Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


domenica 25 aprile 2010

110 - MONSEÑOR GERARDI MARTIR DE LA VERDAD - XII ANIVERSARIO DE SU ASESINATO

Queremos contribuir a la construcción de un país distinto. Por eso recuperamos la memoria del pueblo. Este camino estuvo y sigue estando lleno de riesgos, pero la construcción del Reino de Dios  tiene riesgos y sólo sono sus constructores quello que tienen fuerza para ententarlos.
El trabajo de REMHI ha sido una empresa asombrosa de conocimento,profundización y apropriación de nuestra historia personal y colectiva.  Ha sido una puerta abierta para que las personas respiren y hablen en libertad, para la creación de comunidades con esperanza. Es posible la paz, una paz que nace de la verdad de cada uno y de todos. Verdad dolorosa, memoria de las llagas profundas y sangrientas del país, verdad personificante y liberadora que posibilita que todo hombre y mujer se encuentre consigo mismo y asuma su historia ; verdad que a todos nos desafía para que reconozcamos la responsabilitad individual y colectiva y nos comprometamos a que esos abominables hechos no vuelvan a repetirse.
(discurso de Monseñor Juan Gerardi con ocasión de la presentación del informe REMHI, 24 abril 1998).

sabato 24 aprile 2010

109 - MIGRAZIONI, DONNE E FAMIGLIA: IL COSTO UMANO E SOCIALE DELLA MIGRAZIONE INTERNAZIONALE

In una società che genera emigranti, come quella del Guatemala (un milione e mezzo negli USA), il numero di famiglie interessate dal fenomeno migratorio è alto, secondo il dossier della OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) sulle rimesse e l’ambiente, il 22,5% di coloro che inviano denaro dagli USA sono mariti o mogli, e questo indica l’alto livello di persone che si fanno carico della famiglia, dei quali la maggior parte sono donne. Un’alta percentuale sono i figli (14,1%), il 6% sono genitori, e il 1,2% sono persone non legate da vincoli familiari.
I processi migratori generano dei cambiamenti che colpiscono la configurazione della famiglia in modo temporaneo o definitivo, modificando le interazioni tra i membri, i processi di comunicazione e socializzazione, i ruoli, le responsabilità e le autorità, modificando i vincoli affettivi e sociali sia per le famiglie che si adattano all’esperienza migratoria negli Stati Uniti, sia con le famiglie nucleari, che rimangono nel paese, o con le famiglie allargate, che entrano in relazione o si distanziano sulla base delle circostanze che riguardano il fenomeno migratorio.
La maggior parte delle migrazioni riguardano gli uomini, e questo fa sì che molte donne rimangano a farsi carico della famiglia, cosa che si traduce nella mancanza di protezione, in alcuni casi nell’abbandono, in altri casi ci sono differenti forme di dominazione, e in generale un sovraccarico di responsabilità che devono assumersi le donne. Le migrazioni internazionali causano anche dei cambiamenti nelle dinamiche familiari, dato che i figli ne sono danneggiati, perché crescono senza il riferimento della figura paterna. 
Le parole di Rigoberta Menchù illustrano meglio quanto detto sopra quando afferma che “il maggior numero di vedove si registra a causa dell’immigrazione” (La Hora, 2/10/2008), cioè, parafrasando la Menchù, che in Guatemala ci sono più “vedove” in tempo di pace che in tempo di guerra, perché i loro mariti sono andati negli USA e la maggior parte continua ad aspettare o ignora la data del ritorno.
Le donne che sono rimaste in Guatemala si fanno carico della cura dei figli, di inviarli a scuola, della cura della casa e del terreno, delle coltivazioni e del raccolto, nelle famiglie contadine dell’Altopiano nel periodo della raccolta della canna da zucchero nella costa Sud. Il sovraccarico della figura materna implica un conseguente aumento dello stress e della depressione delle donne. Anche se non sono protagoniste delle migrazioni, soffrono le conseguenze di questo processo globale e locale.
D’altra parte, la migrazione degli uomini che lasciano le loro mogli, ha incrementato la partecipazione comunitaria delle donne, cioè esse ora formano parte di organizzazioni locali ed è rilevante la crescente partecipazione delle donne nella leadership comunitaria. Sono anche sorprendenti le storie di quelle donne che “approfittando del fatto che lo sposo non ci sia, fanno un grande sforzo per continuare gli studi” o formano parte della dirigenza di squadre di football. Rappresentano forse una luce in un panorama in gran parte grigio. 
Mesa Nacional para las Migraciones (Menamig), Álvaro Caballeros, Adital, 12/04/10

