Benvenuti nel blog “Orizzonte Guatemala”! Siamo un gruppo di amici del Guatemala e con questo strumento di comunicazione e condivisione vogliamo contribuire a fare conoscere l’attualità di questo bellissimo paese, al quale ci legano vincoli di amicizia e di solidarietà con tanti amici guatemaltechi.


martedì 7 settembre 2010

243 - DANNI SULLE STRADE

Le persone che devono muoversi per forza da Suchitepéquez,  Retalhuleu e Quetzaltenango verso la capitale hanno affrontato ieri molti problemi, dovuti al crollo del ponte bailey sul fiume San Francisco, al km. 126.5, e hanno dovuto attraversare il fiume su tronchi e provvisorie zattere.
Il ponte è stato distrutto dalla corrente del fiume. Successivamente si è posizionato un ponte bailey che permetteva il passaggio pedonale, ma ieri è stata colpita quella struttura.
Ciò ha avuto come conseguenza che le persone dovessero attraversare su tronchi, con il rischio di cadere nel fiume, per raggiungere gli autobus.
Alcune persone senza scrupoli riscuotevano 15 o 20 quetzales per trasportare i bisognosi su tavole, tronchi o estemporanee zattere.
Marta González, abitante della zona, ha detto: “Ci arrischiamo ad attraversare il fiume, perché qui sono più vicino gli autobus che vanno in capitale."
Cento famiglie si trovano in estemporanei rifugi a San Antonio Palopó e Santa Catarina Palopó (Sololá), poiché le correnti del fine settimana hanno danneggiato 73 abitazioni, dei quali 16 sono completamente distrutti.
Mariano López, sindaco di Santa Catarina Palopó, ha informato che a causa della pioggia, quelle comunità si sentono isolate e non hanno ricevuto aiuto.
Un crollo al km. 214, Zunil, Quetzaltenango, ha bloccato la strada che mette in comunicazione quel dipartimento con la Costa Meridionale.
Julio Xicay, sindaco di Zunil, ha affermato che tutta la strada è ad alto rischio.
Quattordici comunità di San Pedro Pinula e Mataquescuintla, Jalapa, e la capoluogo dipartimentale di Escuintla sono rimaste isolate per la pioggia.
Élmer Guerra, governatore di Escuintla, ha affermato che ci sono 650 famiglie colpite e 39 abitazioni distrutte.
Migliaia di persone hanno dovuto aspettare varie ore perché si abilitasse il passaggio al km. 171 della strada per l’ovest, dove un crollo è costato la vita di almeno 26 persone.
Secondo il Coordinamento Nazionale per la Riduzione di Disastri, vari fiumi della zona sud occidentale minacciano di straripare, e si temono inondazioni, se continua la forte pioggia.
Se straripasse il fiume Naranjo, starebbero in pericolo le comunità Santa María Naranjo, San Antonio Naranjo e Montecristo, Coatepeque, Quetzaltenango, come Pueblo Nuevo, La Blanca, Saline, Colorado e Tilaza, in Ocós, San Marcos.
Prensa Libre, 07/09/10

242 - DRAMA POR DAÑOS EN LAS CARRETERAS

Las personas que por necesidad deben desplazarse de Suchitepéquez, Retalhuleu y Quetzaltenango a la capital afrontaron muchos problemas ayer, debido al colapso del puente Bailey sobre el río San Francisco, en el kilómetro 126.5, y debieron cruzarlo sobre troncos y en improvisadas balsas.
El puente fue destruido por la corriente del río. Posteriormente se instaló un puente Bailey que permitía el paso peatonal, pero ayer fue afectada esa estructura.
Esa situación originó que las personas cruzaran sobre troncos, con riesgo de caer al río, para abordar autobuses.
Algunas personas inescrupulosas cobraban Q15 y Q20 para trasladar a los necesitados por medio de tablas, troncos o improvisadas balsas.
Marta González, residente del sector, dijo: “Nos atrevemos a cruzar el río, porque aquí están más cerca los buses que van a la capital”.
Cien familias se encuentran en improvisados albergues de San Antonio Palopó y Santa Catarina Palopó, Sololá, debido a que las correntadas del fin de semana dañaron 73 viviendas, de las cuales 16 están completamente destruidas.
Mariano López, alcalde de Santa Catarina Palopó, informó que debido a la lluvia, esas comunidades se encuentran aisladas y no han recibido ayuda.
Un derrumbe en el kilómetro 214, Zunil, Quetzaltenango, bloqueó la ruta que comunica ese departamento con la Costa Sur.
Julio Xicay, alcalde de Zunil, aseguró que toda la ruta es de alto riesgo.
Catorce comunidades de San Pedro Pinula y Mataquescuintla, Jalapa, y la cabecera departamental de Escuintla quedaron incomunicadas debido a la lluvia.
Élmer Guerra, gobernador de Escuintla, afirmó que hay 650 familias damnificadas y 39 viviendas destruidas.
Millares de personas debieron esperar varias horas a que se habilitara el paso en el kilómetro 171 de la ruta a occidente, donde un derrumbe cobró la vida de por lo menos 26 personas.
Según la Coordinadora Nacional para la Reducción de Desastres, varios ríos del suroccidente están cerca de alcanzar puntos críticos de desbordamiento, y se temen inundaciones, si continúa la fuerte lluvia.
De desbordarse el río Naranjo, estarían en peligro las comunidades Santa María Naranjo, San Antonio Naranjo y Montecristo, Coatepeque, Quetzaltenango, así como Pueblo Nuevo, La Blanca, Salinas, Colorado y Tilaza, en Ocós, San Marcos.
Prensa Libre, 07/09/10

lunedì 6 settembre 2010

241 - 44 MORTI E 14.000 SFOLLATI

Il Coordinamento Nazionale per la Riduzione di Disastri (Conred) ha segnalato questo lunedì mattina che la perturbazione che ha interessato il paese nel fine settimana ha lasciato 44 persone morte e 14.291 sfollate.
Quei 44 comprendono i 23 morti del crollo al km.171 della via Interamericana, in Totonicapán.
Ci sono 14.291 persone ospitate in 94 rifugi, ai quali si sommano 1.874 colpiti dalla tempesta Agatha che vivono là da tre mesi.
la pioggia ha lasciato Anche 43.000 persone in condizioni di rischio, 11.495 sfollate e 56 ferite.
Secondo informazioni ufficiali, la cifra di scomparsi  per il crollo nella strada verso la costa ovest è di 16 e non 40, come si era detto domenica. Per oggi è previsto riprendere la ricerca, solo con i macchinari, perché c'è rischio ulteriori crolli.
La Conred mantiene l'allerta arancio a livello nazionale, mentre Escuintla, Suchitepéquez e Retalhuleu sono in allerta rossa.
Prensa Libre, 06/09/2010

