lunedì 7 giugno 2010
155 - ECHI DI AGATHA
E’ la prima tormenta della stagione. Si è formata del Pacifico, e da sud a nord è passata lasciando una traccia impregnata dell’odore di morte e desolazione in centinaia di comunità. Agatha si è aggiunta ai nomi di Stan e Mitch, e scrive una pagina dolorosa nella storia dei disastri, il cui scenario non finisce mai di essere ricostruito.
La tormenta che si è sviluppata lo scorso venerdì e che ha investito con forza il giorno successivo il Centro America, ci ha colti di sorpresa, e anche impreparati, dato che solo alcune ore prima il vulcano Pacaya aveva trasformato la città capitale e i municipi vicini in una enorme distesa di sabbia nera che minacciava inondazioni se non era raccolta immediatamente. I deboli sistemi di drenaggio e la sporcizia delle strade erano gli ingredienti ideali per una catastrofe sanitaria.
E, tra i disastri, quello più tragico: le perdite umane. Da giovedì 27 maggio fino ad oggi (4 giugno), la triste lista della morte la apre il giornalista Anibal Archila, reporter di Notisiete, che è morto in una pioggia di lava ai piedi del vulcano. SI Bien la sua morte è stata desolante, il tragico inventario aggiungeva poi delle cifre con l’arrivo di Agatha: l’ultimo bilancio ufficiale parlava di 156 morti.
Ventiquattro ore di pioggia e vento cominciati a partire dall’alba di sabato 30 maggio. I sistemi di allerta sono saltati e il paese è tornato a trovarsi scoperto di fronte alla furia naturale. Sono state due catastrofi in successione. Due schiaffi che hanno fatto rivivere vecchie – e vigenti – fragilità: il paese continua a non essere preparato per la prevenzione dei disastri.
Alcune istituzioni che integrano il sistema di emergenza hanno unito gli sforzi per contenere la furia del passaggio di Agatha; le stime ufficiali vanno aggiungendo cifre critiche, che fino al momento segnalano che 38.828 persone sono state ospitate in alloggi provvisori e il numero di evacuati raggiunge i 155.185.
Nei mezzi di comunicazione sociale internazionali le immagini erano desolanti e il flashback dell’uragano Mitch ha riaperto vecchie ferite. Lo stesso presidente Alvaro Colom riconosceva che i danni alle infrastrutture superavano quelli causati da quell’uragano nel 1998.
Questa volta, varie strade sono state interrotte da frane e smottamenti. Il Ministero delle Comunicazioni ha segnalato 17 ponti totalmente distrutti. Ma non sono state solo le vie terrestri ad essere colpite, anche l’aeroporto Internazionale La Aurora è chiuso sia in entrata che in uscita da giovedì scorso.
Tra cenere e pioggia, il traffico aereo è stato sospeso fino alle 12 di martedì, o almeno così prevedevano le autorità.
La sospensione delle classi continua solo in capitale e Escuintla. Nei dipartimenti saranno le direzioni dipartimentali dell’educazione che prenderanno le decisioni sulla base della situazione delle loro comunità. “Per questo, il Petèn sarà il primo dipartimento che riprenderà immediatamente le classi” ha detto il Governo in un comunicato stampa.
Tuttavia, tra tante calamità, le mani amiche hanno offerto una carezza solidale. I guatemaltechi si sono organizzati per trasportare gli aiuti e raccogliere viveri per consegnarli alle persone che vivono nel 171 alloggi provvisori abilitati in tutto il paese.
Allo stesso modo, gli aiuti internazionali cominciano a dare frutti. È previsto l’arrivo di elicotteri dalla Colombia, Messico e Honduras – anche questo paese ha sofferto danni per la tempesta – e la Banca Interamericana per lo Sviluppo (BID) ha offerto un prestito non rimborsabile di 400 milioni di dollari.
Le ore passano e l’eco di Agatha va trasmettendo un messaggio di protesta urgente. Mentre il Guatemala rimane immerso nel fango e nella desolazione, un lavoro di ricostruzione effettivo e a scopo preventivo metterà a prova le autorità, per prepararsi, perché questo periodo di uragani che è appena iniziato non aggiunga più tristezza a questo inventario di danni.
(Prensa Libre, 5 giugno 2010)
154 - ECHOS DE AGATHA
Es la primera tormenta de la temporada. Se formó en el Pacífico, y de sur a norte, pasó dejando una huella impregnada de un olor a muerte y desolación en cientos de comunidades. Ágatha se sumó a los nombres de Stan y Mitch, y escribe una página dolorosa en la historia de los desastres y cuyo escenario no termina de reconstruirse.
