Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


domenica 12 maggio 2013

741 - ESTRATTI DELLA SENTENZA CONTRO EFRAIN RIOS MONTT - 1 -

A motivo dell'importanza storica della sentenza che ha condannato per genocidio e delitti contro l'umanità il generale José Efraín Ríos Montt, Prensa Libre pubblica frammenti di quella decisione che evidenziano le parti più importanti lette dalla giudice Jazmin Barrios, presidente del tribunale.

"Noi giudici abbiamo fatto la seguente analisi:

Del delitto di genocidio, la dichiarazione e la perizia della dottoressa Elizabeth An, la quale spiegò che analizzando il piano “Victoria 82”, determinò che nel 1982 l'obiettivo era annullare i comitati clandestini. Non solo la guerriglia, essendosi annientata popolazione civile perché si considerò che la popolazione ixil era base di appoggio della guerriglia, ragione per la quale l'Esercito arrivò a considerare la popolazione civile nemico interno. Avendo contemplato lo sterminio della popolazione, cosa che si materializzò nei massacri indiscriminati nell'area ixil: stupri di donne, bambine ed anziane; bombardamenti, bruciatura di abitazioni, di raccolti e uccisione di animali. Secondo quanto indicato dal perito, si produsse la distruzione dell'ambiente sociale e culturale degli ixiles, che furono considerati come ribelli: un paese difficile che non si sottometteva ai ladinos. Furono criticati per poterli distruggere. Nella sua ampia perizia, indicò che nel piano della campagna “Firmeza 83” l'Esercito vedeva le popolazioni come sovversive e nemiche. Pertanto l'Esercito non fece differenza tra popolazione civile e gente armata, iniziando strategie di persecuzione. Nel piano “Firmeza 83” l'obiettivo è il controllo fisico e psicologico; si stabilisce distruggere le popolazioni ed i loro raccolti. Privando la popolazione delle sue fonti di alimentazione, determinando che era esistita una pianificazione dell'Alto Comando Militare che si concretizzò nell'uso di aeroplani ed elicotteri per distruggerli, ciò diede luogo all’inseguimento della popolazione fino alla montagna, colpendo i più vulnerabili.
Le relazioni antropologiche ed archeologiche che furono ratificate dai periti servono per stabilire presenza di cimiteri clandestini, che dimostrano tanto l'esistenza di gruppi di persone sepolte in fosse individuali e collettive, affermando che gli scheletri ritrovati, in maggioranza, presentano colpi di arma da fuoco in regioni come la testa ed il torace, cosa che evidenzia che prima gli fu sparato e dopo furono sepolti, confermandosi così ciò che indicavano i testimoni, quando raccontarono il modo in cui furono massacrati i loro parenti.
Questi cimiteri clandestini si possono vedere nella perizia presentata dal perito Marlon Érick Giovanni García Arriaga, nella quale si osservano le fosse comuni nelle vicinanze del fiume Chajul, si vedono gli scheletri nelle fosse, con segni di violenza, tra esse fratture complete alle costola, ferite alla testa, mandibola e collo. Gli indicatori di età, gli oggetti associati alla loro provenienza etnica, tutto ciò conferma quanto indicato dalle persone che testimoniarono circa le morti dei loro parenti.
- continua -
(Prensa Libre, 12/05/2013)

740 - EXTRACTOS DEL VEREDICTO CONTRA EFRAIN RIOS MONTT - 1 -

Debido a la importancia histórica del fallo condenatorio por genocidio y deberes contra la humanidad contra el general José Efraín Ríos Montt, Prensa Libre publica fragmentos de esa resolución que muestran las partes más importantes leídas por la jueza Jazmín Barrios, presidenta del tribunal.

“Los juzgadores hacemos el análisis siguiente:

Del delito de genocidio, la declaración e informe pericial de la doctora Elizabeth An, quien explicó que al realizar el análisis del plan Victoria 82, determinó que en 1982 el objetivo era anular a los comités clandestinos. No solo a la guerrilla, habiéndose aniquilado población civil porque se consideró que la población ixil era base de apoyo de la guerrilla, razón por la cual el Ejército llegó a considerar a la población civil enemigo interno. Habiendo contemplado el exterminio de la población, lo que se materializó en las masacres indiscriminadas en el área ixil: violación de mujeres, niñas y ancianas; bombardeos, quema de viviendas, siembras y muertes de animales. De acuerdo con lo indicado por la perito, se produjo la destrucción del entorno social y cultural de los ixiles, a los que se consideró como rebeldes: un pueblo difícil que no se sometía a los ladinos. Se les estigmatizó para aniquilarlos. En su amplio peritaje, indicó que en el plan de campaña Firmeza 83 el Ejército veía a las poblaciones como subversivas y enemigas. Por lo tanto el Ejército no hizo diferencia entre población civil y gente armada, iniciando estrategias de persecución. En el plan firmeza 83 el objetivo es el control físico y psicológico; se establece arrasar las poblaciones y sus cosechas. Despojando a la población en sus fuentes de alimentación, determinando que existió planificación del alto mando militar que se concretizó en el uso de aviones y helicópteros para destruirlos, lo que dio lugar a la persecución de gente a la montaña, afectando a los más vulnerables.
Los informes antropológicos y arqueológicos que fueron ratificados por los peritos sirven para establecer presencia de cementerios clandestinos que demuestran la existencia de grupos de personas enterradas tanto en fosas individuales y colectivas, determinándose que las osamentas encontradas, en su mayoría, tienen disparos de armas de fuego en regiones como la cabeza y el tórax, lo que evidencia que primero les dispararon y después fueron enterrados, confirmándose así lo indicado por los testigos que manifestaron la forma en que fueron masacrados sus familiares.
Estos cementerios clandestinos se visualizan en el informe pericial presentado por el perito Marlon Érick Giovanni García Arriaga en donde se observan las fosas encontradas a inmediaciones del río Chajul, observándose los esqueletos en las fosas con indicadores de violencia, entre ellas fracturas completas en costilla, heridas en la cabeza, mandíbula y cuello. Los indicadores de edad, los objetos asociados a su procedencia étnica, lo que viene a corroborar lo indicado por las personas que declararon acerca de las muertes de sus familiares.  - sigue -
(Prensa Libre, 12/05/2013)

