mercoledì 9 febbraio 2011
381 - LETTERA APERTA DELLE COMUNITÀ DI COTZAL
ALLA COMUNITÀ NAZIONALE E INTERNAZIONALE, AI SIGNORI AMBASCIATORI PRESENTI NEL NOSTRO PAESE, AL SIGNOR AMBASCIATORE D’ITALIA, AL POPOLO ITALIANO.
LE COMUNITÀ DI SAN JUAN COTZAL FANNO SAPERE LA LORO POSIZIONE IN RELAZIONE ALLA PRESENZA DELLA CENTRALE IDROELETTRICA PALO VIEJO 1 E PALO VIEJO 2 DELL’IMPRESA ENEL.
1. Le nostre comunità di San Juan Cotzal sono state danneggiate seriamente dalle politiche di stato della terra bruciata: questi danni non sono stati riparati. Oggi dopo 14 anni dalla firma degli accordi di pace, noi popoli indigeni siamo stati nuovamente violentati nei nostri diritti, lo stato ha agito senza consultare i popoli indigeni, come dovrebbe fare se rispettasse la Convenzione 169 dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, ratificata dallo Stato del Guatemala e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni. Le imprese multinazionali si sono installate nel nostro territorio senza consultarci e senza il nostro permesso, LA DITTA ENEL, DOPO DUE ANNI DI PRESENZA NEL NOSTRO TERRITORIO HA VIOLATO I NOSTRI DIRITTI DI COMUNITÀ INDIGENE.
2. Secondo i diritti che sono stabiliti nella Costituzione Politica della Repubblica del Guatemala e nelle Convenzioni Internazionali e specialmente in virtù all’Articolo 45 della Costituzione Politica della Repubblica del Guatemala, NOI, CHE SIAMO LE COMUNITÀ DI COTZAL ABBIAMO DECISO IL 3 GENNAIO DI INIZIARE UNA RESISTENZA PACIFICA AFFINCHÉ LA DITTA ENEL NON CONTINUI AD INGANNARE LE NOSTRE COMUNITÀ, AFFINCHÉ L’ENEL ASSUMA LA SUA RESPONSABILITÀ DI RISARCIRE I DANNI PROVOCATI DALLA COSTRUZIONE DELLA CENTRALE IDROELETTRICA PALO VIEJO NEL TERRITORIO DI COTZAL, danni causati per aver usurpato il nostro territorio, i nostri fiumi, le nostre montagne, i nostri boschi, la nostra forma di vivere in comunità. L’ENEL HA L’OBBLIGO DI ASCOLTARE LA POPOLAZIONE CHE È LA PROPRIETARIA LEGITTIMA DEL TERRITORIO.
3. Di fronte a questa situazione e per cercare di aprire un dialogo con l’ENEL, sono state organizzate tre riunioni nei giorni 3, 17 e 31 gennaio del 2011. In queste riunioni abbiamo constatato una mancanza di volontà da parte dell’ENEL di rispondere alle richieste legittime dei legittimi proprietari delle montagne, dei fiumi e dei boschi. Il governo attuale del Guatemala, approfittandosi delle necessità dettate dalla povertà e dalla povertà estrema delle nostre comunità, è venuto a offrire progetti, per sviare l’attenzione e con l’obiettivo reale di difendere l’ENEL con la quale ha fatto accordi senza informare ne’ consultare le comunità. Adesso il Governo viene a offrirci di fornire entro 15 giorni i risultati di studi (sull’impatto ambientale e sociale della centrale idroelettrica), quando per centinaia di anni lo Stato del Guatemala ha lasciato nell’abbandono le nostre comunità. Se facciamo richieste all’ENEL è perché lo Stato ed il Governo del Guatemala non compiono con i loro obblighi però vendono le nostre risorse naturali. È un’altra violazione ai nostri diritti ereditati dai nostri antenati Maya. Noi esigiamo i nostri diritti sulle montagne, i fiumi e i boschi che sono quelli che danno vita alle nostre comunità indigene, alle nostre figlie e ai nostri figli, alle future generazioni, questo è quanto stiamo esigendo all’ENEL ed il Governo deve rispettare i nostri diritti legittimi.
4. Le comunità di San Juan Cotzal hanno dato l’opportunità alla ditta di un accordo, ma DI FRONTE ALLA MANCANZA DI VOLONTÀ DELL’IMPRESA ENEL DI UN DIALOGO IN BUONA FEDE, NUOVAMENTE LE COMUNITÀ SI AVVALGONO DEL DIRITTO DI RESISTENZA PACIFICA NEL TERRITORIO CONCENTRATI A PARTIRE DA QUESTA DATA NELLA COMUNITÀ DI SAN FELIPE CHENLA.
5. CHIEDIAMO AL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DEL GUATEMALA DI AGIRE IN DIFESA DEI NOSTRI DIRITTI COME COMANDA LA COSTITUZIONE POLITICA E NON AGIRE SOLO NELL’INTERESSE DELLE GRANDI IMPRESE CHE VENGONO AD APPROPRIARSI DELLE RISORSE NATURALI DEI NOSTRI TERRITORI INDIGENI. Le istituzioni del governo debbono velare affinché si rispettino i diritti dei popoli indigeni.
6. CHIEDIAMO AL GOVERNO DEL GUATEMALA DI NON INVIARE SOLDATI NE’ DISTACCAMENTI MILITARI perché sono quelli che causarono massacri e terra bruciata durante il conflitto armato. Quello di cui hanno bisogno le nostre comunità è il rispetto delle loro vite, della loro dignità, dei loro diritti, NON PIÙ ESERCITO, NON PIÙ VIOLENZA NÉ TERRORE DA PARTE DELL’ESERCITO NEL TERRITORIO IXIL, NON VOGLIAMO LO STATO D’ASSEDIO, SOLO VOGLIAMO CHE SI RISPETTINO I NOSTRI DIRITTI.
7. FIN DA ADESSO CONSIDERIAMO RESPONSABILI LA DITTA ENEL, IL COMUNE DI SAN JUAN COTZAL E LO STATO DEL GUATEMALA DI QUALUNQUE ATTENTATO CHE POSSANO SOFFRIRE I NOSTRI DIRIGENTI, LE AUTORITÀ COMUNITARIE E LA POPOLAZIONE IN GENERALE, IN BASE ALLA DENUNCIA RESA PUBBLICA DELLE MINACCE DI CUI È STATA VITTIMA LA COMUNITÀ BUENOS AIRES.
8. ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE CHIEDIAMO APPOGGIO, solo stiamo chiedendo che rispettino la nostra vita, la dignità dei nostri figli, stiamo chiedendo il rispetto dei nostri diritti sulle risorse dei nostri territori. VI CHIEDIAMO DI STARE IN ALLERTA PERCHÉ PER IL SOLO FATTO DI CHIEDERE IL RISPETTO DEI NOSTRI DIRITTI POSSIAMO ESSERE VITTIME DI REPRESSIONE, SEQUESTRO PERSECUZIONE, COME È GIÀ ACCADUTO IN ALTRE REGIONI DEL PAESE.
San Juan Cotzal, Guatemala 31 gennaio del 2011
380 - CARTA ABIERTA DE LAS COMUNIDADES DE COTZAL
A LA COMUNIDAD NACIONAL E INTERNACIONAL, A LOS SEÑORES EMBAJADORES PRESENTES EN NUESTRO PAIS, AL SEÑOR EMBAJADOR DE ITALIA, AL PUEBLO ITALIANO.
Las comunidades de San Juan Cotzal dan a conocer su posicion en relacion a la presencia de la hidroelectrica palo viejo 1 y palo viejo 2 de la empresa ENEL
1). Las comunidades de san Juan Cotzal fuimos afectados seriamente por las politicas del estado de la tierra arrasada, las cualeas no han sido curadas, hoy despues de 14 años de la firma de los Acuerdos de paz, nosotros los pueblos indigenas nuevamente han sido violentados nuestros derechos, el estado sin consultar a los pueblos indigenas como lo estipula el Convenio 169 de la OIT, la declaracion de las naciones unidas sobre los derechos de los pueblos indigenas ratificadas por el estado de Guatemala.