108 - MIGRACION, MUJERES Y FAMILIA: EL COSTO HUMANO Y SOCIAL DE LA MIGRACION INTERNACIONAL

En una sociedad expulsora de emigrantes como Guatemala, (un millón y medio en EE.UU.) la cantidad de familias afectadas por la migración, es alta, según el informe de OIM sobre remesas y medio ambiente, 22.5% de quienes envían recursos desde Estados Unidos son esposos o esposas, lo que indica el alto nivel de personas que se quedan a cargo del hogar, de los cuales la mayoría son mujeres. Otro alto porcentaje son hijos 14.1%, 6% son padres y madres y el 1.2% a personas no parientes.
Los procesos migratorios generan cambios que afectan la configuración familiar en forma temporal o definitiva, alterando las interacciones entre sus miembros, los procesos de comunicación y socialización, los roles, las responsabilidades y la autoridad, modificando los vínculos afectivos y sociales, tanto para las familias que se conformaron de la experiencia migratoria en Estados Unidos, como a las familias nucleares que se quedan y a las familias extensas, que cada vez más se alejan o acercan, dependiendo de las circunstancias que rodean el proceso migratorio.
La mayor parte de migraciones son protagonizadas por hombres, lo que provoca que muchas mujeres se queden a cargo del hogar y la familia que regularmente se traduce en una situación de desprotección, en algunos casos de abandono, en otros bajo distintas formas de dominación y en general en una sobrecarga de responsabilidades que asumen las mujeres. También la migración internacional provoca cambios en las dinámicas familiares ya que los hijos también se ven afectados por crecer sin el referente paterno.
Las palabras de la Dra. Rigoberta Menchú, ilustran mejor lo anterior al señalar que "el mayor número de viudas se registra a causa de la inmigración" (La Hora 2/10/08), es decir, parafraseando a Menchú, que en Guatemala hay más "viudas" en tiempos de paz, que en tiempos de guerra, porque sus esposos se fueron a Estados Unidos y la mayoría sigue esperando o ignorando el retorno.
Las mujeres que se quedan en Guatemala se hacen cargo del cuidado de los hijos, de enviarlos a la escuela, del cuidado de la casa y del terrenito, del cuidado de las siembras y de la cosecha en las familias campesinas del Altiplano en época de zafra en la Costa Sur. La sobrecarga de la figura materna implica un consiguiente aumento del estrés y depresión de la mujer. Aunque no son protagonistas de las migraciones sufren las consecuencias este proceso global y local.
Pero por otro lado la migración de hombres que dejan a las mujeres, ha fomentado la participación comunitaria de éstas, es decir ahora forman parte de las organizaciones locales y es notable la creciente participación de las mujeres en el liderazgo comunitario. También son sorprendentes las historias de aquellas mujeres, que "aprovechando que el esposo no está, hacen un gran esfuerzo por continuar sus estudios", o forman parte en la dirigencia de equipos y campeonatos de Futbol. Quizá sea una luz ante un panorama predominantemente gris.
Mesa Nacional para las Migraciones (Menamig), por Álvaro Caballeros, Adital, 12/04/10

