Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


venerdì 9 gennaio 2015

886 - IMPOSSIBILE ELIMINARE LA CORRUZIONE, AFFERMA OTTO PÉREZ

Arrivare ai massimi livelli di trasparenza è la promessa che non realizzerà il governo del Partito Patriota, riconosce il presidente Otto Pérez Molina, che ha parlato dei suoi principali risultati in questa intervista, ma anche di ciò che è in attesa di essere realizzato, al compiersi il prossimo mercoledì il suo terzo anno di presidenza. 
D. Si conclude il suo terzo anno di governo. In che cosa si differenzia dai due precedenti?
Ci sono varie differenze: abbiamo avuto lo stesso budget, ma il finanziamento che corrispondeva non è stato dato. Abbiamo ogni anno 400.000 nascite in più, e ciò richiede servizi pubblici necessari per dare risposta ai guatemaltechi, e tuttavia rimaniamo con lo stesso budget.
L'altra differenza è che nonostante i problemi che abbiamo avuto, la sicurezza ha continuato ad aumentare e questo ha determinato la diminuzione della violenza.
D. Quale è il suo principale risultato ed obiettivo non realizzato nel Patto per la Pace e Sicurezza?
Continuiamo al ribasso nel tasso di omicidi. Si è chiuso l'anno con 31 per 100.000 abitanti. In questo terzo anno c’è un 9% di diminuzione di fatti criminali. Nel dipartimento di Guatemala c’è un 23% di diminuzione, e nella capitale, 33% in meno di fatti criminali.
Essere riuscito in questi primi tre anni a migliorare le capacità della Polizia Nazionale Civile (PNC) è un passo importante, perché vuole dire che di 22.000 membri siamo arrivati a 34.200.
D. Che cosa è mancato per realizzare gli obiettivi?
Io credo che il tema principale continua ad essere il sistema di Presidi. Abbiamo un deficit importante per la mancanza di controlli.
Commentò che l'obiettivo era abbassare la media giornaliera di morti violente a 13, ma non scende da 16.
Le statistiche di cui disponiamo sono quelle che fornisce la PNC, e non l'Inacif. Con quelle della Polizia riceviamo—il Governo—con poco più di 17 assassini giornalieri, e questo anno chiudiamo a 13,6 omicidi giornalieri.
D. E nel Patto Fame Zero?
Il primo anno è stato utilizzato quasi tutto nel coordinamento. Qui dei 14 ministeri solo ce ne sono due che non partecipano al Patto.
Nel 2013 abbiamo ottenuto risultati, era diminuita del 1.7% la denutrizione cronica nei bambini minori di 5 anni. Alcuni diranno che è molto poco, ma se pensiamo che nei 15 anni precedenti si era riusciti ad abbassare la percentuale di 1.7%, quello che noi siamo riusciti in un anno.
D. Ma avevano offerto abbassarla in quattro anni al 10%.
Quando parliamo del 10%, sapevamo che era una meta molto difficile ed ambiziosa, ma ce l’eravamo proposta. Ovviamente quando uno è già al Governo e si rende conto dello sforzo che includeva tutto quel coordinamento sul terreno, ci rendemmo conto delle difficoltà.
Crediamo che possiamo arrivare non ad un 10%, ma sì ad un 6%. Se arriviamo a quel 6% è storico.
D. Che cosa si è fatto e che cosa manca nel Patto di Competitività?
Abbiamo avuto una crescita nell'economia del 4% che non avveniva da vari anni. Riusciamo a creare 166.000 posti di lavoro. Siamo sotto al 3% dell'inflazione, e questa è la più bassa negli ultimi 20 anni.
C’è bisogno di più sforzi per la lotta contro il contrabbando. Ciò si riflette sui prezzi della carne di manzo. C'è bisogno anche di continuare ad attirare maggiori investimenti.
D. Qual è la cosa che sente più pressione di dover compiere nel 2015?
Io direi che mi sento più pressato con quella che è stata l'offerta principale della mia campagna: sicurezza ed impiego.
D. Quale è la promessa che definitivamente non può realizzare in tutto il suo mandato?
Io credo che ci siano promesse che deplorevolmente uno non può realizzare ai livelli che voleva, ed una è la trasparenza e la corruzione. Questo non è solo di questo governo, è qualcosa che viene da moltissimi anni, è stato presente, infiltrata dentro le istituzioni, e lottare contro quello è molto difficile.
D. È impossibile eliminare la corruzione in un mandato presidenziale?
Io dico che sì, è impossibile. Sta troppo infiltrata ed è qualcosa che è avviene da moltissimi anni.
D. Perché crede che al suo governo sia etichettato come poco trasparente?
C'è una serie di questioni che sono avvenute. Ci hanno detto che abbiamo fatto acquisti diretti, che non si sono seguite le procedure, ma, per esempio, se non facciamo acquisto per eccezione delle armi, in questo momento avremmo poliziotti senza le armi individuali.
D. Ma non crede che ci sono stati fatti di corruzione nei settori Salute, Cultura, Ambiente?
Sono segnali… sì, sempre. È una lotta costante. La lotta per la trasparenza si deve fare quotidianamente e tutti i livelli.
D. In che punti in concreto crede che la Cicig ha oltrepassato il suo mandato?
Ci sono questioni dove hanno oltrepassato il mandato, ma comunque ha aiutato. Ci sono questioni che, per esempio, ieri mi dicevano che c’è stata al cattura di uno dei Mendoza. Sì, effettivamente; ma quella è una lotta contro il crimine organizzato, non è una struttura parallela allo Stato.
Io credo che il periodo col mandato specifico che aveva la Cicig sia sorpassata e è finita. Per quel motivo stiamo parlando ora di fare una valutazione.
D. La Cicig investiga il finanziamento dei partiti. Ciò può generare paura nei partiti?
Credo che non ci dovrebbe essere paura in quel senso. Abbiamo scoperto che il crimine organizzato ed il narcotraffico hanno cercato finanziare campagne nei luoghi che a loro interessano, e per quel motivo si concentrano sui Comuni.
D. Alcuni del PP?
No. Siamo molto diligenti in quello. Se qualcosa c’è stato, è stato totalmente fuori del nostro controllo ed è passato inosservato.
D. Ma questo finanziamento potrebbe avvenire anche per i candidati alla presidenza?
Potrebbe essere possibile che anche nelle campagne presidenziali tentino di avvicinarsi ed avere alcune influenze. Bisognerebbe fare un'indagine in profondità.
D. Che voto si dà, da 1 a 10, nel terzo anno?
L'anno che è finito abbiamo avuto problemi finanziari perché si è ripetuto lo stesso budget e non ci fu finanziamento fino al 28 novembre. Ciò ci attribuisce un voto che non avremmo voluto, ma metta un voto tra cinque e sei.
Prensa Libre, 08/01/2015

