domenica 11 luglio 2010
193 - ESTUDIO CIENTÍFICO REVELA CONTAMINACIÓN EN LA MINA MARLIN
Un estudio presentado por investigadores de Salud Ambiental de la Universidad de Michigan, EEUU, por parte de la organización Physicians for Human Rights, dice que en las muestras de sangre y orina tomadas a un grupo de habitantes de las áreas más cercanas a la Mina Marlín, se encontraron niveles de metales que pueden ser tóxicos y que con el tiempo podrían estar en mayor cantidad, poniendo en peligro la salud de los habitantes y el medio ambiente.
Este estudio también confirma los resultados de los dos últimos informes realizados por la Comisión Pastoral Paz y Ecología –COPAE-, los cuales muestran la presencia de metales en las aguas de los ríos Tzalá y Quivichil, y en algunos meses del año, en cantidades altas, dando como resultado que dichas aguas no sean aptas para el uso de las poblaciones.
Los expertos norteamericanos dicen que la situación es preocupante, ya que la Mina Marlin apenas llevaba cuatro años en el momento que la investigación fue realizada. También mencionan que en pasadas investigaciones realizadas a través del mundo, los efectos de minería solo van incrementando con el tiempo. Por eso advirtieron que se espera que esta contaminación se incremente en el futuro, y que estos efectos podrían durar durante muchos años.
Los habitantes de las comunidades así como las demás formas de vida que se encuentran alrededor de la mina marlín continúan en alto riesgo de contaminación lo cual viola los derechos humanos, a un ambiente sano, al derecho al agua y la alimentación entre otros.
Los resultados de este estudio son muy importantes porque se trata del primer estudio sobre la salud de los pobladores alrededor de la Mina Marlin. Además, el estudio se hizo por expertos internacionales con los métodos de investigación más avanzados. Sin embargo, fue un estudio de corto alcance, ya que los investigadores hicieron su estudio en una sola semana y la participación de los pobladores fue reducida. Además, no había participación de niños, que son los más vulnerables por los efectos de metales pesados.
Por eso, el objetivo de los investigadores era estudiar si había razones para preocuparse en el área de la Mina Marlin y de establecer una línea base de datos que es muy importante para seguir investigando.
Al final del estudio se logró concluir que la situación es bastante preocupante, y que la necesidad de realizar investigaciones más amplias y de una mayor duración, es imperativa. También enfatizaron la responsabilidad que el gobierno de Guatemala tiene para proteger la salud de todos los guatemaltecos.
RECOMENDACIONES DEL ESTUDIO
• Que se realice más estudios de salud, con más personas y a largo plazo.
• Poner mucha atención en la salud de los niños, porque son los que más pueden sufrir con la presencia de contaminantes en el ambiente.
• Realizar un amplio estudio ecológico para poder evaluar la calidad del ambiente, el cual tiene que durar muchos años.
• Que se forme un Grupo de Supervisión Independiente, que pueda orientar de forma experta sobre los daños y los beneficios que trae la mina Marlin a la Salud Humana, el ambiente, las relaciones entre los habitantes de la comunidades y la economía.
COPAE 14/06/2010
martedì 6 luglio 2010
192 - LA CRISI STRUTTURALE
La rinuncia del Delegato Internazionale contro l'Impunità in Guatemala, Carlos Castresana, e la posteriore rimozione del Responsabile del Ministero Pubblico, sottintendono una doppia crisi: settoriale, del sistema di sicurezza e giustizia; e strutturale, derivata del controllo delle istituzioni democratiche da parte di gruppi corporativi e criminali.
La crisi del sistema di sicurezza e giustizia si manifesta in modo visibile nell'impunità esistente. Secondo informazione del quotidiano Prensa Libre, le cifre di impunità raggiungono nel 2009 il 99,6% del totale di delitti; per i delitti di assassinio, l'impunità è superiore al 98%; negli assassini di donne, al 97%. Questo vuole dire che solo 120, dei quasi 6.000 assassinii commessi durante l’anno 2009, sono stati condannati. Significa anche che i colpevoli sono stati identificati e condannati in meno di 160 occasioni su approssimativamente 5.000 assassini contro donne, a partire dall'anno 2000.
L'impunità sopravvive, nonostante l'appoggio concesso al rafforzamento della sicurezza e della giustizia da parte della Cooperazione Internazionale: "Tra 1997 e 2006, la cooperazione europea ha investito circa 90 milioni di euro in programmi di appoggio ed assistenza tecnica per contribuire alla riforma giudiziale e della Polizia in Guatemala (…) I risultati indicano che il processo di riforma non è riuscito nel suo proposito principale: migliorare la sicurezza e la giustizia per i cittadini. Al contrario, la gran maggioranza di guatemaltechi non ha fiducia né nella Polizia né nel sistema di giustizia" afferma Denis Martínez nello studio "Ruolo della Cooperazione Europea nella Promozione degli Accordi di Pace in Guatemala. Riforma Giudiziale e Ristrutturazione della Polizia", di aprile 2007. Questo appoggio si rinnova anno dopo anno, nonostante i visibili segni di deterioramento: partecipazione di strutture della polizia nel traffico di droghe, corruzione generalizzata, perdita di credibilità.
D'altra parte, la visione strutturale della crisi recente deve riconoscere ciò che è successo come parte di un processo di legalizzazione e "riciclaggio politico" di attività criminali, e di conversione delle istituzioni in strumenti al servizio di interessi privati, sia legali che informali. Questo processo priva di contenuto questa istituzione e debilita l'esercizio democratico, trasformandolo in canale di espressione, convergenza o disputa di gruppi egemonici.
