giovedì 30 dicembre 2010
358 - GUATEMALA: ESTADO DE SITIO EN EL NORTE PARA LUCHAR CONTRA LOS ZETAS
Con allanamientos y operativos, las autoridades de Guatemala comenzaron a intentar "devolver la paz" a los habitantes del departamento de Alta Verapaz luego de que se decretara el estado de sitio para expulsar a las células del cartel mexicano de narcotraficantes Los Zetas, que se han asentado en esa zona.
Este domingo, el presidente Álvaro Colom dispuso en un Consejo de Ministros la aplicación del estado de sitio, lo cual implicó el envío a ese departamento en el norte del país de más de medio millar de soldados y agentes de la Policía Nacional Civil.
El mandatario hizo un llamado a la "calma" y dijo que el objetivo es "recuperar la gobernabilidad".
De acuerdo con el ministro guatemalteco del Interior, Carlos Menocal, se han practicado allanamientos y operativos en varios municipios y se inició una investigación interna en comisarías policiales ante denuncias de infiltración del agentes del narcotráfico.
La estatal Agencia Nacional de Noticias indica que unos 500 agentes de la fuerza de seguridad llevan a cabo 21 operativos y registros contra las organizaciones delictivas mientras que otros miembros de las fuerzas de seguridad realizará, en conjunto con fiscales del Ministerio Público, efectúian registros y búsqueda de sospechosos.
Estado de sitio
Según explicó el secretario de Comunicación de la Presidencia, Ronaldo Robles, el estado de sitio entra en vigencia a partir de este domingo y permanecerá durante 30 días, aunque podría extenderse "por el tiempo que sea necesario".
El estado de sitio permite la suspensión de las garantías constitucionales, lo cual puede implicar la detención sin orden judicial previa, como se establece en la Ley de Orden Público.
El gobierno advirtió en un comunicado que las fuerzas de seguridad podrán "repeler o reprimir cualquier acción individual o colectiva" de grupos que se opongan a la recuperación del control del Estado en esa zona.
La medida se adoptó luego de que un informe de las agencias de inteligencia elaborado durante varios meses adviertieran sobre la presencia en Alta Verapaz de integrantes de Los Zetas, el antiguo brazo armado del cartel mexicano del Golfo.
Pero, como indicó desde Guatemala el periodista de BBC Mundo Julián Miglierini, "el fenómeno del tráfico de drogas no es nuevo para Guatemala: su ubicación geográfica y su porosa frontera con México la ha hecho durante años una parada preferida para las drogas que tienen a Estados Unidos como destino final"
Se estima que el cartel se trasladó a Alta Verapaz desde hace más de un año, para establecer una ruta alterna que el permita controlar el tráfico de drogas destinadas a México y Estados Unidos y procedente de Honduras.
La decisión de aplicar el estado de sitio se adopta en momentos en que, como explica la periodista de la BBC Zeinab Badawi, crecen los temores dentro y fuera de Guatemala de que ese país, uno de los más peligrosos del mundo, pueda convertirse en lo que se ha dado en llamar el primer "Estado fallido" de América Latina.
BBC Mundo 22/12/2010
lunedì 27 dicembre 2010
357 - L'UNIONE EUROPEA APPOGGIA LA LOTTA ALL'IMPUNITÀ
L'Unione Europea (UE) ed il Sistema delle Nazioni Unite hanno firmato un accordo di cooperazione per 2,5 milioni di euro affinché la Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG), continui nella sua attività di contrastare l'impunità nel paese.
Alla firma del documento hanno partecipato: Rafael Señán Llarena, Rappresentante della Delegazione dell'Unione Europea; René Mauricio Valdés, Coordinatore Residente del Sistema di Nazioni Unite e Francisco Dall´Anese Ruiz, responsabile della CICIG.
All'evento è stato invitato il Pubblico Ministero Generale del Guatemala, Claudia Paz y Paz; la viceministra di appoggio al settore Giustizia del Governo, Yolanda Pérez e rappresentanti del corpo diplomatico accreditati nel paese.
"Ribadisco l’impegno della CICIG di investire la donazione dell'Unione Europea a beneficio dei 14 milioni di guatemaltechi che meritano di vivere in una democrazia e questo è considerato e percepito oltre le frontiere del Guatemala."
Il responsabile della CICIG ha indicato che l'impunità, in qualunque paese, si trasforma in un problema serio da risolvere, e ciò significa che ci sono strutture criminali e di corruzione, come crimine organizzato, le quali si considerano al di sopra della legge.
"La missione che ha lo scopo di vincere l'impunità vuole decretare l'uguaglianza e che si sappia che nessuno può andare oltre quello che la legge stabilisce; non ci sono differenze tra ricchi e poveri di fronte ai giudici, né tra potenti né deboli di fronte ai giudici", ha dichiarato il responsabile della CICIG.
Rafael Señán Llarena, Rappresentante della Delegazione dell'UE, ha detto che questo organismo ha appoggiato la CICIG dal suo inizio, nel settembre 2007, perché "siamo convinti del suo lavoro nella lotta all'impunità e al crimine organizzato, come il rinvigorimento delle istituzioni di giustizia nel paese."
Ugualmente ha segnalato che: "L'UE valuta l'importanza delle proposte di riforme legislative incoraggiate dalla CICIG, e l'importante ruolo che ha avuto nel processo di elezione del Procuratore Generale della Repubblica."
Commentò che questo nuovo contributo della UE conferma il suo forte impegno ad appoggiare il paese nei suoi sforzi per combattere l'impunità, ma ha anche detto che è indispensabile l’impegno deciso e continuo dello Stato guatemalteco per rafforzare le proprie istituzioni.
