Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


martedì 6 luglio 2010

190 - MOBILITAZIONI RICORDANO VITTIME DELLE SPARIZIONI FORZATE E CHIEDONO GIUSTIZIA

Lunedì 21 giugno la popolazione del Guatemala ha ricordato tutti i cittadini e cittadine scomparsi violentemente nel paese, con una serie di attività per chiedere giustizia per i crimini di sparizioni avvenute durante il conflitto armato interno. La data segna i 30 anni della sparizione forzata di 27 dirigenti sindacali della Centrale Nazionale di Lavoratori (CNT).
Da venerdì 18 giugno, il coordinamento Genocidio Mai Più, costituito da varie organizzazioni sociali, collettivi, sopravvissuti e parenti di vittime del conflitto armato, realizza mobilitazioni per il ‘Giorno Nazionale contro la Sparizione Forzat'. L'intenzione, secondo l'organizzazione, è motivare la popolazione a conoscere la verità, recuperare la memoria politica del paese e chiedere giustizia per tutti i desaparecidos durante il conflitto armato interno che durò per oltre 35 anni.
Venerdì il coordinamento ha realizzato il video-forum "Segni che non si cancellano" e ha chiuso la giornata con un atto politico culturale. La domenica è stata caratterizzata dalla "4ª Tribuna antimperialista." Nella mattina di lunedì, i membri del coordinamento Genocidio Mai Più realizzarono una distribuzione di cartelli con foto di tutti i detenuti-scomparsi ed organizzarono una celebrazione religiosa.
Le attività sono finite con un atto di commemorazione e la presentazione della relazione della Fondazione di Antropologia Forense della Guatemala, che comprende l'Unità di Investigazione di Persone Non Concordi (UIPNI), responsabile della ricerca di persone scomparse durante il conflitto armato interno in Guatemala.
Nel 1990, il Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM), chiese la definizione di una giornata speciale nella quale si potesse chiedere la fine delle sparizioni forzate, chiarimenti, sentenze, punizioni ai responsabili ed il risarcimento ai parenti delle vittime. Dopo la realizzazione di molte mobilitazioni ed attività per richiamare l'attenzione del potere pubblico, nel giugno 2004, il Congresso guatemalteco decretò il 21 di giugno come ‘Giorno Nazionale contro la Sparizione Forzata '.
Dopo 30 anni, le sparizioni forzate continuano, senza chiarimenti né risoluzioni. Non si realizzarono investigazioni ed i criminali continuano impuniti. L'istituzione della data fu un fatto importante, perché aiutò nella riduzione di sparizioni forzate per motivi politici e delle pratiche di terrorismo di Stato. Inoltre, l’indicazione del 21 giugno spinge le organizzazioni per i diritti umani a lottare per la fine di questo crimine di lesa umanità e per la risoluzione e giustizia dei crimini del passato.
Natasha Pitts, Adital - 21.06.10

189 - MOVILIZACIONES RECUERDAN VICTIMAS DE DESAPARICIONES FORZADAS Y PIDEN JUSTICIA

Este lunes (21 de junio), la población de Guatemala recordó a todos los ciudadanos y ciudadanas desaparecidos forzosamente en el país, con una serie de actividades que pidieron justicia por los crímenes de desapariciones ocurridas durante el conflicto armado interno. La fecha marca los 30 años de la desaparición forzada de 27 dirigentes sindicales de la Central Nacional de Trabajadores (CNT).
Desde el viernes (18), la coordinación Genocidio Nunca Más, constituida por varias organizaciones sociales, colectivos, sobrevivientes y familiares de víctimas del conflicto armado, realiza movilizaciones en torno del ‘Día Nacional contra la Desaparición Forzada’. La intención, según la organización, es convocar a la población a conocer la verdad, recuperar la memoria política del país y clamar por justicia para todas y todos los desaparecidos durante el conflicto armado interno, que perduró por más de 35 años.
El último viernes, la coordinación realizó el video-forum "Marcas que no se borran" y cerró el día con un acto político-cultural. El domingo, estuvo marcado por la "4ª Tribuna antiimperialista". En la mañana de este lunes, los miembros de la coordinación Genocidio Nunca Más realizaron una distribución de carteles con fotos de todos los detenidos-desaparecidos y organizaron un acto religioso.
Las actividades terminaron con un acto de conmemoración y la presentación del informe de la Fundación de Antropología Forense de Guatemala, que incluye a la Unidad de Investigación de Personas No Identificadas (UIPNI), responsable de buscar personas desaparecidas durante el conflicto armado interno de Guatemala.
Historial
En 1990, el Grupo de Apoyo Mutuo (GAM) impulsó la demarcación de un día especial en el que se pudiera demandar el fin de las desapariciones forzadas, esclarecimientos, juzgamientos, castigos a los responsables y el resarcimiento a los familiares de las víctimas. Después de la realización de muchas movilizaciones y actividades para llamar la atención del poder público, en junio de 2004, el Congreso guatemalteco decretó el 21 de junio como ‘Día Nacional contra la Desaparición Forzada’.
Después de 30 años, las desapariciones forzadas continúan sin esclarecimiento ni resolución. No se realizaron investigaciones y los criminales continúan impunes. Aún así, la instauración de la fecha fue un hecho importante, pues ayudó a la reducción de desapariciones forzadas por motivos políticos y de las prácticas de terrorismo de Estado. Además, el establecimiento del 21 de junio impulsa a las organizaciones de derechos humanos a luchar por el fin de este crimen de lesa-humanidad y por la resolución y justicia de los crímenes del pasado.
Natasha Pitts, Adital - 21.06.10