martedì 20 aprile 2010

107 - LA DISCRIMINAZIONE E’ UN REATO

Nonostante le modifiche del Codice Penale, agli indigeni poveri mancano ancora i mezzi per portare in giudizio i casi di discriminazione. Per due anni, Marta, 43 anni, indigena maya kaqchikel analfabeta, ha lavorato come domestica e ha ricevuto maltrattamenti dai suoi datori di lavoro.
La famiglia non indigena per la quale ha lavorato a San Lucas Sacatepéquez, a 35 chilometri da Città del Guatemala, la obbligava a dormire in una capanna di legno, senza porte, tra attrezzi e catini piene di biancheria sporca, racconta Marta, che ha chiesto di cambiare il suo nome per paura di rappresaglie da parte dei suoi datori di lavoro.
Le hanno proibito di utilizzare i servizi igienici della famiglia, ed è stata obbligata a lavarsi nel cortile, dice Marta, originaria del dipartimento centro occidentale di Totonicapán.
Inoltre, il padrone di casa si rivolgeva a lei regolarmente con abusi verbali. “Non servi a nulla, sei sporca, lavati, devi ringraziare per la possibilità che la famiglia ti dà di avere una entrata economica”, erano alcune delle espressioni che era costretta ad ascoltare ogni giorno.
Dopo aver lasciato il lavoro lo scorso anno, Marta ha deciso di chiedere aiuto l’Ufficio per la Difesa della Donna Indigena (DEMI), istanza governativa dedicata a difendere i diritti delle donne indigene.
Oltre il 40% dei 14 milioni di guatemaltechi si considerano indigeni, anche se alcuni esperti ritengono che la percentuale possa salire al 60%.
Secondo Azucena Socoy, avvocato della DEMI, questi casi raramente vengono denunciati perché si considera “normale” che le lavoratrici domestiche indigene siano obbligate dai loro datori di lavoro a non indossare i loro vestiti tradizionali, a parlare spagnolo e a soffrire abusi e umiliazioni.
Nell’ottobre del 2002 il Congresso ha aggiunto un nuovo articolo al Codice Penale, che qualifica come reato le differenti forme di discriminazione, compreso il razzismo.
“Si intenderà come discriminazione qualsiasi distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata su motivi di genere, razza, etnia, idioma, età, religione, situazione economica, infermità, incapacità, stato civile, o qualunque altro motivo, ragione o circostanza che impedisca o renda difficile a una persona o a un gruppo o associazione, l’esercizio di un diritto previsto per legge. Compreso il diritto consuetudinario o la consuetudine, in conformità con la Costituzione Politica della Repubblica del Guatemala e i Trattati Internazionali in materia di diritti umani”, recita l’articolo 202 del Codice Penale.
Ma la discriminazione è comune nella vita quotidiana della popolazione indigena del Guatemala.
“Il regolamento del Codice Penale al momento non consente di provare molti dei reati”, sostiene Dilia Palacios, titolare della Commissione Presidenziale contro la Discriminazione e il Razzismo (CODISRA).
Il sistema giudiziario richiede prove del fatto che le vittime sono state oggetto di abusi razzisti, come la dichiarazione di testimoni, cosa che è molto difficile da ottenere, in casi come quelli di Marta e di altre lavoratrici domestiche.
“In primo luogo bisogna convincere il Pubblico Ministero che è stato commesso un reato e che deve essere aperta una indagine. La discriminazione deve essere provata; altrimenti le autorità dicono che è semplicemente un “problema” che deve essere risolto per mezzo della conciliazione”, ha precisato Xiomara Vásquez, consulente legale di CODISRA.
In casi come quello di Marta, difficilmente le vittime ottengono le prove o le testimonianze, e ciò rende impossibile portare in giudizio chi ha commesso quelle azioni. “Ci sarebbe bisogno di un registratore, una cinepresa, o un video che permettesse di avere la certezza di ciò che qualcuno ha detto o ha fatto. Diventa molto difficile per la nostra cliente e per noi dimostrarlo”, ha detto Socoy. 
Un altro ostacolo perché i casi di discriminazione siano portati in giudizio è che devono essere vincolati ad un altro reato, dice, dato che il Pubblico Ministero non considera la discriminazione come una offesa grave.
Cristian Otzin, un altro consulente legale di CODISRA, aggiunge che la pena massima per il reato di discriminazione  è di tre anni di carcere.
Secondo Vásquez, i pochi casi che sono arrivati ai tribunali hanno richiesto l’intervento di esperti della cultura indigena – conosciuta come perizia culturale – che permette al giudice di comprendere il bagaglio culturale della vittima e l’importanza di alcune parole o azioni.
Senza dubbio, il costo di questo intervento peritale è all’incirca di 10.000 quetzales (1.200 dollari USA), costo di cui si deve fare carico il Pubblico Ministero, sebbene le autorità frequentemente si negano e demandano il pagamento alla vittima.  Considerando che il salario minimo in Guatemala è di 1.800 quetzales ($220) al mese, è praticamente impossibile che le vittime possano assumersi questo costo; per quello, nella maggior parte dei casi che sono arrivati in tribunale, le vittime hanno ottenuto aiuto finanziario e legale da parte di organizzazioni non governative per i diritti umani o da istanze governative come CODISRA.
“I meccanismi e le forme per valutare questo reato previsto dalla legislazione sono difficili; c’è bisogno di grandi sforzi”, ha affermato Socoy.
Secondo Palacios “c’è ancora bisogno di un lungo cammino per fare prendere coscienza del problema non solo alla società ma anche agli operatori giuridici perché siano sensibili di fonte a questo tipo di delitto”.
Senza dubbio, una serie di casi emblematici sono raggi di speranza per le vittime della discriminazione razziale come Marta.
Palacios cita due recenti casi che sono stati portati in tribunale con successo sulla base della legge contro la discriminazione con l’appoggio di CODISRA: quello di una lavoratrice che è stata obbligata a smettere di indossare il suo abito tradizionale maya quiche per vestire una uniforme e quello di una bambina in età scolara della città di Quetzaltenango, che è stata obbligata a non indossare i suoi abiti tradizionali per andare a scuola.
Secondo il politico maya Alvaro Pop, questi casi dimostrano che c’è ancora molto da fare perché si comprenda l’impatto della discriminazione e perché questo sia preso in considerazione dalle autorità, “quello che abbiamo ottenuto negli ultimi 20 anni nel complesso della riforma dello stato sul questo tema è molto di più di quanto è successo negli ultimi 200 anni”.
Louisa Reynolds, Noticias Aliadas, 08/04/2010