La garanzia del successo di ogni tipo di commerci, divenuta l’obiettivo fondamentale dell'azione legale e politica, svaluta e riduce alla formalità il conosciuto, ma dimenticato, principio della democrazia come governo del popolo, attraverso il popolo e a favore del popolo, e dei partiti politici ed il sistema rappresentativo come intermediari per la costruzione di interessi di tutti.
La "criminalizzazione" della democrazia ha una dimensione temporale multipla: attuale, in termini di disputa e definizione di egemonia. Storica, nel senso degli attori tradizionali che cercano di mantenere i loro spazi di potere. In questo ambito, deve analizzarsi attentamente l'influenza, nella discussa e alla fine revocata elezione dell'anteriore pubblico ministero, di settori del Fronte Repubblicano Guatemalteco e delle negoziazioni preelettorali tra questo partito ed il partito al governo.
Alla fine, è conveniente una lettura che si fonda nel passato prossimo, ma mira ad una rottura di fondo, ed obbliga ad analizzare ciò che è successo nel quadro della regressione del processo di pace. Gli Accordi di Pace non sono attualizzati, gli Accordi escono dall'agenda politica (lo fecero tempo fa, per alcuni settori dallo momento stesso della loro firma), ed i principi basilari degli Accordi (Stato ed istituzioni rafforzate dalla ricerca del consenso) cessano di essere vigenti, delineandosi e legittimandosi un modo di organizzazione che privilegia l'accumulazione privata e l'uso della forza.
In questa cornice, la nostra analisi ci conduce molto vicino al processo vissuto dall’Honduras, con altri mezzi e percorsi, ma ugualmente in via di deistituzionalizzazione e reversione dei poteri democratici. Processo che ha una radice economica e di legittimazione sociale, culturale ed ideologica, a partire da fatti tanto esternamente concreti come dare il nome di un dittatore (Jorge Ubico), ad una nuova strada nella capitale.
Il problema di fondo non è così l'uscita di Castresana. Benché necessaria, la soluzione di fondo non è nemmeno la rimozione del Pubblico Ministero né l'elezione di un nuovo responsabile del Ministero Pubblico. La soluzione al problema deve partire da strategie per recuperare la capacità di decisione popolare, legittimare la cultura e pratica dei diritti collettivi rispetto a quelli privati, e ottenere il controllo democratico delle istituzioni. Un compito di apertura che richiede un'azione sociale più forte ed organizzata.
[www.memorialguatemala.blogspot.com / Rebelión].
Andrés Cabanas, Diretor de Memorial de Guatemala. Visión crítica de la realidad centroamericana
Adital, 02/07/2010
191 - MAS ALLA DE CASTRESANA Y EL FISCAL: LA CRISIS ESTRUCTURAL
La renuncia del Comisionado Internacional contra la Impunidad en Guatemala, Carlos Castresana, y la posterior remoción del Jefe del Ministerio Público, aluden a una doble crisis: sectorial, del sistema de seguridad y justicia; y estructural, derivada del control de las instituciones democráticas por parte de grupos corporativos y criminales.
La crisis del sistema de seguridad y justicia se manifiesta de forma visible en la impunidad existente. Según información del diario Prensa Libre, las cifras de impunidad representaron en 2009 el 99.6% del total de delitos; en los delitos de asesinato, la impunidad es superior al 98%; en los asesinatos de mujeres, al 97%. Esto quiere decir que apenas 120, de los casi seis mil asesinatos cometidos durante 2009, finalizaron en condena. Implica también que se ha identificado y condenado a culpables en menos de 160 ocasiones de los aproximadamente 5,200 asesinatos contra mujeres, desde el año 2000.
La impunidad pervive a pesar del apoyo otorgado al fortalecimiento de la seguridad y la justicia por parte de la Cooperación Internacional: "Entre 1997 y 2006, la cooperación europea ha invertido alrededor de 90 millones de euros en programas de apoyo y asistencia técnica para contribuir a la reforma judicial y policial en Guatemala (…) Los resultados indican que el proceso de reforma no ha logrado su propósito principal: mejorar la seguridad y la justicia para los ciudadanos. Por el contrario, la gran mayoría de guatemaltecos no confía ni en la Policía ni en el sistema de justicia" afirma Denis Martínez en el estudio "Rol de la Cooperación Europea en la Promoción de los Acuerdos de Paz en Guatemala. Reforma Judicial y Reestructuración de la Policía", de abril 2007. Este apoyo se renueva año con año, a pesar de las visibles señales de deterioro: participación de estructuras policiales en tráfico de drogas, corrupción generalizada, pérdida de credibilidad.
Por otro lado, la visión estructural de la crisis reciente debe reconocer lo sucedido como parte de un proceso de legalización y "blanqueo político" de actividades criminales, y de conversión de las instituciones en instrumentos al servicio de intereses particulares, tanto legales como informales. Este proceso vacía de contenido dicha institucionalidad y debilita el ejercicio democrático, convirtiéndolo en canal de expresión, convergencia o disputa de grupos hegemónicos.
La garantía del éxito de todo tipo de negocios, devenida en objetivo fundamental de la acción legal y política, desvaloriza y reduce a la formalidad el conocido pero lejano principio de la democracia como gobierno del pueblo, por el pueblo y para el pueblo, y de los partidos políticos y el sistema representativo como mediadores para la construcción de intereses de todos.
La "criminalización de la democracia" tiene una dimensión temporal múltiple: actual, en términos de disputa y definición de hegemonía. Histórica, en el sentido de actores tradicionales que buscan mantener sus espacios de poder. En este ámbito, debe analizarse detenidamente la influencia, en la cuestionada y finalmente revertida elección del anterior fiscal, de sectores del Frente Republicano Guatemalteco y de las negociaciones preelectorales entre este partido y el partido gobernante.