188 - CONTINUIAMO A NON SAPERE DOVE SONO. GIUSTIZIA PER LE SPARIZIONI FORZATE

Trenta anni fa 27 dirigenti sindacali della Centrale Nazionale di Lavoratori (CNT) furono fatti sparire. Essi, come migliaia di guatemalteche e guatemaltechi, sono vittime di sparizione forzata da parte dell'esercito e delle forze repressori dello Stato. Fino ad oggi noi famiglie e amici di quegli uomini e donne, studenti, maestri, sindacalisti, religiosi, catechisti, cittadini, contadini, intellettuali, artisti ed attivisti scomparsi, ci domandiamo: dove sono?
La Commissione per il Chiarimento Storico, nel suo dossier Memoria del Silenzio, conclude che la sparizione forzata fu una pratica sistematica commessa da agenti dello Stato, e le sue vittime raggiungono le 45.000 durante il conflitto armato interno. Ciò dimostra che questo delitto era pianificato intenzionalmente e che faceva parte delle politiche repressive dello Stato.
Oggi commemorando la Giornata Nazionale contro la Sparizione Forzata, il Coordinamento Genocidio Mai più, composto da diverse organizzazioni, collettivi, movimenti e privati, manifesta il suo ripudio per quei fatti e per l'impunità che esiste nei casi di sparizione forzata nel nostro paese. Di tutti i casi per sparizione forzata, due sono stati decisi in tribunale, dimostrandoci che con la volontà politica e l’indipendenza di giudizio è possibile giudicare questo delitto, poiché come stabilisce la legge e come riconfermò la Corte di Costituzionalità ed il Tribunale di Chimaltenango, è un delitto continuato, che continua vigente finché non si trova la vittima.
Manifestiamo il nostro rifiuto all'impunità per i casi del passato, ma anche per quelli del presente, perché attualmente continuiamo ad essere vittime di femminicidio, assassinii, molestie ed attacchi a difensori dei diritti umani.
Riaffermiamo il nostro impegno nei confronti dei desaparecidos, dei loro parenti e delle migliaia di vittime del conflitto armato interno; della ricerca della verità, che parte dal ricordo vivo di coloro che  osarono difendere la vita; nei confronti della giustizia ed per il recupero della nostra memoria storica.
In questo luogo, simbolo della speranza di ritrovarli, ESIGIAMO, alle autorità il solerte ed efficace sviluppo delle indagini pertinenti, e così trovare i responsabili materiali ed intellettuali di questo grave delitto di lesa umanità.
Che lo Stato del Guatemala riconosca i gravi delitti commessi durante il conflitto armato interno e promuova il riconoscimento di quella parte di storia a livello sociale. Chiediamo l'approvazione della proposta di Legge 35-90, per la creazione della Commissione per la Ricerca di Persone Vittime di Sparizione Forzata.
Alla società guatemalteca in generale, rivolgiamo un appello perché si unisca alla condanna di questi atti ripudiabili che oggigiorno avvengono anche senza che nessuno li giudichi; ugualmente, a ROMPERE IL SILENZIO ed osare dare un nuovo significato alla nostra storia, a recuperare la nostra memoria, affinché si conosca la verità e non essere condannati a che l'epoca di terrore si ripeta; rivolgiamo un appello per l'indignazione sociale davanti all'impunità che colpisce il paese e contemporaneamente a non permettere che si diffonda, a denunciarla ed a dire NON PIÙ IMPUNITÀ, GUATEMALA MAI PIÙ.
Oggi non solo ricordiamo, oggi, rivendichiamo quelle lotte,
OGGI CONTINUAMO RESISTENDO
RECUPERANO LA NOSTRA STORIA,
DICENDO LA VERITA’
ESIGENDO LA GIUSTIZIA,
LOTTANDO CONTRO L’IMPUNITA’ E L’OBLIO.
2010 anno contro l'impunità
COORDINAZIONE GENOCIDIO MAI PIÙ
Guatemala, 21 giugno di 2010
Adital, 21/06/2010

