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giovedì 3 febbraio 2011

377 - RICHIESTA DI GIUDIZIO PER IL MASSACRO NELL’AMBASCIATA DELLA SPAGNA

"A 31 anni da questo crimine di lesa umanità, il manto dell'impunità continua a proteggere coloro che furono responsabili materiali ed intellettuali", hanno affermato in un comunicato quattro organizzazioni, tra esse la Fondazione Rigoberta Menchú Tum (FRMT), ed il Comitato di Unità Contadina (CUC).
Vicente Menchú, padre dell'attivista Rigoberta Menchú Tum che nel 1992 vinse il Nobel della Pace, fu una delle vittime.
Uno degli avvocati della FRMT, Eduardo de Leon, assicurò oggi che "il migliore rifugio dei genocidi è lo stesso Stato", che non ha dimostrato la volontà di catturare e giudicare i responsabili del massacro.
Familiari delle vittime ed attivisti umanitari hanno realizzato oggi nell'antica sede dell'ambasciata di Spagna una cerimonia maya per ricordare i contadini e gli studenti che morirono bruciati.
L'incendio della missione diplomatica spagnola avvenne durante il regime militare che guidò Romeo Lucas García (negli anni 1978-1982), morto nel maggio 2006 in Venezuela.
Il 31 gennaio 1980 un gruppo di contadini arrivò in capitale dal dipartimento del Quiché per denunciare la repressione militare nelle loro comunità.
Non ricevendo ascolto delle autorità, accompagnati da studenti universitari, occuparono in forma pacifica l'ambasciata di Spagna, che lo stesso giorno fu incendiata da agenti della Polizia Nazionale (con la collaborazione dei militari) e 37 persone, tra essi tre spagnoli, morirono bruciati.
Le vittime
Le vittime spagnole furono il console Jaime Ruiz del rbol e gli impiegati dell'ambasciata Felipe Sáenz e María Teresa Vázquez de Villa.
Fino ad ora, disse De Leon, non c'è nessun detenuto per il massacro.
Nel novembre del 2006, due degli accusati, l'ex direttore della Polizia Nazionale Germán Chupina e l'ex ministro della Difesa Aníbal Guevara, si consegnarono alle autorità, dopo che il Tribunale Nazionale Spagnolo emise ordini di cattura ai fini dell’estradizione.
La cattura di queste due persone e di altri tre militari e due civili rispondeva ad una polemica presentata nel dicembre 1999 davanti al citato tribunale spagnolo da Rigoberta Menchú, per i delitti di genocidio, torture e terrorismo di Stato.
Tuttavia, il 12 dicembre 2007, la Corte Costituzionale, la massima istanza giudiziale del Guatemala, lasciò senza effetto il processo considerando che il Tribunale Nazionale Spagnolo non aveva competenza per giudicare i guatemaltechi.
Dopo la sentenza, Chupina e Guevara riacquistarono la loro libertà. Il 17 febbraio 2008 l'ex direttore della Polizia Nazionale morì nella sua casa di infarto.
Anche la risoluzione del Corte Costituzionale favorì i generali golpisti José Efraín Ríos Montt (1982-1983), Óscar Mejía (1983-1986), come l'ex ministro, Donaldo Álvarez, l'ex capo del Comando 6 della Polizia Nazionale, Pedro Arredondo ed l'ex capo dello Stato maggiore della Difesa, generale Benedicto Lucas.
Eduardo De Leon aggiunse che fino ad oggi non "esistono in Guatemala indizi che perseguano i responsabili del massacro."
"Vogliamo la verità di ciò che avvenne e che i responsabili siano portati davanti alla Giustizia, affinché siano giudicati per un crimine tanto orrendo”, afferma ugualmente quel citato comunicato, sottoscritto anche da Convergenza Nazionale Maya e dal Coordinamento Genocidio Mai più.
Prensa Libre 31/01/2011