Las empresas transnacionales se han instalado en nuestro territorio sin consulta y sin nuestro consentimiento, la empresa ENEL despues de dos años de presencia en nuestro territorio ha violentado nuestros derechos como comunidades indigenas.
2). Con base a nuestros derechos consignados en la constitucion politica de la republica de Guatemala y los convienios internacionales, las comunidades de cotzal con base al articulo 45 de la constitucion politica de la republica de Guatemala el tres de enero haciendo uso de este derecho decidimos ir a la resistencia pacifica como una manera de que la empresa ENEL no siga engañando a nuestras comunidades, que ENEL asuma su resposabilidad de resarsir los daños que ha causado el proyecto hidroelectrico palo viejo en territorio cotzal, al usurpar nuestro territorio, nuestros rios, nuestras montañas, nuestros bosques, nuestra forma de vivir como comunidades, tiene la obligacion de escuchar al pueblo que son los dueños legitimos del territorio.
3). Ante ello se ha llevado acabo tres reuniones de entendimiento con ENEL, realizadas los dias, 03, 17 y 31 de enero del 2,011, en la cual vimos una falta de voluntad de parte de la empresa ENEL para atender las demandas legitimas de los legitimos dueños de estas montañas, rios y bosques. En el caso del Gobierno actual de Guatemala, aprovechandose de las necesidades de pobreza y extrema pobreza de nuestras comunidades vino a ofrecer proyectos como una manera de desviar la atencion, defendiendo a ENEL con quien hizo negocios sin informar ni consular a las comunidades. Viene ahora el Gobierno a ofrecer estudios y resultados en 15 dias, cuando por cientos de años el estado de Guatemala ha dejadao en abandono a nuestras comunidades.
Si exijimos a ENEL es porque el estado y el Gobiernod de Guatemala no cumple con sus obligaciones pero vende nuestros recursos naturales. Es otra violación de nuestros derechos que heredamos de nuestros ancestros mayas. Nosotros exigimos nuestros derechos sobre las montañas, los rios y los bosques que son los que dan vida a nuestras comunidades indigenas, a nuestras hijas e hijos, a las futuras generaciones, es lo que estamos exigiendo a ENEL y el Gobierno debe respetar nuestros derechos legitimos.
4). Las comunidades de San Juan Cotzal dieron la oportunidad a la empresa a un entendimiento, pero ante la falta de voluntad de la empresa ENEL a un dialogo de buena fe, nuevamente las comunidades retoman el derecho de resistencia pacifica en el territorio concentrados a partir de esta fecha en la comunidad de San Felipe Chenla.
5). Pedimos al Gobierno de la Republica de Guatemala actuar en defensa de nuestros derechos como lo manda la constitucion politica y no actuar solo para el interes de los grandes empresarios que vienen a apropiarse de los recursos naturales de nuestros territorios indigenas.
Las intituciones de Gobierno deben velar por el cumplimiento de los derechos de los pueblos indigenas.
6). Pedimos al Gobierno de Guatemala no enviar soldados ni destacamentos militares en nuestros territorios porque son ellos quienes causaron masacres y tierra arrasada durante el conflicto armado, lo que necesitan nuestras comunidades es el respeto a su vida, a su dignidad, a sus derechos.
No mas ejercito, no mas violencia y terror del ejercito en el territorio ixil, no queremos estado de sitio, solo pedimos que respete nuestros derechos.
7). Desde ya responsabilizamos la empresa ENEL, la municipalidad de San Juan Cotzal y al estado de Guatemala de cualquier atentado que pueda sufrir nuestros lideres, autoridades comunitarias y poblacion en general , con base a denuncias publicas de amenazas que ha sufrido la comunidad de buenos aires.
8). A la comunidad internacional le pedimos su apoyo, solo estamos pidiendo respeto a nuestra vida, a la dignidad de nuestros hijos y el respeto de nuestros derechos sobre los recursos de nuestros territorios.
Les pedimos estar alerta pues por pedir el respeto de nuestros derechos podemos ser victimas de represión, secuestro, persecusion como ha ocurrido en otras regiones del país.
San Juan Cotzal Quiche Guatemala 31 de enero del año 2011.
sabato 5 febbraio 2011
379 - LETTERA APERTA DELLE COMUNITÀ E AUTORITÀ INDIGENE DI COTZAL
AL GOVERNO DEL GUATEMALA, ALLA DITTA ITALIANA ENEL ALLA FINCA SAN FRANCISCO E ALL’OPINIONE PUBBLICA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE
Nel municipio di Cotzal ci sono 36 comunità: solo 4 di esse usufruiscono dell’energia elettrica. Durante il conflitto armato interno in Guatemala, dagli anni 1977 e 1978 la popolazione di questo municipio soffrì per i primi sequestri di dirigenti comunitari da parte dell’esercito e tutte le comunità furono obbligate a partecipare alle “Pattuglie di Autodifesa Civile” dopo massacri come quello della comunità di Chisis. Queste azioni violente contro la popolazione avvennero dopo che i possidenti terrieri, tra cui i proprietari della “Finca San Francisco” ebbero rubato le terre di proprietà delle comunità.
Durante questi ultimi anni, ancora una volta le comunità di Cotzal soffrono a causa dell’invasione della ditta Italiana ENEL, della ditta israeliana SOLEL BONEH alleate al Governo ed ai proprietari della “Finca San Francisco” con l’obiettivo di costruire la Centrale Idroelettrica Palo Viejo che produrrà piú di 100 MW senza informare, consultare ed avere l’autorizzazione delle comunità che da migliaia di anni vivono in questo territorio.
L’ENEL, la SOLEL BONEH, la “Finca San Francisco” ed il Governo hanno promesso di asfaltare la strada sulla quale transitano i loro mezzi pesanti, hanno promesso di costruire scuole, centri di salute, hanno offerto progetti di sviluppo annuali alle comunità però finora quello che hanno fatto è stato approfittarsi delle necessità estreme della popolazione e cercare di comprare appezzamenti di terreno senza compiere nessuna delle loro promesse, al contrario stanno crescendo gli episodi di violazione dei diritti umani delle comunità. Per esempio nella Finca San Francisco i lavoratori vivono in stato di schiavitù e le comunità che vivono in prossimità della Finca debbono pagare fino a 20 quetzales come pedaggio di un furgoncino e 10 quetzales per il pedaggio di una moto, sono sottomessi a perquisizione da parte dei soldati che proteggono la “Finca San Francisco”, consegnare loro i propri documenti d’identità e non possono passare dopo le 5 del pomeriggio anche in caso di emergenza.
Di fronte a questi abusi e alla violazione dei nostri diritti umani, le comunità e le autoritá comunitarie di Cotzal abbiamo preso la decisione di esercitare il diritto che la Costituzione della Repubblica del Guatemala ci riconosce alla resistenza pacifica nella comunità di San Felipe Chenla a partire da lunedì 3 gennaio e fino a quando le ditte ENEL, SOLEL BONEH e la Finca San Francisco ascoltino e adempiano alle nostre richieste che sono le seguenti:
1. Che asfaltino la strada dal centro urbano di Cotzal fino alla comunità Pinales garantendo l’adeguata manutenzione di tutta la rete viaria (ponti e strade principali delle comunità del municipio).
2. Che il 20% della produzione dell’energia elettrica che staranno producendo utilizzando i nostri fiumi sia utilizzata per dare energia elettrica a tutte le comunità di Cotzal, garantendo però che l’amministrazione delle reti elettriche sia fatto dalle comunità e dalle loro autorità.
3. Il pagamento di 4 milioni di quetzales annuali come minimo per le 36 comunità.
4. D’accordo alla legge di accesso all’informazione, esigiamo che le ditte coinvolte informino per iscritto le comunità su tali pagamenti e che l’amministrazione comunale informi sulla maniera di investire questi fondi.