187 - SEGUIMOS SIN SABER DÓNDE ESTÁN. JUSTICIA POR DESAPARICIÓN FORZADA

Hace treinta años 27 dirigentes sindicales de la Central Nacional de Trabajadores, CNT fueron desaparecidos. Ellos al igual que miles de guatemaltecas y guatemaltecos son víctimas de desaparición forzada por parte del ejército y las fuerzas represoras del Estado. Hasta hoy las familias y amigos de aquellos hombres y mujeres estudiantes, maestros, sindicalistas, religiosos, catequistas, pobladores, campesinos, intelectuales, artistas y activistas desaparecidos nos preguntamos ¿dónde están?
La Comisión para el Esclarecimiento Histórico, en su informe Memoria del Silencio concluye que la desaparición forzada fue una práctica sistemática cometida por agentes del Estado y sus víctimas ascienden a 45 mil durante  el conflicto armado interno. Esto nos demuestra que este delito era intencionalmente planificado y que formaba parte de las políticas represivas del Estado.
Hoy al conmemorar el Día Nacional contra la Desaparición Forzada, la Coordinación Genocidio Nunca Más, integrada por diversas organizaciones, colectivos, movimientos y personas en lo individual, manifiesta su repudio ante aquellos hechos y a la impunidad que existe en los casos de desaparición forzada en nuestro país. De todos los casos por desaparición forzada dos han sido resueltos en tribunales de justicia, demostrándonos que con voluntad política e independencia judicial SÍ ES POSIBLE juzgar este delito, ya que tal como lo estable la ley y como lo reconfirmó la Corte de Constitucionalidad y el Tribunal de Sentencia de Chimaltenango, es un delito continuado, que mientras no aparezca la víctima, sigue vigente.
Manifestamos nuestro rechazo a la impunidad en la que se encuentran los casos del pasado, pero también los del presente, pues en la actualidad seguimos siendo víctimas de feminicidio, asesinatos, hostigamiento y ataques a  defensoras y defensores de derechos humanos.
Reafirmamos nuestro compromiso con las y los desaparecidos, con sus familiares y con las miles de víctimas del conflicto armado interno; con la búsqueda de la verdad que parte del recuerdo vivo de quienes se atrevieron a defender la vida; con la justicia y  la recuperación de nuestra memoria histórica.
En este lugar, símbolo de la esperanza de encontrarlos, EXIGIMOS, a las autoridades el pronto y eficaz desarrollo de las investigaciones pertinentes, y así dar con los responsables materiales e intelectuales de este grave delito de lesa humanidad.
Que el Estado de Guatemala reconozca los graves delitos cometidos durante el conflicto armado interno y promueva el reconocimiento de esa parte de la historia a nivel social. Urgimos la aprobación de la Iniciativa de Ley 35-90 para la creación de la Comisión de Búsqueda de Personas Víctimas de  Desaparición Forzada.
A la sociedad guatemalteca en general, hacemos un llamado a que se sumen a la condena de estos actos repudiables, que también hoy en día se dan sin que nadie los juzgue; asimismo, a ROMPER EL SILENCIO y atrevernos a resignificar nuestra historia, a recuperar nuestra memoria para que se conozca la verdad y no condenarnos a que la época de terror se repita; hacemos un llamado a la indignación social ante la impunidad que afecta al país y al mismo tiempo a no permitir que se propague, a denunciarla y a decir NO MÁS IMPUNIDAD, GUATEMALA NUNCA MÁS.
Hoy no sólo recordamos, hoy, reivindicamos aquellas luchas,
HOY SEGUIMOS RESISTIENDO
RECUPERANDO NUESTRA HISTORIA
DICIENDO LA VERDAD
EXIGIENDO JUSTICIA

LUCHANDO CONTRA LA IMPUNIDAD Y EL OLVIDO
2010 AÑO CONTRA LA IMPUNIDAD
COORDINACIÓN GENOCIDIO NUNCA MÁS
Guatemala, 21 de junio de 2010
Coordinación Genocidio Nunca Más,
Adital, 21/06/2010