106 - DISCRIMINACIÓN ES DELITO

A pesar de cambios en Código Penal, indígenas pobres carecen de recursos para llevar a juicio casos de discriminación. Durantes dos años, Marta, de 43, indígena maya kaqchikel y analfabeta, trabajó como empleada del hogar y recibió maltratos de sus empleadores.
La familia no indígena para la que trabajaba en San Lucas Sacatepéquez, a unos 35 km de Ciudad de Guatemala, la obligaba a dormir en una choza de madera sin puertas, entre herramientas y cubetas llenas de ropa sucia, cuenta Marta, quien pidió cambiar su nombre por temor a represalias de sus empleadores.
Le prohibieron usar los servicios higiénicos de la familia y fue obligada a bañarse en el patio, dice Marta, originaria del departamento centrooccidental de Totonicapán.
Además, el dueño de la casa con regularidad cometía abuso verbal contra ella. “No servís para nada, sos una sucia, báñate, debes agradecer la oportunidad que te da la familia para tener un recurso económico”, eran algunos de los comentarios que ella tenía que escuchar diariamente.
Luego de dejar su empleo el año pasado, Marta decidió buscar ayuda de la Defensoría de la Mujer Indígena (DEMI), instancia gubernamental dedicada a defender los derechos de las mujeres indígenas.
Más de 40% de los 14 millones de guatemaltecos se consideran indígenas, aunque algunos expertos creen que el porcentaje podría llegar al 60%.
Según Azucena Socoy, abogada de la DEMI, tales casos raramente son denunciados porque se considera “normal” que las trabajadoras del hogar indígenas sean obligadas por sus empleadores a abandonar sus trajes tradicionales, hablar castellano y sufrir abusos y degradación.
En octubre del 2002, el Congreso agregó un nuevo artículo al Código Penal que califica como delito las diversas formas de discriminación, incluyendo el racismo.
“Se entenderá como discriminación toda distinción, exclusión, restricción o preferencia basada en motivos de género, raza, etnia, idioma, edad, religión, situación económica, enfermedad, discapacidad, estado civil, o en cualquier otro motivo, razón o circunstancia, que impidiera o dificultare a una persona o grupo de personas o asociaciones, el ejercicio de un derecho legalmente establecido. Incluyendo el derecho consuetudinario o costumbre, de conformidad con la Constitución Política de la República de Guatemala y los Tratados Internacionales en materia de derechos humanos (…)”, dice el artículo 202 del Código Penal.
Pero la discriminación es algo común en la vida diaria de la población indígena de Guatemala.
“El reglamento del Código Penal no alcanza al momento de probar muchos de los delitos”, dijo Dilia Palacios, titular de la Comisión Presidencial contra la Discriminación y el Racismo (CODISRA).
El sistema judicial demanda pruebas de que la víctima ha sido objeto de abusos racistas, tales como la declaración de testigos, lo que es sumamente difícil en casos como el de Marta y de otras trabajadoras del hogar.
“Primero, hay que convencer al Ministerio Público de que se ha cometido el delito y que debe abrirse una investigación. La discriminación debe ser probada; de otra manera las autoridades dicen que es simplemente un ‘problema’ que necesita ser resuelto por medio de la conciliación”, precisó Xiomara Vásquez, asesora legal de CODISRA.
En casos como el de Marta, difícilmente las víctimas obtienen la prueba o el testimonio, lo cual hace imposible llevar a los perpetradores a juicio. “Se requeriría de una grabadora, cámara o video que permitiera tener certeza de lo que alguien dijo o hizo. Se vuelve muy difícil para la usuaria y para nosotras demostrarlo”, indica Socoy.
Otro obstáculo para que los casos por discriminación sean judicializados es que deben estar vinculados a otro delito, dice, ya que el Ministerio Público no considera la discriminación como una ofensa grave.
Cristian Otzin, otro asesor legal de CODISRA, agrega que la pena máxima para el delito de discriminación es de tres años de cárcel.
Según Vásquez, los pocos casos que han llegado a los tribunales han requerido de la intervención de expertos en cultura indígena —conocida como “peritaje cultural”— que permite al juez comprender el bagaje cultural de la víctima y la importancia de ciertas palabras o acciones.
Sin embargo, el costo de esta intervención es por lo general de unos 10,000 quetzales (US$1,200), costo que debe ser asumido por el Ministerio Público, aunque las autoridades con frecuencia se niegan y demandan que la víctima pague ese costo. Considerando que el salario mínimo en Guatemala es de 1,800 ($220) quetzales al mes, es prácticamente imposible que la víctima pueda asumir ese costo; por eso, en la mayoría de los casos que llegaron a los tribunales, las víctimas han obtenido apoyo financiero y legal de organizaciones no gubernamentales de derechos humanos, o de una instancia gubernamental como CODISRA.
“Los mecanismos y las formas para resolver este delito que plantea la legislación son difíciles; requieren de gran esfuerzo”, manifestó Socoy.Según Palacios, “falta mucho para concientizar no sólo a la sociedad sino a los operadores de justicia para que sean sensibles ante ese tipo de delitos”.
Sin embargo, una serie de casos emblemáticos son una luz de esperanza para las víctimas de discriminación racial como Marta. Palacios cita dos recientes casos que fueron llevados a juicio con éxito bajo la ley contra la discriminación con apoyo de CODISRA: el de una trabajadora del hogar que fue obligada a abandonar su traje tradicional maya kiché y vestir uniforme, y el de una niña escolar de la ciudad suroccidental de Quetzaltenango, quien también fue obligada a dejar su atuendo indígena para asistir a la escuela.
Para el científico político maya Álvaro Pop, estos casos ilustran que aunque hay mucho por hacer para que se comprenda el impacto de la discriminación y sea tomado más en serio por las autoridades, “lo que se ha conseguido en los últimos 20 años en cuanto a la reforma del Estado sobre el tema, es mayor que lo que ocurrió en los pasados 200 años”.
Louisa Reynolds, Noticias Aliadas, 08/04/2010

domenica 18 aprile 2010

105 - DOSSIER SEGNALA VIOLENZE CONTRO SINDACALISTI TRA IL 2005 E IL 2010.