240 - 44 MUERTOS Y 14 MIL ALBERGADOS

La Coordinadora Nacional para la Reducción de Desastres (Conred) reportó la mañana de este lunes que el temporal del fin de semana ha dejado 44 personas fallecidas y 14 mil 291 albergadas.
De esos 44 se cuentan los 23 fallecidos en el derrumbe del kilómetro 171 de la ruta Interamericana, en Totonicapán.
Hay 14 mil 291 personas refugiadas en 94 albergues, de los cuales se suman 1 mil 874 afectados por la tormenta Agatha, que llevan tres meses ahí.
La lluvia también ha dejado 43 mil 43 personas en riesgo, 11 mil 495 evacuadas y 56 heridas.
Según información oficial, la cifra de desaparecidos del derrumbe en la ruta del occidente son 16 y no 40 como se había informado ayer domingo. Para hoy se ha reanudado el rescate solo con maquinaria porque hay riesgo de más derrumbes.
La Conred mantiene la alerta naranja a nivel nacional, mientras que Escuintla, Suchitepéquez y Retalhuleu se encuentran en alerta roja.
Prensa Libre, 06/09/2010

239 - LA COSTA MERIDIONALE MINACCIATA DAL SETTORE MINERARIO DEL FERRO

Per decenni il suolo della Costa Meridionale del Guatemala è stato oggetto di pesanti attività di sfruttamento, che hanno costituito una delle depredazioni ecologiche più drammatiche del paese. Oggigiorno il paesaggio costiero si vede ricoperto di monocolture e piantagioni da esportazione: canna da zucchero, banano, caucciù, palma africana, oltre a estese zone di allevamento del bestiame, di gamberi e saline, tra altre attività.
A questo panorama si aggiunge l'intenzione dello sfruttamento minerario ferroso nelle sabbie del Pacifico. Nonostante le promesse del presidente Colom di non consegnare più licenze per il settore minerario metallico, il Ministero dell’Energia e delle Miniere concede licenze di esplorazione e identificazione a varie imprese multinazionali. Tre licenze di esplorazione a Tikal Minerals, compagnia sussidiaria dell'australiana Mayan´s Iron Corp ed una licenza di identificazione alla canadese G4G, legata ad Iron Sands America.
L'estensione totale concessa dal Ministero dell’Energia e delle Miniere per gli interessi minerari raggiunge circa 5.912 chilometri quadrati.
Questi interessi minerari minacciano le possibilità di vita delle comunità costiere, dell'industria della pesca artigianale e della sussistenza, di attività turistiche ed eco turistiche, di chalet e complessi turistici, tra altri. Minacciano anche gli scarsi, ma importanti, sistemi naturali che rimangono ancora in questa regione: piantagioni, lagune costiere, estuari ed altri boschi umidi, sistemi di dune, spiagge dove depongono le uova varie specie di tartarughe marine, e danneggiano il mare.
Ammortizzatori naturali importanti davanti al cambiamento climatico.
Davanti a questa situazione varie organizzazioni della società civile esprimono la propria preoccupazione e il totale rifiuto ad estendere gli interessi e le attività del settore minerario metallico in zone ad alto rischio e fragilità ambientale, sociale e climatica.
Invitiamo tutti gli abitanti della regione della Costa Meridionale, ad esprimere il loro dissenso e a difendere i loro interessi. La Costa Meridionale ha bisogno di un stile di sviluppo basato sulla restaurazione dei suoi sistemi naturali, il rispetto e a favore dei suoi abitanti.
Cogmanglar-Coordinatrice Guatemalteca per la difesa delle piantagioni e della vita, AVEDICHAMP-
Associazione di vicini per lo Sviluppo Integrale di Champerico, Linfa - Scuola di Pensiero Ecologísta -Fondazione Kukulkan, Rete Piantagione Internazionale.
(Copae, 02/09/2010)

238 - LA COSTA SUR AMENAZADA POR MINERÍA DE HIERRO

Durante décadas los suelos de la Costa Sur guatemalteca han sido sometidos a severas actividades de explotación, que han construido una de las depredaciones ecológicas más dramáticas del país. Hoy en día el paisaje costero se ve tapizado por monocultivos y plantaciones para exportación: caña de azúcar, banano, hule, palma africana, así como extensas zonas ganaderas, camaroneras y salineras, entre otras actividades.
A este panorama se suma la intención de explotación minera de hierro en las arenas del Pacífico. Pese
a las promesas del presidente Colom de no entregar más licencias de minería metálica, el Ministerio de Energía y Minas –MEM- otorgo licencias de exploración y reconocimiento a varias empresas transnacionales. Tres licencias de exploración a Tikal Minerals, compañía subsidiaria de la australiana Mayan´s Iron Corp y una licencia de reconocimiento a la canadiense G4G, junto a Iron Sands América.
La extensión total otorgada por el MEM para estos intereses mineros suma unos 5,912 kilómetros cuadrados.
Estos intereses mineros amenazan los medios de vida de las comunidades costeras, de la industria de pesca artesanal y de susbsistencia, de actividades turísticas y ecoturísticas, de chalets y complejos de turismo, entre otros. También amenazan los escasos pero importantes sistemas naturales que aún quedan en esta región: manglares, lagunas costeras, esteros y otros humedales, bosques de ribera, sistemas de dunas, playas donde desovan varias especies de tortugas marinas y el mar.
Amortiguadores naturales importantes ante los eventos del cambio climático.
Ante este esta situación varias organizaciones de la sociedad civil expresamos nuestra preocupación y total rechazo a extender los intereses y actividades de la minería de metales en zonas de alto riesgo y fragilidad ambiental, social y climática.
Invitamos a todos los ciudadanos habitantes de la región de la Costa Sur, a expresar su inconformidad y a defender sus intereses. La Costa Sur merece un estilo de desarrollo basado en la restauración de sus sistemas naturales, el respeto y beneficio de sus habitantes.
Cogmanglar – Coordinadora Guatemalteca por la defensa de los manglares y la Vida-, AVEDICHAMP – Asociación de Vecinos para el Desarrollo Integral de Champerico-, SAVIA - Escuela de Pensamiento Ecologísta- Fundación Kukulkan, Red Manglar Internacional.
(Copae, 02/09/2010)