885 - IMPOSIBLE ELIMINAR CORRUPCIÓN, AFIRMA OTTO PÉREZ

Llegar a los máximos niveles de transparencia es la promesa que no cumplirá el gobierno del Partido Patriota, reconoce el presidente Otto Pérez Molina, quien en esta entrevista habla de sus principales logros, pero también de lo que está pendiente al cumplir el próximo miércoles su tercer año de gestión.
Ya termina su tercer año de gobierno. ¿En qué se diferencia de los dos anteriores?
Hay varias diferencias: se repitió el mismo presupuesto, pero el financiamiento que correspondía no fue dado. Tenemos cada año 400 mil nacimientos más, y eso demanda de servicios públicos necesarios para darles respuesta a los guatemaltecos, y sin embargo nos quedamos con el mismo presupuesto.
La otra diferencia es que a pesar de los problemas que tuvimos, la seguridad siguió aumentando y esto provocó que se disminuyera la violencia.
¿Cuál es su principal logro y objetivo no cumplido en el Pacto por la Paz y Seguridad?
Continuamos a la baja en la tasa de homicidios. Se cerró el año con 31 por cada cien mil habitantes. En este tercer año se acumula un 9% de descenso de hechos delictivos. En el departamento de Guatemala se acumula un 23% de descenso, y en la capital, 33% de descenso de hechos delictivos.
Haber logrado en estos primeros tres años mejorar las capacidades de la Policía Nacional Civil (PNC) es un paso importantísimo, porque quiere decir que de 22 mil efectivos subimos a 34 mil 200.
¿Qué nos faltó por cumplir?
Yo creo que el tema principal sigue siendo el sistema de Presidios. Tenemos un déficit importante por la falta de controles.
Comentó que el objetivo era bajar el promedio diario de muertes violentas a 13, pero no baja de 16.
Las estadísticas que manejamos son las que proporciona la PNC, no el Inacif. Con las de la Policía recibimos —el Gobierno— con poco más de 17 asesinatos diarios, y este año cerramos a 13.6 homicidios diarios.
¿Y en el Pacto Hambre Cero?
El primer año se fue casi todo en la coordinación. Aquí. de los 14 ministerios solo hay dos que no participan en el Pacto.
En el 2013 tuvimos resultados, en donde se disminuyó en 1.7% la desnutrición crónica en niños menores de 5 años. Unos dirán que es muy poco, pero si comparamos que en 15 años antes se había logrado bajar ese 1.7 que nosotros logramos en un año.
Pero habían ofrecido bajarla en los cuatro años a 10%.
Cuando hablamos del 10%, sabíamos que era una meta muy difícil y ambiciosa, pero nos la propusimos. Obviamente cuando ya está uno en el Gobierno y nos dimos cuenta del esfuerzo que involucraba toda esa coordinación en el terreno, nos dimos cuenta de las dificultades.
Creemos que podemos llegar no a un 10%, pero sí a un 6%. Si llegamos a ese 6% es histórico.
¿Qué se hizo y qué faltó en el Pacto de Competitividad?
Tuvimos un crecimiento en la economía del 4% que hacía varios años no se daba. Logramos crear 166 mil empleos dignos. Vamos a estar abajo del 3% de la inflación, y esta es la más baja en los últimos 20 años.
Nos hizo falta más esfuerzos para la lucha contra el contrabando. Eso se refleja en los precios de la carne de res. Nos hace falta también seguir atrayendo más inversión.
¿Con qué siente más presión que debe cumplir en el 2015?
Yo diría que lo más presionado que me siento es con lo que fue la oferta principal de mi campaña: seguridad y empleo.
¿Cuál es la promesa que definitivamente no va a poder cumplir en todo su mandato?
Yo creo que hay promesas que lamentablemente uno no puede llegar a los niveles que quisiera, y uno es la transparencia y la corrupción. Esto no es de este gobierno, es algo que ha venido por muchísimos años, ha estado presente, enquistada dentro de las instituciones, y luchar contra eso es muy difícil.
¿Es imposible eliminar la corrupción en un período presidencial?
Yo digo que sí, es imposible. Está demasiado enquistada y es algo que ha venido por muchísimos años.
¿Por qué cree que a su gobierno se le tilda de poco transparente?
Hay una serie de cuestiones que se han dado. Nos han dicho que hemos hecho compras directas, por excepción, que no se han utilizado los procedimientos, pero, por ejemplo, si no hacemos la compra por excepción de las armas, a estas alturas tuviéramos policías sin su propia arma individual.
¿Pero no cree que hubo hechos de corrupción en Salud, Cultura, Ambiente?
Son señales… sí, siempre. Es una lucha constante. La lucha por la transparencia debe hacerse a diario y a todos los niveles.
¿En qué puntos en concreto cree que la Cicig se ha salido de su mandato?
Hay cuestiones en donde posiblemente no han estado en el mandato, pero de todas maneras ha ayudado. Hay cuestiones que, por ejemplo, ayer me decían que hubo una captura de uno de los Mendoza. Sí, efectivamente; pero esa es una lucha contra el crimen organizado, no es una estructura paralela al Estado.
Yo creo que la fase con el mandato que tenía la Cicig está sobrepasada y está agotada. Por eso estamos hablando ahora de hacer una evaluación.
La Cicig investiga el financiamiento de los partidos. ¿Eso puede generar temor en las agrupaciones?
Creo que no debería haber temor en ese sentido. Hemos detectado que el crimen organizado y el narcotráfico han buscado financiar campañas en los lugares donde a ellos les interesan, y por eso se van más sobre las alcaldías.
¿Algunas del PP?
No. Somos muy cuidadosos en eso. Si hubo algo, tuvo que haber estado totalmente fuera del control de nosotros y pasar desapercibido.
¿Pero este financiamiento podría darse también en los presidenciables?
No estaría lejos que también en las campañas presidenciales traten de acercarse y tener algunas influencias. Habría que hacer una investigación a profundidad.
¿Qué nota se da, de 1 a 10 puntos, en el tercer año?
El año que terminó tuvimos problemas financieros porque se repitió el mismo presupuesto y no hubo financiamiento sino hasta el 28 de noviembre. Eso nos pone no en la calificación que hubiéramos querido, pero entre cinco y seis podría estar.
Prensa Libre, 08/01/2015