venerdì 2 luglio 2010

186 - GOVERNO DEL GUATEMALA SOSPENDE ATTIVITÀ MINERARIE IN SAN MARCOS

Lo Stato del Guatemala, in risposta alla richiesta di misure cautelari della Commissione Interamericana di Diritti umani (CIDH) dell'Organizzazione di Stati Americani (OEA), ha deciso di sospendere le attività minerarie in Sipacapa e San Miguel Ixtahuacán, San Marcos.
In quel senso, ratifica il suo fermo impegno a vigilare sulla salute della popolazione guatemalteca e proteggere l'ecosistema, riducendo i livelli di inquinamento, e la propria decisione di promuovere investimenti sociale e responsabili dal punto di vista ambientale. In quel senso, il Governo di Álvaro Colom non ha concesso nessuna licenza mineraria ed il presidente ha reiterato la necessità di promuovere una nuova legge al riguardo.
In questa ottica, il Governo, nella sua risposta alla richiesta della CIDH, ha informato che in relazione alla misura cautelare di sospendere le attività minerarie "lo Stato del Guatemala comunica la sua decisione di eseguirla, per dare compimento ai suoi impegni internazionali nel campo dei diritti umani."
Per ciò, ha già iniziato il corrispondente processo amministrativo, affinché questa decisione possa entrare legalmente in vigore. Oltre a rispondere alle altre raccomandazioni realizzate dalla CIDH rispetto alla seconda raccomandazione, il Governo ha informato che, d’accordo con gli studi realizzati dal Ministero della Salute Pubblica, dal Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali e dal Ministero dell’Energia e Miniere, non dimostrano che sussista l’inquinamento delle acque delle comunità, per questo sono idonee per il consumo umano.
Ugualmente, circa la terza raccomandazione, ha segnalato che nella valutazione realizzata dal Ministero di Salute Pubblica ed Assistenza Sociale non si è scoperta nessuna patologia vincolata al presunto inquinamento prodotto dalla Miniera Marlin.
Pronunciandosi sulla quarta raccomandazione, il Governo ha spiegato che, attraverso il ministero dell’Interno, tiene fede agli sforzi per preservare l'integrità fisica e la vita dei membri delle comunità menzionate e prende le misure necessarie per garantire i diritti dei cittadini. Al fine di rispondere con maggiore precisione, si sollecitò di segnalare dettagliatamente le persone che starebbero soffrendo qualche tipo di persecuzione, al fine di potere determinare che tipo di appoggio offrire.
E, infine, sulla quinta raccomandazione, le autorità hanno spiegato che la pianificazione ed implementazione di misure di protezione, se fossero necessarie, vedranno la partecipazione di tutti.
Il Governo della Repubblica offrirà tutta la sua collaborazione alla missione della Commissione Interamericana di Diritti umani dell'OEA che visiterà il Guatemala nel mese di luglio, affinché contribuisca ad una valutazione obiettiva rispetto all'impatto delle operazioni della Miniera Marlin.
Guatemala, 23/06/2010
www.guatemala.gob.gt/noticia4.php?codigo=8421&titulo2=Nacionale

185 - GOBIERNO DE GUATEMALA SUSPENDE ACTIVIDADES MINERAS EN SAN MARCOS

El Estado de Guatemala, en respuesta a la solicitud de medidas cautelares hecha por la Comisión Interamericana de Derechos Humanos –CIDH- de la Organización de Estados Americanos –OEA-, ha decidido suspender las actividades mineras en Sipacapa y San Miguel Ixtahuacán, San Marcos.
En ese sentido, ratifica su firme compromiso de velar la salud de la población guatemalteca y proteger el medio ambiente, reduciendo los niveles de contaminación, así como su decisión de promover inversiones social y ambientalmente responsables. De esa manera, el Gobierno de Álvaro Colom no ha concedido ninguna licencia minera y el mandatario ha reiterado la necesidad de promover una nueva ley al respecto.
En ese marco, el Gobierno, en su respuesta a la solicitud de la CIDH, informó que en relación con la medida cautelar de suspender las actividades mineras aludidas, “el Estado de Guatemala comunica su decisión de atenderla, para dar cumplimiento a sus compromisos internacionales en el campo de los derechos humanos”. Por ello, ya se ha iniciado el proceso administrativo correspondiente para que esta decisión pueda entrar en vigencia legalmente. Además de atender las otras recomendaciones realizadas por CIDH.
Respecto de la segunda recomendación, el Gobierno informó que de acuerdo con los estudios realizados por el Ministerio de Salud Pública, Ministerio de Ambiente y Recursos Naturales y Ministerio de Energía y Minas no demuestran que exista contaminación en las aguas de las comunidades, por lo que son aptas para el consumo humano.
Igualmente, acerca de la tercera recomendación, señaló que en la evaluación realizada por el Ministerio de Salud Pública y Asistencia Social no se detectó ninguna enfermedad vinculada con la presunta contaminación producida por la Mina Marlin.
Al pronunciarse sobre la cuarta recomendación, el Gobierno explicó que a través del Ministerio de Gobernación, mantiene los esfuerzos para preservar la integridad física y la vida de los miembros de las comunidades mencionadas y toma las medidas necesarias para garantizar los derechos de los ciudadanos. A fin de responder con mayor propiedad, se solicitó señalar específicamente a las personas que estarían sufriendo algún tipo de persecución, a fin de poder determinar qué medidas de apoyo brindar.
Y, finalmente, sobre la quinta recomendación, las autoridades detallaron que la planificación e implementación de medidas de protección, si fueren necesarias, tendrán la participación de todos.
El Gobierno de la República brindará toda su colaboración a la misión de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos de la OEA que visitará Guatemala en el mes de julio, a fin de que contribuya a una evaluación objetiva respecto del impacto de la operación de la Mina Marlin.
Guatemala , 23/06/2010
www.guatemala.gob.gt/noticia4.php?codigo=8421&titulo2=Nacionale