Mauricio Valdés ha espresso la sua gratitudine alla UE per questo nuovo contributo, che si aggiunge alle donazioni dei governi europei. “Ho partecipato ad eventi e riunioni di valutazione della CICIG, realizzati a livello nazionale ed internazionale, nei quali si è constatato e reiterato l'importante ruolo che la Commissione ha svolto nel paese, come i suoi successi, raggiunti insieme alle autorità nazionali."
Ha aggiunto anche che questo nuovo contributo aiuterà a consolidare e rafforzare il lavoro della CICIG in questa nuova tappa, nella quale continuerà il suo lavoro per fortificare le istituzioni nazionali.
CICIG, Guatemala, 14 dicembre 2010
Alla firma del documento hanno partecipato: Rafael Señán Llarena, Rappresentante della Delegazione dell'Unione Europea; René Mauricio Valdés, Coordinatore Residente del Sistema di Nazioni Unite e Francisco Dall´Anese Ruiz, responsabile della CICIG.
All'evento è stato invitato il Pubblico Ministero Generale del Guatemala, Claudia Paz y Paz; la viceministra di appoggio al settore Giustizia del Governo, Yolanda Pérez e rappresentanti del corpo diplomatico accreditati nel paese.
"Ribadisco l’impegno della CICIG di investire la donazione dell'Unione Europea a beneficio dei 14 milioni di guatemaltechi che meritano di vivere in una democrazia e questo è considerato e percepito oltre le frontiere del Guatemala."
Il responsabile della CICIG ha indicato che l'impunità, in qualunque paese, si trasforma in un problema serio da risolvere, e ciò significa che ci sono strutture criminali e di corruzione, come crimine organizzato, le quali si considerano al di sopra della legge.
"La missione che ha lo scopo di vincere l'impunità vuole decretare l'uguaglianza e che si sappia che nessuno può andare oltre quello che la legge stabilisce; non ci sono differenze tra ricchi e poveri di fronte ai giudici, né tra potenti né deboli di fronte ai giudici", ha dichiarato il responsabile della CICIG.
Rafael Señán Llarena, Rappresentante della Delegazione dell'UE, ha detto che questo organismo ha appoggiato la CICIG dal suo inizio, nel settembre 2007, perché "siamo convinti del suo lavoro nella lotta all'impunità e al crimine organizzato, come il rinvigorimento delle istituzioni di giustizia nel paese."
Ugualmente ha segnalato che: "L'UE valuta l'importanza delle proposte di riforme legislative incoraggiate dalla CICIG, e l'importante ruolo che ha avuto nel processo di elezione del Procuratore Generale della Repubblica."
Commentò che questo nuovo contributo della UE conferma il suo forte impegno ad appoggiare il paese nei suoi sforzi per combattere l'impunità, ma ha anche detto che è indispensabile l’impegno deciso e continuo dello Stato guatemalteco per rafforzare le proprie istituzioni.
Mauricio Valdés ha espresso la sua gratitudine alla UE per questo nuovo contributo, che si aggiunge alle donazioni dei governi europei. “Ho partecipato ad eventi e riunioni di valutazione della CICIG, realizzati a livello nazionale ed internazionale, nei quali si è constatato e reiterato l'importante ruolo che la Commissione ha svolto nel paese, come i suoi successi, raggiunti insieme alle autorità nazionali."
Ha aggiunto anche che questo nuovo contributo aiuterà a consolidare e rafforzare il lavoro della CICIG in questa nuova tappa, nella quale continuerà il suo lavoro per fortificare le istituzioni nazionali.
CICIG, Guatemala, 14 dicembre 2010
356 - UNIÓN EUROPEA APOYA EL COMBATE A LA IMPUNIDAD
La Unión Europea (UE) y el Sistema de Naciones Unidas firmaron un convenio de cooperación por 2.5 millones de euros para que la Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala (CICIG) continúe con su labor de combatir la impunidad en el país.
En la firma del documento participaron: Rafael Señán Llarena, Representante de la Delegación de la Unión Europea; René Mauricio Valdés, Coordinador Residente del Sistema de Naciones Unidas y Francisco Dall´Anese Ruiz, jefe de la CICIG.
Al evento fue invitada la Fiscal General de Guatemala, Claudia Paz y Paz; la viceministra de apoyo al sector justicia del Ministerio de Gobernación, Yolanda Pérez y representantes del cuerpo diplomático acreditados en el país.
"Reitero el compromiso de la CICIG de invertir la donación de la Unión Europea en beneficio de los 14 millones de guatemaltecos, quienes merecen vivir en democracia y esto es valorado y percibido más allá de las fronteras de Guatemala”
El Comisionado manifestó que la impunidad en cualquier país se convierte en un problema serio de resolver, lo cual significa que hay estructuras criminales y de corrupción, así como crimen organizado, las cuales se consideran que están por encima de la ley.
“La misión al vencer la impunidad significa establecer la igualdad y que se sepa que nadie puede estar más allá de lo que la ley establece; no hay ricos ni pobres que se distingan frente a los jueces, ni hay poderosos ni débiles que sean diferentes frente a los jueces”, enfatizó el jefe de la CICIG.
Rafael Señán Llarena, Representante de la Delegación de la UE, dijo que este organismo ha apoyado a la CICIG desde sus comienzos, en septiembre del 2007, porque “estamos convencidos de su labor contra el combate a la impunidad y el crimen organizado, así como el fortalecimiento a las instituciones de justicia en el país”.