Por fin, es conveniente una lectura que se detiene en el pasado próximo, pero apunta a una ruptura de fondo, y obliga a analizar lo sucedido en el marco de la regresión del proceso de paz. Los Acuerdos de Paz se incumplen, los Acuerdos salen de la agenda política (lo hicieron hace tiempo, para algunos sectores desde el mismo momento de su firma) y los principios básicos de los Acuerdos (Estado e institucionalidad fortalecidas para la búsqueda del consenso) dejan de estar vigentes, configurándose y legitimándose un modo de organización que privilegia la acumulación privada y el uso de la fuerza.
En este marco, nuestra hoja de ruta nos conduce muy cerca del proceso vivido por Honduras, por otros medios y caminos, pero igualmente en vías de desinstitucionalización y reversión de los poderes democráticos. Proceso de raíz económica y de legitimación social, cultural e ideológica, a partir de hechos tan externamente intrascendentes como dar el nombre de un Dictador (Jorge Ubico) a una nueva construcción vial en la capital.
El problema de fondo no es así la salida de Castresana. Aunque necesaria, la solución de fondo tampoco es la remoción del Fiscal ni la elección de un nuevo jefe del Ministerio Público. La solución al problema tiene que partir de estrategias para recuperar la capacidad de decisión popular, legitimar la cultura y práctica de los derechos colectivos sobre los particulares, y lograr el control democrático de las instituciones. Una tarea de envergadura que requiere una acción social más fortalecida y organizada.
[www.memorialguatemala.blogspot.com / Rebelión].
Andrés Cabanas, Diretor de Memorial de Guatemala. Visión crítica de la realidad centroamericana
Adital, 02/07/2010
190 - MOBILITAZIONI RICORDANO VITTIME DELLE SPARIZIONI FORZATE E CHIEDONO GIUSTIZIA
Lunedì 21 giugno la popolazione del Guatemala ha ricordato tutti i cittadini e cittadine scomparsi violentemente nel paese, con una serie di attività per chiedere giustizia per i crimini di sparizioni avvenute durante il conflitto armato interno. La data segna i 30 anni della sparizione forzata di 27 dirigenti sindacali della Centrale Nazionale di Lavoratori (CNT).
Da venerdì 18 giugno, il coordinamento Genocidio Mai Più, costituito da varie organizzazioni sociali, collettivi, sopravvissuti e parenti di vittime del conflitto armato, realizza mobilitazioni per il ‘Giorno Nazionale contro la Sparizione Forzat'. L'intenzione, secondo l'organizzazione, è motivare la popolazione a conoscere la verità, recuperare la memoria politica del paese e chiedere giustizia per tutti i desaparecidos durante il conflitto armato interno che durò per oltre 35 anni.
Venerdì il coordinamento ha realizzato il video-forum "Segni che non si cancellano" e ha chiuso la giornata con un atto politico culturale. La domenica è stata caratterizzata dalla "4ª Tribuna antimperialista." Nella mattina di lunedì, i membri del coordinamento Genocidio Mai Più realizzarono una distribuzione di cartelli con foto di tutti i detenuti-scomparsi ed organizzarono una celebrazione religiosa.
Le attività sono finite con un atto di commemorazione e la presentazione della relazione della Fondazione di Antropologia Forense della Guatemala, che comprende l'Unità di Investigazione di Persone Non Concordi (UIPNI), responsabile della ricerca di persone scomparse durante il conflitto armato interno in Guatemala.
Nel 1990, il Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM), chiese la definizione di una giornata speciale nella quale si potesse chiedere la fine delle sparizioni forzate, chiarimenti, sentenze, punizioni ai responsabili ed il risarcimento ai parenti delle vittime. Dopo la realizzazione di molte mobilitazioni ed attività per richiamare l'attenzione del potere pubblico, nel giugno 2004, il Congresso guatemalteco decretò il 21 di giugno come ‘Giorno Nazionale contro la Sparizione Forzata '.
Dopo 30 anni, le sparizioni forzate continuano, senza chiarimenti né risoluzioni. Non si realizzarono investigazioni ed i criminali continuano impuniti. L'istituzione della data fu un fatto importante, perché aiutò nella riduzione di sparizioni forzate per motivi politici e delle pratiche di terrorismo di Stato. Inoltre, l’indicazione del 21 giugno spinge le organizzazioni per i diritti umani a lottare per la fine di questo crimine di lesa umanità e per la risoluzione e giustizia dei crimini del passato.
Natasha Pitts, Adital - 21.06.10
Da venerdì 18 giugno, il coordinamento Genocidio Mai Più, costituito da varie organizzazioni sociali, collettivi, sopravvissuti e parenti di vittime del conflitto armato, realizza mobilitazioni per il ‘Giorno Nazionale contro la Sparizione Forzat'. L'intenzione, secondo l'organizzazione, è motivare la popolazione a conoscere la verità, recuperare la memoria politica del paese e chiedere giustizia per tutti i desaparecidos durante il conflitto armato interno che durò per oltre 35 anni.
Venerdì il coordinamento ha realizzato il video-forum "Segni che non si cancellano" e ha chiuso la giornata con un atto politico culturale. La domenica è stata caratterizzata dalla "4ª Tribuna antimperialista." Nella mattina di lunedì, i membri del coordinamento Genocidio Mai Più realizzarono una distribuzione di cartelli con foto di tutti i detenuti-scomparsi ed organizzarono una celebrazione religiosa.
Le attività sono finite con un atto di commemorazione e la presentazione della relazione della Fondazione di Antropologia Forense della Guatemala, che comprende l'Unità di Investigazione di Persone Non Concordi (UIPNI), responsabile della ricerca di persone scomparse durante il conflitto armato interno in Guatemala.