La tormenta que se creó el pasado viernes y que ingresó con fuerza un día después a Centroamérica, nos tomó por sorpresa, y por demás desprevenidos, pues tan solo unas horas antes, el volcán de Pacaya había convertido a la ciudad capital y sus municipios cercanos en una enorme playa de arena negra que amenazaba con inundaciones si no era recolectada de inmediato. Los débiles sistemas de drenajes y la suciedad de las calles eran ingredientes ideales para una desgracia sanitaria.
Y, entre los desastres, los más lamentables: las pérdidas humanas. Del jueves 27 de mayo para acá, la triste lista de muertes la encabeza el periodista Aníbal Archila, reportero de Notisiete y que pereció en medio de una lluvia de lava al pie del coloso. Si bien, su pérdida fue desoladora, el inventario trágico sumaba cifras con la llegada de Ágatha: el último reporte oficial hablaba de 156 muertos.
Unas 24 horas de lluvias y vientos comenzaron desde la madrugada del sábado 30. Los sistemas de alerta se dispararon y el país volvió a quedar desnudo frente a la furia natural. Fueron dos catástrofes en hilo. Dos bofetadas que revivieron viejas –y vigentes- fragilidades: el país no sigue estando listo para prevenirse de los desastres.
Unas instituciones integrantes del sistema de emergencia han unido esfuerzos para contener los embates del paso de Ágatha; los reportes oficiales van añadiendo críticas cifras, las cuales hasta el momento rezan que 38 mil 828 personas han sido atendidas en albergues y el número de evacuados alcanza las 155 mil 185.
En redes sociales y medios de comunicación internacionales las imágenes eran desoladoras y el flashback del huracán Mitch destapó viejas heridas. El mismo presidente Álvaro Colom reconocía que los daños en infraestructura superaban a los causados por ese huracán en 1998.
Esta vez, varias carreteras se vieron interrumpidas por derrumbes y deslaves. El Ministerio de Comunicaciones reportó 17 puentes tota
lmente destruidos. Pero no solo las vías terrestres fueron afectadas, pues el Aeropuerto Internacional La Aurora no recibe ni envía vuelos desde el pasado jueves.
Entre ceniza y lluvia, el tráfico aéreo fue suspendido hasta las 12 horas de este martes, o al menos así lo proyectan las autoridades.
La suspensión de clases se mantiene únicamente en Guatemala y Escuintla. En los departamentos, serán las direcciones departamentales de educación las que tomen la decisión basados en el estado de sus comunidades. Por ello, Petén será el primer departamento que reinicie clases de inmediato”, dijo el Gobierno en un comunicado de prensa.
Sin embargo, entre tanta calamidad, las manos amigas se dispusieron a dar una caricia de solidaridad. Entre los guatemaltecos se han organizado para trasladar ayuda y recolectar víveres para alimentar a las personas que ocupan los 171 albergues habilitados en todo el país.
Asimismo, la ayuda internacional comienza a dar buenas luces. Se tiene prevista la llegada de helicópteros de Colombia, México y Honduras –este último también sufrió daños por la tormenta-, y el Banco Interamericano de Desarrollo (BID) ha ofrecido un préstamo no reembolsable de 400 millones de dólares.
Las horas van pasando y los ecos de Ágatha van replicando un mensaje de clamor urgente. Mientras Guatemala permanece sumergida entre lodo y desconsuelo un trabajo de reconstrucción efectivo y con ánimos preventivos pondrán a prueba a las autoridades para prepararse porque esta temporada de tormentas que recién comienza no sume más tristeza a este inventario de daños.
(Prensa Libre, 5/06/2010)
domenica 6 giugno 2010
153 - IL PRESIDENTE COLOM HA OGGI L’OPPORTUNITÀ DI RENDERE CONCRETI DEI MECCANISMI DI PROTEZIONE PER COLORO CHE DIFENDONO I DIRITTI UMANI.
Il presidente Alvaro Colom ha oggi l’opportunità cruciale di prendere due misure concrete a favore dei difensori dei diritti umani.
Due accordi governativi sono pronti per la firma del Presidente: uno crea il programma di protezione per i difensori dei diritti umani a rischio; e l’altro istituzionalizza e rafforza lo spazio comune tra autorità e società civile per analizzare gli assalti subiti dai difensori dei diritti umani.
Sebbene il governo attuale ha avuto alcune iniziative, la sua risposta alla situazione dei difensori dei diritti umani continua ad essere molto limitata. Il livello di impunità in questi casi è molto elevato e le misure di protezione continuano a non essere effettive.