sabato 11 maggio 2013

739 - RIOS MONTT DA PRESIDENTE A COLPEVOLE DI GENOCIDIO

Fino alla fine, l'accusato José Efraín Ríos Montt si è dichiarato innocente. Tuttavia, una giudice guatemalteca ha deciso il contrario e l'antico uomo forte del Guatemala si trasformò nel primo ex presidente del mondo a essere dichiarato colpevole di genocidio da un tribunale nazionale.
Solo un giorno prima, di fronte ad un pugno gruppo di indigeni Ixil, che assistevano all'udienza nel tribunale di Città della Guatemala, alcuni con cuffie per ascoltare la traduzione nella loro lingua, e nell'unica volta che ha parlato durante i tre mesi del processo, Rios Montt aveva detto "sono e mi dichiaro innocente", con una voce che non rivelava i suoi 86 anni.
“Non autorizzai mai, non firmai mai, non ordinai mai che si attentasse contro una razza, etnia o gruppo religioso", ha aggiunto.
Ovviamente ciò non era quello che desideravano ascoltare i parenti - tra essi uno degli avvocati accusatori - dei più di 1.700 indigeni maya massacrati dall'esercito guatemalteco tra agosto 1982 e marzo 1983.
Quello che desideravano sentire è arrivato venerdì dalla bocca della giudice Jazmin Barrios, che ha dichiarato Rios Montt colpevole di genocidio e crimini contro l'umanità, e lo ha condannato a 80 anni di prigione, 50 dei quali per il genocidio degli ixiles.
La condanna all'uomo che governò con pugno di ferro il suo paese tra 1982 e 1983 è la dimostrazione di come sono cambiate le cose in Guatemala ed America Latina negli ultimi tre decenni.
La carriera nelle armi
Nato il 16 giugno 1926 nel seno di una famiglia cattolica in un piccolo municipio di Huehuetango, Efraín Ríos Montt entrò nell'esercito a 18 anni. Lì avrebbe passato buona parte della sua vita.
L'esercito guatemalteco è stato un protagonista centrale nel gioco politico del Guatemala durante la sua vita repubblicana. E con lui, Rios Montt.
Guerra civile in Guatemala
Per alcuni, la guerra civile iniziò col rovesciamento di Jacobo Arbenz nel 1954. Per altri, nella decade degli anni ‘60.
Più chiaro è la data della sua fine: nel 1996, dopo di un lungo processo di pace. Il saldo: almeno 200.000 morti e 25.000 desaparecidos.
Una grandissima maggioranza delle vittime era indigena. Tra essi almeno 29.000 ixiles.
Secondo alcuni notizie, ebbe una piccola parte in uno dei fatti che segnarono la storia del secolo XX in questo paese centroamericano: il rovesciamento, nel 1954, del presidente di sinistra Jacobo Arbénz, in colpo di stato organizzato dalla Cia.
Il suo ruolo sarebbe molto più importante 20 anni dopo, nel 1974, quando – dopo essere arrivato ad essere brigadiere generale e capo di stato maggiore dell'esercito - si presentò come candidato alla presidenza a nome del Fronte di Opposizione Nazionale. Quella volta perse di fronte ad un altro generale: Kjell Eugenio Leugerud García.
In quell’occasione Rios Montt parlò di una massiccia frode contro di lui ed accusò la Chiesa cattolica di averla orchestrato, per la sua presunta persecuzione dei maya cattolici. Indicò anche la chiesa cattolica come un covo di comunisti.
È possibile che ciò influisse affinché, nel 1978, Rios Montt abbandonasse la Chiesa Cattolica e si trasformasse in ministro della Chiesa Pentecostale della Parola, con sede in California.
Colpo di stato