5. Che le ditte rispettino la nostra dignità e quella dei nostri dirigenti, senza usare il ricatto, senza approfittarsi della nostra povertà e che compiano con gli impegni presi di fronte alle comunità.
ALL’IMPRESA AGRICOLA “FINCA SAN FRANCISCO” ESIGIAMO:
1. Lasciare libero il passaggio alle comunità che vivono intorno alla Finca eliminando il casello ed il pedaggio alle persone smettendo di richiedere i documenti d’identità
2. Che smetta di accusare le nostre comunità di essere dei delinquenti dato che noi stiamo solo esigendo il rispetto dei nostri diritti riconosciuti dalla Costituzione Politica.
AL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ESIGIAMO
1. Che si rispettino i nostri territori e la nostra dignità come popoli indigeni e che si rispettino le nostre decisioni.
2. Non autorizzare progetti minerari e di estrazione petrolifera nel nostro territorio.
3. Non vogliamo più esercito, né repressione, ne massacri. Il dolore e le grandi ferite causate dal genocidio commesso dallo Stato Guatemalteco durante il conflitto armato interno non sono state ancora curate.
ALL’OPINIONE PUBBLICA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE FACCIAMO SAPERE:
1. Che fin da adesso si considerano responsabili l’ENEL e la Finca San Francisco di qualunque attentato commesso contro dirigenti e membri delle nostre comunità.
San Felipe Chenla, Cotzal 10 gennaio del 2011
Nel municipio di Cotzal ci sono 36 comunità: solo 4 di esse usufruiscono dell’energia elettrica. Durante il conflitto armato interno in Guatemala, dagli anni 1977 e 1978 la popolazione di questo municipio soffrì per i primi sequestri di dirigenti comunitari da parte dell’esercito e tutte le comunità furono obbligate a partecipare alle “Pattuglie di Autodifesa Civile” dopo massacri come quello della comunità di Chisis. Queste azioni violente contro la popolazione avvennero dopo che i possidenti terrieri, tra cui i proprietari della “Finca San Francisco” ebbero rubato le terre di proprietà delle comunità.
Durante questi ultimi anni, ancora una volta le comunità di Cotzal soffrono a causa dell’invasione della ditta Italiana ENEL, della ditta israeliana SOLEL BONEH alleate al Governo ed ai proprietari della “Finca San Francisco” con l’obiettivo di costruire la Centrale Idroelettrica Palo Viejo che produrrà piú di 100 MW senza informare, consultare ed avere l’autorizzazione delle comunità che da migliaia di anni vivono in questo territorio.
L’ENEL, la SOLEL BONEH, la “Finca San Francisco” ed il Governo hanno promesso di asfaltare la strada sulla quale transitano i loro mezzi pesanti, hanno promesso di costruire scuole, centri di salute, hanno offerto progetti di sviluppo annuali alle comunità però finora quello che hanno fatto è stato approfittarsi delle necessità estreme della popolazione e cercare di comprare appezzamenti di terreno senza compiere nessuna delle loro promesse, al contrario stanno crescendo gli episodi di violazione dei diritti umani delle comunità. Per esempio nella Finca San Francisco i lavoratori vivono in stato di schiavitù e le comunità che vivono in prossimità della Finca debbono pagare fino a 20 quetzales come pedaggio di un furgoncino e 10 quetzales per il pedaggio di una moto, sono sottomessi a perquisizione da parte dei soldati che proteggono la “Finca San Francisco”, consegnare loro i propri documenti d’identità e non possono passare dopo le 5 del pomeriggio anche in caso di emergenza.
Di fronte a questi abusi e alla violazione dei nostri diritti umani, le comunità e le autoritá comunitarie di Cotzal abbiamo preso la decisione di esercitare il diritto che la Costituzione della Repubblica del Guatemala ci riconosce alla resistenza pacifica nella comunità di San Felipe Chenla a partire da lunedì 3 gennaio e fino a quando le ditte ENEL, SOLEL BONEH e la Finca San Francisco ascoltino e adempiano alle nostre richieste che sono le seguenti:
1. Che asfaltino la strada dal centro urbano di Cotzal fino alla comunità Pinales garantendo l’adeguata manutenzione di tutta la rete viaria (ponti e strade principali delle comunità del municipio).
2. Che il 20% della produzione dell’energia elettrica che staranno producendo utilizzando i nostri fiumi sia utilizzata per dare energia elettrica a tutte le comunità di Cotzal, garantendo però che l’amministrazione delle reti elettriche sia fatto dalle comunità e dalle loro autorità.
3. Il pagamento di 4 milioni di quetzales annuali come minimo per le 36 comunità.
4. D’accordo alla legge di accesso all’informazione, esigiamo che le ditte coinvolte informino per iscritto le comunità su tali pagamenti e che l’amministrazione comunale informi sulla maniera di investire questi fondi.
5. Che le ditte rispettino la nostra dignità e quella dei nostri dirigenti, senza usare il ricatto, senza approfittarsi della nostra povertà e che compiano con gli impegni presi di fronte alle comunità.
ALL’IMPRESA AGRICOLA “FINCA SAN FRANCISCO” ESIGIAMO:
1. Lasciare libero il passaggio alle comunità che vivono intorno alla Finca eliminando il casello ed il pedaggio alle persone smettendo di richiedere i documenti d’identità
2. Che smetta di accusare le nostre comunità di essere dei delinquenti dato che noi stiamo solo esigendo il rispetto dei nostri diritti riconosciuti dalla Costituzione Politica.
AL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ESIGIAMO
1. Che si rispettino i nostri territori e la nostra dignità come popoli indigeni e che si rispettino le nostre decisioni.
2. Non autorizzare progetti minerari e di estrazione petrolifera nel nostro territorio.
3. Non vogliamo più esercito, né repressione, ne massacri. Il dolore e le grandi ferite causate dal genocidio commesso dallo Stato Guatemalteco durante il conflitto armato interno non sono state ancora curate.
ALL’OPINIONE PUBBLICA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE FACCIAMO SAPERE:
1. Che fin da adesso si considerano responsabili l’ENEL e la Finca San Francisco di qualunque attentato commesso contro dirigenti e membri delle nostre comunità.
San Felipe Chenla, Cotzal 10 gennaio del 2011
378 - CARTA PÚBLICA DE LAS COMUNIDADES Y AUTORIDADES INDÍGENAS DE COTZAL
AL GOBIERNO DE GUATEMALA, EMPRESA ITALIANA ENEL, FINCA SAN FRANCISCO Y A LA OPINIÓNPÚBLICA NACIONAL E INTERNACIONAL.
El municipio de Cotzal cuenta con 36 comunidades, de las cuales solo cuatro cuentan con energía eléctrica. Durante el conflicto armado desde los años 1977 y 1978 sufrió los primeros secuestros de líderes por parte del ejército y todas las comunidades fueron obligadas a ser patrulleras civiles PAC después de sufrir masacres como la de CHISIS. Este sufrimiento vino después de que fueron despojadas de sus tierras por finqueros como la Finca San Francisco.
Durante los últimos años, nuevamente las comunidades de Cotzal sufren la invasión de la empresa italiana ENEL, la empresa israeli Solel Boneb en alianza con el Gobierno y la Finca San Francisco para construir la Hidroeléctrica PALO VIEJO que va producir más de 100 MW sin informar, consultar y tener el consentimiento de las Comunidades que durante miles de años hemos vivido en este territorio.
Los empresarios ENEL, Solel Noneb, la Finca San Francisco y el Gobierno prometieron asfaltar la carretera sobre las cuales transitan con su maquinaria pesada, la construcción de escuelas, de centros de salud, proyectos anuales a las comunidades pero lo que han hecho ha sido, aprovechándose de las necesidades de las comunidades tratar de comprar sus pedazos de terreno y nada han cumplido y está creciendo la violación de los derechos humanos de las comunidades, por ejemplo, en la Finca San Francisco los trabajadores viven en esclavitud y las comunidades que viven alrededor para pasar por la Finca tienen que pagar hasta Q20 por un pikup y Q10 por el paso de una moto, ser sometidos a registro por parte de los soldados que cuidan la finca y entregar sus documentos de identidad y no pueden pasar después de las 5 de la tarde aunque haya emergencia.