Asimismo señaló: "La UE valora la importancia de las propuestas de reformas legislativas impulsadas por la CICIG, y el importante papel que tuvo en el proceso de selección del Fiscal General de la República".
Comentó que este nuevo aporte de la UE confirma su fuerte compromiso de apoyar al país en sus esfuerzos para combatir la impunidad, pero dijo que también es indispensable el compromiso decidido y continuo del Estado guatemalteco para fortalecer a sus instituciones.
Mauricio Valdés expresó su agradecimiento a la UE por este nuevo aporte, el cual expresó que se suma a las donaciones de los gobiernos europeos. “He participado en eventos y reuniones de carácter evaluativo de la CICIG, realizados a nivel nacional e internacional, en los cuales se ha constatado y reiterado el importante papel que la Comisión ha jugado en el país, así como sus logros efectuados en conjunto con las autoridades nacionales”.
Agregó que este nuevo aporte ayudará a consolidar y fortalecer el trabajo de la CICIG en esta nueva etapa, en la cual continuará su trabajo para fortalecer a las instituciones nacionales.
CICIG, Guatemala, 14 de diciembre de 2010
domenica 26 dicembre 2010
355 - LA PRESENZA DI LOS ZETAS SI RAFFORZA NEL PAESE
Durante l'anno 2010 il cartello di Los Zetas ha confermato la sua tendenza espansionista al di fuori delle frontiere del Messico, poiché secondo varie organizzazioni, hanno già 800 agenti che operano nel territorio guatemalteco, secondo quanto pubblicato da InfoBae.com.
Secondo la Procura Generale del Messico, e le relazioni del centro di studi Woodrow Wilson, dell'agenzia antidroga (DEA), della consulente statunitense Strafford, durante l’anno quel gruppo ha consolidato la sua presenza in Guatemala, come evidenzia la sua infiltrazione nelle istituzioni e nella Polizia.
La pubblicazione segnala che negli ultimi mesi tonnellate di cocaina attraversano il territorio verso il destino finale nel nord America.
Giornalisti del giornale messicano El Universal segnalano anche che membri di Los Zetas, che operano in Guatemala, "invitano" i kaibiles, militari di élite guatemalteca, a prendere parte alla loro organizzazione, con l'obiettivo di proteggere il trasporto dalla droga verso la frontiera messicana.
La maggioranza delle relazioni sono d’accordo nel segnalare che "i vuoti di potere in diverse regioni sono stati la porta di entrata" affinché Los Zetas entrassero nel paese, situazione che si intensificò dal 2007.
Un individuo identificato come "El Pelagos", è l'incaricato attuale in Guatemala, ed il suo lavoro, secondo la DEA, è facilitare il traffico da 250 a 300 tonnellate di cocaina pura. Inoltre, è sua responsabilità che la merce attraversi il paese, e che arrivi alla sua destinazione finale, gli Stati Uniti.
L'espansione di Los Zetas ed il suo livello operativo nel paese si vede rispecchiato nella preoccupazione dei governi, tra essi, il presidente guatemalteco Álvaro Colom, che ha ammesso che "siamo pieni di Zetas, ne abbiamo 47 in carcere, benché alcuni siano guatemaltechi, la maggioranza sono messicani."
Nel caso del Salvador, il ministro della Difesa, David Munguía Payés, affermò che i cartelli messicani stanno cercando rifugio in America Centrale, a causa della persecuzione che esercita il governo del Messico, Felipe Calderón.
In una prospettiva pessimistica e semplicista, altri credono che si tratti di una tendenza espansionista per la prosperità del commercio del narcotraffico.
Prensa Libre.com, Messico 24/12/2010
Secondo la Procura Generale del Messico, e le relazioni del centro di studi Woodrow Wilson, dell'agenzia antidroga (DEA), della consulente statunitense Strafford, durante l’anno quel gruppo ha consolidato la sua presenza in Guatemala, come evidenzia la sua infiltrazione nelle istituzioni e nella Polizia.
La pubblicazione segnala che negli ultimi mesi tonnellate di cocaina attraversano il territorio verso il destino finale nel nord America.
Giornalisti del giornale messicano El Universal segnalano anche che membri di Los Zetas, che operano in Guatemala, "invitano" i kaibiles, militari di élite guatemalteca, a prendere parte alla loro organizzazione, con l'obiettivo di proteggere il trasporto dalla droga verso la frontiera messicana.
La maggioranza delle relazioni sono d’accordo nel segnalare che "i vuoti di potere in diverse regioni sono stati la porta di entrata" affinché Los Zetas entrassero nel paese, situazione che si intensificò dal 2007.
Un individuo identificato come "El Pelagos", è l'incaricato attuale in Guatemala, ed il suo lavoro, secondo la DEA, è facilitare il traffico da 250 a 300 tonnellate di cocaina pura. Inoltre, è sua responsabilità che la merce attraversi il paese, e che arrivi alla sua destinazione finale, gli Stati Uniti.
L'espansione di Los Zetas ed il suo livello operativo nel paese si vede rispecchiato nella preoccupazione dei governi, tra essi, il presidente guatemalteco Álvaro Colom, che ha ammesso che "siamo pieni di Zetas, ne abbiamo 47 in carcere, benché alcuni siano guatemaltechi, la maggioranza sono messicani."
Nel caso del Salvador, il ministro della Difesa, David Munguía Payés, affermò che i cartelli messicani stanno cercando rifugio in America Centrale, a causa della persecuzione che esercita il governo del Messico, Felipe Calderón.