Nel marzo 1982, un colpo di stato guidato da Efraín Ríos Montt ha allontanato due presidenti: il presidente uscente Fernando Romero Lucas García e l'eletto ma ancora non in carica Ángel Aníbal Guevara (entrambi militari).
Diciassette mesi è stato al potere Rios Montt prima di essere, a sua volta, abbattuto dal suo ministro della Difesa il 18 agosto 1983.
Quel mezzo migliaio di giorni lo perseguiteranno per il resto della sua vita. Durante quel periodo creò le Pattuglie di Autodifesa Civile, che armò ed coinvolse a pieno titolo i civili nel conflitto; fu un aperto difensore del ramo fondamentalista del protestantesimo, che lui seguiva - in un paese a gran maggioranza cattolico - e si rifiutò di ascoltare le domande di clemenza del Papa Giovanni Paolo Paolo II per sei uomini condannati a morte.
Fu anche il comandante supremo delle Forze armate durante gli otto mesi in cui si perpetrò il massacro degli indigeni maya ixil.
Dopo
In qualche modo, la sua vita successiva è stata un lungo epilogo a quei 17 mesi.
Nel 1989 fondò il partito Fronte Repubblicano Guatemalteco, col quale tentò di candidarsi alla presidenza un anno dopo, ma una disposizione della Costituzione che proibiva a partecipanti in colpi di stato di candidarsi, lo ostacolò.
Tornò a tentare la candidatura nel 2003, con lo stesso partito. Quando la Corte Suprema di Giustizia sospese la sua campagna, Rios Montt chiamò i suoi seguaci a protestare per strade. Per due giorni si produssero scontri in Città del Guatemala
Poco dopo la Corte Costituzionale cedette e Rios Montt poté presentarsi alle elezioni. Arrivò al terzo posto, con il 19% dei voti.
Mentre questo succedeva, in Spagna si svolgeva un processo contro di lui per genocidio, detenzione illegale e terrorismo di Stato, iniziato nel 1999 dal premio Nobel della Pace guatemalteca ed indigena maya Rigoberta Menchú.
In questo processo, nel settembre 2005 il Tribunale Costituzionale della Spagna affermò che i tribunali di quel paese potevano giudicare persone accusate di crimini contro l'umanità, anche se le vittime non fossero spagnole.
In Guatemala
Tuttavia, come avvenne con Augusto Pinochet in Cile o con Jorge Videla in Argentina, non fu una nazione straniera quella che giudicò a Rios Montt, bensì i tribunali del proprio paese.
Ci furono reazioni di giubilo dopo la sentenza.
Nel gennaio 2012, quando terminò la sua immunità come membro del Congresso - era stato eletto nel 2007 - fu accusato formalmente di genocidio e crimini contro l'umanità insieme ad altri tre ex generali.
Esattamente un anno dopo, il 28 gennaio 2013 si diede inizio allo storico evento, nel quale per la prima volta nel mondo, un ex capo di Stato affrontava un giudizio per genocidio davanti ad un tribunale nazionale.
E questo giudizio ha mostrato quanto continuano ad essere aperte le ferite della storia in Guatemala: in una pubblicazione intitolata “La farsa del genocidio” che circolò la settimana scorsa in Guatemala, la “Fondazione contro il Terrorismo” dice che il giudizio contro Rios Montt è una cospirazione marxista dalla Chiesa "cattolica."
Fuori del tribunale si svolgevano marce a favore e contro l'ex presidente de facto.
Nel tribunale, dopo essersi rifiutato di parlare durante tutto il processo, l'accusato ha preso per la prima volta la parola giovedì 9 maggio per dichiararsi innocente.
Ma venerdì 10 maggio una giudice guatemalteca ha deciso il contrario. Ora tutto indica che José Efraín Ríos Montt finirà i suoi giorni dietro le sbarre.
BBC Mundo, 10/05/2013