Nel 1990, il Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM), chiese la definizione di una giornata speciale nella quale si potesse chiedere la fine delle sparizioni forzate, chiarimenti, sentenze, punizioni ai responsabili ed il risarcimento ai parenti delle vittime. Dopo la realizzazione di molte mobilitazioni ed attività per richiamare l'attenzione del potere pubblico, nel giugno 2004, il Congresso guatemalteco decretò il 21 di giugno come ‘Giorno Nazionale contro la Sparizione Forzata '.
Dopo 30 anni, le sparizioni forzate continuano, senza chiarimenti né risoluzioni. Non si realizzarono investigazioni ed i criminali continuano impuniti. L'istituzione della data fu un fatto importante, perché aiutò nella riduzione di sparizioni forzate per motivi politici e delle pratiche di terrorismo di Stato. Inoltre, l’indicazione del 21 giugno spinge le organizzazioni per i diritti umani a lottare per la fine di questo crimine di lesa umanità e per la risoluzione e giustizia dei crimini del passato.
Natasha Pitts, Adital - 21.06.10
189 - MOVILIZACIONES RECUERDAN VICTIMAS DE DESAPARICIONES FORZADAS Y PIDEN JUSTICIA
Este lunes (21 de junio), la población de Guatemala recordó a todos los ciudadanos y ciudadanas desaparecidos forzosamente en el país, con una serie de actividades que pidieron justicia por los crímenes de desapariciones ocurridas durante el conflicto armado interno. La fecha marca los 30 años de la desaparición forzada de 27 dirigentes sindicales de la Central Nacional de Trabajadores (CNT).
Desde el viernes (18), la coordinación Genocidio Nunca Más, constituida por varias organizaciones sociales, colectivos, sobrevivientes y familiares de víctimas del conflicto armado, realiza movilizaciones en torno del ‘Día Nacional contra la Desaparición Forzada’. La intención, según la organización, es convocar a la población a conocer la verdad, recuperar la memoria política del país y clamar por justicia para todas y todos los desaparecidos durante el conflicto armado interno, que perduró por más de 35 años.
El último viernes, la coordinación realizó el video-forum "Marcas que no se borran" y cerró el día con un acto político-cultural. El domingo, estuvo marcado por la "4ª Tribuna antiimperialista". En la mañana de este lunes, los miembros de la coordinación Genocidio Nunca Más realizaron una distribución de carteles con fotos de todos los detenidos-desaparecidos y organizaron un acto religioso.
Las actividades terminaron con un acto de conmemoración y la presentación del informe de la Fundación de Antropología Forense de Guatemala, que incluye a la Unidad de Investigación de Personas No Identificadas (UIPNI), responsable de buscar personas desaparecidas durante el conflicto armado interno de Guatemala.
Historial
En 1990, el Grupo de Apoyo Mutuo (GAM) impulsó la demarcación de un día especial en el que se pudiera demandar el fin de las desapariciones forzadas, esclarecimientos, juzgamientos, castigos a los responsables y el resarcimiento a los familiares de las víctimas. Después de la realización de muchas movilizaciones y actividades para llamar la atención del poder público, en junio de 2004, el Congreso guatemalteco decretó el 21 de junio como ‘Día Nacional contra la Desaparición Forzada’.
Después de 30 años, las desapariciones forzadas continúan sin esclarecimiento ni resolución. No se realizaron investigaciones y los criminales continúan impunes. Aún así, la instauración de la fecha fue un hecho importante, pues ayudó a la reducción de desapariciones forzadas por motivos políticos y de las prácticas de terrorismo de Estado. Además, el establecimiento del 21 de junio impulsa a las organizaciones de derechos humanos a luchar por el fin de este crimen de lesa-humanidad y por la resolución y justicia de los crímenes del pasado.
Natasha Pitts, Adital - 21.06.10
188 - CONTINUIAMO A NON SAPERE DOVE SONO. GIUSTIZIA PER LE SPARIZIONI FORZATE
Trenta anni fa 27 dirigenti sindacali della Centrale Nazionale di Lavoratori (CNT) furono fatti sparire. Essi, come migliaia di guatemalteche e guatemaltechi, sono vittime di sparizione forzata da parte dell'esercito e delle forze repressori dello Stato. Fino ad oggi noi famiglie e amici di quegli uomini e donne, studenti, maestri, sindacalisti, religiosi, catechisti, cittadini, contadini, intellettuali, artisti ed attivisti scomparsi, ci domandiamo: dove sono?
La Commissione per il Chiarimento Storico, nel suo dossier Memoria del Silenzio, conclude che la sparizione forzata fu una pratica sistematica commessa da agenti dello Stato, e le sue vittime raggiungono le 45.000 durante il conflitto armato interno. Ciò dimostra che questo delitto era pianificato intenzionalmente e che faceva parte delle politiche repressive dello Stato.
Oggi commemorando la Giornata Nazionale contro la Sparizione Forzata, il Coordinamento Genocidio Mai più, composto da diverse organizzazioni, collettivi, movimenti e privati, manifesta il suo ripudio per quei fatti e per l'impunità che esiste nei casi di sparizione forzata nel nostro paese. Di tutti i casi per sparizione forzata, due sono stati decisi in tribunale, dimostrandoci che con la volontà politica e l’indipendenza di giudizio è possibile giudicare questo delitto, poiché come stabilisce la legge e come riconfermò la Corte di Costituzionalità ed il Tribunale di Chimaltenango, è un delitto continuato, che continua vigente finché non si trova la vittima.
Manifestiamo il nostro rifiuto all'impunità per i casi del passato, ma anche per quelli del presente, perché attualmente continuiamo ad essere vittime di femminicidio, assassinii, molestie ed attacchi a difensori dei diritti umani.