In una prospettiva pessimistica e semplicista, altri credono che si tratti di una tendenza espansionista per la prosperità del commercio del narcotraffico.
Prensa Libre.com, Messico 24/12/2010
354 - PRESENCIA DE LOS ZETAS SE ROBUSTECE EN EL PAÍS, SEÑALAN INFORMES
Durante el año 2010 el cártel de Los Zetas confirmaron su tendencia expansionista fuera de las fronteras de México, ya que según varias organizaciones, ya tienen 800 agentes que operan en el territorio guatemalteco, según pública InfoBae.com.
Según la Procuraduría General de México, así como los informes del centro de estudios Woodrow Wilson, de la agencia antidrogas (DEA), de la consultora estadounidense Strafford durante este año ese grupo ha consolidado su presencia en Guatemala, como lo evidencia su infiltración en las instituciones y en la Policía.
La publicación señala que en los últimos meses toneladas de cocaína atraviesan el territorio hacia su destino final en el norte de América.
Reportes del diario mexicano El Universal también señalan que miembros de Los Zetas que operan en Guatemala “invitan” a los kaibiles (militares de elite guatemalteco) a que formen parte de su organización, con el objetivo de proteger el transporte de la droga camino hacia la frontera mexicana.
La mayoría de informes coinciden en señalar que “los vacíos de poder en diversas regiones fueron la puerta de entrada” para que invadieran Los Zetas, situación que se intensificó desde el 2007.
Un sujeto identificado como “El Pelagos”, es el operador actual en Guatemala, y su trabajo según la DEA es facilitar el tráfico de 250 a 300 toneladas de cocaína pura. Además, tiene a su cargo que la mercancía atraviese el país, y luego que llegue a su destino final, Estados Unidos.
La expansión de Los Zetas y su nivel operativo en el país se ha visto reflejado en la preocupación de los gobiernos, entre ellos, el presidente guatemalteco Álvaro Colom quien aceptó que “estamos llenos de Zetas, tenemos a 47 en la cárcel, aunque algunos son guatemaltecos, la mayoría son mexicanos”.
En el caso de El Salvador, el ministro de Defensa, David Munguía Payés, afirmó que los carteles mexicanos están buscando refugio en Centroamérica, debido a la persecución que ejerce el gobierno de México, Felipe Calderón.
En una perspectiva pesimista y simplista, otros creen que se trata de una tendencia expansionista por la prosperidad del negocio del narcotráfico.
Prensa Libre.com México 24/12/2010
mercoledì 22 dicembre 2010
353 - IL NARCOTRAFFICO È IL NUOVO NEMICO DEL GUATEMALA
Terremoti, guerra civile, uragani, crisi politiche: il Guatemala è un paese abituato ai scossoni. Oggi, il paese è scosso da un nuovo nemico: i cartelli del narcotraffico.
Il fenomeno del traffico di droghe non è nuovo per il Guatemala: la sua ubicazione geografica e la sua porosa frontiera con il Messico l'hanno trasformato per anni in una tappa preferita per le droghe che hanno gli Stati Uniti come destino finale.
Le confische di droghe sono raddoppiate tra il 2008 e il 2009.
Ma la cosa preoccupante, ora, è che secondo varie relazioni, i poderosi e sofisticati cartelli messicani hanno deciso di trasferire parte delle loro operazioni verso il territorio guatemalteco.
"La violenza delle droghe sta attraversando la frontiera, tra Messico e Guatemala, poiché la dura posizione del governo messicano sta spingendo organizzazioni famose, come le Zeta verso il sud", affermava una relazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti al principio di quest’anno.
E ciò genera paura, in un paese considerato uno dei più violenti del mondo.
In Guatemala ci sono 52 omicidi per ogni 100.000 abitanti: in Messico, quella cifra è di 14 omicidi per ogni 100.000 abitanti mentre negli gli Stati Uniti è di 5,4.
Relazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
Le cifre diventano ancora più preoccupanti quando, secondo dati delle Nazioni Unite, più del 95% di quegli omicidi rimangono impuniti.
Inoltre, secondo gli esperti, gli alti indici di povertà nel paese e l’eredità degli oltre 30 anni di conflitto armato interno - che si concluse nel 1996 - fanno del Guatemala un terreno ideale per il reclutamento di giovani nelle file del crimine organizzato.
Tutto sembra indicare che il Guatemala affronta una "tempesta perfetta", e dal governo non ci sono dubbi per la sfida.
“Dobbiamo potere affrontare questa "aggressione", affermò il presidente Álvaro Colom in un’intervista a BBC Mundo.
Come indicatore indiretto della maggiore presenza di narcotrafficanti, molti guardano al numero delle confische di droghe nel territorio guatemalteco: tra 2008 e 2009, quella cifra si è raddoppiata, secondo stime del governo statunitense.
La fragilità delle istituzioni fa che il paese sia più vulnerabile al potere dei narcotrafficanti.
Ma la presenza di questi nuovi gruppi nello scenario è anche più visibile.
Nelle zone del paese vicine alla frontiera con il Messico, come i dipartimenti di Alta Verapaz, Huehuetenango e Petén, si incominciano a vedere milizie di uomini armati con armi di grosso calibro", sostiene Norma Cruz, della Fundación Sobrevivientes.
"Sono aree che tradizionalmente hanno avuto presenza del narcotraffico, nelle quali c'è ora una serie di confronti tra gli stessi cartelli, perché in qualche modo i gruppi messicani stanno allontanando i gruppi nazionali", aggiunge.