L’esperienza dell’organizzazione Unità dei Difensori dei Diritti Umani del Guatemala (UDEFEGUA), dedicata alla protezione dei difensori dei diritti umani, è uno di questi casi.
La sua direttrice, Claudia Samayoa, e una delle sua ricercatrici, Erenia Vanegas, sono state vittime di una perquisizione domiciliare e di un possibile attentato il 2 febbraio e il 5 marzo 2010. Entrambe hanno comunicato il fatto alle autorità immediatamente. Nonostante ciò le autorità non hanno disposto la prima misura di sicurezza fino al 9 di aprile, e solo su richiesta di organizzazioni nazionali ed internazionali. Lo Stato non ha ancora realizzato la maggior parte degli impegni nei confronti dei difensori.
Edgar Neftaly Aldana, dirigente del Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Salute, ha ricevuto minacce di morte e la sua casa è stata colpita da spari da parte di sconosciuti il 1 aprile 2009 nella città di San Benito de Petèn.
Le minacce menzionavano le sue denunce di corruzione e di discriminazione nei servizi di salute dell’ospedale locale. A causa di queste aggressioni e della mancanza di protezione da parte della polizia, Edgar Neftaly Aldana è stato costretto a lasciare la città il giorno seguente. Alcuni funzionari statali si sono riuniti con lui a Città del Guatemala, e gli hanno detto che gli avrebbero assegnato protezione della polizia, ma lui avrebbe dovuto coprire le spese di trasporto, alimentazione e alloggio degli agenti a lui assegnati, cosa che per Edgar era impossibile. Edgar Neftaly Aldana si è visto costretto a rifiutare la protezione della polizia, e insieme alla sua famiglia, è rimasto nascosto fino al 27 di aprile.
Nella lettera inviata il 13 maggio al presidente Colom, Amnesty International chiede che si dia la priorità alla firma di entrambi gli accordi governativi, così come alla garanzia che questi siano frutto di una consultazione con la società civile e che dispongano delle risorse economiche ed umane necessarie per la loro applicazione effettiva.
“Il presidente ha oggi l’opportunità concreta di fare avanzare il concreto godimento del diritto alla difesa dei diritti umani in Guatemala. E’ nelle sue mani il potere di proteggere coloro che ogni giorno lavorano perché i diritti umani siano una realtà per tutti” afferma Amnesty International.
Tutti gli anni l’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) esorta gli stati membri ad adottare le misure necessarie per proteggere i difensori dei diritti umani e per assicurare che non rimangano impuniti gli attacchi contro di loro. Questo stesso richiamo è stato ripetuto in varie occasioni dalla Relatrice Speciale dell’ONU sulla Situazione dei Difensori dei Diritti umani.
Dichiarazione Pubblica, 19 maggio 2010
.
Informazione addizionale.
Il testo completo della lettera al presidente Alvaro Colom è disponibile in
http://www.amnesty.org/en/library/info/AMR34/003/2010/en
Amnesty International si è diretta anche al Pubblico Ministero, la cui responsabile ad interim è la signora María Encarnación Mejía García de Contreras. Il testo completo di questa lettera si trova in
Amnesty International si è diretta anche al Pubblico Ministero, la cui responsabile ad interim è la signora María Encarnación Mejía García de Contreras. Il testo completo di questa lettera si trova in
152 - EL PRESIDENTE COLOM TIENE HOY LA OPORTUNIDAD DE CONCRETAR MECANISMOS DE PROTECCIÓN PARA QUIENES DEFIENDEN DERECHOS HUMANOS
El Presidente Álvaro Colom tiene hoy una oportunidad crucial de tomar dos medidas concretas a favor de los defensores y las defensoras de derechos humanos.
Dos Acuerdos Gubernativos están para la firma del Presidente: uno crea el Programa de Protección para Defensores y Defensoras de derechos humanos en riesgo; el otro institucionaliza y fortalece el espacio común entre autoridades y sociedad civil para analizar y establecer patrones de los ataques sufridos por los/as defensores/as.
Aunque el gobierno actual ha tenido algunas iniciativas, su respuesta a la situación de los/as defensores/as aún sigue siendo muy limitada. El nivel de impunidad en estos casos es muy elevado y las medidas de protección siguen siendo inefectivas.
La experiencia de la organización Unidad de Defensores de Derechos Humanos de Guatemala (UDEFEGUA), dedicada a la protección de los defensores/as de derechos humanos, es uno de estos casos. Su directora, Claudia Samayoa, y una de sus investigadoras, Erenia Vanegas, sufrieron un allanamiento y un posible atentado el 2 de febrero y el 5 de marzo de 2010. Ambas comunicaron los hechos a las autoridades de manera inmediata. Sin embargo, las autoridades no implementaron la primera medida de protección hasta el 9 de abril y sólo tras la petición de organizaciones nacionales e internacionales. El Estado aún no ha cumplido con la mayoría de los compromisos acordados con las defensoras.