giovedì 1 gennaio 2015

884 - LUCI ED OMBRE DEGLI ACCORDI DI PACE

La cessazione del conflitto armato il 29 dicembre 1996, è senza dubbio il maggiore risultato dei negoziati tra il Governo e l'URNG. Ma, la pace cercava qualcosa più della fine della guerra. Cercava di capire come il paese doveva raggiungere sviluppo economico e sociale, giustizia, equità ed uguaglianza. Li ha raggiunti?
La firma degli Accordi di Pace Stabile e Duratura ha posto il Guatemala davanti agli occhi del mondo. Gli impegni firmati dai più alti rappresentanti del Governo e della cupola dell'Unità Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (URNG) integrarono un'agenda ambiziosa, avviata a sradicare la povertà e l'impunità nel paese, tra altri problemi strutturali che cercava di risolvere, senza grandi risultati, con l'uso delle armi.
Ieri, nel Palazzo Nazionale della Cultura con la semplice cerimonia del Cambio della Rosa, il presidente Otto Pérez Molina ed altri funzionari di Stato hanno commemorato i 18 anni da quel momento storico che oggi imprenditori, ex funzionari, deputati ed analisti valutano con luci ed ombre.
Julio Balconi, ex ministro della Difesa che era parte della Commissione di Riconciliazione Nazionale e della Commissione di Negoziazione ha affermato che da 1996, del successo di quel processo ha cercato di avvantaggiarsi il partito di Governo, quello di Avanzata Nazionale (PAN) in quel momento. "Le altre forze politiche si resero conto che il tema, che era di interesse nazionale, si era trasformato in un elemento di negoziazione politica e per quel motivo cominciarono ad attaccarli", indicò.
Secondo Balconi, i cosiddetti Accordi Operativi si realizzarono velocemente come era stabilito; non così gli Accordi di Sostanza, avviati a trasformare il paese. "Era compito di renderli pratici non solo del governo di turno bensì di tutti i settori, compresi i cittadini. Quello sforzo è diminuito a tale punto che i partiti politici che hanno raggiunto il potere posteriormente, non avevano gli Accordi di Pace tra i punti principali della loro agenda di lavoro", ha aggiunto.
Tre punti
"Gli avanzamenti sono stati molto pochi, in ciò che alcuni hanno voluto prendere come impegno. In educazione, c’è stata una riforma educativa, ma si fa un passo avanti e due indietro. Tuttavia, ci sono degli avanzamenti. Non stiamo come 18 anni fa o peggio. E’ diminuito ancora l'analfabetismo, anche se l'indice è ancora alto", ha aggiunto Balconi.
Ha affermato che il processo di consolidamento della democrazia è opera degli Accordi di Pace, allo stesso modo dei diritti cittadini. "I guatemaltechi hanno partecipato a varie elezioni generali senza segnalazioni di frode ed ora ognuno può esporre le sue idee senza rischi", ha aggiunto il militare.
Nonostante, l'insicurezza è l'ombra che rende opache quelle luci. La nuova Polizia Nazionale Civile (PNC) che sostituirebbe la Polizia Nazionale tanto screditata, non ha raggiunto le aspettative per errori strategici, secondo l'ex Ministro della Difesa. "Siamo ritornati alla situazione di prima ed oggi abbiamo una gran sfiducia nella polizia", ha affermato.
Hermann F. Girón, presidente del Comitato Coordinatore delle Associazioni Agricole, Commerciali, Industriali e Finanziarie (CACIF), ha affermato che, degli accordi firmati, i principali sono quelli relazionati con l'aspetto economico e politico. "Dal punto di vista politico ci sono ancora vecchie ferite di guerra che non sono state guarite e che non permettono che lavoriamo uniti per il paese", assicurò.
"Gli Accordi richiedevano per il loro compimento la crescita economica e della riscossione, e bisogna ancora lavorare qui per motivarli e propiziarli. Il principale motore per renderli effettivi è lo sviluppo economico e il lavoro formale", ha detto Girón.
Il presidente del CACIF ha ricordato che nel Congresso ci sono leggi che dovrebbero essere prioritarie per raggiungere quell'obiettivo, come quella dello Sviluppo Economico.
Pochi avanzamenti
Álvaro Ramazzini, vescovo diocesano di Huehuetenango, analizzò altre ostacoli che hanno rallentato l'evoluzione degli Accordi di Pace negli ultimi 18 anni. "Uno dei grandi difetti della firma degli accordi di Pace è stata la mancanza di leggi per metterli in pratica. Non si approvarono. Si risolse il conflitto, si smobilitarono le forze dell'URNG e di altri settori militari. Si applicò la riduzione dell'Esercito in maniera drastica e per quello ora si ascoltano critiche che l’Esercito non ha capacità operativa di custodire le frontiere o lottare contro il narcotraffico. Ma oltre a ciò, il resto fu trascurato", ha affermato il vescovo.
Inoltre il leader religioso ha aggiunto, per esempio, lo scarso avanzamento delle iniziative contenute nell'Accordo sugli Aspetti Socioeconomici e sulla Situazione Agraria. Non si è compiuta la crescita economica e la Legge di Sviluppo Rurale dorme il sonno dei giusti. Gli accordi prevedevano il riconoscimento dell'Accordo 169, e come ora non si rispetta c'è conflittualità sociale. Ugualmente, gli imprenditori devono rendersi conto che la situazione non migliora con attraendo grandi investitori senza prima una riforma tributaria."
Il Vescovo ha affermato che l'applicazione della legge col proposito di condannare il genocidio nacque con gli Accordi di Pace, ma neanche quella è stata compiuta. Si è parlato di amnistia per l'URNG e l'Esercito, ma si stabilì chiaramente che i delitti di lesa umanità dovevano essere giudicati. Alla fine non si è riusciti a sradicare l'impunità né la povertà", ha detto.
Edgar Gutiérrez, ex cancelliere e direttore dell'Istituto per i Problemi Nazionali dell'Università di San Carlos di Guatemala (Ipnusac), è d’accordo con Balconi che nessuno degli Accordi di Sostanza è riuscito ad avere attuazione, in particolare quello che riguarda l’Identità e il Diritto dei Popoli Indigeni, come il rafforzamento del Potere Civile, che proclamavano la vigenza di un Stato di Diritto funzionale e moderno.
“Non c'è stata forza politica con sufficienza peso nello Stato che abbia adottato gli Accordi di Pace come programma di Riforma Politica. I governi solo hanno proclamato adesioni retoriche, senza impegnarsi a dargli attuazione. Incominciando dal governo di Álvaro Arzú", ha assicurato l'analista.
Distinto
L'ex Segretaria della Pace e presidentessa della Giunta Direttiva dell'Associazione di Investigazione di Studi Sociali (Asíes) Raquel Zelaya disse che l'Agenda di Pace coincide con quella della società guatemalteca, include riforma politica, patto fiscale, interculturalità, e non significa che è stato raggiunto, ha chiarito.
"Tutti hanno sottolineato processi che sono bloccati o retrocessi. Ma l'agenda basilare della Pace ha a che vedere con le aspirazioni più profonde delle persone ed esige soprattutto cambiamenti generazionali, in temi come la discriminazione, il razzismo, la disuguaglianza", segnalò Zelaya.
Per l'esperta, ci saranno persone che dicono che non hanno niente da celebrare. "Coloro che vissero il conflitto e furono danneggiati nei loro diritti, ma per i giovani è distinto. Non può paragonarsi la decade degli ottanta con il 2014", aggiunse.
Poca volontà politica
"Nessuno dei governi di turno ha avuto la volontà politica di attuare gli accordi", assicurò Carlos Mejía, congressista dell'URNG.
"Oggi si parla di libera espressione e partecipazione cittadina, ma la fame, la povertà e i ritardi nei temi della salute ed educazione sono problemi nazionali non risolti", ha aggiunto.
Per Mejía, la mancanza di coscienza sulla realtà nazionale dell'oligarchia ha ostacolato una riforma fiscale che permetta allo Stato di ottenere più risorse.
"Siamo lontano"
Il presidente Otto Pérez Molina ha riconosciuto ieri che l'Agenda della Pace ha avanzato poco. Disuguaglianza, povertà, mancanza di opportunità, servizi basilari colpiscono milioni di guatemaltechi. Lo riconosciamo "e dobbiamo lavorare per costruire la pace e la riconciliazione", ha detto ieri alal conclusione della cerimonia del Cambiamento della Rosa nel Palazzo Nazionale della Cultura
“Ci sono per esempio molte parti degli Accordi che non si sono realizzati, il Socioeconomico definiva una crescita economica del 6%, un tasso impositivo del 12%", affermò il mandatario.
El Periodico, 30/12/2014