Nell’ultimo dossier reso pubblico dal Movimento Sindacale, Indigeno e Contadino Guatemalteco (MSICG), i numeri esprimono bene la situazione alla quale è esposto l’ esercizio dei diritti sindacali nel paese. Secondo questo studio, tra gennaio 2007 e gennaio 2010, sono stati 42 i sindacalisti assassinati. Di questi, 38 appartenevano al MSICG, gli altri quattro erano, secondo il documento, dirigenti sindacali e contadini.
“Gli atti di violenza e altre violazioni ai diritti umani legati all’esercizio delle libertà sindacali nel periodo compreso tra l’anno 2007 e gennaio 2010 hanno avuto un impatto quasi esclusivo (oltre il 90%) sulle organizzazioni che compongono il Movimento Sindacale, Indigeno e Contadino Guatemalteco (MSICG)” sottolinea.
Nonostante gli assassinii e le persecuzioni dei leader sindacali siano aumentati in Guatemala dopo il 2007, negli anni precedenti la situazione non era molto differente. Secondo il dossier, che si riferisce al periodo compreso tra il 2005 e gennaio 2007, nel gennaio 2005 si sono registrati 12 casi di violenza contro sindacalisti e difensori dei diritti sindacali. Nel 2006, ci sono state 13 azioni di intimidazione e minacce, mentre nel 2007 sono state 14.
A partire dal 2008, non solo i numeri, ma anche le modalità delle violenze sono cresciute. “Nell’anno 2008 ci sono stati 16 incidenti, le forme di violenza si sono ampliate verso forme di minaccia e intimidazioni, come detenzioni illegali, incursioni in sedi sindacali, aggressione e attacco alle residenze di dirigenti sindacali e soprusi”.
Inoltre le violazioni dei diritti sindacali in Guatemala, secondo il dossier del Movimento, sono fortemente caratterizzate dall’impunità. “Fino alla data di presentazione di questo dossier, in nessuno dei casi relazionati alla violenza antisindacale, non è stato identificato, processato né condannato nessuno degli autori materiali e intellettuali, per questo, si può dire che il 100% dei casi sono impuniti”.
Il dossier sottolinea inoltre che la maggior parte degli assassinii dei sindacalisti è avvenuto poco dopo l’inizio della realizzazione di attività finalizzate al compimento dei diritti del lavoro e dei diritti sindacali. Sottolinea anche che il 31% dei dirigenti uccisi apparteneva al settore pubblico – cioè erano dipendenti dello Stato guatemalteco – e che in almeno il 23% dei casi c’è stata la partecipazione delle forze di sicurezza dello Stato.
“E’ anche d’altronde preoccupante che, di fronte ai gravi fatti che coinvolgono una sistematica violazione dei diritti umani in funzione della limitazione delle condizioni per l’esercizio della libertà sindacale, lo Stato del Guatemala adotti una posizione che, lungi dall’essere ragionevole e alla ricerca di soluzioni, mira a screditare gli interlocutori sociali, e soprattutto che questo atteggiamento, nel quadro internazionale, si riveli pericolosamente correlato alla individuazione a livello nazionale della violenza e delle aggressioni contro il MSICG e le sue le organizzazioni che ne fanno parte”.
Adital, 9/04/2010

104 - INFORME DESTACA VIOLACIONES CONTRA SINDICALISTAS ENTRE 2005 Y 2010

En el último informe divulgado por el Movimiento Sindical, Indígena y Campesino Guatemalteco (MSICG) los números expresan bien la situación a la que está expuesta la práctica sindical en ese país. De acuerdo con el relevamiento, entre 2007 y enero de 2010, 42 sindicalistas fueron asesinados. De los cuales, 38 pertenecían al MSICG. Los otros cuatro, según el documento, eran dirigentes sindicales y campesinos.
"Los actos de violencia y demás violaciones a los derechos humanos vinculadas al ejercicio de la libertad sindical en el período comprendido entre el año de 2007 y enero de 2010 tuvo un impacto casi exclusivo (más del 90%) en las organizaciones que forman el Movimiento Sindical, Indígena y Campesino Guatemalteco (MSICG)", destaca.
A pesar de que los asesinatos y persecuciones a los líderes sindicales han empeorado en Guatemala después de 2007, en los años anteriores la situación no era muy diferente. Según el informe -referente al período comprendido entre 2005 y enero de 2007-, en 2005, se registran 12 casos de violencia contra sindicalistas y defensores de derechos humanos sindicales. En 2006, 13 acciones relacionadas con la intimidación y amenazas; y en 2007, 14.
A partir del 2008, no sólo los números, sino las formas de violencia también aumentaron. "Durante el año 2008, se produjeron 16 incidentes, se ampliaron las formas de violencia a otras formas además de amenazas e intimidaciones, tales como detenciones ilegales, invasiones de sedes sindicales, invasiones y ataques de residencias de dirigentes sindicales y persecuciones", afirma.
Además, las violaciones a los derechos sindicales en Guatemala, de acuerdo con el informe del Movimiento, están fuertemente marcadas por la impunidad. "Hasta la fecha de presentación de este informe, en ninguno de los casos relacionados con violencia antisindical citados, no fue definido, procesado ni sentenciado ninguno de los autores materiales e intelectuales, por lo tanto, se puede decir que el 100% de los casos se encuentran impunes", revela.
El informe destaca además que la mayoría de los asesinatos de sindicalistas ocurrió poco después del comienzo de la realización de actividades en busca del cumplimiento de los derechos laborales y sindicales. Resalta también que el 31% de los dirigentes muertos pertenecían al sector público -o sea, eran empleados del Estado guatemalteco- y que, en por lo menos el 23% de los casos, existió la participación de fuerzas de seguridad del Estado.
"Resulta por demás preocupante que, ante los graves hechos que involucran una violación sistemática de los derechos humanos en función de la limitación de las condiciones para el ejercicio de la libertad sindical, el Estado de Guatemala adopte una posición que, lejos de ser reflexiva y de búsqueda de soluciones, opte por la descalificación de los interlocutores sociales y, sobre todo, que tal actitud, en el marco internacional, resulte peligrosamente coincidente con la focalización a nivel nacional de la violencia y ataques contra el MSICG y sus organizaciones miembros", considera.
Adital 9/04/2010