Edgar Neftaly Aldana, dirigente del Sindicato Nacional de Trabajadores de la Salud, sufrió amenazas de muerte y su casa fue baleada por desconocidos el 1 de abril de 2009 en la ciudad de San Benito de Petén.
Las amenazas mencionaban sus denuncias de corrupción y de discriminación en los servicios de salud del hospital local. Ante estas agresiones y la falta de protección policial, Edgar Neftaly Aldana se vió obligado a salir de la ciudad al día siguiente. Funcionarios estatales se reunieron
con él en la Ciudad de Guatemala y le dijeron que le asignarían protección policial, pero que él debía cubrir los gastos de transporte, alimentación y alojamiento de los agentes asignados, lo cual fue imposible para el defensor. Edgar Neftaly Aldana se vio obligado a rechazar la protección policial y, junto con su familia, permaneció escondido hasta el 27 de abril.
En carta enviada el 13 de mayo al Presidente Colom, Amnistía Internacional pidió que se dé prioridad a la firma de ambos Acuerdos Gubernativos, así como a la garantía de que éstos hayan sido consultado con la sociedad civil y que cuenten con los recursos económicos y humanos necesarios para su aplicación efectiva.
“El Presidente tiene hoy la oportunidad concreta de avanzar el disfrute efectivo del derecho a defender los derechos humanos en Guatemala. Está en sus manos el poder de proteger a quienes a diario trabajan porque los derechos humanos sean una realidad para todos/as” ha dicho Amnistía Internacional.
Todos los años la Asamblea General de la Organización de Estados Americanos (OEA) exhorta a los Estados miembros a adoptar las medidas necesarias para proteger a los defensores/as de derechos humanos y para asegurar que no queden impunes los ataques contra ellos/as. Este mismo
llamado ha sido reiterado en varias ocasiones por la Relatora Especial de ONU sobre la Situación de Defensores de Derechos Humanos.
Declaración pública, 19 de mayo de 2010
Información adicional
El texto completo de la carta al Presidente Álvaro Colom está disponibile aquí: http://www.amnesty.org/en/library/info/AMR34/003/2010/en
Amnistía Internacional se ha dirigido también al Ministerio Público, cuya Jefa Interina es la Sra. María Encarnación Mejía García de Contreras. El texto completo de esta carta se encuentra aquí: http://www.amnesty.org/es/library/info/AMR34/004/2010/es
151 - ORGANIZZAZIONI SOCIALI RESPONGONO L’ACCORDO TRA UNIONE EUROPEA E AMERICA CENTRALE
I movimenti sindacali e le organizzazioni della società civile del Guatemala hanno denunciato, per mezzo del documento “Adesioni contro l’accordo commerciale Unione Europea e Centro America”, il fatto che il percorso per l’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e l’America Centrale sia giunto alla conclusione “senza che esista un impegno da parte di entrambe le regioni per includere politiche che vadano a beneficio dei popoli e non solo delle grandi imprese.
Le organizzazioni guatemalteche lamentano il fatto che alcuni paesi dell’America Centrale abbiano ripreso le negoziazioni con la UE e hanno chiesto ai governi vicini che si ritirino dal processo.
Dopo tre anni di negoziati e dopo aver superato alcuni ostacoli commerciali, il testo, che è stato firmato prima dell’accordo a Madrid, già presentava la preoccupazione che tali patti fissano la loro attenzione solo sul consolidamento degli interessi economici dei grandi progetti e dei gruppi oligarchici della regione centroamericana. “Non si discutono né si diffondono i potenziali impatti economici, ambientali, sociali, di lavoro e politici che avrà questo accordo”, sostiene il documento.
In questo modo, l’America Centrale diventa la prima regione a realizzare un Accordo di Associazione con l’Unione Europea, accordo che è strutturato per assi di cooperazione in aspetti commerciali.
Allo stesso modo, i membri del Mercato Comune del Sud (Mercosur) e l’Unione Europea hanno ripreso i negoziati per raggiungere un accordo commerciale, che era fermo dal 2004. Nel testo, i movimenti sociali e le altre realtà centro americane mettono in chiaro la prepotenza e la imposizione delle nazioni che costituiscono l’Unione Europea, quando “constatiamo che i governi dei paesi centro americani si prestano a tale situazione, come forma di garanzia per i prestiti che la cooperazione ha offerto”.