738 - RÍOS MONTT: DE MANDATARIO A CULPABLE DE GENOCIDIO

Hasta el final, el acusado José Efraín Ríos Montt se declaró inocente. Sin embargo, una juez guatemalteca decidió lo contrario y el antiguo hombre fuerte de Guatemala se convirtió en el primer exmandatario del mundo en ser declarado culpable de genocidio por un tribunal nacional.
Sólo un día antes, frente a un puñado de indígenas Ixil que asistían a la audiencia en el tribunal de Ciudad de Guatemala (algunos con audífonos para escuchar la traducción a su idioma) y en la única vez que habló durante los tres meses del juicio, Ríos Montt había dicho "soy y me declaro inocente" con una voz que no revelaba sus 86 años.
"Nunca autoricé, nunca firmé, nunca ordené que se atentara contra una raza, etnia o grupo religioso", agregó.
Por supuesto eso no era lo que deseaban escuchar los familiares -entre ellos uno de los abogados acusadores- de los más de 1.700 indígenas mayas masacrados por el ejército guatemalteco entre agosto de 1982 y marzo de 1983.
Lo que ansiaban oir vino este viernes de boca de la juez Jazmín Barrios, quien declaró a Ríos Montt culpable de genocidio y crímenes contra la humanidad y lo condenó a 80 años de prisión, 50 de ellos por el genocidio de los ixtiles.
Esa condena al hombre que manejó con puño de hierro a su país entre 1982 y 1983 muestra cómo han cambiado las cosas en Guatemala y América Latina en las últimas tres décadas.
La carrera en las armas
Nacido el 16 de junio de 1926 en el seno de una familia católica en el pequeño municipio de Huehuetango, Efraín Ríos Montt ingresó al ejército a los 18 años de edad. Allí pasaría buena parte de su vida.
El ejército guatemalteco ha sido un protagonista central en el juego político de Guatemala durante su existencia republicana. Y con él, Ríos Montt.
Guerra civil en Guatemala
Para algunos, la guerra civil inició con el derrocamiento de Jacobo Arbenz en 1954. Para otros, en la década de los 60.
Más claro está su fin: en 1996, luego de un amplio proceso de paz. El saldo: al menos 200 mil muertos y 25 mil desaparecidos.
Una abrumadora mayoría de las víctimas fue indígena. Entre ellos al menos 29.000 ixiles. 
Según algunos reportes, tuvo un pequeño papel en uno de los hechos que marcó la historia del siglo XX en este país centroamericano: el derrocamiento, en 1954, del presidente izquierdista Jacobo Arbénz, en golpe organizado por la CIA.
Su rol sería mucho más importante 20 años después, en 1974, cuando -tras llegado a ser brigadier general y jefe de estado mayor del ejército- se presentó como candidato a la presidencia a nombre del Frente de Oposición Nacional. Esa vez perdió frente a otro general: Kjell Eugenio Leugerud García.
En ese entonces Ríos Montt habló de un masivo fraude en su contra y acusó a la Iglesia católica de haberlo orquestrado por su supuesta persecusión de los mayas católicos. También la señaló de ser un nido de comunistas.
Es posible que esto influyera para que, en 1978, Ríos Montt abandonara la Iglesia Católica y se convirtiera en ministro de la Iglesia Pentecostal de la Palabra, con sede en California.
Golpes de estado
En marzo 1982, un golpe de estado encabezado por Efraín Ríos Montt derrocó a dos presidentes: al saliente mandatario Fernando Romero Lucas García y al electo pero aún no posesionado Ángel Aníbal Guevara (ambos militares).
Diecisiete meses estuvo en el poder Ríos Montt antes de ser, a su vez, derrocado por su propio ministro de Defensa el 18 de agosto de 1983.
Ese medio millar de días lo perseguirían por el resto de su vida. Durante ellos creó las Patrullas de Autodefensa Civil, que armó e involucró de lleno a los civiles en el conflicto; fue un abierto defensor de la rama fundamentalista del protestantismo a la que seguía -en un país abrumadoramente católico- y se negó a escuchar los pedidos de clemencia del Papa Juan Pablo II por seis hombres condenados al paredón.
También fue el comandante supremo de las Fuerzas Armadas durante los ocho meses en que se perpetró la matanza de los indígenas maya ixil.
Después
De alguna manera, su vida posterior ha sido un largo epílogo a esos 17 meses.
En 1989 fundó el partido Frente Republicano Guatemalteco, con el que trató de aspirar a la presidencia un año después, pero una provisión constitucional que prohibía a participantes en golpes de estado presentarse se lo impidió.
Volvió a intentarlo en 2003, con el mismo partido. Cuando la Corte Suprema de Justicia suspendió su campaña, Rios Montt llamó a sus seguidores a protestar en las calles. Durante dos días se produjeron motines en Ciudad de Guatemala
Poco después la Corte Constitucional falló a favor de Ríos Montt, quien pudo presentarse en las elecciones. Quedó en tercer lugar, con 19% de los votos.
Mientras esto sucedía, en España corría un proceso en su contra por genocidio, detención ilegal y terrorismo de Estado, iniciado en 1999 por la premio Nobel de la Paz guatemalteca e indígena maya Rigoberta Menchú.
Dentro de este proceso, en septiembre de 2005 el Tribunal Constitucional de España dictaminó que los tribunales de ese país podían juzgar a personas acusadas de crímenes contra la humanidad, así las víctimas no fueran españolas.
En Guatemala
Sin embargo, al igual que ocurrió con Augusto Pinochet en Chile o con Jorge Videla en
Argentina, no fue una nación extranjera la que juzgó a Ríos Montt, sino las cortes de su propio país.
Hubo reacciones de júbilo tras la sentencia.
En enero 2012, cuando expiró su inmunidad como congresista -había sido elegido en 2007- fue acusado formalmente de genocidio y crímenes contra la humanidad junto a otros tres ex generales.
Exactamente un año después, el 28 de enero de 2013 se dio comienzo al histórico evento, en el que, por primera vez en el mundo, un ex jefe de Estado enfrentaba un juicio por genocidio ante un tribunal nacional.
Y este juicio ha mostrado cuán abiertas siguen las heridas de la historia en Guatemala: en una publicación titulada La farsa del genocidio que circuló la semana pasada en Guatemala, la autodenominada Fundación contra el Terrorismo dice que el juicio contra Ríos Montt es una "conspiración marxista desde la Iglesia católica".
En las afueras del tribunal se escenificaron marchas a favor y en contra del ex mandatario de facto.
Dentro, luego de negarse a hablar durante todo el juicio, el acusado tomó la palabra por primera vez el jueves 9 de mayo para declararse inocente.
Pero este viernes una jueza guatemalteca decidió lo contrario. Ahora todo indica que José Efraín Ríos Montt terminará sus días tras las rejas
BBC Mundo,10/05/2013