giovedì 15 aprile 2010

103 - INTERVISTA A CARLOS CASTRESANA: LE ISTITUZIONI SONO SOPRA STRUTTURE CLANDESTINE

Carlos Castresana, capo della Commissione Internazionale contro la Impunità in Guatemala (Cicig), in una intervista ha assicurato che le istituzioni dello Stato per anni sono state fondate su strutture criminali, e questo fa si che si mantenga alto il livello di impunità nel paese. Ha anche affrontato il tema dell’elezione del Procuratore della Repubblica, la purificazione della Polizia e i risultati dei casi che ha analizzato.
- Come vede la situazione del Guatemala dopo tanti scandali nei quali compaiono funzionari legati alla corruzione?
R. E’ difficile costruire su strutture che sono tanto deteriorate dalla corruzione, nelle quali vi sono infiltrazioni di gruppi criminali, ma mi sembra che la campagna è legittima e merita di essere sostenuta. Abbiamo detto che sfortunatamente le strutture di governo si sono appoggiate sulla base di strutture clandestine.
- Come sono classificate queste strutture?
R. Ci sono due classi: una classe io la chiamo reti di gruppi interprofessionali, di settori che soddisfano i loro interessi e che mescolano la politica con i mezzi di comunicazione, le imprese, studi professionali e istituzioni. Poi vi è il settore di gruppi criminali che si specializzano in attività illegali come il traffico di droghe, di migranti, di bambini, di adozioni clandestine, la tratte delle bianche e il contrabbando, tra le altre cose.
- Quali sono le più potenti?
R. Quelle del primo gruppo sono molto più pericolose, più potenti, sono quelle che generano corruzione, sono quelle infiltrate nelle istituzioni del sistema di sicurezza, che sono attive in vari campi, imprese criminali che si spartiscono i criteri di divisione dei compiti e della gerarchie, e sono le più difficili da smantellare.
Vi sono anche enormi mafie dedicate alla vendita di bambini, e altre più piccole, con una casa di accoglienza dove cercano di  organizzare adozioni; alcune sono locali, altre nazionali e anche multinazionali.
- Avrà il tempo per smantellarle durante il suo mandato?
R. Stiamo lavorando per quello. Un esempio è il colpo all’interno della Polizia Nazionale (Civile) contro tutta la cupola, i cui membri si sono rafforzati con il traffico di droghe, il furto di droga e di denaro. Questo ha iniziato ad essere un segnale positivo, anche se è stato un enorme sconcerto per i guatemaltechi onesti, ma è un messaggio di speranza molto forte, dato che per la prima volta qualcuno è preparato. Non lo dico per la CICIG, ma per la Procura, la Polizia, i giudici che hanno il coraggio di fare fronte alla mafia e la stanno fronteggiando e stanno guardando negli occhi il mostro, questo non era avvenuto in precedenza.
- Metterete il veto a qualcuno dei candidati per la carica di procuratore della repubblica?
R. Individuiamo le persone che non sono idonee, che non sono oneste e che si trovano nella lista dei candidati, ma formano parte di quelle strutture clandestine che vogliono usurpare il potere legittimo delle istituzioni dello stato di diritto, della Corte Suprema di Giustizia, della Corte di Appello, della Difesa, e ora della Procura.
- Queste strutture sono le stesse che ha menzionato?
R. Non è solo un gruppo, sono differenti gruppi che obbediscono a settori di pressione, a posizioni  di potere di fatto che controllano le istituzioni. Secondo i dati messi a disposizione dal magistrato Cesar Barrientos, l’efficacia dell’organismo giudiziario sarebbe intorno allo 0,5%, cioè è una istituzione collassata al 99,5%. Riceve 11.000 denunce, delle quali riesce a sbrigarne appena 1.500, è una istituzione manipolata da forze potenti.
- Quali sono le principali sfide per il nuovo procuratore?
R. Deve dare risposte all’impunità, deve combattere efficacemente il delitto, rendere più efficienti le sue risorse (circa 2.300 magistrati), e deve depurare l’istituzione, che ha molte infiltrazioni di strutture clandestine. La depurazione effettuata a metà del 2008, con l’allontanamento del procuratore della repubblica e di alcuni pubblici ministeri, è stata solo la depurazione della punta dell’iceberg, ma il resto del corpo è rimasto uguale.
- Quanti sono coinvolti, chi sono?
R. Sono persone molto conosciute, che hanno beneficiato del Pubblico Ministero e che continuano a farlo anche ora. Sono parte di strutture clandestine contro le quali presto o tardi emetteremo procedimenti penali, abbiamo una questione pendente.
- Quando avete intenzione di presentare le osservazioni?
R. Cercheremo di utilizzare il tempo disponibile, per fare le indagini nella maniera migliore; non diremo quale è il migliore candidato o chi non va bene. Diremo chi, in nessuno modo, dovrebbe essere candidi dato.
- E’ d’accordo con la rielezione?
R. Non segnaliamo persone, non c’è nessun divieto di rielezione. Per questo il magistrato Velásquez è un candidato buono come tutti gli altri.
- Nel caso della Polizia, come avete lavorato per la depurazione?
R. Abbiamo iniziato nel 2008, in una situazione in cui era molto difficile lavorare, perché non vi erano precedenti. Vi era una completa impunità delle autorità. Con i ministri dell’Interno Vinicio Gomez e Francisco Jimènez, abbiamo collaborato per una depurazione di carattere amministrativo, nella quale sono stati allontanati il direttore e il suo vice dell’epoca. Poi è stato molto più difficile con il ministro Salvador Gándara, che abbiamo chiesto al presidente Colom di rimuovere. Ora abbiamo partecipato alla cattura di Baltazar Gómez, sapevamo che era colpevole già 15 giorni dopo essere stato promosso, ma abbiamo dovuto aspettare perché i processi penali hanno bisogno di prove.
- Alcuni criticano che in questo caso solo potete contare sui testimoni e non su prove scientifiche.
R. Se lei dice che non abbiamo intercettazioni telefoniche, è vero, ma abbiamo molte prove scientifiche.
- Parteciperà alla nomina del nuovo direttore della Polizia?
R. Tutte le informazioni in nostro possesso possono essere utilizzate per la nomina, anche se non possiamo usarle per azioni legali. Sono in grado di sapere che qualche commissario è coinvolto in una rete criminale; forse non posso provarlo in un tribunale, ma posso raccomandare al ministro che non lo nomini.
- Che cosa pensa delle critiche contro le azioni della Commissione?
R. Ci saranno passi avanti e passi indietro, ci saranno campagne diffamatorie, discredito, inquinamenti. Questo è il prezzo che bisogna pagare, e i guatemaltechi onesti non si lasciano ingannare da queste campagne che dicono che siamo coinvolti in questo o in quello, man mano che andremo avanti, si sentirà sempre più rumore. La gente sta vedendo cose che non si erano mai viste.
(Da Prensa Libre).
Coralia Orantes, Adital, 15/03/2010  