883 - LUCES Y SOMBRAS DE LOS ACUERDOS DE PAZ

El cese del conflicto armado el 29 de diciembre de 1996, es, sin duda, el mayor logro de las negociaciones entre el Gobierno y la URNG. Pero, la paz buscaba algo más que el fin de la guerra. Trataba sobre cómo el país debía conseguir desarrollo económico y social, justicia, equidad e igualdad. ¿Lo alcanzó?
La firma de los Acuerdos de Paz Firme y Duradera colocó a Guatemala ante los ojos del mundo. Los compromisos signados por los más altos representantes del Gobierno y de la cúpula de la Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca (URNG) integraron una agenda ambiciosa, encaminada a erradicar la pobreza y la impunidad en el país, entre otros problemas estructurales tratados de resolver, sin mayores resultados, con el uso de las armas.
Ayer, en el Palacio Nacional de la Cultura con la sencilla ceremonia del Cambio de la Rosa, el presidente Otto Pérez Molina y otros funcionarios de Estado conmemoraron los 18 años de ese momento histórico, que hoy empresarios, exfuncionarios, diputados y analistas evalúan bajo luces y sombras.
Julio Balconi, exministro de la Defensa, quien integró la Comisión de Reconciliación Nacional y la Comisión de Negociación consideró que desde 1996, el éxito de ese proceso lo intentó capitalizar el partido de Gobierno, el de Avanzada Nacional (PAN) en ese momento. “Las otras fuerzas políticas se dieron cuenta de que el tema, que era de interés nacional, se convirtió en un elemento de negociación política y por eso comenzaron a atacarlos”, indicó.
De acuerdo con Balconi, los llamados Acuerdos Operativos se cumplieron con rapidez tal y como estaba establecido; no así los Sustantivos, encaminados a transformar el país. “Correspondía llevarlos a la práctica no solo al gobierno de turno sino a todos los sectores, incluidos los ciudadanos. Ese esfuerzo disminuyó a tal grado que los partidos políticos que alcanzaron el poder posteriormente, no tenían los Acuerdos de Paz como su agenda principal de trabajo”, añadió.
Tres puntos
“Los avances han sido muy pocos, en lo que algunos han querido tomar como compromiso. En educación, hubo una reforma educativa, pero se da un paso para adelante y dos para atrás. Sin embargo, hay avances. No estamos igual que como hace 18 años o peor. Se ha reducido el analfabetismo aún cuando el indicador todavía es alto”, agregó Balconi.
Mencionó que el proceso de consolidación de la democracia es obra de los Acuerdos de Paz, igual que la de los derechos ciudadanos. “Los guatemaltecos hemos participado en varias elecciones generales sin señalamientos de fraude y ahora cada quien puede exponer sus ideas sin riesgo”, añadió el militar.
No obstante, la inseguridad es la sombra que opaca esas luces. La nueva Policía Nacional Civil (PNC), que sustituiría a la tan desprestigiada Policía Nacional (PN) no llenó las expectativas por errores estratégicos, según el ex Ministro de la Defensa. “Volvimos a lo de antes y hoy tenemos una gran desconfianza en la guardia policial”, afirmó.
Hermann F. Girón, presidente del Comité Coordinador de Asociaciones Agrícolas, Comerciales, Industriales y Financieras (CACIF), opinó que de los compromisos firmados, los básicos están relacionados con el aspecto económico y político. “Desde el punto de vista político aún hay viejas heridas de guerra que no han sanado y que no permiten que trabajemos unidos por el país”, aseguró.
“Los Acuerdos requerían para su cumplimiento crecimiento económico y de recaudación, y aquí todavía hay que trabajar para motivar y propiciarlos. El principal motor para llevarlos a la práctica son el desarrollo económico y la formalidad laboral”, dijo Girón.
El presidente del CACIF recordó que en el Congreso hay leyes que tendrían que ser prioritarias para alcanzar ese objetivo, como la de Desarrollo Económico.
Pocos avances
Álvaro Ramazzini, obispo diocesano de Huehuetenango, analizó otras aristas que han impedido la evolución de los Acuerdos de Paz en los últimos 18 años. “Uno de los grandes defectos de la firma de la Paz fue la falta de leyes para ponerla en práctica. No se aprobaron. Se resolvió el conflicto, se desmovilizaron los elementos de la URNG y otros sectores militares. Se aplicó la reducción del Ejército de manera drástica y por eso ahora se escuchan críticas de que no tienen capacidad operativa de guardar las fronteras o luchar contra el narcotráfico. Pero de ahí, el resto quedó relegado”, manifestó el obispo.
El líder religioso además enumeró, por ejemplo, el poco avance de las iniciativas contenidas en el Acuerdo Sobre Aspectos Socieconómicos y Situación Agraria. “No se ha cumplido con el crecimiento económico y la Ley de Desarrollo Rural duerme el sueño de los justos. Los acuerdos reconocían el Convenio 169 y como ahora no se respeta hay conflictividad social. Asimismo, los empresarios deben darse cuenta de que la situación no mejora con atraer grandes inversionistas sin antes una reforma tributaria”.
El Obispo mencionó que la aplicación de la ley con el propósito de condenar el genocidio nació con los Acuerdos de Paz, pero tampoco ha sido aplicada. “Se habló de amnistía para la URNG y el Ejército, pero se dejó claro que los delitos de lesa humanidad iban a ser juzgados. Al final no se ha logrado erradicar la impunidad ni la pobreza”, dijo.
Edgar Gutiérrez, excanciller y director del Instituto de Problemas Nacionales de la Universidad de San Carlos de Guatemala (Ipnusac), coincidió con Balconi en que ninguno de los Acuerdos Sustantivos logró madurar, en particular el que trata sobre Identidad y Derecho de los Pueblos Indígenas así como sobre Fortalecimiento del Poder Civil, que proclamaban la vigencia de un Estado de Derecho funcional y moderno.
“No ha habido fuerza política con suficiente peso en el Estado que adopte los Acuerdos de Paz como programa de Reforma Política. Los gobiernos solo han proclamado adhesiones retóricas, sin comprometerse a cumplirlos. Empezando por el gobierno de Álvaro Arzú”, aseguró el analista.
Distinto
La ex Secretaria de la Paz y presidenta de la Junta Directiva de la Asociación de Investigación de Estudios Sociales (Asíes) Raquel Zelaya dijo que la Agenda Sustantiva de Paz coincide con la de la sociedad guatemalteca, incluye reforma política, pacto fiscal, interculturalidad, lo cual no significa que se ha alcanzado, aclaró.
“Todos han destacado procesos que se han detenido o retrocedido. Pero la agenda básica de la Paz tiene que ver con las aspiraciones más sentidas de las personas y exige cambios generacionales sobre todo en temas como la discriminación, el racismo, la desigualdad”, señaló Zelaya.
Para la experta, habrá personas que digan que no tienen nada que celebrar. “Quienes vivieron el conflicto y les fueron vulnerados sus derechos, pero para los jóvenes es distinto. No se puede comparar la década de los ochenta con 2014”, añadió.
Poca voluntad política
“Ninguno de los gobiernos de turno ha tenido la voluntad política de cumplirlos”, aseguró Carlos Mejía, congresista de la URNG.
“Hoy se habla de libre expresión y participación ciudadana, pero el hambre, la pobreza y los rezagos en salud y educación son problemas nacionales sin resolver”, agregó .
Para Mejía, la falta de conciencia sobre la realidad nacional de la oligarquía ha impedido una reforma fiscal que permita al Estado obtener más recursos.
“Estamos lejos”
El presidente Otto Pérez Molina reconoció ayer que la Agenda de la Paz ha avanzado poco. Desigualdad, pobreza, falta de oportunidades, servicios básicos afectan a millones de guatemaltecos. “Lo reconocemos y tenemos que trabajar en construir la paz y la reconciliación”, dijo ayer luego de concluir la ceremonia del Cambio de la Rosa en el Palacio Nacional de la Cultura.
“Hay muchas partes de los Acuerdos que no se han cumplido, por ejemplo el Socioeconómico definía un crecimiento económico del seis por ciento, una tasa impositiva del 12 por ciento”, afirmó el mandatario.
El Periodico, 30/12/2014