184 - PORRE FINE ALL’IMPUNITA’ E’ POSSIBILE

Nell’agosto 2007, il Congresso della Repubblica del Guatemala approvò con più di due terzi dei suoi deputati il decreto 35-2007 e consolidò, come impegno dello Stato, l'accordo sottoscritto tra il governo guatemalteco e le Nazioni Unite, per l’insediamento della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala, che rispondeva alla richiesta - di questo paese - di un appoggio indipendente per combattere l'impunità, provocata da elementi illegali ed apparati clandestini di sicurezza, vincolati con agenti dello Stato ed altri settori, e che attentano ai diritti civili e politici.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, tra una lista di candidati di alto profilo, scelse e nominò responsabile il magistrato spagnolo Carlos Castresana che, in poco tempo, organizzò l'istituzione a suo carico, affinché fosse in grado di rispondere alle aspettative dell'accordo che la creò.
Con l'esecuzione del suo mandato, la CICIG ha incominciato a restituire la fiducia nella giustizia ai guatemaltechi. La recente rinuncia di Castresana, e in modo particolare i motivi di questa rinuncia da lui esposti, ci portano alle seguenti riflessioni:
• Porre fine all’'impunità richiede un Procuratore Generale fidato. Affinché i risultati della CICIG non si perdano ed i cambiamenti che aveva incominciato a generare siano sostenibili, è fondamentale garantire che il Ministero Pubblico sia diretto per un magistrato con esperienza nella mansione, onesto, rispettoso della legge e senza compromessi con gruppi di potere. Ancora, questa responsabilità è ricaduta sulla Commissione di Postulazione ed sul Presidente della Repubblica.
• Porre fine all'impunità è anche un obbligo della classe politica al potere. Il Congresso della Repubblica deve assicurare che le istituzioni dispongano delle risorse e il miglior quadro giuridico affinché la giustizia non sia ostacolata. La CICIG aveva presentato più di quindici proposte legislative, molte ancora in attesa di essere esaminate dal Congresso.
• Porre fine all'impunità sarà possibile solo con giudici e magistrati incorrotti ed indipendenti. È necessario promuovere condizioni migliori affinché magistrati e giudici possano impartire giustizia velocemente e senza pressioni. La CICIG ha fatto delle raccomandazioni specifiche che possono aiutare ad ottenere ciò.
• Porre fine all'impunità implica mantenere l'appoggio internazionale sotto parametri di stretta osservanza. Le Nazioni Unite ed i paesi donanti dovrebbero adattare la loro cooperazione nel campo della sicurezza e della giustizia ai progressi concreti che dimostra lo Stato del Guatemala, sia nel lavoro congiunto con la CICIG sia rispetto all'Accordo Nazionale per l'Avanzamento della Sicurezza e la Giustizia.
Porre fine all’impunità è possibile. Noi firmatari vediamo, nella storica risoluzione della Corte Costituzionale del 10 giugno, un'opportunità per recuperare la credibilità nel processo di individuazione del Procuratore Generale della Repubblica. Richiamiamo tutti i settori sociali a partecipare attivamente al suo controllo, affinché l'impunità ed i patti che la coprono non siano più tollerati. Alle guatemalteche e guatemaltechi che lottano per la giustizia, e a Carlos Castresana, grazie per ispirarci col suo lavoro quotidiano.
Guatemala, 13/06/2010

183 - TERMINAR CON LA IMPUNIDAD ES POSIBLE

En agosto de 2007, el Congreso de la República de Guatemala aprobó con más de dos tercios de sus diputados el decreto 35-2007 y consolidó, como compromiso de Estado, el acuerdo suscrito entre el gobierno guatemalteco y las Naciones Unidas para el establecimiento de la Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala, que respondía a la solicitud -de este país - de apoyo independiente para combatir la impunidad provocada por cuerpos ilegales y aparatos clandestinos de seguridad vinculados con agentes del Estado y otros sectores atentando contra los derechos civiles y políticos.
El Secretario General de las Naciones Unidas, entre una lista de candidatos de alto perfil, seleccionó y nombró Comisionado al fiscal español Carlos Castresana, quien, en poco tiempo, organizó la institución a su cargo para que estuviera en capacidad de responder a las expectativas del acuerdo que la creó. Con la ejecución de su mandato, la CICIG ha empezado a devolver a los guatemaltecos la confianza en la justicia. La reciente renuncia de Castresana, pero particularmente los motivos de ésta por él expuestos, nos llevan a las siguientes reflexiones:
• Terminar con la impunidad requiere un Ministerio Público confiable. Para que los logros de la CICIG, no se pierdan y los cambios que había empezado a provocar sean sostenibles, es fundamental garantizar que el Ministerio Público esté dirigido por un Fiscal con experiencia para el cargo, honorable, respetuoso de la ley y sin compromisos con grupos de poder. Nuevamente, esta responsabilidad ha recaído en la Comisión de Postulación y el Presidente de la República.
• Terminar con la impunidad es también obligación de la clase política en el poder. El Congreso de la República debe asegurar que las instituciones cuenten con los recursos y el mejor marco jurídico para que la justicia no sea obstaculizada. La CICIG le presentó más de quince propuestas legislativas, muchas aún pendientes de ser conocidas por el pleno.
• Terminar con la impunidad sólo se logrará con jueces y magistrados probos e independientes. Es necesario promover condiciones óptimas para que magistrados y jueces de carrera puedan impartir justicia sin presiones. La CICIG ha hecho recomendaciones específicas que pueden ayudar a conseguirlo.
• Terminar con la impunidad implica mantener el apoyo internacional bajo parámetros de observancia cercana. Las Naciones Unidas y los países donantes deberían ir ajustando su cooperación para seguridad y justicia a los avances concretos que demuestre el Estado de Guatemala, tanto en su trabajo conjunto con la CICIG como con respecto del Acuerdo Nacional para el Avance de la Seguridad y la Justicia.
Terminar con la impunidad es posible. Los firmantes vemos, en la histórica resolución de la Corte de Constitucionalidad del 10 de junio, una oportunidad para recuperar la credibilidad ciudadana en el proceso de selección de Fiscal General de la República y Jefe del Ministerio Público. Llamamos a todos los sectores sociales a participar activamente en su observación para que la impunidad y los pactos que la cobijan ya no sean tolerados. A las guatemaltecas y guatemaltecos que luchan por la justicia y a Carlos Castresana, gracias por inspirarnos con su trabajo cotidiano.
Guatemala, 13 de junio de 2010.