102 - ENTREVISTA A CARLOS CASTRESANA (CICIG): ‘INSTITUCIONES ESTÁN SOBRE ESTRUCTURAS CLANDESTINAS'

Carlos Castresana, jefe de la Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala (Cicig), aseguró en una entrevista que las instituciones del Estado durante años se han cimentado en estructuras criminales, lo que hace que se mantenga alto el nivel de impunidad en el país. También abordó lo referente a la elección de fiscal general, la depuración de la Policía y los resultados de los casos que está investigando.
-¿Cómo ve la situación de Guatemala después de tantos escándalos donde aparecen funcionarios vinculados a la corrupción?
R: Es difícil construir sobre estructuras que están tan dañadas por la corrupción, que están infiltradas por los grupos criminales, pero me parece que la lucha es legítima y merece ser apoyada. Hemos dicho que lamentablemente las estructuras de gobierno se han mantenido sobre la base de estructuras clandestinas.
-¿Cómo están clasificadas esas estructuras?
R: Hay dos clases: a una yo le llamo redes de grupos intraprofesionales, de sectores que confluyen en sus intereses y que mezclan la política con medios de comunicación, empresas, despachos profesionales e instituciones. Luego está el sector de grupos de criminales que se especializan en actividades ilegales como tráfico de drogas, de migrantes, de niños, adopciones clandestinas, trata de blancas y contrabando, entre otros hechos.
-¿Cuáles son las más poderosas?
R: Las del primer grupo son mucho más peligrosas, mucho más poderosas, son las que generan desgobierno, son las que están infiltradas en las instituciones del sistema de seguridad, que son multiprofesionales, empresas criminales que manejan los criterios de división de tareas y de jerarquización, y las más difíciles de desmantelar.
También hay enormes mafias dedicadas a la venta de niños, y hay otras pequeñas, con una casa hogar donde procuran colocar adopciones; unas son locales; otras, nacionales, y también transnacionales.
-¿Le dará tiempo desmantelarlas durante su mandato?
R: Estamos en ello; un ejemplo es el golpe en la Policía Nacional (Civil) contra toda la cúpula, cuyos miembros se asentaron sobre el tráfico de drogas, sobre los tumbes (robos) de droga y dinero.
Esto empieza a ser una señal positiva, aunque resulte en un enorme trastorno para los guatemaltecos honrados, pero es un mensaje de esperanza muy grande, pues por primera vez alguien está dispuesto. No lo digo por la Cicig, sino por la Fiscalía, la Policía, los jueces que se están animando a hacerle frente a la mafia y le están plantando cara y están mirando a los ojos al monstruo; eso no se había producido antes.
-¿Van a vetar a alguno de los candidatos a fiscal general?
R: Buscamos a las personas que no son idóneas, que no son honorables y que están en la lista de candidatos, pero forman parte de esas estructuras clandestinas que quieren usurpar el poder legítimo de las instituciones del estado de Derecho, de la Corte Suprema de Justicia, de la Corte de Apelaciones, de la Defensa Pública y, ahora, de la Fiscalía.
-¿Estas estructuras son las mismas que ha mencionado?
R: No es un solo grupo, son distintos grupos que obedecen a sectores de presión, a posiciones de poderes fácticos que controlan las instituciones. Según datos ofrecidos por el magistrado César Barrientos, la eficacia del Organismo Judicial estaría sobre el 0.5 por ciento, de manera que es una institución colapsada en 99.5 por ciento. Recibe 11 mil acusaciones, de las cuales apenas puede despachar mil 500; es una institución manipulada por fuerzas poderosas.
-¿Cuáles son los principales retos para el nuevo fiscal?
R: Debe dar respuesta a la impunidad, tiene que combatir eficazmente el delito, eficientar sus recursos -unos dos mil 300 fiscales- y debe depurar la institución, que está muy infiltrada por esas estructuras clandestinas. La depuración efectuada a mediados del 2008, con la salida del fiscal general y unos cuantos fiscales jefes, fue solo la limpieza de la punta del iceberg, pues el resto de ese cuerpo sigue ahí.
-¿Cuántos están vinculados, quiénes son?
R: Son personas muy conocidas, que usufructuaron el Ministerio Público en el pasado y que lo siguen haciendo. Forman parte de las estructuras clandestinas contra las que tarde o temprano emitiremos acciones penales; tenemos una asignatura pendiente.
-¿Cuándo van a presentar las objeciones?
R: Procuraremos agotar el tiempo disponible, para hacer la mejor investigación posible; no vamos a decir quién es el mejor candidato ni quién es el malo. Vamos a decir quién, de ninguna manera, debería ser candidato.
-¿Está de acuerdo con la reelección?
R: No señalamos personas, no hay ninguna prohibición de reelección; de manera que el fiscal Velásquez es un candidato por lo menos tan bueno como todos los demás.
-En el caso de la Policía, ¿cómo han trabajado en la depuración?
R: Empezamos en el 2008 en una situación en que era muy difícil trabajar, porque no había precedentes; había una completa impunidad sobre las autoridades. Con los ministros de Gobernación (Vinicio) Gómez y (Francisco) Jiménez, los ayudamos a una depuración de carácter administrativo, en la que fueron apartados el director y subdirector de la época. Después fue mucho más difícil con el ministro (Salvador) Gándara, a quien nosotros le pedimos al presidente (Álvaro Colom) que lo removiera. Ahora participamos en la captura de Baltazar Gómez; sabíamos que era culpable a apenas 15 días de haber sido ascendido, pero lo tuvimos que guardar porque los procesos penales se maduran con pruebas.
-Algunos critican que en este caso solo tienen testimonios y no prueba científica.
R: Si usted dice que no tenemos escuchas telefónicas, es cierto, pero tenemos mucha prueba científica.
-¿Participará en el nombramiento del nuevo director de la Policía?
R: Toda la información que tenemos se puede utilizar para el nombramiento, aunque no podamos usarla para acciones judiciales. Puedo conocer que algún comisario está involucrado en una red criminal; quizá no pueda probarlo en un tribunal, pero sí puedo recomendarle al ministro que no lo nombre.
-¿Qué opina de las críticas contra las acciones efectuadas por la Comisión?
R: Va a haber pasos adelante y pasos atrás; va a haber campañas negras, descrédito e intoxicación. Ese es el pecio que hay que pagar, y los buenos guatemaltecos no se van a dejar engañar por esas campañas que dicen que estamos involucrados en esto o en aquello. Cuando más avancemos, más ruido van a escuchar. La gente está viendo cosas que no se habían visto.
(Publicado en Prensa Libre - prensalibre.com.gt )
Coralia Orantes, Adital, 15/03/2010  