Questo si traduce in maggior violenza: il 2009 è stato, secondo le cifre ufficiali, l'anno con la maggiore quantità di morti violente nella storia recente del Guatemala.
I numeri sono discesi lievemente nell'ultimo anno, ma quello che sì sembra mutare è la modalità di questa violenza.
In una relazione recente, l'organizzazione non governativa Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM), assicura che nel mese di ottobre ci sono stati dodici massacri, che hanno causato almeno 40 vittime, il tipo di assassini collettivi che, secondo il GAM, non si produceva dalla dittatura militare."
Gli esperti assicurano che questi massacri sono relazionati con la crescente sofisticazione dei gruppi criminali che operano nel paese; secondo lo stesso governo, il narcotraffico causa il 41% della criminalità.
Vincoli
La fragilità delle istituzioni guatemalteche, ammessa dagli stessi funzionari del governo, fa sì che il paese sia più vulnerabile al potere dei narcotrafficanti.
"Di per sé in Guatemala vi è una struttura debole, con pochi poliziotti e pochi procuratori generali, allora le poche autorità che sono sul posto o aderiscono a questi gruppi, accettando quello che essi vogliono, o in qualche modo sono eliminati", assicura Cruz.
Questa infiltrazione del crimine organizzato all’interno delle istituzioni non si limita ai funzionari locali. A volte, arriva fino alle più alte sfere.
Già due capi della Polizia Nazionale Civile sono stati destituiti ed arrestati in casi di corruzione e vincoli con il narcotraffico; la stessa cosa è successa con la responsabile antidroga della polizia il passato marzo.
Per il momento, il governo guatemalteco ha intrapreso una titanica depurazione della polizia, nella quale, secondo lo stesso presidente, vi erano forti infiltrazioni del crimine organizzato.
Allo stesso tempo, stanno reclutando nuovi ufficiali, con l'obiettivo di avere finalmente 30.000 effettivi alla fine del suo mandato.
Strategia
Affermando ancora che gli sforzi per fermare l'ondata di violenza non hanno dato tutti i risultati attesi, Colom difende le sue iniziative e si dimostra speranzoso.
"L'investimento per la sicurezza di questo governo è stato forte", ha detto a BBC Mundo.
"Io ho la convinzione che se continuiamo con la riforma della polizia, la riforma giudiziale, il rinvigorimento del ministero pubblico, la professionalizzazione della polizia, in questo governo e nel prossimo, quella minaccia dovrebbe diminuire.
Lo spiegamento dell'esercito in posti come il Petén, il bosco tropicale alla frontiera tra Guatemala e Belize, è stato una delle strategie del governo per resistere all'utilizzo del territorio guatemalteco da parte dei cartelli della droga.
Ma molti temono che una militarizzazione del combattimento al narcotraffico - come quella che si decise in Messico - potrebbe essere controproducente.
"Quando si combatte contro qualcosa di tanto grande come il crimine organizzato, lo Stato si sottomette a doppio prova. La prima è vincere la battaglia contro il crimine organizzato, e la seconda è conquistarla mantenendo lo Stato di diritto", assicura Francisco Dall'Anese, l'attuale responsabile della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG).
"Nella misura in cui si pretende una soluzione violenta contro qualunque fenomeno, quello che si va a generare è ancor più violenza", nota Dall'Anesse.
BBC Mundo, 15/12/2010
Il fenomeno del traffico di droghe non è nuovo per il Guatemala: la sua ubicazione geografica e la sua porosa frontiera con il Messico l'hanno trasformato per anni in una tappa preferita per le droghe che hanno gli Stati Uniti come destino finale.
Le confische di droghe sono raddoppiate tra il 2008 e il 2009.
Ma la cosa preoccupante, ora, è che secondo varie relazioni, i poderosi e sofisticati cartelli messicani hanno deciso di trasferire parte delle loro operazioni verso il territorio guatemalteco.
"La violenza delle droghe sta attraversando la frontiera, tra Messico e Guatemala, poiché la dura posizione del governo messicano sta spingendo organizzazioni famose, come le Zeta verso il sud", affermava una relazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti al principio di quest’anno.
E ciò genera paura, in un paese considerato uno dei più violenti del mondo.
In Guatemala ci sono 52 omicidi per ogni 100.000 abitanti: in Messico, quella cifra è di 14 omicidi per ogni 100.000 abitanti mentre negli gli Stati Uniti è di 5,4.
Relazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
Le cifre diventano ancora più preoccupanti quando, secondo dati delle Nazioni Unite, più del 95% di quegli omicidi rimangono impuniti.
Inoltre, secondo gli esperti, gli alti indici di povertà nel paese e l’eredità degli oltre 30 anni di conflitto armato interno - che si concluse nel 1996 - fanno del Guatemala un terreno ideale per il reclutamento di giovani nelle file del crimine organizzato.
Tutto sembra indicare che il Guatemala affronta una "tempesta perfetta", e dal governo non ci sono dubbi per la sfida.
“Dobbiamo potere affrontare questa "aggressione", affermò il presidente Álvaro Colom in un’intervista a BBC Mundo.
Come indicatore indiretto della maggiore presenza di narcotrafficanti, molti guardano al numero delle confische di droghe nel territorio guatemalteco: tra 2008 e 2009, quella cifra si è raddoppiata, secondo stime del governo statunitense.
La fragilità delle istituzioni fa che il paese sia più vulnerabile al potere dei narcotrafficanti.
Ma la presenza di questi nuovi gruppi nello scenario è anche più visibile.