sabato 4 settembre 2010

237 - IL GIORNO IN CUI ABBIAMO FATTO LA STORIA

Erano le 10,30 della notte del 27 luglio 2010 ed il freddo nel municipio di Concepciòn Tutuapa cominciava ad essere intenso, per vivere a oltre 2000 metri sul livello del mare bisogna essere fatti di un pasta speciale. Forse per quel motivo che il signor José, la signora Maria e vari vicini sono disposti ad affrontare più di 5 ore di viaggio per arrivare in capitale.
Sono le 5,30 della mattina nella piazza della Costituzione. Nel centro nevralgico della capitale chapina, alcune colombe cominciano già a affollare le fontane alla ricerca della colazione, anche il signor José e la signora Maria la cercano, mentre aspettano gli altri. Gli altri sono gente che proviene da tutto l'altopiano del Guatemala, sono qui perché oggi costruiscono la storia, realizzano un prodigio che fino ad ora nessuno aveva osato.
Alle 8 della mattina la piazza comincia a riempirsi, un agente di polizia municipale, con quella strana uniforme a metà tra boby inglese e cacciatore di safari, osserva l’arrivo delle persone e pensa “altra confusione”. Don José l'osserva coi suoi occhi di falco che hanno visto di tutto e gli legge il pensiero. No, oggi non è una confusione in più, ma oggi è differente.
Alle 9,30 della mattina tutto è pronto. Le bandiere sventolano, le grida si alzano e si sente la voce di un leader:" Andiamo compagni, iniziamo con calma la marcia verso il Congresso." Il Congresso: il luogo dove i legislatori fanno e disfano le leggi di questo paese, molte volte senza pensare al paese, è ironico ma certo. La signora Maria porta un striscione e grida che non vuole le attività minerarie nel suo territorio, alcuni osservano il mare di gente, più di 5.000 persone arrivate da tutti gli angoli dell'altopiano occidentale del Guatemala. “Sono già arrivati i confusionari e coloro che sono contro lo sviluppo" pensano alcuni. Nessuno sa perché stanno lì, non importa lo capiranno dopo. Trenta minuti dopo, la grande marcia arriva fino all’angolo della strada nella quale si trova il Congresso, gira e continua la marcia. Alle dieci e un quarto la marcia arriva alle porte del Congresso, dove ci si aspetta una dichiarazione pubblica, ed in quell'istante esplode la “bomba”: questa non è una semplice riunione né una marcia contro le multinazionali. Denunciano il presidente della Corte Suprema di Giustizia del Guatemala per falsità ideologica.
Secondo quanto scritto nel comunicato pubblico, il signor Erick Álvarez Manchilla era la rappresentante legale dell'impresa Peridot S.A., quella che iniziò le attività per l’attribuzione dei titoli di proprietà dei terreni di San Miguel Ixtahuacán, la stessa impresa che ha poi girato quei titoli a Montana Exploradora, affinché sviluppasse la miniera Marlin. Sono le stesse imprese che non vollero rendersi conto che il territorio di San Miguel appartiene al popolo intero di San Miguel Ixtahuacán perché così risulta nel foglio 58 del libro 133 del secondo registro della proprietà del dipartimento di San Marcos. A questa accusa sarà accomunato anche Jorge Asencio Aguirre, rappresentante legale della miniera.
L’allegria esplode, le voci che chiedono giustizia aumentano e la festa continua. Alle dieci e mezzo Rigoberta Menchú, la donna indigena che vinse il premio Nobel della pace, prende la parola, parla dell'importanza dell’evento di oggi, nessuno aveva osato realizzare una denuncia come popolo organizzato, le comunità indigene non erano arrivate mai tanto lontano. Sì, non c'è dubbio, oggi si sta costruendo la storia.
La marcia continua dopo alcuni minuti, in direzione alla Corte. Passano appena venti minuti dopo le dieci, quando appare un’altra illustre persona. Monsignor Alvaro Ramazzini, il vescovo di San Marcos, l'uomo che ha osato in modo coraggioso mettere in dubbio lo "sviluppo" prodotto da un'impresa transnazionale che estrae risorse naturali, l’uomo che è diventato il referente per denunciare ingiustizie contro il popolo povero ed umile di questo paese.
Alle 11,20 di questo storico giorno la marcia arriva alla sua meta finale. L'edificio che ospita la Corte Suprema di giustizia attende. Denunciano il loro presidente per un presunto delitto di falsità ideologica, per le irregolarità nell'acquisto e vendita di terreni in San Miguel e ciò, secondo la legge che si esercita in quell'edificio, è un delitto. Si dirigono ancora alla moltitudine, questa volta è Monsignor Ramazzini che parla. Implora giustizia ed il compimento dello stato di diritto nel quale si dice che dovremmo vivere. Passati otto minuti dopo le 11,30, ventidue persone lasciano le porte del tribunale. Sono i diciassette querelanti, quattordici di essi membri di comunità di San Miguel Ixtahuacán, due rappresentanti di organizzazioni di diritti umani, il vescovo di San Marcos, che ha firmato anche la denuncia e l’equipe di cinque avvocati che difendono i diritti di una popolazione intera; i Mam di San Miguel, e i Maya di San Marcos.
Alle 11,40 viene presentata la denuncia alla segretaria degli affari penali. Si mette il timbro per ricevuta e si firma. È questo il momento che ha appena fatto la storia. Per la prima volta nella storia giudiziaria del Guatemala, un paese, una comunità indigena, i maya-mam, presenta denuncia penale contro una multinazionale, le imprese che collaborano in Guatemala ed i loro rappresentanti legali. E poco importa se questi sono intoccabili, come il presidente della Corte Suprema di Giustizia. Sono esseri umani, hanno commesso delitti e possono essere accusati.
Mancano cinque minuti a mezzogiorno. La piazza è affollata. Tutti sono in attesa ed appaiono i querelanti. Gli avvocati spiegano il processo, alcuni chiedono l'immediata detenzione del signor Álvarez e la stessa cosa per il signore Aguirre. Ma no, viviamo in un stato di diritto, bisogna rispettare le norme. Ora incominciano le indagini, ci saranno richieste, cambiamenti, riunioni, citazioni, investigazioni… si è aperta la scatola ed ora comincerà un processo molto lungo. Non venire meno, questo è l’impegno, oggi si è fatta la storia, bisogna continuare.
Dopo mezz'ora la gente si disperde, speranzosa perché è stato fatto un passo che nessuno sperava, le comunità che resistono hanno iniziato una nuova battaglia. Non con armi né con violenza. Sarà una battaglia giuridica ed il primo episodio si è vissuto il 28 di Luglio 2010 a Città del Guatemala.
Molti giornalisti raccolgono le loro macchine fotografiche, mentre due di essi parlano: “E’ finito", "Si" don José li ascolta e sorride mentre pensa "No ragazzi, questo non è finito. Questo incomincia, perché oggi, oggi abbiamo fatto la storia."
Copae, 29/07/2010