Riaffermiamo il nostro impegno nei confronti dei desaparecidos, dei loro parenti e delle migliaia di vittime del conflitto armato interno; della ricerca della verità, che parte dal ricordo vivo di coloro che osarono difendere la vita; nei confronti della giustizia ed per il recupero della nostra memoria storica.
In questo luogo, simbolo della speranza di ritrovarli, ESIGIAMO, alle autorità il solerte ed efficace sviluppo delle indagini pertinenti, e così trovare i responsabili materiali ed intellettuali di questo grave delitto di lesa umanità.
Che lo Stato del Guatemala riconosca i gravi delitti commessi durante il conflitto armato interno e promuova il riconoscimento di quella parte di storia a livello sociale. Chiediamo l'approvazione della proposta di Legge 35-90, per la creazione della Commissione per la Ricerca di Persone Vittime di Sparizione Forzata.
Alla società guatemalteca in generale, rivolgiamo un appello perché si unisca alla condanna di questi atti ripudiabili che oggigiorno avvengono anche senza che nessuno li giudichi; ugualmente, a ROMPERE IL SILENZIO ed osare dare un nuovo significato alla nostra storia, a recuperare la nostra memoria, affinché si conosca la verità e non essere condannati a che l'epoca di terrore si ripeta; rivolgiamo un appello per l'indignazione sociale davanti all'impunità che colpisce il paese e contemporaneamente a non permettere che si diffonda, a denunciarla ed a dire NON PIÙ IMPUNITÀ, GUATEMALA MAI PIÙ.
Oggi non solo ricordiamo, oggi, rivendichiamo quelle lotte,
OGGI CONTINUAMO RESISTENDO
RECUPERANO LA NOSTRA STORIA,
DICENDO LA VERITA’
ESIGENDO LA GIUSTIZIA,
LOTTANDO CONTRO L’IMPUNITA’ E L’OBLIO.
2010 anno contro l'impunità
COORDINAZIONE GENOCIDIO MAI PIÙ
Guatemala, 21 giugno di 2010
Adital, 21/06/2010
187 - SEGUIMOS SIN SABER DÓNDE ESTÁN. JUSTICIA POR DESAPARICIÓN FORZADA
Hace treinta años 27 dirigentes sindicales de la Central Nacional de Trabajadores, CNT fueron desaparecidos. Ellos al igual que miles de guatemaltecas y guatemaltecos son víctimas de desaparición forzada por parte del ejército y las fuerzas represoras del Estado. Hasta hoy las familias y amigos de aquellos hombres y mujeres estudiantes, maestros, sindicalistas, religiosos, catequistas, pobladores, campesinos, intelectuales, artistas y activistas desaparecidos nos preguntamos ¿dónde están?
La Comisión para el Esclarecimiento Histórico, en su informe Memoria del Silencio concluye que la desaparición forzada fue una práctica sistemática cometida por agentes del Estado y sus víctimas ascienden a 45 mil durante el conflicto armado interno. Esto nos demuestra que este delito era intencionalmente planificado y que formaba parte de las políticas represivas del Estado.
Hoy al conmemorar el Día Nacional contra la Desaparición Forzada, la Coordinación Genocidio Nunca Más, integrada por diversas organizaciones, colectivos, movimientos y personas en lo individual, manifiesta su repudio ante aquellos hechos y a la impunidad que existe en los casos de desaparición forzada en nuestro país. De todos los casos por desaparición forzada dos han sido resueltos en tribunales de justicia, demostrándonos que con voluntad política e independencia judicial SÍ ES POSIBLE juzgar este delito, ya que tal como lo estable la ley y como lo reconfirmó la Corte de Constitucionalidad y el Tribunal de Sentencia de Chimaltenango, es un delito continuado, que mientras no aparezca la víctima, sigue vigente.
Manifestamos nuestro rechazo a la impunidad en la que se encuentran los casos del pasado, pero también los del presente, pues en la actualidad seguimos siendo víctimas de feminicidio, asesinatos, hostigamiento y ataques a defensoras y defensores de derechos humanos.
Reafirmamos nuestro compromiso con las y los desaparecidos, con sus familiares y con las miles de víctimas del conflicto armado interno; con la búsqueda de la verdad que parte del recuerdo vivo de quienes se atrevieron a defender la vida; con la justicia y la recuperación de nuestra memoria histórica.
En este lugar, símbolo de la esperanza de encontrarlos, EXIGIMOS, a las autoridades el pronto y eficaz desarrollo de las investigaciones pertinentes, y así dar con los responsables materiales e intelectuales de este grave delito de lesa humanidad.
Que el Estado de Guatemala reconozca los graves delitos cometidos durante el conflicto armado interno y promueva el reconocimiento de esa parte de la historia a nivel social. Urgimos la aprobación de la Iniciativa de Ley 35-90 para la creación de la Comisión de Búsqueda de Personas Víctimas de Desaparición Forzada.
A la sociedad guatemalteca en general, hacemos un llamado a que se sumen a la condena de estos actos repudiables, que también hoy en día se dan sin que nadie los juzgue; asimismo, a ROMPER EL SILENCIO y atrevernos a resignificar nuestra historia, a recuperar nuestra memoria para que se conozca la verdad y no condenarnos a que la época de terror se repita; hacemos un llamado a la indignación social ante la impunidad que afecta al país y al mismo tiempo a no permitir que se propague, a denunciarla y a decir NO MÁS IMPUNIDAD, GUATEMALA NUNCA MÁS.