“Questo evidenzia una volta di più che sia il pilastro della cooperazione, come il dialogo politico, sono meccanismi pubblicitari utilizzati dall’Unione europea per nascondere i suoi veri interessi nella regione” che sono stato qualificati come “nuova colonizzazione” e il trattato è stato definito “Accordo neoliberale di libero commercio”.
Il documento conclude scrivendo: “Vogliamo l’integrazione centro americana e con i popoli fratelli dell’Europa” ma “senza razzismo, senza discriminazione, senza esclusione sociale, una integrazione che permetta di generare sviluppo e relazioni giuste ed eque di interscambio che vadano a beneficio di tutti e non solo delle grandi imprese”.
“Chiediamo che prenda avvio un processo ampio di consulte, partecipazione e presa di decisioni basato sul rispetto delle nostre culture, sulle nostre forme di relazionarci e sulla base della considerazione che l’essere umano e la sua dignità devono essere al di sopra di ogni meschino interesse imprenditoriale”.
Adital - 21.05.10
Le organizzazioni guatemalteche lamentano il fatto che alcuni paesi dell’America Centrale abbiano ripreso le negoziazioni con la UE e hanno chiesto ai governi vicini che si ritirino dal processo.
Dopo tre anni di negoziati e dopo aver superato alcuni ostacoli commerciali, il testo, che è stato firmato prima dell’accordo a Madrid, già presentava la preoccupazione che tali patti fissano la loro attenzione solo sul consolidamento degli interessi economici dei grandi progetti e dei gruppi oligarchici della regione centroamericana. “Non si discutono né si diffondono i potenziali impatti economici, ambientali, sociali, di lavoro e politici che avrà questo accordo”, sostiene il documento.
In questo modo, l’America Centrale diventa la prima regione a realizzare un Accordo di Associazione con l’Unione Europea, accordo che è strutturato per assi di cooperazione in aspetti commerciali.
Allo stesso modo, i membri del Mercato Comune del Sud (Mercosur) e l’Unione Europea hanno ripreso i negoziati per raggiungere un accordo commerciale, che era fermo dal 2004. Nel testo, i movimenti sociali e le altre realtà centro americane mettono in chiaro la prepotenza e la imposizione delle nazioni che costituiscono l’Unione Europea, quando “constatiamo che i governi dei paesi centro americani si prestano a tale situazione, come forma di garanzia per i prestiti che la cooperazione ha offerto”.
“Questo evidenzia una volta di più che sia il pilastro della cooperazione, come il dialogo politico, sono meccanismi pubblicitari utilizzati dall’Unione europea per nascondere i suoi veri interessi nella regione” che sono stato qualificati come “nuova colonizzazione” e il trattato è stato definito “Accordo neoliberale di libero commercio”.
Il documento conclude scrivendo: “Vogliamo l’integrazione centro americana e con i popoli fratelli dell’Europa” ma “senza razzismo, senza discriminazione, senza esclusione sociale, una integrazione che permetta di generare sviluppo e relazioni giuste ed eque di interscambio che vadano a beneficio di tutti e non solo delle grandi imprese”.
“Chiediamo che prenda avvio un processo ampio di consulte, partecipazione e presa di decisioni basato sul rispetto delle nostre culture, sulle nostre forme di relazionarci e sulla base della considerazione che l’essere umano e la sua dignità devono essere al di sopra di ogni meschino interesse imprenditoriale”.
Adital - 21.05.10
150 - ORGANIZACIONES RECHAZAN ACUERDO ENTRE UNION EUROPEA Y AMERICA CENTRAL
Movimientos sociales y organizaciones de la sociedad civil de Guatemala denunciaron a través del documento "Adhesiones contra el acuerdo de comercial Unión Europea-Centro América" el hecho de que el proceso de Acuerdo de Asociación entre la Unión Europea (UE) y América Central haya llegado a su fin "sin que exista un compromiso de ambas regiones por incorporar políticas que beneficien a los pueblos y no sólo a las grandes empresas".
Las entidades guatemaltecas lamentan el hecho de que algunos países de América Central hayan retomado negociaciones con la UE y pidieron a los gobiernos vecinos que se retirasen del proceso.
Después de tres años de negociaciones y de superar algunos obstáculos comerciales, el texto del movimiento, que fue firmado antes del acuerdo en Madrid ayer (20), ya argumentaba la preocupación de que tales pactos apenas centrarían su atención en consolidar los intereses económicos de los grandes negocios y en grupos oligárquicos de la región Centroamericana. "No se discuten y se difunden los potenciales impactos económicos, ambientales, sociales, laborales y políticos que este acuerdo tendrá", expresa el documento.