Organizaciones y coaliciones: Asociación de Investigación y Estudios Sociales, ASIES - Familiares y Amigos contra la Delincuencia y el Secuestro, FADS -  Madres Angustiadas - Coalición Internacional por la Corte Penal Internacional  - Coalición contra el Tráfico de Mujeres y Niñas en América Latina y el Caribe, A.C. -CATW-LAC- Foro Maya - Consejo de Instituciones de Desarrollo - COINDE- Asamblea Departamental en Defensa del Territorio de Huehuetenango -ADH-  Red de Defensa de la Soberanía Alimentaria en Guatemala -REDSAG- ASOREMA-UICN - Escuela de Pensamiento Ecologista SAVIA - Centro de Acción Legal Ambiental y Social de Guatemala -CALAS-  Grupo Kukulkan - Unión Nacional de Mujeres Guatemaltecas - Convergencia Cívico Política de Mujeres - Red de la No Violencia contra las Mujeres REDNOVI- Asociación Feminista La Cuerda -Convergencia de Derechos Humanos - Grupo de Apoyo Mutuo GAM- Comunidad Judía de Guatemala - Concejo Ecuménico Cristiano de Guatemala - Conferencia de Religiosos y Religiosas de Guatemala – Voces del Tiempo, Revista de religión y sociedad - Escuela de Teología y Pastoral Monseñor Gerardi – Movimiento Monseñor Gerardi - Pastoral Social de la Diócesis de San Marcos - Foro de ONG Internacionales FONGI- Red Europea de Comités Oscar Romero - Comisión de Derechos Humanos de Guatemala en Washington - Impunity Watch - CAREA e. V., Alemania - Plataforma Holandesa Contra la Impunidad en Guatemala.

Columnistas y otras personalidades: Alejandra Marroquín Rey Rosa, Alvaro Castellanos Howell, Ana María Cofiño, Anabella Giracca, Carlos Morales Monzón, Carolina Escobar Sarti, Carolina Vásquez Araya, Claudia Navas Dangel, Fernando Carrera Olga Villalta, Gerson Ortiz, Helen Mack, Irma Alicia Velásquez Nimatuj, Jonathan Menkos, José Barnoya García, Julio Donis, Magalí Rey Rosa, Marco Vinicio Cerezo Blandón, Maria Castro, María Eugenia Solís, Marielos Monzón, Martín Rodríguez Pellecer, Maynor Cabrera,
Miguel Ángel Albizures, Miguel Ángel Sandoval, Ramón Cadena, Ricardo Ernesto Marroquín, Rigoberta Menchú Tum, Rita María Roesch, Rodolfo Rohrmoser V., Rosalinda Hernández Alarcón
Adital - 16.06.10