236 - EL DÍA QUE HICIMOS HISTORIA

Eran las diez y media de la noche del 27 de julio del 2010 y el frio en el municipio de Concepción Tutuapa comienza a ser algo más que intenso, y es que para vivir a más de 2000 metros sobre el nivel del mar se requiere estar hecho de una madera especial. Quizás sea por eso que don José, Doña María y varios vecinos más estén dispuestos a meterse entre pecho y espalda más de 5 horas de viaje para llegar a Guatemala Capital.
Son las cinco treinta de la mañana en la plaza de la constitución. El centro neurálgico de la capital chapina, algunas palomas ya comienzan a poblar las fuentes en busca del desayuno, también don José y Doña María lo buscan mientras esperan a los demás. Los demás son gente que proviene de todo el altiplano de Guatemala, están aquí porque hoy van a hacer historia, van a realizar un prodigio que hasta ahora nadie se ha atrevido.
A las ocho de la mañana la plaza comienza a llenarse, un agente de policía municipal, con ese extraño uniforme mezcla de boby ingles y cazador de safari, observa el devenir de personas y piensa “otro bochinche más”. Don José lo observa con sus ojos de halcón que lo han visto todo y le lee el pensamiento. No, hoy no es un bochinche mas, hoy es diferente.
A las nueve y media de la mañana todo está listo . Las banderas ondean, los gritos se recrudecen y se oye la voz de un líder:” Vamos compañeros, con tranquilidad iniciemos la marcha hacia el congreso”. El congreso, el lugar donde los legisladores hacen y deshacen las leyes de este país y muchas veces sin pensar en el país, es irónico pero cierto. Doña María carga una pancarta y grita que no quiere la minería en su territorio, algunos observan al mar de gente, más de 5000 personas llegadas desde todos los rincones del altiplano occidental de Guatemala. “Ya llegaron los bochincheros y los anti desarrollo” piensan algunos. Nadie sabe por qué están ahí, no importa ya lo descubrirán. Treinta minutos después la gran marcha llega hasta la curva de la calle en la que está el congreso, gira y continua la marcha. A las diez y cuarto la comitiva llega a las puertas del congreso donde se espera una declaración pública, y en ese instante estalla la bomba; esto no es una simple concentración ni una marcha contra las trasnacionales. Van a denunciar al mismísimo presidente de la Corte Suprema de Justicia de Guatemala por falsedad ideológica.
Según reza el comunicado público, el señor Erick Álvarez Mancilla era el represéntante legal de la empresa Peridot S.A., cuando esta empresa inició las diligencias de titulación de terrenos de San Miguel Ixtahuacán para parar esos títulos a Montana Exploradora para que implementara la mina Marlin. Es decir, Peridot es la empresa que adquirió las tierras de los pobladores de San Miguel para pasarlas a Montana. Ahora, parece que el territorio de San Miguel pertenece al pueblo entero de San Miguel Ixtahuacán y no a los pobladores individuales porque así consta en el folio 58 del libro 133 del segundo registro de la propiedad del departamento de San Marcos. Por eso, se acusa al señor Álvarez en cuanto representante legal de la empresa Peridot de un delito al comprar los terrenos de gente que en realidad no eran los propietarios. A esta acusación también se le unirá Jorge Asencio Aguirre, representante legal de la minera Montana Exploradora por comprar esos terrenos de Peridot sin averiguar si fuesen adquiridas de manera legal.
El júbilo estalla, las voces pidiendo justicia arrecian y la fiesta continúa. A las diez y media Rigoberta Menchú, la indígena que ganó el premio Nobel de la paz, toma la palabra, habla de la importancia del hecho de que hoy, nadie se había atrevido a realizar una denuncia como pueblo organizado, nunca las comunidades indígenas habían llegado tan lejos. Sí, no cabe duda hoy se está haciendo historia.
La marcha continúa minutos después, en dirección a la corte. Apenas pasan veinte minutos sobre las diez cuando aparece otro ilustre. Monseñor Álvaro Ramazzini, el obispo de San Marcos, el hombre que de forma valiente se atrevió a cuestionar el “desarrollo” producido por una empresa trasnacional extractora de recursos naturales, el hombre que se ha convertido en referente para denunciar injusticias contra el pueblo, llano, pobre y humilde de este país.
A las 11:20 minutos de este histórico día la comitiva llega a su objetivo final. El edificio que alberga la corte suprema de justicia espera. Van a denunciar a su cabeza por un presunto delito de falsedad ideológica, por las irregularidades en la compra y venta de terrenos en San Miguel y eso, según la ley que se defiende en ese edificio, es delito. Se vuelven a dirigir a la multitud, esta vez es Monseñor Ramazzini él que habla. Implora justicia y el cumplimiento del estado de derecho en el cual se dice que vivimos. Cuando pasan ocho minutos de las once y media veintidós personas franquean las puertas del tribunal. Son los diecisiete querellantes, catorce de ellos miembros de comunidades de San Miguel Ixtahuacán, dos representando a organizaciones de derechos humanos, el obispo de San Marcos, que también firmó la querella y el equipo de cinco abogados que defienden los derechos de un pueblo entero; el pueblo Mam de San Miguel, el pueblo Maya de San Marcos.
A las once con cuarenta minutos se presenta la querella ante la secretaria de gestión penal. Se pone el sello de recibido y se firma. Es el momento, se acaba de hacer historia. Por primera vez en la historia judicial de Guatemala, un pueblo, una comunidad indígena, los maya-mam, antepone una querella criminal contra una trasnacional, las empresas que le sirven en Guatemala y a sus representantes legales. Y poco importa si estos son seres intocables como el presidente de la Corte Suprema de Justicia. Son humanos, han delinquido y se les puede acusar.
Faltan cinco minutos para el mediodía. La plaza está abarrotada. Todos están expectantes y aparecen los querellantes. Los abogados explican el proceso, algunos piden la inmediata detención del señor Álvarez y lo mismo para el señor Aguirre. Pero no; estamos en un estado de derecho, hay que respetar las normas. Ahora se inicia el proceso de investigación, habrá solicitudes, vueltas, reuniones, citaciones, investigaciones… Se abrió la caja de los truenos y ahora comenzará un proceso largo. No desfallecer, esa es la consigna, hoy se hizo historia, hay que continuar.
Apenas media hora después la gente se dispersa, esperanzada porque se dio un paso que nadie esperaba, las comunidades que resisten han iniciado una nueva batalla. No con armas ni con violencia. Será una batalla jurídica y el primer episodio se vivió el 28 de julio de 2010 en Ciudad de Guatemala.
Muchos periodistas recogen sus cámaras, mientras dos de ellos hablan. “ya se terminó esto vos”, “Sí pues” Don José los escucha y se sonríe mientras piensa “No patojos, esto no se termina. Esto empieza porque hoy, hoy hicimos historia.”
Copae, 29/07/2010