De esta forma, América Central pasa a ser la primera región en realizar un Acuerdo de Asociación con la Unión Europea, el que está estructurado por ejes de cooperación en aspectos comerciales.
Del mismo modo, los miembros del Mercado Común del Sur (Mercosur) y la Unión Europea retomaron las negociaciones para alcanzar un acuerdo comercial, que estaba estancado desde 2004. En el texto, los movimientos sociales y otras entidades Centroamericana dejan claro la prepotencia y la imposición de las naciones que integran la UE, cuando "comprobamos que los gobiernos de los países centroamericanos se prestan a tales situaciones, como forma de garantizar los préstamos que la cooperación ofreció".
"Esto evidencia, una vez más, que tanto el pilar de la cooperación, como el diálogo político, son mecanismos publicitarios utilizados por la Unión Europea para esconder sus verdaderos intereses en la región", que calificaron de "recolonización", y al tratado lo llamaron "Acuerdo neoliberal de libre comercio".
El documento concluye expresando :"Queremos una integración centroamericana y con los pueblos de hermanos de Europa", pero "sin racismo, sin discriminación, sin exclusión social, que permita generar un desarrollo y relaciones justas y equitativas de intercambio que beneficien a todos y no sólo a las grandes empresas".
"Pedimos la generación de un proceso amplio de consulta, participación y toma de decisiones basado en el respeto a nuestras culturas, a nuestra formas de relacionarnos y sobre la base de que el ser humano y su dignidad deben estar por encima de mezquinos intereses empresariales".
Adital - 21.05.10
Las entidades guatemaltecas lamentan el hecho de que algunos países de América Central hayan retomado negociaciones con la UE y pidieron a los gobiernos vecinos que se retirasen del proceso.
Después de tres años de negociaciones y de superar algunos obstáculos comerciales, el texto del movimiento, que fue firmado antes del acuerdo en Madrid ayer (20), ya argumentaba la preocupación de que tales pactos apenas centrarían su atención en consolidar los intereses económicos de los grandes negocios y en grupos oligárquicos de la región Centroamericana. "No se discuten y se difunden los potenciales impactos económicos, ambientales, sociales, laborales y políticos que este acuerdo tendrá", expresa el documento.
De esta forma, América Central pasa a ser la primera región en realizar un Acuerdo de Asociación con la Unión Europea, el que está estructurado por ejes de cooperación en aspectos comerciales.
Del mismo modo, los miembros del Mercado Común del Sur (Mercosur) y la Unión Europea retomaron las negociaciones para alcanzar un acuerdo comercial, que estaba estancado desde 2004. En el texto, los movimientos sociales y otras entidades Centroamericana dejan claro la prepotencia y la imposición de las naciones que integran la UE, cuando "comprobamos que los gobiernos de los países centroamericanos se prestan a tales situaciones, como forma de garantizar los préstamos que la cooperación ofreció".
"Esto evidencia, una vez más, que tanto el pilar de la cooperación, como el diálogo político, son mecanismos publicitarios utilizados por la Unión Europea para esconder sus verdaderos intereses en la región", que calificaron de "recolonización", y al tratado lo llamaron "Acuerdo neoliberal de libre comercio".
El documento concluye expresando :"Queremos una integración centroamericana y con los pueblos de hermanos de Europa", pero "sin racismo, sin discriminación, sin exclusión social, que permita generar un desarrollo y relaciones justas y equitativas de intercambio que beneficien a todos y no sólo a las grandes empresas".
"Pedimos la generación de un proceso amplio de consulta, participación y toma de decisiones basado en el respeto a nuestras culturas, a nuestra formas de relacionarnos y sobre la base de que el ser humano y su dignidad deben estar por encima de mezquinos intereses empresariales".
Adital - 21.05.10
149 - 172 MORTI PER LA TEMPESTA AGATHA
Il presidente Alvaro Colom ha presentato ieri il dossier della Conred, che ha indicato 172 il numero dei morti e 344.814 gli abitanti danneggiati per la tempesta Agatha.
In relazione alla voragine apertasi nella zona 2, Colom ha assicurato che la responsabilità di questo fatto è della municipalità della capitale.
Il presidente ha detto che non si è ancora incontrato con il sindaco Alvaro Arzù per discutere di questa situazione, ma che spera di poterlo fare nei prossimi giorni.
Per quanto riguarda i danni lasciati dalla tempesta Agatha, il presidente ha segnalato che 101 persone risultano al momento disperse, 126.813 a rischio, e 98.339 continuano a vivere in alloggi provvisori.