Ante estos abusos y violación de nuestros derechos humanos, las comunidades y autoridades comunitarias de Cotzal tomamos la decisión de ejercer nuestro derecho constitucional de resistencia pacífica en la Comunidad de San Felipe Chenla a partir del lunes 3 de enero hasta que las Empresa ENEL, Solel Boneb y la Finca San Francisco escuchen y cumplan nuestras demandas que son las siguientes:
1. Que asfalten la carretera de Cotzal Cabecera hasta la comunidad de Piñales y el mantenimiento toda la red vial (puentes carretera principal de las comunidades del municipio).
2. El 20% de la producción de la energía que estará sacando de nuestros nos para todas las comunidades de Cotzal, las cuales deberán ser administrados por las mismas comunidades y sus autoridades.
3. Cuatro millones de Quetzales anuales como mínimo para las 36 comunidades.
4. De acuerdo a la ley de acceso a la información, que las Empresas informen por escrito a las comunidades sobre los fondos entregados a la Municipalidad y la Corporación Municipal debe informar como se ha invertido dichos fondos.
5. Que la empresa respete nuestra dignidad y de nuestros líderes, no use el chantaje aprovechándose de nuestra pobreza y cumpla sus promesas hechas a las comunidades por la empresa.
.
A LA FINCA AGRICULA, FINCA SAN FRANCISCO LE EXIGIMOS:
1. Dejar libre el paso a las comunidades que viven alrededor de la Finca y elimine la talanquera y el cobro por el paso de las personas y dejar de solicitar los documentos de identidad.
2. Que deje de acusar a nuestras comunidades de delincuentes, nosotros estamos exigiendo nuestros derechos reconocidos en la Constitución Política.
AL GOBIERNO DE LA REPÚBLICA LE EXIGUOS
1. Respeto a nuestros territorios y a nuestra dignidad como pueblos indígenas y respetar nuestras decisiones.
2. No autorizar explotación minera ni petrolera en nuestro territorio.
3. No queremos más ejército ni más represión ni masacres. El dolor y las grandes heridas causados por el genocidio cometido por el Estado durante el conflicto armado interno no han sido curados.
ANTE LA OPINIÓN PÚBLICA NACIONAL E INTERNACIONAL HACEMOS SABER.
1. Que desde ya responsabilizamos a la empresa ENEL y la Finca Agrícola Finca San Francisco por cualquier atentado contra nuestros líderes y mienibros de nuestras comunidades.
El municipio de Cotzal cuenta con 36 comunidades, de las cuales solo cuatro cuentan con energía eléctrica. Durante el conflicto armado desde los años 1977 y 1978 sufrió los primeros secuestros de líderes por parte del ejército y todas las comunidades fueron obligadas a ser patrulleras civiles PAC después de sufrir masacres como la de CHISIS. Este sufrimiento vino después de que fueron despojadas de sus tierras por finqueros como la Finca San Francisco.
Durante los últimos años, nuevamente las comunidades de Cotzal sufren la invasión de la empresa italiana ENEL, la empresa israeli Solel Boneb en alianza con el Gobierno y la Finca San Francisco para construir la Hidroeléctrica PALO VIEJO que va producir más de 100 MW sin informar, consultar y tener el consentimiento de las Comunidades que durante miles de años hemos vivido en este territorio.
Los empresarios ENEL, Solel Noneb, la Finca San Francisco y el Gobierno prometieron asfaltar la carretera sobre las cuales transitan con su maquinaria pesada, la construcción de escuelas, de centros de salud, proyectos anuales a las comunidades pero lo que han hecho ha sido, aprovechándose de las necesidades de las comunidades tratar de comprar sus pedazos de terreno y nada han cumplido y está creciendo la violación de los derechos humanos de las comunidades, por ejemplo, en la Finca San Francisco los trabajadores viven en esclavitud y las comunidades que viven alrededor para pasar por la Finca tienen que pagar hasta Q20 por un pikup y Q10 por el paso de una moto, ser sometidos a registro por parte de los soldados que cuidan la finca y entregar sus documentos de identidad y no pueden pasar después de las 5 de la tarde aunque haya emergencia.
Ante estos abusos y violación de nuestros derechos humanos, las comunidades y autoridades comunitarias de Cotzal tomamos la decisión de ejercer nuestro derecho constitucional de resistencia pacífica en la Comunidad de San Felipe Chenla a partir del lunes 3 de enero hasta que las Empresa ENEL, Solel Boneb y la Finca San Francisco escuchen y cumplan nuestras demandas que son las siguientes:
1. Que asfalten la carretera de Cotzal Cabecera hasta la comunidad de Piñales y el mantenimiento toda la red vial (puentes carretera principal de las comunidades del municipio).
2. El 20% de la producción de la energía que estará sacando de nuestros nos para todas las comunidades de Cotzal, las cuales deberán ser administrados por las mismas comunidades y sus autoridades.
3. Cuatro millones de Quetzales anuales como mínimo para las 36 comunidades.
4. De acuerdo a la ley de acceso a la información, que las Empresas informen por escrito a las comunidades sobre los fondos entregados a la Municipalidad y la Corporación Municipal debe informar como se ha invertido dichos fondos.
5. Que la empresa respete nuestra dignidad y de nuestros líderes, no use el chantaje aprovechándose de nuestra pobreza y cumpla sus promesas hechas a las comunidades por la empresa.
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A LA FINCA AGRICULA, FINCA SAN FRANCISCO LE EXIGIMOS:
1. Dejar libre el paso a las comunidades que viven alrededor de la Finca y elimine la talanquera y el cobro por el paso de las personas y dejar de solicitar los documentos de identidad.
2. Que deje de acusar a nuestras comunidades de delincuentes, nosotros estamos exigiendo nuestros derechos reconocidos en la Constitución Política.
AL GOBIERNO DE LA REPÚBLICA LE EXIGUOS
1. Respeto a nuestros territorios y a nuestra dignidad como pueblos indígenas y respetar nuestras decisiones.
2. No autorizar explotación minera ni petrolera en nuestro territorio.
3. No queremos más ejército ni más represión ni masacres. El dolor y las grandes heridas causados por el genocidio cometido por el Estado durante el conflicto armado interno no han sido curados.
ANTE LA OPINIÓN PÚBLICA NACIONAL E INTERNACIONAL HACEMOS SABER.
1. Que desde ya responsabilizamos a la empresa ENEL y la Finca Agrícola Finca San Francisco por cualquier atentado contra nuestros líderes y mienibros de nuestras comunidades.
giovedì 3 febbraio 2011
377 - RICHIESTA DI GIUDIZIO PER IL MASSACRO NELL’AMBASCIATA DELLA SPAGNA
"A 31 anni da questo crimine di lesa umanità, il manto dell'impunità continua a proteggere coloro che furono responsabili materiali ed intellettuali", hanno affermato in un comunicato quattro organizzazioni, tra esse la Fondazione Rigoberta Menchú Tum (FRMT), ed il Comitato di Unità Contadina (CUC).
Vicente Menchú, padre dell'attivista Rigoberta Menchú Tum che nel 1992 vinse il Nobel della Pace, fu una delle vittime.
Uno degli avvocati della FRMT, Eduardo de Leon, assicurò oggi che "il migliore rifugio dei genocidi è lo stesso Stato", che non ha dimostrato la volontà di catturare e giudicare i responsabili del massacro.
Familiari delle vittime ed attivisti umanitari hanno realizzato oggi nell'antica sede dell'ambasciata di Spagna una cerimonia maya per ricordare i contadini e gli studenti che morirono bruciati.