Nelle zone del paese vicine alla frontiera con il Messico, come i dipartimenti di Alta Verapaz, Huehuetenango e Petén, si incominciano a vedere milizie di uomini armati con armi di grosso calibro", sostiene Norma Cruz, della Fundación Sobrevivientes.
"Sono aree che tradizionalmente hanno avuto presenza del narcotraffico, nelle quali c'è ora una serie di confronti tra gli stessi cartelli, perché in qualche modo i gruppi messicani stanno allontanando i gruppi nazionali", aggiunge.
Questo si traduce in maggior violenza: il 2009 è stato, secondo le cifre ufficiali, l'anno con la maggiore quantità di morti violente nella storia recente del Guatemala.
I numeri sono discesi lievemente nell'ultimo anno, ma quello che sì sembra mutare è la modalità di questa violenza.
In una relazione recente, l'organizzazione non governativa Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM), assicura che nel mese di ottobre ci sono stati dodici massacri, che hanno causato almeno 40 vittime, il tipo di assassini collettivi che, secondo il GAM, non si produceva dalla dittatura militare."
Gli esperti assicurano che questi massacri sono relazionati con la crescente sofisticazione dei gruppi criminali che operano nel paese; secondo lo stesso governo, il narcotraffico causa il 41% della criminalità.
Vincoli
La fragilità delle istituzioni guatemalteche, ammessa dagli stessi funzionari del governo, fa sì che il paese sia più vulnerabile al potere dei narcotrafficanti.
"Di per sé in Guatemala vi è una struttura debole, con pochi poliziotti e pochi procuratori generali, allora le poche autorità che sono sul posto o aderiscono a questi gruppi, accettando quello che essi vogliono, o in qualche modo sono eliminati", assicura Cruz.
Questa infiltrazione del crimine organizzato all’interno delle istituzioni non si limita ai funzionari locali. A volte, arriva fino alle più alte sfere.
Già due capi della Polizia Nazionale Civile sono stati destituiti ed arrestati in casi di corruzione e vincoli con il narcotraffico; la stessa cosa è successa con la responsabile antidroga della polizia il passato marzo.
Per il momento, il governo guatemalteco ha intrapreso una titanica depurazione della polizia, nella quale, secondo lo stesso presidente, vi erano forti infiltrazioni del crimine organizzato.
Allo stesso tempo, stanno reclutando nuovi ufficiali, con l'obiettivo di avere finalmente 30.000 effettivi alla fine del suo mandato.
Strategia
Affermando ancora che gli sforzi per fermare l'ondata di violenza non hanno dato tutti i risultati attesi, Colom difende le sue iniziative e si dimostra speranzoso.
"L'investimento per la sicurezza di questo governo è stato forte", ha detto a BBC Mundo.
"Io ho la convinzione che se continuiamo con la riforma della polizia, la riforma giudiziale, il rinvigorimento del ministero pubblico, la professionalizzazione della polizia, in questo governo e nel prossimo, quella minaccia dovrebbe diminuire.
Lo spiegamento dell'esercito in posti come il Petén, il bosco tropicale alla frontiera tra Guatemala e Belize, è stato una delle strategie del governo per resistere all'utilizzo del territorio guatemalteco da parte dei cartelli della droga.
Ma molti temono che una militarizzazione del combattimento al narcotraffico - come quella che si decise in Messico - potrebbe essere controproducente.
"Quando si combatte contro qualcosa di tanto grande come il crimine organizzato, lo Stato si sottomette a doppio prova. La prima è vincere la battaglia contro il crimine organizzato, e la seconda è conquistarla mantenendo lo Stato di diritto", assicura Francisco Dall'Anese, l'attuale responsabile della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG).
"Nella misura in cui si pretende una soluzione violenta contro qualunque fenomeno, quello che si va a generare è ancor più violenza", nota Dall'Anesse.
BBC Mundo, 15/12/2010
352 - EL NARCOTRÁFICO ES EL NUEVO ENEMIGO DE GUATEMALA
Terremotos, guerra civil, huracanes, crisis políticas: Guatemala es un país acostumbrado a los cimbronazos. Hoy, el país se sacude ante un nuevo enemigo: los carteles del narcotráfico.
El fenómeno del tráfico de drogas no es nuevo para Guatemala: su ubicación geográfica y su porosa frontera con México la ha hecho durante años una parada preferida para las drogas que tienen a Estados Unidos como destino final.
Las confiscaciones de drogas se duplicaron entre 2008 y 2009. (Foto: cortesía Ejército de Guatemala)
Pero lo preocupante, ahora, es que según varios informes los poderosos y sofisticados carteles mexicanos han decidido mudar parte de sus operaciones a territorio guatemalteco.
"La violencia de las drogas está cruzando la frontera (entre México y Guatemala) ya que la dura postura del gobierno mexicano está empujando a organizaciones notorias como los Zetas hacia el sur", afirma un informe del Departamento de Estado de Estados Unidos de principios de este año.
Y eso genera temor en un país considerado uno de los más violentos del mundo.
En Guatemala hay 52 homicidios por cada 100,000 habitantes: en México, esa cifra es de 14 homicidios por cada 100,000 habitantes mientras que es Estados Unidos es 5,4.
La violencia de las drogas está cruzando la frontera (entre México y Guatemala) ya que la dura postura del gobierno mexicano está empujando a organizaciones notorias como los Zetas al sur
Informe del Departamento de Estado de Estados Unidos
Las cifras se hacen aún más preocupantes cuando, según datos de Naciones Unidas, más del 95% de esos homicidios quedan en la impunidad.
