Gerardi, vogliamo segnalare tutte le scintille che vediamo a favore di un Guatemala differente che sogniamo ed in cui speriamo: personalità sociali chiave che stanno emergendo, come le donne che si organizzano e partecipano per rivendicare i propri diritti; il popolo maya che sta rivendicando i propri diritti e che nel Petén ha ottenuto la terza sentenza di condanna, per il reato di discriminazione che avviene nel paese; i quartieri ed i villaggi si stanno organizzando in consigli comunitari per il progresso, associazioni e cooperative per cercare uno sviluppo rurale sostenibile, e la presa di coscienza per proteggere e curare l’ambiente naturale che interagisce intrinsecamente con gli esseri umani, insomma tutte le persone che credono, amano e lottano giornalmente per superare tutti i loro problemi.

Vediamo anche luci positive in mezzo a tanti casi di impunità, corruzione e ingiustizia che coinvolgono membri delle forze politiche, militari o economiche del paese, che violano i diritti umani o saccheggiano il patrimonio pubblico o lo mettono esclusivamente al proprio servizio. In particolare, come Chiesa del Petén, sentiamo forte l’urgenza di risvegliare nella popolazione – incominciando dai responsabili della vita pubblica e del bene comune - un’esplosione di “nuova moralità” di fronte ai ripetuti e vergognosi casi di corruzione quasi istituzionalizzata (per esempio: i giornali segnalano “nostro caso di corruzione quotidiano”) e ciò di fronte ai gravi e a volte drammatici problemi di ordine economico-finanziario, giuridico, sanitario, educativo, sociale, culturale, ambientale e politico. Ogni giudizio contro questi casi è "una buona notizia", nel contesto di questo enorme lavoro, di troncare con l'impunità nella quale sono stati commessi e continuano a commettersi tanti fatti condannabili. Il lavoro di poliziotti, procuratori e giudici onesti; il risanamento sociale avviato da alcuni settori di persone a beneficio della giustizia e dei procedimenti trasparenti; insieme agli aiuti internazionali, in particolare, per esempio, quello della Commissione Internazionale Contro l’Impunità in Guatemala -CICIG-; ci incoraggia a credere che possiamo cambiare la situazione e che insieme abbatteremo il muro di impunità che continua a coprire tanta corruzione ed immoralità. Nel Petén, poi, esigiamo giustizia e risarcimento integrale per le tante vittime di numerose comunità che furono violentate e massacrate.

Come Chiesa Cattolica, insieme al sangue del Martire della Pace, Juan Gerardi, vogliamo continuare a offrire azioni concrete di pastorale per il bene delle persone e delle comunità del Petén, e chiediamo a tutti gli uomini e donne di buona volontà, di unire le forze nella stessa direzione per la ricerca del bene comune della società petenera, affinché ci sia rispetto pieno per la vita, con particolare attenzione per le donne, le persone indigene e la biodiversità naturale in cui viviamo. In relazione a questo ultimo punto chiediamo alle Autorità una spiegazione circa la possibilità di rinnovare il contratto petrolifero nell’area della Laguna del Tigre, dato che il “Regolamento della Legge delle Aree protette” (n.750-90) proibisce l’esplorazione e lo sfruttamento dell’industria petrolifera nei parchi nazionali, cosa prevista inoltre dagli accordi firmati da parte dello Stato del Guatemala.

Ci uniamo a tutte le persone di buona volontà per continuare a costruire quel Guatemala giusto e in pace che sognò e per il quale diede la sua vita Monsignor Juan Jose Gerardi Conedera.

Flores, Petén, Vicariato Apostólico, aprile 2010