L'incendio della missione diplomatica spagnola avvenne durante il regime militare che guidò Romeo Lucas García (negli anni 1978-1982), morto nel maggio 2006 in Venezuela.
Il 31 gennaio 1980 un gruppo di contadini arrivò in capitale dal dipartimento del Quiché per denunciare la repressione militare nelle loro comunità.
Non ricevendo ascolto delle autorità, accompagnati da studenti universitari, occuparono in forma pacifica l'ambasciata di Spagna, che lo stesso giorno fu incendiata da agenti della Polizia Nazionale (con la collaborazione dei militari) e 37 persone, tra essi tre spagnoli, morirono bruciati.
Le vittime
Le vittime spagnole furono il console Jaime Ruiz del rbol e gli impiegati dell'ambasciata Felipe Sáenz e María Teresa Vázquez de Villa.
Fino ad ora, disse De Leon, non c'è nessun detenuto per il massacro.
Nel novembre del 2006, due degli accusati, l'ex direttore della Polizia Nazionale Germán Chupina e l'ex ministro della Difesa Aníbal Guevara, si consegnarono alle autorità, dopo che il Tribunale Nazionale Spagnolo emise ordini di cattura ai fini dell’estradizione.
La cattura di queste due persone e di altri tre militari e due civili rispondeva ad una polemica presentata nel dicembre 1999 davanti al citato tribunale spagnolo da Rigoberta Menchú, per i delitti di genocidio, torture e terrorismo di Stato.
Tuttavia, il 12 dicembre 2007, la Corte Costituzionale, la massima istanza giudiziale del Guatemala, lasciò senza effetto il processo considerando che il Tribunale Nazionale Spagnolo non aveva competenza per giudicare i guatemaltechi.
Dopo la sentenza, Chupina e Guevara riacquistarono la loro libertà. Il 17 febbraio 2008 l 'ex direttore della Polizia Nazionale morì nella sua casa di infarto.
Anche la risoluzione del Corte Costituzionale favorì i generali golpisti José Efraín Ríos Montt (1982-1983), Óscar Mejía (1983-1986), come l'ex ministro, Donaldo Álvarez, l'ex capo del Comando 6 della Polizia Nazionale, Pedro Arredondo ed l'ex capo dello Stato maggiore della Difesa, generale Benedicto Lucas.
Eduardo De Leon aggiunse che fino ad oggi non "esistono in Guatemala indizi che perseguano i responsabili del massacro."
"Vogliamo la verità di ciò che avvenne e che i responsabili siano portati davanti alla Giustizia, affinché siano giudicati per un crimine tanto orrendo”, afferma ugualmente quel citato comunicato, sottoscritto anche da Convergenza Nazionale Maya e dal Coordinamento Genocidio Mai più.
Prensa Libre 31/01/2011
376 - DEMANDAN JUICIO POR MATANZA EN 1980 EN EMBAJADA DE ESPAÑA
“A 31 años de ocurrido este crimen de lesa humanidad, el manto de la impunidad sigue protegiendo a quienes fueron responsables materiales e intelectuales”, dijeron en un comunicado cuatro organizaciones, entre ellas la Fundación Rigoberta Menchú Tum (FRMT) y el Comité de Unidad Campesina (CUC).
Vicente Menchú, padre de la activista Rigoberta Menchú Tum, que en 1992 ganó el Nobel de la Paz, fue una de las víctimas.
Uno de los abogados de la FRMT, Eduardo de León, aseguró hoy que “el mejor refugio de los genocidas ha sido el propio Estado” que no ha demostrado voluntad para capturar y juzgar a los responsables de la masacre.
Familiares de las víctimas y activistas humanitarios realizaron hoy en la antigua sede de la embajada de España una ceremonia maya para recordar a los campesinos y estudiantes que murieron calcinados.
El incendio de la misión diplomática española ocurrió durante el régimen militar que presidió Romeo Lucas García (1978-1982), quien falleció en mayo de 2006 en Venezuela.
El 31 de enero de 1980 un grupo de campesinos llegó a la capital desde el departamento noroccidental de Quiché para denunciar la represión militar en sus comunidades.
Al no recibir atención de las autoridades, acompañados de estudiantes universitarios, ocuparon de forma pacífica la embajada de España, que el mismo día fue incendiada por agentes de la Policía Nacional (PN) con la colaboración de militares, y 37 personas, entre ellos tres españoles, murieron calcinados.
Las víctimas
Las víctimas españolas fueron el cónsul Jaime Ruiz del rbol y los empleados de la embajada Felipe Sáenz y María Teresa Vázquez de Villa.
Hasta ahora, dijo De León, no hay ningún detenido por la masacre.
En noviembre del 2006, dos de los imputados, el ex director de la PN German Chupina y el ex ministro de Defensa Aníbal Guevara, se entregaron a las autoridades, después de que la Audiencia Nacional Española emitiera órdenes de captura con fines de extradición.
Las capturas de estas dos personas y de otros tres militares y dos civiles respondían a una querella presentada en diciembre de 1999 ante el citado tribunal español por Rigoberta Menchú, por los delitos de genocidio, torturas y terrorismo de Estado.
Sin embargo, el 12 de diciembre de 2007, la Corte de Constitucionalidad (CC) , la máxima instancia judicial de Guatemala, dejó sin efecto el proceso por considerar que la Audiencia Nacional Española no tenía competencia para juzgar a guatemaltecos.
Tras el fallo, Chupina y Guevara recobraron su libertad. El 17 de febrero de 2008 el ex director de la PN, falleció en su casa de un infarto.
La resolución de la CC también favoreció a los generales golpistas José Efraín Ríos Montt (1982-1983), Oscar Mejía (1983-1986), así como al ex ministro de Gobernación, Donaldo Álvarez, al ex jefe del Comando 6 de la Policía Nacional, Pedro Arredondo y al ex jefe del Estado Mayor de la Defensa, general Benedicto Lucas.
Eduardo De León agregó que hasta hoy “no existen en Guatemala indicios de que se vaya a perseguir a los responsables de la masacre”.
“Queremos la verdad de lo que ocurrió y que los responsables sean llevados a la Justicia para que sean juzgados por tan horrendo crimen”, señala asimismo el citado comunicado, suscrito también por la Convergencia Nacional Maya y la Coordinación Genocidio Nunca Más
Prensa Libre 31/01/2011
sabato 29 gennaio 2011
375 - '' NON PRIVERAI DEI LORO DIRITTI I MIGRANTI ''
La Commissione di Pastorale della Mobilità Umana e la Conferenza Episcopale del Guatemala, preoccupate dai continui sequestri, uccisioni e deportazioni massicce di emigranti centroamericani e messicani, rendono pubblico questo comunicato alla comunità nazionale ed internazionale, diretto in particolare ai governi della regione:
1. Si constata come l'applicazione di politiche migratorie restrittive in nome della "sicurezza nazionale" ha condannato a morte a migliaia di emigranti che cercano la realizzazione integrale dei loro sogni per mezzo di un lavoro degno ed onesto. Molte leggi in paesi che si considerano cristiani non incarnano i valori di un'etica davvero cristiana. Mai, come ora, si è dimenticato il rispetto dovuto alla vita umana. L'applicazione in forma eccessiva di sanzioni alle persone sprovviste di documenti contraddice i principi del libero spostamento previsto negli strumenti internazionali.
2. La Chiesa Cattolica, fondata sui principi evangelici della Dottrina Sociale, sostiene che la dignità delle persone ed i diritti inerenti non hanno frontiere, e devono essere rispettati in tutte le nazioni del mondo. Ai nostri giorni si parla tanto sia a favore sia contro gli emigranti, tuttavia, gli Stati devono accettare che non sono coerenti nella pratica di difendere il diritto umano di libero spostamento.
A ciò si aggiunge, deplorevolmente, ciò che è successo negli ultimi tempi: la negazione del Dream Act nei gli Stati Uniti, che impedisce ai giovani il diritto ad uno sviluppo integrale.