giovedì 2 settembre 2010

235 - COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL GUATEMALA, IN OCCASIONE DELLA II RIUNIONE PLENARIA STRAORDINARIA.

"Noi sappiamo in chi abbiamo riposto la nostra fiducia" (2ª Tim. 1,12)
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Noi Vescovi della Conferenza Episcopale del Guatemala, riuniti in Assemblea Plenaria Straordinaria, abbiamo analizzato la situazione in cui attualmente si trova la nostra Patria. L'abbiamo fatto con cuore di pastori, con lo sguardo illuminato dalla luce del Vangelo e dal contatto che abbiamo con la realtà delle comunità.
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Abbiamo constatato varie situazioni che ci preoccupano profondamente:
a. La tempesta Agatha:  Questa tempesta ed altri fenomeni naturali hanno causato grandi distruzioni, dovute all'enorme vulnerabilità del nostro paese, frutto della trascuratezza dell'ecosistema. Gran parte delle infrastrutture stradali e numerosi ponti sono stati distrutti. Ciò ha messo in evidenza come molte di queste opere sono state realizzate senza compiere le prescrizioni stabilite.
In diversi luoghi i raccolti di mais e fagioli si sono persi, e questo fa prevedere che nei prossimi mesi ci sarà carestia di cibo.
Più deplorevole è stato, come informarono alcuni mezzi di comunicazione, che non tutte le risorse donate sono arrivate a disposizione di coloro che affrontavano le maggiori necessità. Nel momento attuale ci sono ancora comunità che continuano ad aspettare l'aiuto di cui hanno bisogno. È vero che ci sono state numerose azioni di solidarietà, ma dobbiamo dire anche che è mancata una risposta più impegnata da parte di chi avrebbe potuto aiutare più.
b. L'aumento della violenza: Ci fa male constatare che la violenza è cresciuta. Nel primo semestre di quest’anno ci sono stati approssimativamente duemila assassinii, la maggioranza dei quali sono rimasti impuni. C'è una relazione stretta tra la delinquenza comune, la povertà ed il crimine organizzato. Nelle zone urbane si trovano le "maras", gruppi di giovani molto armati, gerarchicamente organizzati e senza nessuno scrupolo morale o amore per la vita dei loro simili, disposti ad esercitare una violenza selvaggia. Approssimativamente si stima in cinquemila il numero dei membri di queste maras, organizzate in 300 bande.  Confidando nella corruzione di alcuni membri della Polizia Nazionale Civile, capi, ufficiali ed membri della Polizia, che accordano e concedono "zone franche" nelle quali agiscono impunemente. È anche accertato che in molti casi i poliziotti onesti e responsabili sono molto vulnerabili, perché i delinquenti li conoscono e minacciano di ammazzare la loro famiglia se loro si oppongono.
Secondo un studio di intelligence civile esiste una struttura delinquenziale ben organizzata, nella quale è difficile distinguere tra funzionari di alto livello, grandi imprenditori, capi di mafie, ed ex-militari che si sono invischiati in attività illecite per garantirsi un stile di vita comodo.
Di fronte a questa situazione di violenza, si sentono molte voci che sostengono che l'applicazione della pena di morte è l'unica soluzione. Noi ci opponiamo decisamente a questo progetto, a partire dalla nostra fede nel Vangelo e per la conoscenza della storia. Le maras sono il risultato, tra le altre cause, di una profonda disintegrazione familiare, della povertà e della miseria, della mancanza di amore. A questi giovani bisogna offrire tutto l'appoggio necessario, in modo che scoprano che il senso della vita è l'amore e non la violenza.
Inoltre chiediamo allo Stato guatemalteco di mettere in pratica le raccomandazioni presentate già tempo fa nell'Accordo Nazionale per la Sicurezza presentato per il Gruppo Garante.
c. Una debole applicazione della giustizia: La mancanza di applicazione di una giustizia reale ed imparziale contribuisce ad aumentare la frammentazione sociale e a creare instabilità politica. L'assenza di giustizia, o il ritardo nella sua applicazione, incoraggiano molti, cercando la loro propria convenienza o i loro interessi molto personali, ad agire con una totale carenza di principi e valori, raggiungendo livelli di corruzione insopportabili. È innegabile l'utilità e la necessità dell'aiuto internazionale per incoraggiare processi di rafforzamento della giustizia.
Fino a questo momento, casi esemplari come l'assassinio dei deputati salvadoregni, la corruzione milionaria nel Congresso della Repubblica, la non restituzione dei milioni rubati dai funzionari, ed i processi contro di loro che non avanzano, sono la prova di ciò che sosteniamo.
d. La mancanza di attaccamento alla verità: l'assenza della verità è ogni giorno più evidente. Impera l'arte di mentire in tutti gli ambiti della società. Trionfa colui che è capace di mentire in maniera più convincente. Diversi mezzi di comunicazione sociale non trasmettono i messaggi vincolati alla verità oggettiva. Una dimostrazione concreta del potere della bugia è costituita dal fatto che attualmente si offre un insegnamento sulla sessualità umana, da parte di imprese private ed organizzazioni non governative, che falsificano il senso vero di questo tesoro per mezzo del quale si trasmette la vita umana.
e. Un profondo e progressivo danno ecologico e l'eliminazione della biodiversità in molte aree della Guatemala:
Siamo testimoni del deterioramento inarrestabile dell'ecosistema. Manca una vera cultura ecologica nei cittadini guatemaltechi. Esistono cattive abitudini, profondamente radicate, che sporcano, inquinano e danneggiano l'ecosistema. Manifestiamo la nostra comunione ed il nostro appoggio al vescovo Alvaro Ramazzini e a sua eminenza, il cardinale Rodolfo Quezada, per i loro ripetuti interventi, avvertendo del danno che produce la continuazione delle attività del settore minerario a cielo aperto e dello sfruttamento del petrolio nell'area protetta conosciuta come la Laguna del Tigre. Ora anche si richiede anche l’estrazione del ferro nella costa meridionale. I due vescovi, insieme a numerosi settori della società civile e delle comunità danneggiate, hanno allertato sui danni che le industrie estrattive dei metalli possono produrre, compresa la conflittualità sociale e gli effetti nocivi sulla salute.
Nonostante queste motivazioni, esiste una campagna mediatica, astutamente favorita, che fa sembrare buono e desiderabile ciò che non si può giustificare in nessun modo. Il pretesto è dimostrare che la cosa più importante è attirare gli investimenti stranieri, non importa se si danneggia o si rispetta la ricchezza naturale del nostro paese.  Quei beni non rinnovabili coi quali conta la nostra patria, sono stati dati da Dio a beneficio di tutti e non come merci negoziabili da parte dello Stato e di imprese senza troppi scrupoli.
f. Una democrazia debole con anche istituzioni deboli: è una realtà, proclamata a gran voce, che la nostra democrazia è molto debole. Sappiamo che non esiste un sistema politico perfetto, ma ciò non giustifica pretendere di mantenere un sistema che emargina la maggioranza della popolazione dal diritto ad una vita degna e privilegia il beneficio delle minoranze, che tradizionalmente hanno detenuto il potere economico. Ogni sistema politico ed economico deve promuovere il Bene Comune e favorire lo sviluppo integrale della persona, immagine viva di Dio.
Sfortunatamente la classe politica nel nostro paese ha perso credibilità e la popolazione diffida di essa, perché le azioni che realizza dimostrano che le interessano maggiormente i giochi politici di potere piuttosto che il bene della nazione.
Il Potere Esecutivo non ascolta le richieste dei settori organizzati indigeni e contadini, spingendoli a misure di fatto che non favoriscono la governabilità. Le tavole di dialogo convocate si sono rivelate dialoghi inutili, per colpa dell’Esecutivo, che è stato incapace di mantenere le promesse.
Ugualmente mentre si investono milioni di quetzales nei programmi di Coesione Sociale, molti centri di salute ed ospedali non hanno le risorse necessarie per dare i servizi richiesti.
Il potere legislativo si estranea e spende le sue energie per soddisfare il suo desiderio di potere ed il suo egoismo, creando intoppi e procedendo molto lentamente nell'elaborazione di leggi necessarie per assicurare la pace in Guatemala, es. la legge di Sviluppo Rurale, la Legge sul Settore minerario, la Legge sull'estinzione di dominio, l'approvazione del delitto di arricchimento illecito.
Il potere giudiziario, con la denuncia presentata contro il presidente della Corte Suprema di Giustizia, nella quale è accusato di "falsità ideologica", è una dimostrazione significativa per considerare chi ha nelle mani
l'applicazione della giustizia.
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2. Testimoni di speranza:
In questo panorama difficile e provocante, noi, successori degli apostoli, vogliamo testimoniare con l'Apostolo Paolo: "Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati, siamo sconvolti, ma non disperati, perseguitati, ma non abbandonati, colpiti, ma non uccisi" (2 Cor. 4,8.12). Diciamo questo con convinzione, perché il Signore Gesù Cristo vive ed è presente nelle nostre comunità. Proclamiamo con fermezza che l'amore di Dio è fedele e non muore.
Siamo sicuri che l'idolatria del denaro, che ha corrotto il nostro paese generando tanti mali e sacrificato tante vite umane, non è più forte né più potente dell'amore di Dio "riversato" nei nostri cuori. 
Perciò, esortiamo tutti, credenti e non credenti, a fare della nostra storia, personale e comunitaria, a partire dalla fede nella Parola di Dio e nella vita nuova che è stata riversata in noi, una storia di salvezza.
Dobbiamo sforzarci per offrire ai giovani, che sono la maggioranza nel nostro paese, un futuro migliore.
Prossimamente, la prima domenica di settembre, celebreremo la giornata nazionale di preghiera e aiuto per i fratelli migranti. Davanti alla disgrazia dell'aumento delle deportazioni, i migranti hanno bisogno del nostro appoggio ed aiuto. Li esortiamo a vivere in ogni diocesi e vicariato e nella prelatura di Esquipulas quella giornata di preghiera. Cerchiamo di essere generosi e sosteniamo materialmente gli sforzi che la Conferenza Episcopale del Guatemala sta facendo in loro favore.
Concludiamo questo comunicato invocando Maria Santissima, nella sua invocazione di Nostra Signora del Rosario, affinché Ella interceda per questo paese sofferente ed sia Ella colei che lenisca il dolore e la pena di coloro che soffrono la perdita dei propri cari, come risultato della violenza che il paese sperimenta, ed incoraggi gli sforzi di tutti coloro che cercano di costruire un paese di pace e benessere.