Hoy no sólo recordamos, hoy, reivindicamos aquellas luchas,
HOY SEGUIMOS RESISTIENDO
RECUPERANDO NUESTRA HISTORIA
DICIENDO LA VERDAD
EXIGIENDO JUSTICIA
LUCHANDO CONTRA LA IMPUNIDAD Y EL OLVIDO
2010 AÑO CONTRA LA IMPUNIDAD
COORDINACIÓN GENOCIDIO NUNCA MÁS
Guatemala, 21 de junio de 2010
Coordinación Genocidio Nunca Más,
Adital, 21/06/2010
venerdì 2 luglio 2010
186 - GOVERNO DEL GUATEMALA SOSPENDE ATTIVITÀ MINERARIE IN SAN MARCOS
Lo Stato del Guatemala, in risposta alla richiesta di misure cautelari della Commissione Interamericana di Diritti umani (CIDH) dell'Organizzazione di Stati Americani (OEA), ha deciso di sospendere le attività minerarie in Sipacapa e San Miguel Ixtahuacán, San Marcos.
In quel senso, ratifica il suo fermo impegno a vigilare sulla salute della popolazione guatemalteca e proteggere l'ecosistema, riducendo i livelli di inquinamento, e la propria decisione di promuovere investimenti sociale e responsabili dal punto di vista ambientale. In quel senso, il Governo di Álvaro Colom non ha concesso nessuna licenza mineraria ed il presidente ha reiterato la necessità di promuovere una nuova legge al riguardo.
In questa ottica, il Governo, nella sua risposta alla richiesta della CIDH, ha informato che in relazione alla misura cautelare di sospendere le attività minerarie "lo Stato del Guatemala comunica la sua decisione di eseguirla, per dare compimento ai suoi impegni internazionali nel campo dei diritti umani."
Per ciò, ha già iniziato il corrispondente processo amministrativo, affinché questa decisione possa entrare legalmente in vigore. Oltre a rispondere alle altre raccomandazioni realizzate dalla CIDH rispetto alla seconda raccomandazione, il Governo ha informato che, d’accordo con gli studi realizzati dal Ministero della Salute Pubblica, dal Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali e dal Ministero dell’Energia e Miniere, non dimostrano che sussista l’inquinamento delle acque delle comunità, per questo sono idonee per il consumo umano.
Ugualmente, circa la terza raccomandazione, ha segnalato che nella valutazione realizzata dal Ministero di Salute Pubblica ed Assistenza Sociale non si è scoperta nessuna patologia vincolata al presunto inquinamento prodotto dalla Miniera Marlin.
Pronunciandosi sulla quarta raccomandazione, il Governo ha spiegato che, attraverso il ministero dell’Interno, tiene fede agli sforzi per preservare l'integrità fisica e la vita dei membri delle comunità menzionate e prende le misure necessarie per garantire i diritti dei cittadini. Al fine di rispondere con maggiore precisione, si sollecitò di segnalare dettagliatamente le persone che starebbero soffrendo qualche tipo di persecuzione, al fine di potere determinare che tipo di appoggio offrire.
E, infine, sulla quinta raccomandazione, le autorità hanno spiegato che la pianificazione ed implementazione di misure di protezione, se fossero necessarie, vedranno la partecipazione di tutti.
Il Governo della Repubblica offrirà tutta la sua collaborazione alla missione della Commissione Interamericana di Diritti umani dell'OEA che visiterà il Guatemala nel mese di luglio, affinché contribuisca ad una valutazione obiettiva rispetto all'impatto delle operazioni della Miniera Marlin.
Guatemala, 23/06/2010www.guatemala.gob.gt/noticia4.php?codigo=8421&titulo2=Nacionale
In quel senso, ratifica il suo fermo impegno a vigilare sulla salute della popolazione guatemalteca e proteggere l'ecosistema, riducendo i livelli di inquinamento, e la propria decisione di promuovere investimenti sociale e responsabili dal punto di vista ambientale. In quel senso, il Governo di Álvaro Colom non ha concesso nessuna licenza mineraria ed il presidente ha reiterato la necessità di promuovere una nuova legge al riguardo.
In questa ottica, il Governo, nella sua risposta alla richiesta della CIDH, ha informato che in relazione alla misura cautelare di sospendere le attività minerarie "lo Stato del Guatemala comunica la sua decisione di eseguirla, per dare compimento ai suoi impegni internazionali nel campo dei diritti umani."
Per ciò, ha già iniziato il corrispondente processo amministrativo, affinché questa decisione possa entrare legalmente in vigore. Oltre a rispondere alle altre raccomandazioni realizzate dalla CIDH rispetto alla seconda raccomandazione, il Governo ha informato che, d’accordo con gli studi realizzati dal Ministero della Salute Pubblica, dal Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali e dal Ministero dell’Energia e Miniere, non dimostrano che sussista l’inquinamento delle acque delle comunità, per questo sono idonee per il consumo umano.
Ugualmente, circa la terza raccomandazione, ha segnalato che nella valutazione realizzata dal Ministero di Salute Pubblica ed Assistenza Sociale non si è scoperta nessuna patologia vincolata al presunto inquinamento prodotto dalla Miniera Marlin.
Pronunciandosi sulla quarta raccomandazione, il Governo ha spiegato che, attraverso il ministero dell’Interno, tiene fede agli sforzi per preservare l'integrità fisica e la vita dei membri delle comunità menzionate e prende le misure necessarie per garantire i diritti dei cittadini. Al fine di rispondere con maggiore precisione, si sollecitò di segnalare dettagliatamente le persone che starebbero soffrendo qualche tipo di persecuzione, al fine di potere determinare che tipo di appoggio offrire.
E, infine, sulla quinta raccomandazione, le autorità hanno spiegato che la pianificazione ed implementazione di misure di protezione, se fossero necessarie, vedranno la partecipazione di tutti.
Il Governo della Repubblica offrirà tutta la sua collaborazione alla missione della Commissione Interamericana di Diritti umani dell'OEA che visiterà il Guatemala nel mese di luglio, affinché contribuisca ad una valutazione obiettiva rispetto all'impatto delle operazioni della Miniera Marlin.