3. Attualmente con la diffusione del razzismo e della xenofobia, gli emigranti vivono quotidianamente nei paesi di transito e destinazione delle violazioni ai loro diritti umani con le pratiche nefaste delle detenzioni, retate, sequestri, e massacri. Attraverso WIKILEAK è stata evidenziata l’esistenza di negoziazioni segrete tra i governi degli Stati Uniti e del Messico per investigare gli emigranti nelle prigioni del Messico e trovare ragioni per accusarli. Questa pratica, se è vera, è un grave attentato contro la vita e la dignità della persona umana ed una tremenda violazione etica dei diritti degli emigranti.
4. Esistono accordi e trattato internazionali che difendono i diritti degli emigranti. In base ad essi devono svilupparsi sistemi di detenzione moderni con meccanismi che difendano l'integrità fisica e morale degli emigranti, prevengano aggressioni e rispettino i loro diritti. In questo contesto condanniamo fermamente qualunque ingerenza delle agenzie di investigazione governative nel controllo ed investigazione degli emigranti.
5. Le legittime autorità dello Stato hanno l'obbligo di proteggere gli emigranti da qualunque aggressore. Per questo non può giustificarsi moralmente il ricorso alle retate, agli incarceramenti e alle deportazioni di massa.
6. Esprimiamo il nostro disaccordo con l'argomento che l'applicazione dei controlli di frontiera e la militarizzazione delle frontiere ridurrà gli indici di criminalità della nostra società commessi dal narcotraffico e dal crimine organizzato. È una errore promettere porre fine alla delinquenza e al crimine organizzato promuovendo progetti come il piano Merida, che è fallito nella regione ed è diventato una strategia per fermare gli emigranti. La soluzione per evitare la migrazione forzata eticamente è l'applicazione di politiche di sviluppo sociale, per ristabilire il tessuto sociale rotto da un'economia neoliberale globalizzata e selvaggia. Con questo comunicato chiediamo il rafforzamento del sistema di protezione dei diritti umani degli emigranti, affinché sia efficiente, efficace ed umano. Ugualmente sollecitiamo principalmente il rafforzamento del sistema di giustizia degli Stati che condanni le azioni criminali contro gli emigranti, di coloro che transitano in Messico e sono ingiustamente incarcerati nelle prigioni di Messico, Stati Uniti ed America Centrale.
Infine eleviamo le nostre richieste ai Governi degli Stati Uniti e del Messico, affinché facciano uso delle facoltà che concede la Convenzione Internazionale dei Diritti umani dei lavoratori migratori e dei loro parenti, e si compia il rispetto dei diritti delle persone migranti. Chiediamo al Governo della Repubblica del Guatemala di incrementare la vigilanza sulle azioni dei governi di Messico e Stati Uniti, per contrastare la situazione di vulnerabilità degli emigranti. Esortiamo con fermezza i Rappresentanti e Senatori Repubblicani e Democratici degli Stati Uniti affinché rendano più veloce la riforma migratoria, che sia umana, integrale e comprensiva. Desideriamo che il Governo del Messico non attenui gli sforzi nella lotta ai sequestratori e che non criminalizzi gli emigranti. Speriamo in azioni chiare a beneficio del rispetto la vita degli emigranti.
Tutti noi che viviamo in questa regione delle Americhe siamo chiamati a costruire una vera cultura di rispetto della vita, principalmente degli emigranti, e a collaborare efficacemente per combattere la violenza e la morte che causano dolore e sofferenze a centinaia di famiglie.
Non vogliamo concludere questo comunicato senza invocare su tutti i nostri paesi la benedizione di Dio Nostro Padre e chiedere alla Sacra Famiglia che protegga la vita di coloro che emigrano.
Città del Guatemala, 28 Gennaio 2011.
.
Mons.Alvaro Ramazzini Imeri,
Presidente della Pastorale della Mobilità Umana
Conferenza Episcopale del Guatemala
1. Si constata come l'applicazione di politiche migratorie restrittive in nome della "sicurezza nazionale" ha condannato a morte a migliaia di emigranti che cercano la realizzazione integrale dei loro sogni per mezzo di un lavoro degno ed onesto. Molte leggi in paesi che si considerano cristiani non incarnano i valori di un'etica davvero cristiana. Mai, come ora, si è dimenticato il rispetto dovuto alla vita umana. L'applicazione in forma eccessiva di sanzioni alle persone sprovviste di documenti contraddice i principi del libero spostamento previsto negli strumenti internazionali.
2. La Chiesa Cattolica, fondata sui principi evangelici della Dottrina Sociale, sostiene che la dignità delle persone ed i diritti inerenti non hanno frontiere, e devono essere rispettati in tutte le nazioni del mondo. Ai nostri giorni si parla tanto sia a favore sia contro gli emigranti, tuttavia, gli Stati devono accettare che non sono coerenti nella pratica di difendere il diritto umano di libero spostamento.
A ciò si aggiunge, deplorevolmente, ciò che è successo negli ultimi tempi: la negazione del Dream Act nei gli Stati Uniti, che impedisce ai giovani il diritto ad uno sviluppo integrale.
3. Attualmente con la diffusione del razzismo e della xenofobia, gli emigranti vivono quotidianamente nei paesi di transito e destinazione delle violazioni ai loro diritti umani con le pratiche nefaste delle detenzioni, retate, sequestri, e massacri. Attraverso WIKILEAK è stata evidenziata l’esistenza di negoziazioni segrete tra i governi degli Stati Uniti e del Messico per investigare gli emigranti nelle prigioni del Messico e trovare ragioni per accusarli. Questa pratica, se è vera, è un grave attentato contro la vita e la dignità della persona umana ed una tremenda violazione etica dei diritti degli emigranti.
4. Esistono accordi e trattato internazionali che difendono i diritti degli emigranti. In base ad essi devono svilupparsi sistemi di detenzione moderni con meccanismi che difendano l'integrità fisica e morale degli emigranti, prevengano aggressioni e rispettino i loro diritti. In questo contesto condanniamo fermamente qualunque ingerenza delle agenzie di investigazione governative nel controllo ed investigazione degli emigranti.
5. Le legittime autorità dello Stato hanno l'obbligo di proteggere gli emigranti da qualunque aggressore. Per questo non può giustificarsi moralmente il ricorso alle retate, agli incarceramenti e alle deportazioni di massa.
6. Esprimiamo il nostro disaccordo con l'argomento che l'applicazione dei controlli di frontiera e la militarizzazione delle frontiere ridurrà gli indici di criminalità della nostra società commessi dal narcotraffico e dal crimine organizzato. È una errore promettere porre fine alla delinquenza e al crimine organizzato promuovendo progetti come il piano Merida, che è fallito nella regione ed è diventato una strategia per fermare gli emigranti. La soluzione per evitare la migrazione forzata eticamente è l'applicazione di politiche di sviluppo sociale, per ristabilire il tessuto sociale rotto da un'economia neoliberale globalizzata e selvaggia. Con questo comunicato chiediamo il rafforzamento del sistema di protezione dei diritti umani degli emigranti, affinché sia efficiente, efficace ed umano. Ugualmente sollecitiamo principalmente il rafforzamento del sistema di giustizia degli Stati che condanni le azioni criminali contro gli emigranti, di coloro che transitano in Messico e sono ingiustamente incarcerati nelle prigioni di Messico, Stati Uniti ed America Centrale.
Infine eleviamo le nostre richieste ai Governi degli Stati Uniti e del Messico, affinché facciano uso delle facoltà che concede la Convenzione Internazionale dei Diritti umani dei lavoratori migratori e dei loro parenti, e si compia il rispetto dei diritti delle persone migranti. Chiediamo al Governo della Repubblica del Guatemala di incrementare la vigilanza sulle azioni dei governi di Messico e Stati Uniti, per contrastare la situazione di vulnerabilità degli emigranti. Esortiamo con fermezza i Rappresentanti e Senatori Repubblicani e Democratici degli Stati Uniti affinché rendano più veloce la riforma migratoria, che sia umana, integrale e comprensiva. Desideriamo che il Governo del Messico non attenui gli sforzi nella lotta ai sequestratori e che non criminalizzi gli emigranti. Speriamo in azioni chiare a beneficio del rispetto la vita degli emigranti.