182 - LA SFIDA DI ESSERE DONNA IN GUATEMALA

Il femminicidio è una delle forme più brutali di violenza contro il sesso femminile in tutto il mondo. Il paese centroamericano è il secondo dove si registra il tasso più alto di casi.
Nascere donna è motivo "sufficiente" per essere assassinata. Il Guatemala è il secondo paese dell'America Latina - dopo il Messico - col tasso più alto di violenza contro le donne. Tale è la gravità di questo fatto che nel 2009 sono state assassinate 877 donne guatemalteche, una media di tre vittime al giorno. Queste cifre evidenziano la necessità di una "emergenza nazionale", come così segnala Walda Barrios, consigliere consulente dell'Unione Nazionale di Donne guatemalteche (Unamg).
Il femminicidio è il termine col quale si conosce questo atto, nel quale si assassinano donne per il semplice fatto di essere donne. Questa è una delle forme più brutali di violenza contro il sesso femminile di tutto il mondo, nel quale oltre ad essere assassinate, le donne sono sequestrate, violentate e torturate.
Benché la violenza contro la donna sia un fenomeno sociale e storico le cui basi si trovano fortemente radicate nelle strutture sociali, culturali, politiche ed economiche del paese, il femminicidio non è stato definito come tale fino all'anno 2006 in Messico.
Nella sua definizione letterale - "insieme di delitti di lesa umanità che contengono i crimini, i sequestri e le sparizioni di bambine e donne in un quadro di collasso istituzionale" -, può comprovarsi che questo problema evidenzia una frattura dello Stato di diritto che favorisce l'impunità.
Malgrado il femminicidio sia un concetto relativamente nuovo, la sua importanza è radicata nella possibilità di caratterizzare una situazione invisibile: i crimini contro le donne, come l'espressione più terribile della violenza che vive il sesso femminile, per appartenere ad una cultura patriarcale come la guatemalteca.
Si tratta di un problema abbastanza complesso, che bisogna analizzare tenendo in conto variabili che permettano di osservare i differenti scenari di potere, controllo e subordinazione, nei quali le donne sono assassinate. Parlare di femminicidio evidenzia un nucleo non riconosciuto in questo tema, la misoginia (odio alla donna).
La situazione del Guatemala è particolarmente grave per l’ampiezza del fatto. Benché siano molti gli sforzi che si stanno realizzando dallo Stato e dalla società civile, tra i quali sottolinea la collaborazione di associazioni come Aieti (Associazione di Investigazione e Specializzazione su Temi Ibero-americani), che lavorano per combattere la violenza di genere; la realtà è che gli sforzi sono ancora insufficienti, poiché non hanno generato cambiamenti profondi né trasformazioni strutturali che contribuiscano a ottenere l'accesso alla giustizia per le donne.
Durante il periodo dal 2005 al 2007 si scoprirono 1.840 casi di violenza, dei quali solo 43 furono condannati. Cioè, esiste circa il 97% di impunità nei casi di femminicidio del Guatemala. È una percentuale che sta generando una cultura di terrore nella popolazione femminile, e questo finisce per essere una strategia del mondo patriarcale per espellere le donne degli spazi pubblici e ricollocarle nella sfera della vita privata.
Nonostante l’esistenza di una quadro legale e di alcune teorie che regolano il femminicidio in Guatemala, in realtà manca la pratica, come afferma Carmen López, direttrice del Centro di Investigazione, Abilitazione ed Appoggio alla Donna del Guatemala. "Nel nostro paese si sanziona prima a un uomo per rubare una gallina, che uno che ammazza una donna".
Il profilo delle vittime del femminicidio è molto diverso, benché la maggiore percentuale si centri tra i 17 ed i 47 anni di età, in particolare riguarda la donna che studia o lavora, cioè, come segnala Walda Barrios "donne che lasciano la sfera domestica ed entrano nella vita pubblica", tutto ispirato dal pensiero patriarcale che il posto della donna è la casa.
Con gli assassinii delle donne che hanno questo profilo, ciò che cerca l'aggressore è "sostenere che se stiamo in altri spazi differenti dalla casa, la probabilità di essere assassinata è abbastanza alta", afferma Walda.
Davanti a questa situazione è necessario chiedersi che cosa fare in questo panorama tanto complesso. Ogni giorno sempre più donne sono assassinate, vittime di un problema di violenza strutturale: come affrontarlo? che cosa è necessario per porre fine ai femminicidi in Guatemala e Messico, renderli visibili, prevenirli e sanzionarli? come arrivare al loro sradicamento e alla formazione di una società caratterizzata dalla giustizia di genere, dove la cittadinanza delle donne non sia unicamente una questione di parole, ma una pratica reale? Trovare una risposta a queste questioni sembra una vera utopia, soprattutto in una società nella quale il crimine contro le donne va  aumentando, ed è il  correlato di una cultura che continua a subordinare le donne, dove la violenza si esercita come meccanismo di controllo e dominazione sociale.
Tuttavia, la lotta di associazioni ed istituzioni senza scopo di lucro, come Aieti, che si dedicano a lavorare per questo problema, è sempre maggiore. L'obiettivo principale è raggiungere un cambiamento di mentalità nella società e dare alla figura della donna il posto che gli appartiene dentro un contesto dove ora non ha capacità perché è immersa in una cultura patriarcale.
(Adital, 6/06/2010)