Además, según expertos, los altos índices de pobreza en el país y el legado de los más de 30 años de conflicto armado interno -que llegó a su fin en 1996- hacen de Guatemala un caldo de cultivo ideal para el reclutamiento de jóvenes a las filas del crimen organizado.
Todo parece indicar que Guatemala se enfrenta a una "tormenta perfecta", y desde el gobierno, no hay duda del desafío.
"Tenemos que poder enfrentar esta agresión", afirmó el presidente Álvaro Colom en entrevista con BBC Mundo.
"Ejércitos"
Como indicador indirecto de la mayor presencia de narcotraficantes, muchos miran al número de confiscaciones de drogas en territorio guatemalteco: entre 2008 y 2009, esa cifra se duplicó, según estimaciones del gobierno estadounidense.
La fragilidad de las instituciones hace que el país sea más vulnerable al poder de los narcotraficantes.
Pero la presencia de estos nuevos grupos en el escenario es también más visible.
En las zonas del país cercanas a la frontera con México, como los departamentos de Alta Verapaz, Huehuetenango y el Petén, "se empiezan a ver ejércitos de hombres armados con armas de grueso calibre", asegura Norma Cruz, de la Fundación Sobrevivientes.
"Son áreas que tradicionalmente han tenido presencia del narcotráfico en las que ahora hay una serie de confrontaciones entre los mismo carteles, porque de alguna manera los grupos mexicanos están desplazando a los grupos nacionales", agrega.
Esto se traduce en más violencia: 2009 fue, según cifras oficiales, el año con la mayor cantidad de muertes violentas en la historia reciente de Guatemala.
Los números han descendido levemente en el último año, pero lo que sí parece estar mutando es la modalidad de esta violencia.
En un informe reciente, la organización no gubernamental Grupo de Apoyo Mutuo (GAM) asegura que en el mes de octubre, se produjeron 12 masacres que dejaron al menos 40 víctimas, el tipo de asesinatos colectivos que, según el GAM, "no se producían desde la dictadura militar".
Los expertos aseguran que estas masacres están relacionadas con la creciente sofisticación de los grupos criminales que operan en el país; según el propio gobierno, el narcotráfico causa 41% de la criminalidad.
Vínculos
La fragilidad de las instituciones guatemaltecas, admitida por los propios funcionarios del gobierno, hace que el país sea más vulnerable al poder de los narcotraficantes.
"De por sí en Guatemala se tiene una estructura débil, con pocos policías y poco ministerio público, entonces las pocas autoridades que están en el lugar o se adhieren a estos grupos, aceptando lo que ellos quieren, o de alguna manera son eliminados", asegura Cruz.
En Guatemala hay 52 homicidios por cada 100,000 habitantes.
Esta infiltración del crimen organizado dentro de las instituciones no se limita a los funcionarios locales. A veces, llega hasta las más altas esferas.
Ya van dos jefes de la Policía Nacional Civil que han sido destituidos y arrestados en casos de corrupción y vínculos con narcotráfico; lo mismo ocurrió con la jefa antidrogas de la policía en marzo pasado.
Por lo pronto, el gobierno guatemalteco ha emprendido una titánica depuración de la policía que, según el propio presidente, estaba fuertemente infiltrada por el crimen organizado.
Al mismo tiempo, están reclutando nuevos oficiales, con el objetivo de tener 30.000 efectivos al fin de su mandato.
Estrategia
Aún afirmando que los esfuerzos por detener la ola de violencia no han dado todo los resultados esperados, Colom defiende sus iniciativas y se muestra esperanzado.
"La inversión de seguridad de este gobierno ha sido fuerte", le dijo a BBC Mundo.
Más del 95% de los homicidios quedan impunes en Guatemala.
"Yo tengo la convicción de que si continuamos con la reforma policial, la reforma judicial, el fortalecimiento del ministerio público, la profesionalización de la policía en este gobierno y el próximo, esa amenaza debería reducirse".
El despliegue del ejército en lugares como el Petén, el bosque tropical en la frontera con Guatemala y Belice, ha sido una de las estrategias del gobierno para contrarrestar el uso del territorio guatemalteco por parte de los carteles de la droga.
Pero muchos temen que una militarización del combate al narcotráfico -como la que se decidió en México- podría ser contraproducente.
"Cuando se combate con algo tan grande como el crimen organizado, el Estado se somete a doble prueba. La primera es ganar la batalla contra el crimen organizado, y la segunda es ganarla manteniendo el Estado de derecho", asegura Francisco Dall'Anese, el actual titular de la Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala (CICIG).
"En la medida en que se pretenda una solución violenta contra cualquier fenómeno, lo que se va a generar es más violencia", advierte Dall'Anesse.
BBC Mundo, 15/12/2010
sabato 18 dicembre 2010
351 - TRATTA DI BAMBINI E BAMBINE NEL PAESE
La Commissione Internazionale Contro l'Impunità in Guatemala (CICIG) ha denunciato oggi che più di 300 casi di adozioni piene di irregolarità testimoniano il dramma di molti bambini e bambine che sono vittima della tratta in Guatemala.
L'organismo, legato all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), racconta in una relazione presentata oggi che, a metà del presente anno, si segnalavano già 360 casi pendenti di risoluzione, alcuni con gravi irregolarità nel processo e, almeno, 50 cause sono investigati dal Pubblico Ministero, secondo quanto detto da Francisco Dall'Anese, responsabile del CICIG.