Tutti noi che viviamo in questa regione delle Americhe siamo chiamati a costruire una vera cultura di rispetto della vita, principalmente degli emigranti, e a collaborare efficacemente per combattere la violenza e la morte che causano dolore e sofferenze a centinaia di famiglie.
Non vogliamo concludere questo comunicato senza invocare su tutti i nostri paesi la benedizione di Dio Nostro Padre e chiedere alla Sacra Famiglia che protegga la vita di coloro che emigrano.
Città del Guatemala, 28 Gennaio 2011.
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Mons.Alvaro Ramazzini Imeri,
Presidente della Pastorale della Mobilità Umana
Conferenza Episcopale del Guatemala
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374 - ''NO ROBARÁS EL DERECHO DEL MIGRANTE'' (Ex. 20,15)
La Comisión de la Pastoral de Movilidad Humanad e la CEG, preocupada ante los constantes secuestros, muertes y deportaciones masivas de migrantes centroamericanos y mexicanos hace público este comunicado a la comunidad nacional e internacional, dirigido en particular a los gobiernos de la región:
1. Se constata que la aplicación de políticas migratorias restrictivas en nombre de la "seguridad nacional" ha condenado a muerte a miles de migrantes que buscan la realización integral de sus sueños a través de un trabajo digno y honrado. Muchas leyes en países que se consideran cristianos no encarnan los valores de una ética verdaderamente cristiana. Nunca, como ahora, se ha olvidado el respeto debido a la vida humana. La aplicación del castigo a las personas indocumentadas de forma desmesurada contradice los principios de la libre locomoción prescritos en los instrumentos internacionales.
2. La Iglesia Católica fundamentada en los principios evangélicos aplicados por la Doctrina Social sostiene y defiende que la dignidad de las personas y los derechos inherentes no tienen fronteras, y debe de ser respetada por toda las naciones del mundo. En nuestros días se habla tanto a favor como en contra de los migrantes, sin embargo, los Estados deben aceptar que no son coherentes en la práctica de defender el derecho humano de la libre locomoción.
A ello se añade, lamentablemente, lo ocurrido en los últimos tiempos: la negación del Dream Act en los Estados Unidos que impide a los jóvenes el derecho a un futuro de desarrollo integral.
3. Actualmente con la difusión del racismo y xenofobia los migrantes viven cotidianamente en los países de tránsito y destino violaciones a sus derechos humanos con las prácticas nefastas de las detenciones, redadas, secuestros, y masacres. A través de WIKILEAK se ha evidenciado la existencia de negociaciones secretas entre los gobiernos de Estados Unidos y México para investigar a los migrantes en las carceles de México y encontrar razones para acusarlos. Esta práctica, de ser verdadera, es un gravísimo atentado contra la vida y la dignidad de la persona humana y una tremenda violación ética de los derechos de los migrantes.
4. Existen convenios y tratados intemacionales que defienden los derechos de los migrantes. En base a ellos deben desarrollarse sistemas de detención modemos con mecanismos que defiendan la integridad fisica y moral de los migrantes, prevengan agresiones y respeten sus derechos. En este contexto condenamos firmemente cualquier injerencia de las agencias de investigación gubemamentale es nel control e investigación de los migrantes.
5. Las legítimas autoridades del Estado tienen la obligación de proteger a los migrantes de los agresores sean quienes sean. Por ello no se puede justificar moralmente el recurso a las redadas, encarcelamientos y deportaciones masivas.
6. Expresamos nuestro desacuerdo con el argumento de que la aplicación de los controles fronterizos y la militarizacion de las fronteras reducirá los índices de criminalidad de nuestra sociedad cometidos por el narcotráfico y crimen organizado. Es una falacia prometer acabar con la delincuencia y el crimen organizado promoviendo proyectos como el plan Mérida que ha fracasado en la región y se ha vuelto una estrategia para detener migrantes. La solución para evitar la migración forzada es la aplicación de políticas de desarrollo social éticamente, para restablecer el tejido social roto por una economía neoliberal globalizaday salvaje. Con este comunicado pedimos el fortalecimiento del sistema de protección de los derechos humanos de los migrantes, para que sea, eficiente, eftcaz y humano. Asimismo urgimos el fortalecimiento del sistema de justicia de los Estados que condene las acciones criminales en contra de los migrantes, principalmente de quienes transitan en México y cumplen prisión injustamente en las cárceles de México, Estados Unidos y Centroamérica.
Finalmente elevamos nuestras peticiones a los Gobiemos de Estados Unidos y México, para que hagan uso de la facultad que le concede la Convención Intemacional de los Derechos Humanos de los trabajadores migratorios y sus familiares, y se cumpla el irrestricto respeto a los derechos de las personas en movilidad. Demandamos del Gobierno de la República de Guatemala incrementar la vigilancia sobre las acciones de los gobiernos de México y Estados Unidos, para contrarrestar la situación de wlnerabilidad de los migrantes. Exhortamos vehementementea los Representantes y Senadores Republicanos y Demócratas de Estados Unidos, que agilicen la reforma migratoria humana, integral y comprensiva. Deseamos que el Gobierno de México no desmaye en el combate a los secuestradores y que no criminalice a los migrantes. Queremos acciones contundentes a favor del respeto a la vida de los migrantes.
Todos cuantos vivimos en esta región de las Américas estamos llamados a construir una verdadera cultura de respeto a la vida, principalmente de los migrantes, y a colaborar eficazmente a combatir la violencia y la muerte que causan dolor y sufrimientos a cientos de familiar.
No queremos terminar este comunicado sin invocar sobre todos nuestros países la bendición de Dios Padre Nuestro y pedirle a la Sagrada Familia que proteja la vida de quienes emigran.
Guatemala de la Asunción, Enero 28 de 2011.
.
Monseñor Alvaro Ramazzini Imeri,
Obispo de San Marcos,
Presidente de Pastoral de Movilidad Humana
sabato 22 gennaio 2011
373 - CRIMINI DI GUERRA SI CONOSCERANNO NELLA CAPITALE
La procura generale ha ottenuto che cinque casi di massacri, perpetrati nella provincia durante il conflitto armato, siano giudicati nella capitale, a fronte del rischio che si ostacolino le indagini nel luogo dove avvennero i fatti. Le richieste di trasferimento dei giudizi sono state decise dalla Camera Penale della Corte Suprema di Giustizia (CSJ).
Édgar Pérez, querelante nei processi per i massacri avvenuti a Dos Erres e nel villaggio Los Josefinos, Petén; a Panzós, Alta Verapaz; in quello del distaccamento militare in Rabinal, Bassa Verapaz; e la sparizione forzata dell'ex guerrigliero Efraín Bámaca, avvenuta a Retalhuleu, ha detto che dovranno incominciare le indagini nel 2011, poiché si riapriranno quei casi.
La maggioranza di massacri si perpetrarono tra il 1978 e il 1982, quando governavano il paese i generali Fernando Romeo Lucas García, José Efraín Ríos Montt ed Oscar Humberto Mejía Víctores.
La relazione presentata dalla Commissione per il Chiarimento Storico afferma che in quel periodo si commisero crimini di rilevanza internazionale, dei quali esistono una serie di processi contro ufficiali militari, per genocidio, crimini di lesa umanità, crimini di guerra, sparizioni forzate, torture, esecuzioni extragiudiziali e violazioni sessuali contro donne, tra gli altri.
"La guerra interna che incominciò nel 1960 e finì nel 1996 lasciò più di duecentomila morti o scomparsi", afferma una relazione del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, che sottolinea come il 93% dei massacri furono commessi dall'Esercito.