mercoledì 17 dicembre 2014

882 - MANCANZA DI PROGRAMMI INFLUISCE SULL’ALFABETIZZAZIONE

Huehuetenango è al secondo posto per l’analfabetismo e lontano dall’aver sconfitto il problema, perché i programmi per debellarlo non sono sufficienti, e a questo si aggiunge la copertura limitata data dalle Autorità scolastiche nella regione, secondo la delegazione del Consiglio Nazionale per l’Alfabetizzazione (Conalfa).
Jorge Camas, delegato di tale istituzione, ha detto: "Qui facciamo tre passi avanti e uno indietro. Noi insegniamo, ma il Ministero della Pubblica Istruzione (MINEDUC) lascia da assistere il 100% dei bambini ".
Camas ha indicato che i programmi di alfabetizzazione sono positivi, ma non abbastanza per combattere il problema. E ha aggiunto che secondo i dati a partire dal 2013, ci sono 159.373 analfabeti a Huehuetenango nei 32 municipi, e il primo posto nel paese è occupato da Alta Verapaz, con 183.390.
Camas ha dichiarato che i tassi più elevati in Huehuetenango sono registrati a Barillas, con 16.571; Chiantla, 11.740; San Mateo Ixtatán, 9.886; San Miguel Acatán, 9.119, e Cuilco con 8.928.
Ha aggiunto che il tasso di analfabetismo in quel dipartimento è 23.35% della popolazione, una cifra che tende a rimanere invariata.
"Noi insegniamo, ma dobbiamo lavorare con persone al compimento dei 15 anni formano parte degli analfabeti in questo dipartimento", ha osservato il delegato.
Il supporto dei genitori è vitale
Secondo Camas, i bambini dovrebbero essere portati a scuola dai genitori e il Ministero della Pubblica Istruzione deve occuparsi di loro, in quanto è l'unica strada percorribile nella lotta contro l'analfabetismo.
Ha detto che il budget è scarso, dal momento che la delegazione di Conalfa taglierà i finanziamenti di quest'anno, in modo solo è riuscito ad assistere circa 13.000 abitanti, mentre l'obiettivo che si erano prefissati era di 15.000.
Il delegato ha sottolineato che sono disponibili a ridurre tale divario, ma non dipende solo da loro.
La migrazione danneggia
Il delegato Conalfa ha sottolineato che un altro fattore che incide in Huehuetenango è la migrazione verso le piantagioni di caffè e la mancanza di un censimento aggiornato.
Ha detto che anche la varietà di lingue costituisce un problema nella lotta contro l’analfabetismo.
Coloro che ricevono lezioni dai programmi di alfabetizzazione considerano l’apprendimento come una sfida, perché devono conciliare il lavoro con lo studio.
Isidra Morales, che ora sta studiando, fa notare che a 45 anni è difficile a imparare, ma riconosce che è importante.
Ha detto che in alcune comunità di Huehuetenango, è stato necessario coniugare le lezioni con la formazione in altri mestieri.
Progressi generali.
Secondo il rapporto dal titolo "Trasformando la vita attraverso l'alfabetizzazione di Conalfa", il Guatemala ha avanzato per contrastare l'analfabetismo, in quanto nel 1986 il tasso era del 52%, che è stato ridotto nel 1994 al 38,7%, secondo uno studio del 2013, la cifra è stata ridotta al 16.62%.
Secondo le statistiche dell'istituto, fino al 2013 sono stati segnalati nel Quiché 157. 434 analfabeti, con un tasso del 30.10% della popolazione; Guatemala, con 139.716, pari al 6,23% e San Marcos, con 106.057, che rappresenta 16.89% della sua popolazione.
Sostegno
Bartolo López, direttore del dipartimento dell'educazione di Huehuetenango, ha detto che i genitori sono obbligati a portare i figli a scuola per combattere l'analfabetismo.
Egli ha aggiunto che la mancanza di accesso all'istruzione in quel dipartimento è dovuta in alcuni casi alla migrazione. "Abbiamo problemi, ma per quanto possibile, siamo in grado di supportare tutte le comunità", ha detto Lopez.
Egli ha assicurato che vi è ora una copertura nella scuola primaria del 100%.
Secondo Lopez, gli anziani e le vittime dei conflitti armati non sono state alfabetizzati per questioni culturali e sociali, e non si tratta di giovani in età scolare.
"Tutto è possibile. E’ questione di offrire appoggio integrato con la partecipazione di tutti, in modo
che possiamo sradicare l'analfabetismo", ha detto.
Lopez ha detto che con impegno, a breve termine si potrebbero dichiarare alcuni municipi liberi del problema. 
Prensa Libre 11/12/14
  