Guatemala, 23/06/2010www.guatemala.gob.gt/noticia4.php?codigo=8421&titulo2=Nacionale
185 - GOBIERNO DE GUATEMALA SUSPENDE ACTIVIDADES MINERAS EN SAN MARCOS
El Estado de Guatemala, en respuesta a la solicitud de medidas cautelares hecha por la Comisión Interamericana de Derechos Humanos –CIDH- de la Organización de Estados Americanos –OEA-, ha decidido suspender las actividades mineras en Sipacapa y San Miguel Ixtahuacán, San Marcos.
En ese sentido, ratifica su firme compromiso de velar la salud de la población guatemalteca y proteger el medio ambiente, reduciendo los niveles de contaminación, así como su decisión de promover inversiones social y ambientalmente responsables. De esa manera, el Gobierno de Álvaro Colom no ha concedido ninguna licencia minera y el mandatario ha reiterado la necesidad de promover una nueva ley al respecto.
En ese marco, el Gobierno, en su respuesta a la solicitud de la CIDH, informó que en relación con la medida cautelar de suspender las actividades mineras aludidas, “el Estado de Guatemala comunica su decisión de atenderla, para dar cumplimiento a sus compromisos internacionales en el campo de los derechos humanos”. Por ello, ya se ha iniciado el proceso administrativo correspondiente para que esta decisión pueda entrar en vigencia legalmente. Además de atender las otras recomendaciones realizadas por CIDH.
Respecto de la segunda recomendación, el Gobierno informó que de acuerdo con los estudios realizados por el Ministerio de Salud Pública, Ministerio de Ambiente y Recursos Naturales y Ministerio de Energía y Minas no demuestran que exista contaminación en las aguas de las comunidades, por lo que son aptas para el consumo humano.
Igualmente, acerca de la tercera recomendación, señaló que en la evaluación realizada por el Ministerio de Salud Pública y Asistencia Social no se detectó ninguna enfermedad vinculada con la presunta contaminación producida por la Mina Marlin.
Al pronunciarse sobre la cuarta recomendación, el Gobierno explicó que a través del Ministerio de Gobernación, mantiene los esfuerzos para preservar la integridad física y la vida de los miembros de las comunidades mencionadas y toma las medidas necesarias para garantizar los derechos de los ciudadanos. A fin de responder con mayor propiedad, se solicitó señalar específicamente a las personas que estarían sufriendo algún tipo de persecución, a fin de poder determinar qué medidas de apoyo brindar.
Y, finalmente, sobre la quinta recomendación, las autoridades detallaron que la planificación e implementación de medidas de protección, si fueren necesarias, tendrán la participación de todos.
El Gobierno de la República brindará toda su colaboración a la misión de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos de la OEA que visitará Guatemala en el mes de julio, a fin de que contribuya a una evaluación objetiva respecto del impacto de la operación de la Mina Marlin.
Guatemala , 23/06/2010www.guatemala.gob.gt/noticia4.php?codigo=8421&titulo2=Nacionale
En ese sentido, ratifica su firme compromiso de velar la salud de la población guatemalteca y proteger el medio ambiente, reduciendo los niveles de contaminación, así como su decisión de promover inversiones social y ambientalmente responsables. De esa manera, el Gobierno de Álvaro Colom no ha concedido ninguna licencia minera y el mandatario ha reiterado la necesidad de promover una nueva ley al respecto.
En ese marco, el Gobierno, en su respuesta a la solicitud de la CIDH, informó que en relación con la medida cautelar de suspender las actividades mineras aludidas, “el Estado de Guatemala comunica su decisión de atenderla, para dar cumplimiento a sus compromisos internacionales en el campo de los derechos humanos”. Por ello, ya se ha iniciado el proceso administrativo correspondiente para que esta decisión pueda entrar en vigencia legalmente. Además de atender las otras recomendaciones realizadas por CIDH.
Respecto de la segunda recomendación, el Gobierno informó que de acuerdo con los estudios realizados por el Ministerio de Salud Pública, Ministerio de Ambiente y Recursos Naturales y Ministerio de Energía y Minas no demuestran que exista contaminación en las aguas de las comunidades, por lo que son aptas para el consumo humano.
Igualmente, acerca de la tercera recomendación, señaló que en la evaluación realizada por el Ministerio de Salud Pública y Asistencia Social no se detectó ninguna enfermedad vinculada con la presunta contaminación producida por la Mina Marlin.
Al pronunciarse sobre la cuarta recomendación, el Gobierno explicó que a través del Ministerio de Gobernación, mantiene los esfuerzos para preservar la integridad física y la vida de los miembros de las comunidades mencionadas y toma las medidas necesarias para garantizar los derechos de los ciudadanos. A fin de responder con mayor propiedad, se solicitó señalar específicamente a las personas que estarían sufriendo algún tipo de persecución, a fin de poder determinar qué medidas de apoyo brindar.
Y, finalmente, sobre la quinta recomendación, las autoridades detallaron que la planificación e implementación de medidas de protección, si fueren necesarias, tendrán la participación de todos.
El Gobierno de la República brindará toda su colaboración a la misión de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos de la OEA que visitará Guatemala en el mes de julio, a fin de que contribuya a una evaluación objetiva respecto del impacto de la operación de la Mina Marlin.