181 - EL DESAFIO DE SER MUJER EN GUATEMALA

El feminicidio es una de las formas más brutales de violencia contra el sexo femenino en todo el mundo. El país centroamericano es el segundo donde se registra la tasa más alta de casos.
Nacer mujer, motivo "suficiente" para ser asesinada. Guatemala es el segundo país de América Latina -después de México- con la tasa más alta de violencia contra las mujeres. Tal es la magnitud de este hecho que en 2009 877 mujeres guatemaltecas fueron asesinadas, una media de tres víctimas por día. Estas cifras evidencian la necesidad de una "emergencia nacional", como así señala Walda Barrios, consejera asesora de la Unión Nacional de Mujeres guatemaltecas (Unamg).
El feminicidio es el término con el que se conoce a este acto, en el que se asesinan a mujeres por el simple hecho de serlo. Esta es una de las formas más brutales de violencia contra el sexo femenino de todo el mundo, donde las víctimas, además de ser asesinadas, previamente son secuestradas, violadas y torturadas.
Aunque la violencia contra la mujer es un fenómeno social e histórico, cuyas bases se encuentran fuertemente enraizadas en las estructuras sociales, culturales, políticas y económicas del país, el feminicidio no se definió como tal hasta el año 2006 en México.
En su definición literal -"conjunto de delitos de lesa humanidad que contienen los crímenes, los secuestros y las desapariciones de niñas y mujeres en un cuadro de colapso institucional"-, se puede comprobar que este problema evidencia una fractura del Estado de derecho que favorece la impunidad.
A pesar de que el feminicidio es un concepto relativamente nuevo, su importancia radica en la posibilidad de caracterizar una situación invisibilizada: los crímenes de mujeres, como la expresión más terrible de la violencia que vive el sexo femenino por pertenecer a una cultura patriarcal como la guatemalteca.
Se trata de un problema bastante complejo que hay que analizarlo teniendo en cuenta variables que permitan observar los diferentes escenarios de poder, control y subordinación en el que las mujeres son asesinadas. Hablar de feminicidio evidencia un trasfondo no reconocido en todo este asunto, la misoginia (odio a la mujer).
La situación de Guatemala es particularmente grave debido a la magnitud del hecho. Aunque son muchos los esfuerzos que se están realizando desde el Estado y la sociedad civil, entre los que destaca la colaboración de asociaciones como Aieti (Asociación de Investigación y Especialización sobre Temas Iberoamericanos) que trabajan para combatir la violencia de género; la realidad es que los esfuerzos aún son insuficientes debido a que no han generado cambios profundos ni transformaciones estructurales que contribuyan a lograr el acceso a la justicia de las mujeres.
Durante el periodo de 2005 a 2007 se detectaron 1.840 casos de violencia, de los cuales sólo 43 fueron condenados. Es decir, existe alrededor de un 97% de impunidad en los casos de feminicidio de Guatemala. Es un porcentaje que está generando una cultura de terror en la población femenina, lo que termina siendo una estrategia del patriarcado para expulsar a las mujeres de los espacios públicos y reubicarlas en las esferas de lo privado.
A pesar de existir un marco legal y de unas teorías que regulan el feminicidio en Guatemala, falta la práctica, de hecho, según afirma Carmen López, directora del Centro de Investigación, Capacitación y Apoyo a la Mujer de Guatemala. "En nuestro país se sanciona antes a un hombre por robar una gallina, que al que mata a una mujer", asegura.
El perfil de las víctimas por feminicidio es muy diverso, aunque el mayor porcentaje se centra entre los 17 y los 47 años de edad, destacando la mujer que estudia o trabaja, es decir, como señala Walda Barrios "mujeres que dejan la esfera doméstica y salen a la vida pública", todo motivado por el pensamiento patriarcal de que el lugar de la mujer es la casa.
Con los asesinatos de féminas con este perfil lo que busca el agresor es "lanzar que si estamos en otros espacios diferentes al hogar, la probabilidad de ser asesinada es bastante alto", afirma Walda.
Ante esta situación cabe cuestionarse qué hacer ante este panorama tan complejo. Cada día más mujeres son asesinadas víctimas de un problema de violencia estructural, ¿cómo afrontarlo? ¿qué es necesario para acabar con los feminicidios en Guatemala y México, visibilizarlos, prevenirlos y sancionarlos? ¿cómo llegar a su erradicación y a la conformación de una sociedad con justicia de género, donde la ciudadanía de las mujeres no sea únicamente una cuestión discursiva sino una práctica real? Encontrar una respuesta a estas cuestiones parece una verdadera utopía, sobre todo en una sociedad en la que el crimen contra las mujeres va en aumento y que son un correlato de una cultura que sigue subordinando a las mujeres, donde la violencia se ejerce como mecanismo de control y dominación social.
Sin embargo, la lucha de asociaciones e instituciones sin ánimo de lucro como Aieti que se dedican a trabajar contra este problema, cada vez es mayor. El objetivo principal es alcanzar un cambio de pensamiento en la sociedad y dar a la figura de la mujer el lugar que le pertenece dentro de un contexto donde ahora no tiene cabida porque está sumida en una cultura patriarcal.
Adital  6 de junio de 2010