881 - FALTA DE COBERTURA AFECTA ALFABETIZACIÓN

Huehuetenango ocupa el segundo lugar en analfabetismo y está lejos de superar el problema, debido a que los programas para contrarrestarlo no se dan abasto, sumado a la poca cobertura de las autoridades de Educación en ese departamento, según la delegación del Consejo Nacional de Alfabetización (Conalfa).
Jorge Camas, delegado de la referida institución, dijo: “Aquí damos tres pasos para adelante y uno para atrás. Nosotros alfabetizamos, pero el Ministerio de Educación (Mineduc) deja de cubrir al cien por ciento de los niños”.
Camas indicó que los programas de alfabetización son positivos, pero no son suficientes para combatir el problema.
Añadió que según datos del 2013, en Huehuetenango hay 159 mil 373 analfabetas en los 32 municipios, y el primer lugar del país lo ocupa Alta Verapaz, con 183 mil 390.
Camas expuso que los índices más altos en Huehuetenango se registran en Barillas, con 16 mil 571; Chiantla, 11 mil 740; San Mateo Ixtatán, nueve mil 886; San Miguel Acatán, nueve mil 119, y Cuilco, con ocho mil 928.
Agregó que el índice de analfabetismo en ese departamento es del 23.35 por ciento de la población, cifra que tiende a mantenerse.
“Nosotros enseñamos, pero debemos atender a personas que al cumplir los 15 años forman parte de los analfabetas en este departamento”, resaltó el delegado.
Apoyo de padres es vital
Según Camas, los niños deben ser llevados a la escuela por sus padres y el Mineduc debe atenderlos, ya que es la única manera de avanzar en el combate al analfabetismo.
Manifestó que la situación presupuestaria es deficiente, ya que a esa delegación de Conalfa le redujeron fondos este año, por lo que solo lograron atender a unos 13 mil pobladores, mientras que la meta que se habían trazado era de 15 mil.   
El delegado resaltó que tienen la disponibilidad de reducir esa brecha, pero no solo depende de ellos.
Migración afecta
El delegado de Conalfa puntualizó que otro factor que afecta en Huehuetenango es la migración a las fincas cafetaleras y la falta de un censo actualizado.
Comentó que también la variedad de idiomas pone cuesta arriba el combate al analfabetismo. 
Quienes reciben clases en los programas de alfabetización consideran que es un desafío el aprendizaje, porque deben combinar el trabajo con el estudio.
Isidra Morales, quien se alfabetiza actualmente, cuenta que a sus 45 años es complicado aprender, pero reconoce que es importante.
Afirmó que en algunas comunidades de Huehuetenango, se ha tenido que combinar las clases con la capacitación en otros oficios.
Avances generales
Según el informe denominado “Transformando vidas a través de la alfabetización de Conalfa”, Guatemala ha avanzado en contrarrestar el analfabetismo, ya que en 1986 el índice era del 52 por ciento, el cual se redujo en 1994 al 38.7 por ciento, y según un estudio del 2013, la cifra se redujo el 16.62 por ciento.
De acuerdo con estadísticas de esa institución, hasta el 2013 se reportaban en Quiché 157 mil 434 analfabetas, con índice del 30.10 por ciento de la población; Guatemala, con 139 mil 716, que equivale al 6.23 por ciento, y San Marcos, con 106 mil 57, lo que representa el 16.89 por ciento de su población.
Existe apoyo
Bartolo López, director departamental de Educación de Huehuetenango, indicó que los padres de familia son los obligados de llevar a sus hijos a la escuela para combatir el analfabetismo.
Añadió que la falta de acceso a la educación en ese departamento se debe en algunos casos a la migración. “Tenemos problemas, pero en la medida de lo posible estamos en la disposición de apoyar a todas las comunidades”, expresó López.
Aseguró que actualmente existe una cobertura de primaria, en cien por cien del departamento.
Según López, las personas de edad avanzada y víctimas del conflicto armado no han sido alfabetizadas por cuestiones culturales y sociales, y no se trata de jóvenes en edad escolar.
“Todo es posible. Es cuestión de brindar atención integrada con la participación de todos, para que podamos erradicar el analfabetismo”, comentó.
López señaló que con disciplina, a corto plazo se podrían declarar algunos municipios libres del problema.
Prensa Libre 11/12/14
 