737 - RIOS MONTT COLPEVOLE DI GENOCIDIO

Un tribunale del Guatemala ha dichiarato l'ex presidente de facto del Guatemala, Efraín Ríos Montt, colpevole di genocidio e crimini di lesa umanità.
Rios Montt è stato condannato a 80 anni di prigione, dei quali 50 sono per il delitto di genocidio.
Il suo ex capo dell’intelligence, Mauricio Rodríguez, è stato assolto delle accuse che gli erano rivolte. 
I due uomini erano stati accusati di ordinare l'assassinio di 800 indigeni Ixil durante negli anni 1982 e 1983.
E' la prima volta che un ex capo di Stato è giudicato e condannato per delitti di lesa umanità.
Un fatto senza precedenti
Rios Montt aveva evitato il processo durante vari anni affermando di non aver avuto notizia dei massacri, che aveva commesso l'esercito del quale egli era il capo.
Tuttavia, nonostante gli sforzi dell'ex presidente per evitare di essere processato, un giudice ha determinato che c'erano ragioni sufficienti per processarlo.
Il governo di Efraín Ríos Montt è durato 17 mesi fino a quando fu abbattuto nel 1983 da Óscar Mejía, il suo ex ministro della Difesa.
Durante il suo mandato la violenza si intensificò, provocando la morte di 1.771 persone in 15 massacri commessi dall'esercito.
Si calcola che almeno 29.000 famiglie fuggirono sulle montagne per fuggire dall’orrore della  violenza.
La repressione dei militari era parte della campagna conosciuta come Victoria 82 che aveva l'obiettivo di sterminare le popolazioni indigene secondo la procura guatemalteca, specialmente l'etnia Maya-ixil, che era accusata dal governo di Rios Montt di proteggere gruppi guerriglieri.
BBC Mundo 10/05/2013

736 - RÍOS MONTT ES DECLARADO CULPABLE DE GENOCIDIO

Una corte en Guatemala declaró al expresidente de facto de Guatemala, Efraín Ríos Montt, culpable de genocidio y crímenes de lesa humanidad.
Ríos Montt fue condenado a 80 años de cárcel, de los cuales 50 son por el delito de genocidio.
Su exjefe de inteligencia, Mauricio Rodríguez fue absuelto de las acusaciones en su contra.
Los dos hombres habían sido acusados de ordenar el asesinato de cerca de 800 indígenas Ixil durante 1982 y 1983.
Es la primera vez que un exjefe de Estado es juzgado y condenado por delitos de lesa humanidad.
Un hecho sin precedentes
Ríos Montt evadió el juicio durante varios años alegando que nunca tuvo noticia de las masacres que cometió el ejército del cual él era el jefe.
Sin embargo, a pesar de los esfuerzos del expresidente para evitar ser procesado, un juez determinó que habían razones suficientes para someterlo a juicio.
El gobierno de Efraín Ríos Montt duró 17 meses hasta que fue derrocado en 1983 por Óscar Mejía, su exministro de Defensa.
Durante su mandato la violencia se intensificó, provocando la muerte a 1.771 personas en 15 masacres cometidas por el ejército.
Se calcula que al menos 29.000 familias huyeron a las montañas para escapar del horror de la violencia.
La represión de los militares era parte de la campaña conocida como Victoria 82, que según la fiscalía guatemalteca tenía el objetivo de exterminar a las poblaciones indígenas, especialmente de la etnia Maya-ixil, a las que el gobierno de Ríos Montt acusaba de proteger a grupos guerrilleros.
BBC Mundo, 10/05/2013

giovedì 9 maggio 2013

735 - RIOS MONTT SI DICHIARA INNOCENTE

L'ex governante militare del Guatemala, José Efraín Ríos Montt, si dichiarò innocente dei delitti di genocidio e crimini di guerra per i quali è giudicato in un tribunale del Guatemala.
Alla fine degli argomenti della difesa, Rios Montt, al potere in un governo di facto tra il 1982 e il 1983, assicurò che non ordinò mai massacri contro indigeni ixiles, massacri per i quale gli è sotto processo.
“Non autorizzai mai, non firmai mai, non proposi mai, non ordinai mai che si attentasse ad una razza, un'etnia o una religione. Non lo feci mai. E di tutto quello che hanno detto non c'è stata nessuna prova che evidenzia la mia partecipazione", ha detto il generale di 86 anni.
Rios Montt ha presentato una dichiarazione per concessione del tribunale, poiché l'ex generale aveva rifiutato di rilasciare dichiarazioni nel momento del giudizio che gli corrispondeva secondo il procedimento legale.
Il giorno precedente la vigilia la Procura aveva chiesto la condanna a 75 anni di prigione per Rios Montt e per il suo antico capo dell’Intelligence José Rodríguez, per la morte di 1.771 indigeni ixiles.
BBC Mundo, 9/05/2013