Chiediamo che questo comunicato sia letto in tutte le parrocchie.
Guatemala, 26 Agosto dell'anno 2010.
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Mons. Pablo Vizcaíno Prado, Presidente della Conferenza Episcopale del Guatemala                            
Mons. Bernabé Sagastume, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Guatemala

234 - COMUNICADO DE LA CONFERENCIA EPISCOPAL DE GUATEMALA, EN OCASIÓN DE LA II REUNIÓN PLENARIA EXTRAORDINARIA.

“Nosotros sabemos en quién hemos puesto nuestra confianza” (2ª. Tim. 1,12)
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Los Obispos de la Conferencia Episcopal de Guatemala, reunidos en Asamblea Plenaria Extraordinaria, hemos analizado la situación en que actualmente se encuentra nuestra querida Patria.  Lo hemos hecho desde nuestro corazón de pastores, con la mirada iluminada por la luz del Evangelio y desde el contacto que tenemos con la realidad de las comunidades.

Hemos constatado varias situaciones que nos preocupan profundamente:
a. La tormenta Agatha:   Esta tormenta y otros fenómenos naturales han causado gran destrucción debido a la enorme vulnerabilidad de nuestro país, fruto del descuido del medio ambiente.  Gran parte de la infraestructura vial y numerosos puentes fueron destruidos. Esto puso en evidencia cómo muchas de estas obras fueron realizadas sin cumplir con los requerimientos establecidos.
En distintos lugares las cosechas de maíz y frijol se perdieron, lo cual hace prever que en los próximos meses habrá carestía de comida.
Más lamentable ha sido, como lo informaron algunos medios de comunicación, que no todos los recursos donados llegaron a manos de quienes enfrentaban mayor necesidad. Aún en el momento actual hay comunidades que siguen esperando la ayuda que necesitan. Es verdad que hubo numerosas acciones de solidaridad pero también debemos decir que faltó una respuesta más comprometida de quienes hubieran podido ayudar más.
b. El incremento de la violencia: Nos duele constatar que la violencia ha crecido. En el primer semestre de este año hubo aproximadamente dos mil asesinatos, la mayoría de los cuales han quedado impunes. Hay una relación estrecha entre la delincuencia común, la pobreza y el crimen organizado. En las zonas urbanas marginales se encuentran las “maras”, grupos de jóvenes fuertemente armados, jerárquicamente organizados y sin ningún límite moral o amor por la vida de sus semejantes, dispuestos a ejercer una violencia salvaje. Aproximadamente se estima en cinco mil el número de miembros de estas maras organizados en 300 bandas.  Apoyados en la corrupción de algunos miembros de la PNC, jefes, oficiales y efectivos, acuerdan y respetan “zonas libres” en la que actúan impunemente.  Es también cierto que en muchos casos los policías honestos y responsables son muy vulnerables pues los delincuentes los conocen y los amenazan con matar a su familia si se les oponen.
Según un estudio de inteligencia civil existe una estructura delincuencial bien organizada en la cual es difícil distinguir entre funcionarios de alto nivel, grandes empresarios, jefes de mafias, y ex-militares que para garantizar un estilo de vida cómodo se han involucrado en actividades ilícitas.
Ante esta situación de violencia se oyen muchas voces que gritan que la aplicación de la pena de muerte es la única solución. Nos oponemos absolutamente a este planteamiento desde nuestra fe en el evangelio y el conocimiento de la historia. Las maras son el resultado, entre otras causas, de una profunda desintegración familiar, de la pobreza y la miseria, de la falta de amor. A estos jóvenes hay que ofrecerles todo el apoyo necesario de modo que descubran que el sentido de la vida es el amor y no la violencia.
Además exigimos al Estado guatemalteco poner en práctica las recomendaciones presentadas hace ya tiempo en el Acuerdo Nacional para la Seguridad presentado por el Grupo Garante.
c. Una débil aplicación de la justicia: La falta de aplicación de una justicia real e imparcial contribuye a aumentar la descomposición social y a crear una inestabilidad política. La ausencia de justicia o la tardanza en su aplicación fomentan el que muchos, buscando su propia conveniencia o sus intereses muy personales, actúen con una total carencia de principios y valores, alcanzando niveles de corrupción insufribles. Es innegable la utilidad y necesidad de la ayuda internacional para impulsar procesos de fortalecimiento de la justicia.
Hasta el momento, casos ejemplares como  el asesinato de los diputados salvadoreños,  el desvío millonario en el Congreso de la República, la no-restitución de los millones robados por funcionarios y los procesos judiciales en su contra, que no avanzan, demuestran lo que decimos.
d. la falta de apego a la verdad: la ausencia de la verdad es cada día más notoria. Impera el arte de mentir en todos los ámbitos de la sociedad. Triunfa el que es capaz de mentir de manera más convincente. Diversos medios de comunicación social no transmiten sus mensajes apegados a la verdad objetiva. Una muestra fehaciente del poder de la mentira lo constituye el que en la actualidad se ofrezca una enseñanza sobre la sexualidad humana por parte de empresas privadas y organizaciones no gubernamentales que falsean el sentido verdadero de este tesoro por el cual se transmite la vida humana.