mercoledì 10 dicembre 2014

880 - ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI SOLLECITANO RISARCIMENTO A FAMIGLIE DEL POLOCHIC

Organizzazioni internazionali sollecitarono il Presidente Otto Pérez Molina a compiere il suo impegno di risarcire oltre 600 famiglie della Valle del Polochic, dipartimento di Alto Verapaz, che furono sfollate violentemente nel marzo del 2011.
In una lettera indirizzata al Presidente da rappresentante degli abitanti sfollati, le organizzazioni internazionali hanno sottolineato come fino ad oggi 629 famiglie, più del 75% di quelle danneggiate, continuano a vivere senza terra, senza abitazione, senza alimenti ed accesso a servizi pubblici basilari per la loro sussistenza.
Le organizzazioni e le famiglie danneggiate ricordarono anche a Pérez Molina il suo obbligo di compiere le misure cautelari concesse dalla Commissione Interamericana di Diritti umani (CIDH), nel giugno del 2011.
Il contesto rurale guatemalteco è diventato più complesso negli ultimi anni, dovuto all'impulso di politiche economiche orientate prioritariamente verso l'espansione di monocolture, approfondendo la concentrazione di terre e provocando lo spostamento di famiglie e comunità intere, aggiunge la lettera firmata da organizzazioni di Spagna, Germania, Francia, Stati Uniti ed altri paesi dell'America latina.
Delle 769 famiglie danneggiate, unicamente 140 sono state rialloggiate dal governo in nuovi terreni, tuttavia 629 sperano ancora che sia loro restituito il proprio diritto alla terra ed una vita degna.
“Sollecitiamo a proteggere il diritto alla vita e alla terra per le contadine e i contadini, promuovendo maggiori investimenti nella piccola agricoltura e scommettendo su un modello di produzione più sostenibile, giusto ed umano”, sottolinea la lettera.
Da parte sua il direttore di Oxfam in Guatemala, Luis Paiz, affermò che il necessario investimento in servizi pubblici come salute, educazione e l'accesso alla terra è chiave per garantire la sussistenza dei più poveri.
In Guatemala, nonostante più del 60% degli alimenti che arrivano sul tavolo delle famiglie vengano dalla piccola agricoltura, donne ed uomini contadini si trovano in difficoltà a vivere i con piccoli appezzamenti di terra, per gli scarsi investimenti e promozione pubblica nel settore, sottolineò l'organizzazione.
Cerigua, 2/12/2014

879 - ORGANIZACIONES INTERNACIONALES SOLICITAN RESARCIMIENTO A FAMILIAS DEL POLOCHIC

Organizaciones internacionales instaron al Presidente Otto Pérez Molina a cumplir con su compromiso de resarcir a más de 600 familias del Valle del Polochic, departamento de Alta Verapaz, las que fueron desalojadas violentamente en marzo del 2011.
En una misiva entregada al Mandatario por representante de los pobladores desalojados, las entidades internacionales destacaron que hasta la fecha 629 familias, más del 75 por ciento de las afectadas, continúan sin tierra, sin vivienda, sin alimentos y acceso a servicios públicos básicos para su subsistencia.
Las organizaciones y las familias afectadas recordaron también a Pérez Molina su obligación de cumplir con las medidas cautelares otorgadas por la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) en junio del 2011.
El contexto rural guatemalteco se ha complejizado en los últimos años, debido al impulso de políticas económicas orientadas prioritariamente hacia la expansión de monocultivos, profundizando la concentración de tierras y provocando el desplazamiento de familias y comunidades enteras, añade la carta firmada por entidades de España, Alemania, Francia, Estados Unidos y otros países de Latinoamérica.
De las 769 familias afectadas, únicamente 140 han sido realojadas por el gobierno en nuevos terrenos, sin embargo 629 esperan aún que les sea restituido su derecho a la tierra y a una vida digna.
Instamos a proteger el derecho a la vida y la tierra para las campesinas y campesinos, promoviendo mayores inversiones en la pequeña agricultura y apostando por un modelo de producción más sostenible, justo y humano, destaca la misiva.
Por su parte el director de Oxfam en Guatemala, Luis Paiz, aseveró que la necesaria inversión en servicios públicos como salud, educación y el acceso a la tierra es clave para garantizar la subsistencia de los más pobres.
En Guatemala, pese a que más del 60 por ciento de los alimentos que llegan a la mesa de las familias vienen de la pequeña agricultura, mujeres y hombres rurales se encuentran con dificultades para ganarse la vida con pequeñas parcelas de tierra, por la baja inversión y promoción pública en el sector, destacó la organización.
Cerigua, 2/12/2014