Nel documento questo organismo di verifica conclude che l'adozione da parte di genitori di altri paesi si è trasformata in un commercio dai ricchi guadagni che porta con sé, in molti casi, il compimento di delitti, e più che un'azione umanitaria è divenuta attività puramente lucrosa, in tal modo da allertare le istanze del Governo, quando si sa delle multinazionali della tratta di bambini e bambine che operano, in molte occasioni, con il consenso e l’appoggio delle stesse autorità dei paesi.
ALC Adital, 08/12/2010
L'organismo, legato all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), racconta in una relazione presentata oggi che, a metà del presente anno, si segnalavano già 360 casi pendenti di risoluzione, alcuni con gravi irregolarità nel processo e, almeno, 50 cause sono investigati dal Pubblico Ministero, secondo quanto detto da Francisco Dall'Anese, responsabile del CICIG.
Nel documento questo organismo di verifica conclude che l'adozione da parte di genitori di altri paesi si è trasformata in un commercio dai ricchi guadagni che porta con sé, in molti casi, il compimento di delitti, e più che un'azione umanitaria è divenuta attività puramente lucrosa, in tal modo da allertare le istanze del Governo, quando si sa delle multinazionali della tratta di bambini e bambine che operano, in molte occasioni, con il consenso e l’appoggio delle stesse autorità dei paesi.
ALC Adital, 08/12/2010
350 - DENUNCIAN REDES DE TRATA DE NIÑOS Y NIÑAS EN EL PAÍS
La Comisión Internacional Contra la Impunidad en Guatemala (CICIG), denunció hoy aquí, que más de 300 casos de adopciones llenas de irregularidades dan cuenta del drama de muchos niños y niñas que son víctima de la trata en Guatemala.
El organismo, adscripto a la Organización de Naciones Unidas (ONU), reporta en un informe presentado hoy que, a mediados del presente año, ya se reportaban 360 casos pendientes de resolución, algunos con graves irregularidades en el proceso y, al menos, 50 expedientes son investigados por el Ministerio Público, según palabras de Francisco Dall’Anese, jefe de la oficina del CICIG.
En el documento este organismo de verificación concluye que la adopción por parte de padres de otros países se ha convertido en un negocio de pingues ganancias que conlleva, en muchos casos, a cometer delitos y más que una acción humanitaria ha devenido actividad puramente lucrativa, de manera que ha alertado a las instancias del Gobierno, cuando se sabe de las trasnacionales de tratas de niños y niñas que operan, en muchas de las ocasiones, con consentimiento y apoyo de las propias autoridades de los países.
ALC Adital, 08/12/2010
El organismo, adscripto a la Organización de Naciones Unidas (ONU), reporta en un informe presentado hoy que, a mediados del presente año, ya se reportaban 360 casos pendientes de resolución, algunos con graves irregularidades en el proceso y, al menos, 50 expedientes son investigados por el Ministerio Público, según palabras de Francisco Dall’Anese, jefe de la oficina del CICIG.
En el documento este organismo de verificación concluye que la adopción por parte de padres de otros países se ha convertido en un negocio de pingues ganancias que conlleva, en muchos casos, a cometer delitos y más que una acción humanitaria ha devenido actividad puramente lucrativa, de manera que ha alertado a las instancias del Gobierno, cuando se sabe de las trasnacionales de tratas de niños y niñas que operan, en muchas de las ocasiones, con consentimiento y apoyo de las propias autoridades de los países.
ALC Adital, 08/12/2010
venerdì 17 dicembre 2010
349 - ORDINE DI CATTURA NEL CASO VÍCTOR GÁLVEZ
Il 24 Ottobre dell'anno 2009 alle 14,30 è stato assassinato a fucilate Victor Miguel Gálvez Pérez, nel municipio di Malacatán, dipartimento di San Marcos.
Víctor Gálvez è stato un leader sindacale della zona meridionale del dipartimento di San Marcos, che si è distinto per la sua attività nella disputa che portano avanti alcuni gruppi di popolazione per l'energia elettrica.
Mercoledì 17 novembre 2010, su ingiunzione dell'Unità Speciale della Procura ascritta alla CICIG, si è proceduto alla detenzione, da parte di unità della Polizia Nazionale Civile, di una persona di sesso maschile, sospetta di essere l’autore materiale della morte di Víctor Gálvez.
Il detenuto è stato messo a disposizione del Primo Tribunale di Prima Istanza Penale, Antinarcotici e Delitti contro l'Ambiente, che ha stabilito la prigione preventiva per suddetto individuo.
L'indagine è ancora in corso, per verificare altri possibili responsabili dell'assassinio.
Guatemala, 19 novembre 2010.
Comunicato Stampa 27 Cicig.
Víctor Gálvez è stato un leader sindacale della zona meridionale del dipartimento di San Marcos, che si è distinto per la sua attività nella disputa che portano avanti alcuni gruppi di popolazione per l'energia elettrica.
Mercoledì 17 novembre 2010, su ingiunzione dell'Unità Speciale della Procura ascritta alla CICIG, si è proceduto alla detenzione, da parte di unità della Polizia Nazionale Civile, di una persona di sesso maschile, sospetta di essere l’autore materiale della morte di Víctor Gálvez.
Il detenuto è stato messo a disposizione del Primo Tribunale di Prima Istanza Penale, Antinarcotici e Delitti contro l'Ambiente, che ha stabilito la prigione preventiva per suddetto individuo.
L'indagine è ancora in corso, per verificare altri possibili responsabili dell'assassinio.
Guatemala, 19 novembre 2010.
Comunicato Stampa 27 Cicig.
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