e. Un profundo y progresivo daño ecológico y la eliminación de la biodiversidad en muchas áreas de Guatemala: Somos testigos del deterioro imparable del medio ambiente. Falta una verdadera cultura ecológica en el guatemalteco. Existen malas costumbres, hondamente arraigadas, que ensucian, contaminan y dañan el medio ambiente. Manifestamos nuestra comunión y nuestro apoyo al obispo Alvaro Ramazzini y a su eminencia, el cardenal Rodolfo Quezada, en sus repetidas intervenciones advirtiendo del daño que produce el que se continúe con la minería a cielo abierto así como la explotación del petróleo en el área protegida conocida como la Laguna del Tigre. Ahora también se pretende la minería de hierro en la costa sur. Ellos, junto con numerosos sectores de la sociedad civil y de las comunidades afectadas, han dado la señal de alerta de los daños que las industrias extractivas de metales pueden producir, incluida la conflictividad social y los efectos nocivos sobre la salud.
A pesar de estos planteamientos, existe una campaña mediática, astutamente impulsada, que hace que parezca como bueno y deseable lo que no puede justificarse de ninguna manera. El pretexto es demostrar que lo más importante es atraer la inversión extranjera no importa si se destruye o se respeta la riqueza natural de nuestro país.  Esos bienes no renovables con los que cuenta nuestra patria, fueron dados por Dios para beneficio de todos y no como mercancías negociables por parte del Estado y de empresas sin demasiados escrúpulos.
f. Una democracia débil con instituciones también débiles: es una realidad, proclamada a todas voces, que nuestra democracia es muy débil. Sabemos que no existe un sistema político perfecto, pero ello no justifica pretender mantener un sistema que margina a la mayoría de la población del derecho a una vida digna y privilegia el beneficio de las minorías que tradicionalmente han detentado el poder económico.  Todo sistema político y económico debe promover el Bien Común y favorecer el desarrollo integral de la persona., imagen viva de Dios.
Desgraciadamente la clase política en nuestro país ha perdido credibilidad y la población desconfía de ella pues las acciones que realizan demuestran que les interesan más sus juegos políticos de poder que el bien de la nación.
El Poder Ejecutivo desoye las demandas de los sectores organizados indígenas y campesinos, empujándolos a medidas de hecho que no favorecen la gobernabilidad. Las mesas de diálogo convocadas han quedado en diálogos inútiles por culpa del Ejecutivo que ha sido incapaz de cumplir sus promesas.
Igualmente mientras se invierten millones de quetzales en los programas de Cohesión Social, muchos centros de salud y hospitales no tienen los recursos necesarios para dar los servicios requeridos.
El poder legislativo se enfrasca y gasta sus energías en satisfacer sus ansias de poder y su egoísmo, poniendo trabas y caminando muy lentamente en la elaboración de leyes necesarias para asegurar la paz en Guatemala, vgr. La ley de Desarrollo Rural, la Ley sobre la Minería, la Ley sobre la extinción de dominio, la aprobación del delito de enriquecimiento ilícito.
El poder judicial, con la querella presentada contra el presidente de la Corte Suprema de Justicia, en la que se le acusa de “falsedad ideológica” es una muestra significativa en la consideración de quién tiene en sus manos la aplicación de la justicia.
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2. Testigos de esperanza:
En medio de este panorama difícil y desafiante, nosotros, sucesores de los apóstoles, queremos testimoniar con el Apóstol Pablo: “vivimos siempre apretados pero no aplastados, apurados pero no desesperados; perseguidos pero no abandonados; derribados pero no rematados (2 Cor. 4,8.12). Decimos esto con toda convicción porque el Señor Jesucristo vive y está presente   en nuestras comunidades. Proclamamos con firmeza que el amor de Dios es fiel y no muere.
Estamos seguros que la idolatría del dinero que ha corrompido nuestro país generando tantos males y acabado con tantas vidas humanas, no es más fuerte ni más poderoso que el amor de Dios “derramado en nuestros corazones”.
Por ello, los exhortamos a todos y todas, creyentes y no creyentes, para hacer de nuestra historia, personal y comunitaria, desde la fe en la Palabra de Dios y la Vida nueva que ha sido puesta en nosotros, una historia de salvación.
Debemos esforzarnos para ofrecer a los jóvenes, que son mayoría en nuestro país, un futuro mejor.
Próximamente, el primer domingo de Septiembre, celebraremos la jornada nacional de oración y ayuda por los hermanos migrantes. Ante la desgracia del aumento de deportaciones, los migrantes necesitan nuestro apoyo y ayuda. Los exhortamos a vivir en cada diócesis y vicariato y en la prelatura de Esquipulas esa jornada de oración. Seamos generosos y ayudemos materialmente a los esfuerzos que la Conferencia Episcopal de Guatemala hace en favor de ellos y ellas.
Terminamos este comunicado invocando a María Santísima en su advocación de Nuestra Señora del Rosario para que ella interceda por este pueblo sufriente y sea Ella quien calme el dolor y la pena de quienes sufren la pérdida de sus seres queridos como resultado de la violencia que el país experimenta y anime los esfuerzos de todos aquellos que buscan construir un país lleno de paz y bienestar.
Pedimos que este comunicado sea leído en todas las parroquias.
Guatemala, 26 de Agosto del año 2010.
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Mons. Pablo Vizcaíno Prado, Presidente Conferencia Episcopal de Guatemala
Mons. Bernabé Sagastume, Secretario General Conferencia Episcopal de Guatemala