878 - POLIZIA NON VOLEVA SOPRAVVISSUTI NELL’AMBASCIATA DELLA SPAGNA IN GUATEMALA

Una testimone assicurò oggi, durante il giudizio per il massacro di 37 persone nell'ambasciata della Spagna in Guatemala nel 1980 che la polizia locale diede l'ordine di non lasciare sopravvissuti durante l'incendio che distrusse la rappresentazione consolare.
La dichiarazione è avvenuta nella decima udienza del giudizio contro l'ex capo della polizia Pedro García Arredondo, unico detenuto per il massacro, avvenuto il 31 gennaio 1980 nell'ambasciata della Spagna nella capitale del paese centroamericano.
Durante il dibattito orale e pubblico di questo martedì, il Tribunale di Maggiore Rischio B ascoltò la testimonianza scritta di María Odette Arzú Castillo, che vive in Spagna.
L'ex volontaria della Croce Rossa guatemalteca, che entrò nell'ambasciata subito dopo lo scoppio dell'incendio, ha affermato che attraverso la radio dell'estinta Polizia Nazionale si diffuse l'ordine di non lasciare sopravvissuti.
Il massacro ebbe luogo quando le forze di sicurezza del regime militare del generale e presidente in quello momento, Fernando Romeo Lucas García (1924-2006), assaltarono l'ambasciata spagnola dopo che era stata occupata da contadini guatemaltechi.
Nell'assalto morirono bruciate 37 persone, tra esse il console spagnolo Jaime Ruiz del Árbol ed i suoi compatrioti ed impiegati della delegazione Luis Felipe Sanz e María Teresa Vázquez.
Morirono anche Vicente Menchú e Francisco Tum, padre e cugino, rispettivamente, del premio Nobel della Pace del 1992, Rigoberta Menchú, che fu la prima testimone della Procura contro l'ex capo della polizia ed è querelante nel caso.
“Abbiamo ascoltato affermazioni di tre testimoni che videro il signor Arredondo sul posto ed ora si conferma anche di nuovo l'ordine della polizia", ha detto il portavoce della fondazione Menchú, Wielman Cifuentes.
La prossima udienza si svolgerà il 19 di dicembre e durante la stessa potrebbero ascoltare due testimoni della difesa e perfino ascoltare le conclusioni.
Secondo la procura, si sono mostrate sufficienti prove per dichiarare colpevole García Arredondo, di 69 anni, colui che dirigeva una squadra dell'estinta Polizia Nazionale in quello momento.
Secondo le investigazioni del Ministero Pubblico, fu Arredondo che diede l'ordine di incendiare l'ambasciata spagnola, che era stato occupata da un gruppo di contadini che denunciavano la repressione militare.
L'ex capo della polizia fu catturato il 24 Luglio 2011 per la sparizione forzata, il 9 giugno 1980, dallo studente universitario Edgar Saenz Calito.
Nell’agosto del 2012, García Arredondo è stato condannato a 70 anni per quel delitto e durante quel giudizio fu implicato nel processo giudiziale per il massacro nella rappresentanza consolare.
L'ambasciatore della Spagna in Guatemala in quel momento, Massimo Cajal y López ed il contadino guatemalteco Gregorio Yujá furono gli unici superstiti dell'assalto, ma questo ultimo fu sequestrato due giorni dopo ed il suo corpo, con segni di tortura, fu ritrovato il 2 febbraio 1980 nel rettorato dell'Università di San Carlos.
Una delle principali prove nel giudizio fu la dichiarazione registrata del diplomatico, che è morto lo scorso aprile in Spagna, ma che sostenne nel nastro che non autorizzò mai l'entrata delle autorità alla rappresentazione consolare e che gli agenti della polizia portavano asce.
Prensa Libre, 10/12/2014

877 - POLICÍA NO QUERÍA SOBREVIVIENTES EN EMBAJADA DE ESPAÑA EN GUATEMALA

Una testigo aseguró hoy, durante el juicio por la masacre de 37 personas en la embajada de España en Guatemala en 1980, que la policía local dio la orden de no dejar sobrevivientes durante el incendio que arrasó con la representación consular.
La declaración fue parte de la décima audiencia del juicio en contra del ex jefe policial Pedro García Arredondo, único detenido por la matanza, ocurrida el 31 de enero de 1980 en la embajada de España en la capital del país centroamericano.
Durante el debate oral y público de este martes, el Tribunal de Mayor Riesgo B escuchó el testimonio escrito de María Odette Arzú Castillo, quien radica en España.
La ex voluntaria de la Cruz Roja guatemalteca, quien ingresó a la embajada tras el incendio, afirmó que a través de la radio de la extinta Policía Nacional (PN) se divulgó la orden de no dejar sobrevivientes.
La masacre tuvo lugar cuando las fuerzas de seguridad del régimen militar del general y presidente en aquel momento, Fernando Romeo Lucas García (1924-2006), asaltaron la embajada española después de que fuera ocupada por campesinos guatemaltecos.
En el asalto murieron quemadas 37 personas, entre ellas el cónsul español Jaime Ruiz del Árbol y sus compatriotas y empleados de la delegación Luis Felipe Sanz y María Teresa Vázquez.
También fallecieron Vicente Menchú y Francisco Tum, padre y primo, respectivamente, de la premio Nobel de la Paz de 1992, Rigoberta Menchú, quien fue la primera testigo de la Fiscalía en contra del ex jefe policial y quien además es querellante en el caso.
"Hemos escuchado afirmaciones de tres testigos que vieron al señor Arredondo en el lugar y ahora también se confirma de nuevo la orden de la policía", dijo el portavoz de la fundación de Menchú, Wielman Cifuentes.
La próxima audiencia se llevará a cabo el 19 de diciembre y durante la misma podrían participar dos testigos de la defensa e incluso escuchar conclusiones.
Según la fiscalía, se han mostrado suficientes evidencias para declarar culpable a García Arredondo, de 69 años, quien dirigía un comando de la extinta Policía Nacional (PN) en aquel momento.
De acuerdo con las investigaciones del Ministerio Público (MP), fue Arredondo quien dio la orden de incendiar la embajada española, que había sido ocupada por un grupo de campesinos que denunciaba la represión militar.
El ex jefe policial fue capturado el 24 de julio del 2011 por la desaparición forzada, el 9 de junio de 1980, del estudiante universitario Edgar Saenz Calito.
En agosto del 2012, García Arredondo fue condenado a 70 años por ese delito y durante ese juicio fue ligado al proceso judicial por la matanza en la representación consular.
El embajador de España en Guatemala en aquel momento, Máximo Cajal y López y el campesino guatemalteco Gregorio Yujá fueron los únicos supervivientes del asalto, pero este último fue secuestrado dos días después y su cuerpo, con signos de tortura, fue encontrado el 2 de febrero de 1980 en la rectoría de la Universidad de San Carlos.
Uno de los principales testimonios en el juicio fue la declaración grabada del diplomático, quien falleció en abril pasado en España pero quien sostuvo en la cinta que nunca autorizó el ingreso de las autoridades a la representación consular y que los agentes de la policía llevaban hachas.
Prensa Libre, 10/12/2014