martedì 13 aprile 2010

101 - DOSSIER DENUNCIA LA SITUAZIONE DELL’INFANZIA E DEGLI ADOLESCENTI

Violenze, abusi e sfruttamento. Queste sono alcune delle situazioni di cui sono vittime i bambini e gli adolescenti in Guatemala, denunciate dal rapporto del GAM (Gruppo di Mutuo Appoggio). Reso pubblico il giorno 6 aprile, il dossier sulla situazione dell’infanzia e dell’adolescenza in Guatemala si propone lo scopo di fare conoscere la realtà dei bambini e adolescenti che vivono nel paese centro americano.
L’intenzione del GAM è quella di fare in modo che il dossier contribuisca ad un miglioramento nella vita di bambini e adolescenti. “Speriamo che in un futuro immediato cambino le condizioni di vita di una grande percentuale di guatemaltechi e guatemalteche che, sono per il fatto di avere una determinata età o per non avere la protezione di un adulto, sono vittime permanenti di abusi, esclusione, sfruttamento, emarginazione” afferma il dossier.
Il documento mostra come l’infanzia e l’adolescenza non hanno un trattamento giusto nel paese. Secondo il GAM, ci sono poche leggi a beneficio di questa fascia della popolazione, che soffre ancora per la mancanza dell’applicazione delle leggi esistenti, e per la difficoltà dell’accesso ai servizi di base. La prova della gravità della situazione che vivono bambini e adolescenti del paese è la violenza. Secondo il dossier, solamente nei primi 75 giorni dell’anno, almeno sei bambine e due bambini sono stati assassinati in “modo brutale”. Questi crimini rimangono ancora impuniti, dato che, secondo il GAM, nessun responsabile di quelle morti è stato catturato.
Nel frattempo, i bambini guatemaltechi corrono il rischio di essere vittime non solamente di morti violente, ma anche di mancanza di cure. “Ma non è solo la morte violenta dei bambini che consideriamo deplorevole, lo è anche il modo in cui vengono assistiti e trattati a partire dalla loro nascita, fino a quando ci sia possibilità che questa difficile situazione migliori”, sottolinea.
Le statistiche non lasciano dubbi. Secondo il dossier, ogni 1.000 neonati nati vivi, 29 muoiono prima di arrivare al primo anno di vita, e 39 prima di compiere i cinque anni. Il problema non è grave solo per i bambini. Ogni mille nascite, 130 donne muoiono al momento del parto.
Il lavoro minorile è un’altra realtà che devono affrontare i bambini e gli adolescenti del paese. Oltre a impedire la loro istruzione, molti sono obbligati a realizzare attività degradanti. “Molti sono i casi di bambini e bambine che sono costretti a vivere al di fuori delle loro famiglie, obbligati a lavorare come domestici nelle proprietà terriere, facendo lavori disumani, per i quali non sono fisicamente preparati”, sottolinea il GAM.
Nonostante ciò, il GAM afferma che le autorità guatemalteche non hanno fatto nulla per migliorare questa realtà. “La risposta dello Stato è nulla, non c’è attenzione per l’infanzia, il budget è limitato, i bambini continuano ad essere obbligati a lavorare in condizioni deplorevoli, è notorio il modo in cui si utilizza la forza lavoro infantile nei laboratori, nelle industrie pirotecniche o, ogni volta con maggior pubblicità, in cose simili alla pornografia infantile, senza che vengano investigati fatti di questo tipo”, denuncia il GAM.
Karol Assunção, Adital 07.04.2010