734 - RIOS MONTT SE DECLARA INOCENTE

El exgobernante militar de Guatemala, José Efraín Ríos Montt, se declaró inocente de los cargos de genocidio y crímenes de guerra por los que se le juzga en un tribunal de Guatemala.
En el cierre de argumentos de la defensa, Ríos Montt, quien encabezó un gobierno de facto entre 1982 y 1983, aseguró que nunca ordenó masacres contra indígenas ixiles por la que se le sigue juicio.
"Nunca autoricé, nunca firmé, nunca propuse, nunca ordené que se atentara contra una raza, una etnia o una religión. Nunca lo hice. Y de todo lo que han dicho no ha habido ninguna prueba que evidencia mi participación", dijo el general de 86 años.
Ríos Montt presentó una declaración por concesión del tribunal, ya que el exgeneral se había rehusado a hacer declaraciones en el momento del juicio que le correspondía según el procedimiento legal.
La víspera la Fiscalía pidió que se condene a 75 años de prisión a Ríos Montt y a su antiguo jefe de Inteligencia José Rodríguez, por la muerte de 1.771 indígenas ixiles.
BBC Mundo, 9/05/2013

domenica 5 maggio 2013

733 - LA VITTIMA CHE ORA PORTA IN GIUDIZIO RIOS MONTT

Ad Edwin Canil si rompe la voce quando racconta come un giorno i soldati dell'esercito guatemalteco uccisero molti dei suoi parenti durante il governo di facto del generale Efraín Ríos Montt nel 1982.
"Eravamo seduti, con mia mamma e le mie zie ed i miei cugini, aspettando mio papà, che era uscito a vedere dove si trovava l'esercito; in quel momento, in maniera indiscriminata, senza domandare perché stavamo lì, [i soldati] puntarono le loro armi ed incominciarono a sparare a tutti quelli che stavamo lì", ricorda.
Canil è uno degli avvocati incaricati di convocare e portare al processo i testimone del genocidio e dei crimini di lesa umanità per i quali è accusato Rios Montt, governante de facto del Guatemala tra il 1982 e il 1983, il periodo più sanguinoso della guerra civile di 36 anni, che lasciò circa 200.000 morti o scomparsi tra il 1960 e il 1996.
La difesa di Rios Montt afferma che il generale, che arrivò alla presidenza con un colpo di Stato, non era a conoscenza delle azioni dell'esercito durante quel periodo.
Ma Canil - e le decine di vittime che hanno dato testimonianza nel processo - crede un'altra cosa.
I suoi drammatici e traumatici ricordi infantili - aveva sei anni - l'aiutano a rafforzare i suoi argomenti.
Unico sopravvissuto
Un pomeriggio del febbraio 1982, Canil ricorda di avere ascoltato esplosioni nell'entrata del suo villaggio.
"Alcune persone, che erano scappate già da un massacro, passarono avvisando che non bisognava fidarsi dell'esercito, perché veniva distruggendo i villaggi. Noi, con quell'informazione, ascoltando le esplosioni, andammo via dal villaggio (…) Quando arrivò l'esercito al villaggio non trovò nessuno perché tutti ci eravamo allontanati (…) Il giorno dopo l'esercito bruciò tutte le abitazioni, tutte le capanne."
Il giudizio a Rios Montt e la Guerra Civile
Nel 1994 una commissione appoggiata dal'ONU stabilì che il 93% dei crimini durante la Guerra Civile furono perpetrati dall’esercito o dai paramilitari, e concluse che lo Stato commise atti di genocidio contro gli indigeni maya.
Dal 2001 la giustizia guatemalteca, con l’appoggio di organizzazioni internazionali, ha condannato vari militari, generali e poliziotti per crimini durante la Guerra Civile, tra essi l'ex paramilitare Felipe Cusanero ed el’ex capo della polizia Pedro Garcia Arredondo.
Rios Montt - che è giudicato insieme al suo capo dell’Intelligence militare, José Mauricio Rodríguez Sánchez - è il primo presidente in America Latina che è imputato il delitto di genocidio.
Il processo è iniziato a gennaio 2012, quando l'ex presidente ha perso la sua immunità. Montt fu messo agli arresti domiciliari.
La Procura accusa Rios Montt e Sánchez Rodríguez per il massacro di 1.771 Ixil maya, lo spostamento forzato di 29.000 persone, violenze sessuali e torture.