Ha anche affermato che oltre un milione di libbre di viveri, acqua e coperte, oltre alle 231.726 che erano state distribuite questa settimana, sono state inviate ai dipartimenti più colpiti dalle piogge, come il Quichè, Retalhuleu y Sololá.
Ha segnalato danni a 1228 scuole, e ha indicato che 144 scuole sono ancora utilizzate come alloggi provvisori. E ha affermato che in queste strutture domani non riprendono le classi.
I ponti danneggiati
Guillermo Castillo, ministro delle Comunicazioni, ha segnalato la caduta di 24 dei 43 ponti danneggiati dalla tempesta. Altri 14 sono danneggiati in modo grave.
Ha informato che se saranno acquistati ponti Bailey per gestire l’emergenza e si chiederà questo tipo di aiuto al Brasile. Nel frattempo, il Venezuela ha offerto cento metri di questa infrastruttura.
Castillo ha affermato che nel ponte Beatriz de la Cueva, ubicato nella C-2 Oriente, sul fiume Los Esclavos, si costruirà un passaggio provvisorio che permetta il transito dei camion e del trasporto pesante.
Ripristinare il ponte prevede un lavoro di sei-otto mesi.
L’Esercito ha detto che costruirà seimila alloggi provvisori per gli abitanti di Panabaj, mentre il Governo consegna mini appartamenti. Il presidente Colom ha affermato l’impegno di fabbricare centro alloggi al giorno.
Da parte sua, Roberto Alejos, presidente del Congresso, ha segnalato che questo organismo potrebbe utilizzare i suoi fondi propri, tra 70 e 80 milioni di quetzales, per appoggiare i lavori di ricostruzione, se il Governo lo richiede.
(Prensa Libre, 05/06/2010)
148 - REPORTAN 172 MUERTES POR TORMENTA ÁGATHA
El presidente Álvaro Colom presentó anoche el reporte de la Coordinadora Nacional para la Reducción de Desastres, que elevó a 172 el número de víctimas mortales y a 344 mil 814 los pobladores afectados por la tormenta Ágatha.
Con relación al hundimiento ocurrido en la zona 2, Colom aseguró que la responsabilidad de ese hecho es de la municipalidad capitalina.
El mandatario dijo que aún no se ha reunido con el alcalde Álvaro Arzú para discutir sobre esa situación, pero que espera hacerlo en los próximos días.
En cuanto a los estragos dejados por la tormenta Ágatha, el mandatario apuntó que 101 personas siguen desaparecidas, 126 mil 813 están en riesgo y 98 mil 339 permanecen en albergues.
Afirmó que más de un millón de libras de víveres, agua y frazadas, adicionales a las 231 mil 726 que se distribuyeron esta semana, fueron enviadas a los departamentos más golpeados por la lluvia de Ágatha, como Quiché, Retalhuleu y Sololá.
Reportó daños en mil 228 escuelas, e indicó que 144 establecimientos educativos funcionan todavía como albergues. Aseguró que en dichos planteles no se reanudarán mañana las clases.
Puentes dañados
Guillermo Castillo, ministro de Comunicaciones, señaló el colapso de 24 de los 43 puentes afectados por la tormenta. Otros 14 también tienen daños graves.
Informó que se comprarán puentes Bailey para atender la emergencia, y solicitará este tipo de ayuda a Brasil. Entretanto, Venezuela ofreció cien metros de dicha infraestructura.
Castillo comentó que en el puente Beatriz de la Cueva, localizado en la C-2 Oriente, sobre el río Los Esclavos, se construirá un paso provisional que permita el tránsito de camiones y transporte pesado.
Levantar el puente tardará de seis a ocho meses, añadió.
El Ejército indicó que construirá seis mil albergues temporales para pobladores de Panabaj, mientras el Gobierno entrega viviendas mínimas. El presidente Colom afirmó que existe el compromiso de fabricar cien albergues diarios.
Por su parte, Roberto Alejos, presidente del Congreso, señaló que ese organismo podría usar sus fondos privativos, de entre Q70 millones y Q80 millones, para apoyar las labores de reconstrucción, si el Gobierno así lo requiere.
(Prensa Libre, 05/06/2010)
mercoledì 2 giugno 2010
147 - LA CADUTA DEI PONTI CAUSA DANNI
La caduta di 18 ponti principali sul territorio nazionale ha isolato numerose comunità in una decina di dipartimenti, alcuni di quei ponti erano già stati distrutti in calamità precedenti.
“Ci sono varie comunità isolate, per esempio la parte sud di Baja Verapaz, dove sono stati distrutti i ponti La Canoa y Concuá, e altri a Sololá” ha affermato il presidente Alvaro Colom.