Guatemala , 23/06/2010www.guatemala.gob.gt/noticia4.php?codigo=8421&titulo2=Nacionale
184 - PORRE FINE ALL’IMPUNITA’ E’ POSSIBILE
Nell’agosto 2007, il Congresso della Repubblica del Guatemala approvò con più di due terzi dei suoi deputati il decreto 35-2007 e consolidò, come impegno dello Stato, l'accordo sottoscritto tra il governo guatemalteco e le Nazioni Unite, per l’insediamento della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala, che rispondeva alla richiesta - di questo paese - di un appoggio indipendente per combattere l'impunità, provocata da elementi illegali ed apparati clandestini di sicurezza, vincolati con agenti dello Stato ed altri settori, e che attentano ai diritti civili e politici.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, tra una lista di candidati di alto profilo, scelse e nominò responsabile il magistrato spagnolo Carlos Castresana che, in poco tempo, organizzò l'istituzione a suo carico, affinché fosse in grado di rispondere alle aspettative dell'accordo che la creò.
Con l'esecuzione del suo mandato, la CICIG ha incominciato a restituire la fiducia nella giustizia ai guatemaltechi. La recente rinuncia di Castresana, e in modo particolare i motivi di questa rinuncia da lui esposti, ci portano alle seguenti riflessioni:
• Porre fine all’'impunità richiede un Procuratore Generale fidato. Affinché i risultati della CICIG non si perdano ed i cambiamenti che aveva incominciato a generare siano sostenibili, è fondamentale garantire che il Ministero Pubblico sia diretto per un magistrato con esperienza nella mansione, onesto, rispettoso della legge e senza compromessi con gruppi di potere. Ancora, questa responsabilità è ricaduta sulla Commissione di Postulazione ed sul Presidente della Repubblica.
• Porre fine all'impunità è anche un obbligo della classe politica al potere. Il Congresso della Repubblica deve assicurare che le istituzioni dispongano delle risorse e il miglior quadro giuridico affinché la giustizia non sia ostacolata. La CICIG aveva presentato più di quindici proposte legislative, molte ancora in attesa di essere esaminate dal Congresso.
• Porre fine all'impunità sarà possibile solo con giudici e magistrati incorrotti ed indipendenti. È necessario promuovere condizioni migliori affinché magistrati e giudici possano impartire giustizia velocemente e senza pressioni. La CICIG ha fatto delle raccomandazioni specifiche che possono aiutare ad ottenere ciò.
• Porre fine all'impunità implica mantenere l'appoggio internazionale sotto parametri di stretta osservanza. Le Nazioni Unite ed i paesi donanti dovrebbero adattare la loro cooperazione nel campo della sicurezza e della giustizia ai progressi concreti che dimostra lo Stato del Guatemala, sia nel lavoro congiunto con la CICIG sia rispetto all'Accordo Nazionale per l'Avanzamento della Sicurezza e la Giustizia.
Porre fine all’impunità è possibile. Noi firmatari vediamo, nella storica risoluzione della Corte Costituzionale del 10 giugno, un'opportunità per recuperare la credibilità nel processo di individuazione del Procuratore Generale della Repubblica. Richiamiamo tutti i settori sociali a partecipare attivamente al suo controllo, affinché l'impunità ed i patti che la coprono non siano più tollerati. Alle guatemalteche e guatemaltechi che lottano per la giustizia, e a Carlos Castresana, grazie per ispirarci col suo lavoro quotidiano.
Guatemala, 13/06/2010
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, tra una lista di candidati di alto profilo, scelse e nominò responsabile il magistrato spagnolo Carlos Castresana che, in poco tempo, organizzò l'istituzione a suo carico, affinché fosse in grado di rispondere alle aspettative dell'accordo che la creò.
Con l'esecuzione del suo mandato, la CICIG ha incominciato a restituire la fiducia nella giustizia ai guatemaltechi. La recente rinuncia di Castresana, e in modo particolare i motivi di questa rinuncia da lui esposti, ci portano alle seguenti riflessioni:
• Porre fine all’'impunità richiede un Procuratore Generale fidato. Affinché i risultati della CICIG non si perdano ed i cambiamenti che aveva incominciato a generare siano sostenibili, è fondamentale garantire che il Ministero Pubblico sia diretto per un magistrato con esperienza nella mansione, onesto, rispettoso della legge e senza compromessi con gruppi di potere. Ancora, questa responsabilità è ricaduta sulla Commissione di Postulazione ed sul Presidente della Repubblica.
• Porre fine all'impunità è anche un obbligo della classe politica al potere. Il Congresso della Repubblica deve assicurare che le istituzioni dispongano delle risorse e il miglior quadro giuridico affinché la giustizia non sia ostacolata. La CICIG aveva presentato più di quindici proposte legislative, molte ancora in attesa di essere esaminate dal Congresso.
• Porre fine all'impunità sarà possibile solo con giudici e magistrati incorrotti ed indipendenti. È necessario promuovere condizioni migliori affinché magistrati e giudici possano impartire giustizia velocemente e senza pressioni. La CICIG ha fatto delle raccomandazioni specifiche che possono aiutare ad ottenere ciò.
• Porre fine all'impunità implica mantenere l'appoggio internazionale sotto parametri di stretta osservanza. Le Nazioni Unite ed i paesi donanti dovrebbero adattare la loro cooperazione nel campo della sicurezza e della giustizia ai progressi concreti che dimostra lo Stato del Guatemala, sia nel lavoro congiunto con la CICIG sia rispetto all'Accordo Nazionale per l'Avanzamento della Sicurezza e la Giustizia.
Porre fine all’impunità è possibile. Noi firmatari vediamo, nella storica risoluzione della Corte Costituzionale del 10 giugno, un'opportunità per recuperare la credibilità nel processo di individuazione del Procuratore Generale della Repubblica. Richiamiamo tutti i settori sociali a partecipare attivamente al suo controllo, affinché l'impunità ed i patti che la coprono non siano più tollerati. Alle guatemalteche e guatemaltechi che lottano per la giustizia, e a Carlos Castresana, grazie per ispirarci col suo lavoro quotidiano.
Guatemala, 13/06/2010
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