Due settimane fa un giudice annullò i procedimenti che vari pensano dovranno incominciare di zero.
Martedì il nuovo giudice del caso ordinò di riaprire il giudizio, ma sospese l'udienza fino a questo giovedì.
La famiglia di Canil scappò nel bosco a nascondersi. Passarono lì la notte. Suo padre e suo fratello maggiore andarono a cercare dei soldati. Volevano sapere dove stavano, per pensare una strategia di fuga.
Canil rimase con sua madre, fratelli e altre cinque famiglie. Ma i militari li trovarono e, con voce spezzata, ricorda come incominciarono a sparare.
"Io uscii correndo. E mentre scappavo guardavo all'indietro e mia sorella veniva dietro di me. Ad un certo punto, scomparve. In quel momento mi sentii solo. E mi nascosi dietro il tronco da un albero vecchio che era caduto. Non ero lontano. Ero ad una buona distanza. E da lì potevo vedere che cosa succedeva (…) Quando smisero di sparare, sentii un grido, era quello di mia sorella di otto mesi che era in braccio a mia madre. Una pallottola aveva colpito a mia madre, che era morta. Ma mia sorella, nelle sue braccia, era viva. Venne un soldato che incominciò a esaminare tutte le cose. Il soldato afferrò la mia sorellina per i piedi. Tirò fuori un coltello. E la tagliò in due, dalla pancia".
Canil rimase solo nel bosco. Ritornò al suo villaggio, dove c’erano alcuni corpi messi in circolo. "Ritornai con l'idea di dire loro 'andiamocene' ".
Alla fine arrivò suo cugino di 12 anni. Con lui si diresse nuovamente al bosco, dove trovarono un uomo che disse sapere dove il padre stava di Canil.
"Quando mio padre mi vide smise di piangere. Vidi una luce nel suo viso. E mi domandò chi era ancora vivo, e gli dissi nessuno, solo io. Continuò a piangere."
Verità e memoria
Dopo il massacro della sua famiglia, Canil visse sette mesi sulle montagne con suo padre essendo perseguiti da un esercito che distruggeva le coltivazioni di grano e la milpa con i quali si alimentavano, come ricorda.
Poi attraversarono il pantano che segnava la frontiera col Messico, dove Canil passò i seguenti 12 anni della sua vita.
Ritornò in Guatemala nel 1994 e cominciò a studiare diritto, una facoltà che suo padre gli aveva descritto come "pericolosa." L'avvertenza, tuttavia, acuì la sua curiosità.
Varie organizzazioni di diritti umani, che documentano casi di genocidio, lo invitarono a fornire la sua testimonianza, e con il tempo è diventato parte dei gruppi che cercano riscattare la memoria del Guatemala attraverso la verità.
"Per me questo processo è stato una forma di rivendicare cose pendenti. A questo punto, a questa età, non sento rabbia Quello che sì fa rabbia è che oggi neghino e dicano che noi eravamo gente armata, che eravamo gente pericolosa, che stavamo con la guerriglia."
Alcuni osservatori hanno detto che il giudizio a Rios Montt, che è parte di una grande indagine giudiziaria più ampia, si è visto ostacolato da differenti questioni legali e burocratiche.
Per Canil il sistema giudiziale guatemalteco non è solido. Ma assicura che il processo "è un'opportunità per mostrare al mondo quanto è fragile questo paese e come la corruzione mantiene gli interessi di certi gruppi."
Dice anche di vedere il caso come un processo di giustizia sociale e di riscatto della memoria dei popoli. "Affinché questi fatti non tornino ad accadere", dice. "Affinché siano la base sulla quale costruiamo questo Stato", afferma.
Sui suoi drammatici ricordi del massacro, conclude: “Abbiamo imparato a vivere con essi. Non possiamo dimenticarlo. Lo diciamo con gli altri testimoni. Questo lo porteremo fino alla morte, fino al giorno che lasceremo questo mondo."
* BBC Mundo realizzò l'intervista con Edwin Canil in collaborazione con il programma radio della BBC "Outlook", presentato per Matthew Bannister.
BBC Mondo 2/05/2013