Pérez ha spiegato che l'obiettivo del trasferimento dei processi è quello di evitare che si ostacolino le indagini e che si proteggano le vittime, i colpevoli, come gli operatori di giustizia, poiché nella capitale ci sono migliori condizioni logistiche che nei tribunali della provincia.
Trasferendo al Primo Tribunale di Alto Rischio esistono minori rischi per i giudici, ha sottolineato. "Un giudice nella provincia non ha sicurezze, non ha una vettura blindata, per questo è necessario che i casi si giudichino nella capitale", ha detto Pérez. Ha aggiunto che in alcuni processi i testimoni vivono ancora insieme ai colpevoli, cosa che rende difficile che testimonino contro di loro.
La richiesta di trasferimento dei processi dalla provincia alla capitale è competenza del Procuratore Generale, per questo è stato valutato ognuno ed è stato constatato che esiste il rischio che si ostacoli l'indagine, ha commentato il presidente della Camera Penale, César Barrientos. "Credo che lo Stato del Guatemala cerchi di garantire la giustizia in ogni caso, e si cerca che sia efficiente e si rispetti il giusto processo", ha detto.
Aura Elena Farfán, presidentessa dell'Associazione dei Parenti dei Detenuti e Scomparsi del Guatemala, ha detto che considerano con ottimismo che i processi siano spostati nella capitale, poiché si dimostra buona volontà della CSJ, affinché si ottenga giustizia per i crimini commessi durante il conflitto armato. "Considero molto incoraggiante che possa applicarsi la giustizia. Cerchiamo la verità di ciò che ha causato quelle morti e che si trovino i responsabili materiali ed intellettuali", ha detto.
Centro di Studi del Guatemala, 22 dicembre-3 gennaio 2011
Édgar Pérez, querelante nei processi per i massacri avvenuti a Dos Erres e nel villaggio Los Josefinos, Petén; a Panzós, Alta Verapaz; in quello del distaccamento militare in Rabinal, Bassa Verapaz; e la sparizione forzata dell'ex guerrigliero Efraín Bámaca, avvenuta a Retalhuleu, ha detto che dovranno incominciare le indagini nel 2011, poiché si riapriranno quei casi.
La maggioranza di massacri si perpetrarono tra il 1978 e il 1982, quando governavano il paese i generali Fernando Romeo Lucas García, José Efraín Ríos Montt ed Oscar Humberto Mejía Víctores.
La relazione presentata dalla Commissione per il Chiarimento Storico afferma che in quel periodo si commisero crimini di rilevanza internazionale, dei quali esistono una serie di processi contro ufficiali militari, per genocidio, crimini di lesa umanità, crimini di guerra, sparizioni forzate, torture, esecuzioni extragiudiziali e violazioni sessuali contro donne, tra gli altri.
"La guerra interna che incominciò nel 1960 e finì nel 1996 lasciò più di duecentomila morti o scomparsi", afferma una relazione del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, che sottolinea come il 93% dei massacri furono commessi dall'Esercito.
Pérez ha spiegato che l'obiettivo del trasferimento dei processi è quello di evitare che si ostacolino le indagini e che si proteggano le vittime, i colpevoli, come gli operatori di giustizia, poiché nella capitale ci sono migliori condizioni logistiche che nei tribunali della provincia.
Trasferendo al Primo Tribunale di Alto Rischio esistono minori rischi per i giudici, ha sottolineato. "Un giudice nella provincia non ha sicurezze, non ha una vettura blindata, per questo è necessario che i casi si giudichino nella capitale", ha detto Pérez. Ha aggiunto che in alcuni processi i testimoni vivono ancora insieme ai colpevoli, cosa che rende difficile che testimonino contro di loro.
La richiesta di trasferimento dei processi dalla provincia alla capitale è competenza del Procuratore Generale, per questo è stato valutato ognuno ed è stato constatato che esiste il rischio che si ostacoli l'indagine, ha commentato il presidente della Camera Penale, César Barrientos. "Credo che lo Stato del Guatemala cerchi di garantire la giustizia in ogni caso, e si cerca che sia efficiente e si rispetti il giusto processo", ha detto.
Aura Elena Farfán, presidentessa dell'Associazione dei Parenti dei Detenuti e Scomparsi del Guatemala, ha detto che considerano con ottimismo che i processi siano spostati nella capitale, poiché si dimostra buona volontà della CSJ, affinché si ottenga giustizia per i crimini commessi durante il conflitto armato. "Considero molto incoraggiante che possa applicarsi la giustizia. Cerchiamo la verità di ciò che ha causato quelle morti e che si trovino i responsabili materiali ed intellettuali", ha detto.
Centro di Studi del Guatemala, 22 dicembre-3 gennaio 2011
372 - CRÍMENES DE GUERRA SE CONOCERÁN EN LA CAPITAL
El Ministerio Público (MP) logró que cinco casos de masacres, perpetradas en la provincia durante el conflicto armado, sean juzgados en la capital, ante el riesgo de que se obstaculicen las investigaciones en el lugar donde ocurrieron los hechos. Las peticiones del traslado fueron resueltas a favor por la Cámara Penal de la Corte Suprema de Justicia (CSJ).
Édgar Pérez, querellante adhesivo en los procesos que se llevan por las masacres ocurridas en el parcelamiento Dos Erres y la aldea Los Josefinos, Petén; en Panzós, Alta Verapaz; en el del destacamento militar en Rabinal, Baja Verapaz; y la desaparición forzada del ex guerrillero Efraín Bámaca, ocurrida en Retalhuleu, dijo que deberán iniciarse las investigaciones en el 2011, ya que se reabrirán esos casos.La mayoría de masacres se perpetraron entre 1978 y 1982, cuando gobernaban el país los generales Fernando Romeo Lucas García, José Efraín Ríos Montt y Óscar Humberto Mejía Víctores.
El informe presentado por la Comisión del Esclarecimiento Histórico afirma que en ese período se cometieron crímenes de trascendencia internacional, de los cuales existe una serie de procesos legales contra oficiales militares, por genocidio, crímenes de lesa humanidad, crímenes de guerra, desapariciones forzadas, torturas, ejecuciones extrajudiciales y violaciones sexuales contra mujeres, entre otros.
“La guerra interna, que empezó en 1960 y terminó en 1996, dejó más de 200 mil muertos o desaparecidos”, asevera un informe del Programa de las Naciones Unidas para el Desarrollo, el cual resalta que el 93 por ciento de las masacres fueron ejecutas por el Ejército.
Pérez explicó que el objetivo del traslado de los casos es evitar que no se obstaculicen las investigaciones y que se proteja a las víctimas, los victimarios, así como a los operadores de justicia, ya que en la capital hay mejores condiciones de logísticas que en los juzgados de la provincia.
Al ser traslados al Juzgado Primero de Alto Riesgo existe menor riesgo para los juzgadores, insistió. “Un juez en la provincia no tiene seguridad, menos un carro blindado, por ello es necesario que los casos se juzguen en la capital”, expuso Pérez. Agregó que en algunos procesos testigos aún conviven con victimarios, lo cual dificulta que declaren en su contra.
La petición del traslado de los procesos de la provincia a la capital es competencia del MP, por ello se evaluó cada uno y se constató que existe riesgo de que se obstruya la investigación, comentó el presidente de la Cámara Penal, César Barrientos. “Creo que el Estado de Guatemala busca garantizar la justicia en cada caso, y se busca que sea eficiente y se respete el debido proceso”, enfatizó.
Aura Elena Farfán, presidenta de la Asociación de Familiares Detenidos-Desaparecidos de Guatemala, manifestó que ven con optimismo que los procesos sean trasladados a la capital, ya que se demuestra buena voluntad de la CSJ para que se logre justicia por los crímenes cometidos durante el conflicto armado. “Considero muy esperanzador que pueda aplicarse la justicia. Lo que buscamos es la verdad de lo que sucedió con esas muertes y se encuentre a los responsables materiales e intelectuales”, expresó.
Centro de Estudios de Guatemala 22 diciembre – 3 enero de 2011
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