732 - LA VÍCTIMA QUE AHORA LLEVA A JUICIO A RÍOS MONTT

A Edwin Canil se le quiebra la voz cuando relata cómo un día soldados del ejército guatemalteco acabaron con la vida de muchos de sus familiares durante el gobierno de facto del general Efraín Ríos Montt en 1982.
"Estábamos sentados, con mi mamá y mis tías y mis primos, esperando a mi papá, que había salido a ver dónde estaba el ejército; en ese momento, de manera indiscriminada, sin preguntar por qué estábamos ahí, [los soldados] apuntaron sus armas y empezaron a disparar a todos los que estábamos ahí", recuerda.
Canil es uno de los abogados encargados de convocar y llevar al estrado a los testigos del genocidio y los crímenes de lesa humanidad por los que es acusado Ríos Montt, gobernante de facto de Guatemala entre 1982 y 1983, el periodo más sangriento de la guerra civil de 36 años que dejó alrededor de 200.000 muertos o desaparecidos entre 1960 y 1996.
La defensa de Ríos Montt alega que las acciones del ejército durante aquel periodo no eran del conocimiento del general, que llegó a la presidencia por un golpe de Estado.
Pero Canil -y las decenas de víctimas que han dado testimonio en el juicio que se reabrió el jueves- cree otra cosa.
Sus dramáticos y traumáticos recuerdos infantiles -tenía seis años- le ayudan a reforzar sus argumentos.
Único sobreviviente
Una tarde de febrero de 1982, Canil recuerda haber escuchado explosiones en la entrada de su aldea.
"Unas personas que ya habían escapado de una masacre pasaron avisando que no hay que confiar en el ejército porque venía arrasando pueblos. Nosotros, con esa advertencia, al escuchar las explosiones, nos fuimos de la aldea (…) Cuando llegó el ejército a la aldea no encontró a nadie porque todos habíamos evacuado (…) Al día siguiente el ejército quemó todas las viviendas, todas las chozas".
El juicio a Ríos Montt y la Guerra Civil
En 1994 una comisión patrocinada por la ONU estableció que el 93% de los crímenes durante la Guerra Civil fueron perpetrados por el ejército o los paramilitares y concluyó que el Estado cometió actos de genocidio contra los indígenas mayas.
Desde 2001 la justicia guatemalteca, con asesoría de organizaciones internacionales, ha condenado a varios militares, generales y policías por crímenes durante la Guerra Civil, entre ellos el exparamilitar Felipe Cusanero y exjefe de la policía Pedro Garcia Arredondo.
Ríos Montt -quien es juzgado junto a su jefe de inteligencia militar, José Mauricio Rodríguez Sánchez- es el primer presidente en América Latina al que se le imputa el cargo de genocidio.
El juicio comenzó en enero de 2012, cuando el expresidente perdió su inmunidad. Montt fue puesto en arresto domiciliario.
La Fiscalía acusa a Ríos Montt y Sánchez Rodríguez por la matanza de 1.771 Ixil mayas, el desplazamiento forzado de 29.000 personas, violaciones sexuales y torturas.
Hace dos semanas un juez anuló los procedimientos, que varios estiman tendrán que empezar de cero.
El martes la nueva juez del caso ordenó reabrir el juicio, pero suspendió la audiencia hasta este jueves.
La familia de Canil se desplazó al bosque a esconderse. Pasaron la noche ahí. Su padre y su hermano mayor fueron en busca de los soldados. Querían saber dónde estaban para pensar en una estrategia de escape.
Canil se quedó con su madre, hermanos y cinco familias más. Pero los militares los encontraron y, con voz entrecortada recuerda cómo empezaron a disparar.
"Yo salí corriendo. Y cuando avanzaba miraba hacia atrás y mi hermana venía detrás. En un momento, dejó de aparecer. En ese momento me sentí solo. Y me escondí detrás del tronco de un árbol viejo, que estaba ya caído. No estaba retirado. Estaba a una buena distancia. Y desde ahí podía visibilizar qué era lo que pasaba (…) Cuando dejaron de disparar, oí un grito, que era el de mi hermana de ocho meses, que estaba en brazos de mi madre. Una bala había impactado a mi madre, entonces había muerto. Pero mi hermana, en sus brazos, seguía viva. Vino un soldado, que empezó a revisar todas las cosas. El soldado agarró a mi hermanita de los pies. Sacó un cuchillo. Y la partió en dos, por el estómago".
Canil se quedó solo en el bosque. Volvió a su aldea, donde había algunos cuerpos organizados en un círculo. "Regresé con la idea de decirles 'bueno, vámonos'".
Finalmente llegó un primo suyo, de 12 años. Con él se dirigió nuevamente al bosque, donde encontraron a un hombre que dijo saber dónde estaba el padre de Canil.
"Cuando mi padre me vio dejó de llorar. Vi una luz en su rostro. Y me preguntó quién más vive, y le dije que nadie más, solo yo. Siguió llorando".
Verdad y memoria
Tras la masacre de su familia, Canil estuvo siete meses en las montañas con su padre siendo perseguidos por un ejército que arrasaba los cultivos de trigo y milpa con los que se alimentaban, según recuerda.
Después cruzaron el pantano que marcaba la frontera con México, donde Canil pasó los siguientes 12 años de su vida.
Regresó a Guatemala en 1994 y comenzó a estudiar derecho, una carrera que su padre le había descrito como "peligrosa". La advertencia, sin embargo, disparó su curiosidad.
Varias organizaciones de derechos humanos que documentan casos de genocidio lo invitaron a dar su testimonio, y con el tiempo se ha vuelto parte de los grupos que buscan rescatar la memoria de Guatemala a través de la verdad.
"Para mí este proceso ha sido una forma de reivindicar cosas pendientes. A esta altura, a esta edad, no siento rabia (...) Lo que sí da rabia es que hoy en día nieguen y digan que nosotros éramos gente armada, que éramos gente peligrosa, que estábamos con la guerrilla".
Algunos observadores han dicho que el juicio a Ríos Montt, que es parte de una gran investigación judicial más amplia (ver recuadro), se ha visto obstaculizado por diferentes cuestiones legales y burocráticas.
Para Canil el sistema judicial guatemalteco no es sólido. Pero asegura que el juicio"es una oportunidad para mostrarle al mundo qué tan frágil es este país y cómo la corrupción mantiene los intereses de ciertos grupos".
También dice ver el caso como un proceso de justicia social y de rescate de la memoria de los pueblos. "Para que estos hechos no se vuelvan a producir", dice. "Para que sean la base bajo la cual construimos este Estado", asevera.
Sobre sus impactantes recuerdos de la masacre, concluye: "Hemos aprendido a vivir con ellos. No lo podemos olvidar. Lo decimos con ellos [los otros testigos]. Esto lo llevaremos hasta la muerte, hasta el día que dejemos este mundo".
*BBC Mundo realizó la entrevista con Edwin Calin en colaboración con el programa de radio de la BBC "Outlook", presentado por Matthew Bannister.
BBC Mundo 2/05/2013