I ponti della Baja Verapaz sono stati travolti dalla piena del fiume Motagua.
“Pensavamo di collocare un ferry, ma a causa della forza delle acque abbiamo deciso di no, così stiamo pensando ad altre soluzioni” ha detto il presidente.
Sebbene siano ufficialmente 18 i ponti crollati, il Coordinamento Nazionale per la Prevenzione dei Disastri (Conred) ha ricevuto ufficialmente relazioni di almeno 106 ponti distrutti, ma le autorità hanno chiarito che si tratta di ponti provvisori o pedonali.
Oltre ai problemi per i ponti, molti tratti stradali erano ancora in attesa di essere liberati dai ostruzioni e frane, come la CA9-Sud, nel tratto da Amatitlàn a Palìn,
Guillermo Castillo,Ministro delle Comunicazioni, ha informato che alla mezzanotte di ieri sarebbe stata apera una corsia nel senso di marcia da Palìn a Amatitlán.
Altre strade importanti, come la CA2-Oriente, è bloccata per la caduta del Ponte Beatriz de la Cueva a Santa Rosa.
Ricostruzione milionaria.
Il processo di ricostruzione costerebbe oltre mille milioni di quetzales, dato che solo per le abitazioni dovrebbero essere spesi oltre 500 milioni di quetzales.
Inoltre, fonti del settore delle infrastrutture hanno assicurato che la rete viaria supererebbe la cifra delle risorse necessarie per la loro ricostruzione, cioè più di 500 milioni, e per questo si arriverebbe a mille milioni di quetzales.
“Aspetterei che domani mattina – oggi – ci fosse la prima bozza di una cifra realista, per ottenere risorse, sia del paese che prestiti esterni. Vorrei che non ci dovessimo indebitare molto, e c’è la solidarietà dei paesi amici, che si sta già manifestando”, ha detto Colom.
Per il periodo in cui si porterà a termine la ricostruzione, il presidente ha detto che esiste la possibilità che nei lavori di ricostruzione si possa contrattare manodopera degli residenti.
Colom ha reso noto che ha dato istruzioni ad Alberto Fuentes, ministro delle Finanze, perché si faccia una preventivo del budget previsto per la ricostruzione.
Ha anche annunciato che c’è stata l’offerta della Banca Interamericana per lo Sviluppo (BID) di 400 mila dollari americani come prestito non rimborsabile.
Inoltre oggi è prevista la visita di funzionari del BID e della Banca Mondiale (BM) per valutare le risorse di cui c’è necessità.
Inoltre c’è attesa perché il Ministero delle Finanze faccia le pratiche per il pagamento del prestito di 85 milioni di dollari autorizzato dalla Banca Mondiale, che ha bisogno della ratifica dello stato di calamità da parte del Congresso.
In mattinata Colom ha dichiarato a Los Amates, Izabal, che la metà della Costa Sud”era distrutta”, riferendosi alle coltivazioni di canna da zucchero e banane, e l’allevamento di gamberi.
“Dicendo il 50% pensavo a che da San Josè (Escuintla) fino alla frontiera con El Salvador, che credo essere la metà della Costa Sud, si sono perse tutte le coltivazioni, è tutto inondato”, ha aggiunto.
Il presidente ha ha affermato che saranno assegnate delle risorse per la ripresa agricola, e per questo ha designato il ministro Juan Alfonso De Leòn perché preveda un procedimento adeguato.
Gli aiuti arrivano
Colom ha sottolineato che la Colombia offrirà da domani un aereo C-130 e un elicottero. Il Messico darà un altro elicottero e l’Honduras altri sei.
Così si consoliderà il ponte aereo che è già iniziato a partire da ieri, nonostante le segnalazioni dell’Aeroclub di non permettere il volo con aerei ad ala fissa per distribuire aiuti.
“Siamo pochi e già iniziamo a ricevere gli aiuti” ha riferito Armando Asturias, rappresentante dei piloti privati dell’Aeroclub.
A questa rimostranza si è aggiunta Roxana Baldetti, deputata del Partido Patriota, che ha segnalato che non si permette distribuire gli aiuti che già sono disponibili.
Le autorità hanno spiegato che ciò avviene perché bisogna finire di pulire le piste per autorizzare i voli degli aerei, anche se questo non ha convinto i perplessi.
Come conseguenza della pioggia provocata dalla tormenta tropicale Agatha, il numero di persone morte è aumentato questa notte a 123 e non si conosce la destinazione di altre 90.
La Conred ha divulgato le ultime cifre, che elencano anche 69 persone ferite, 22.747 in condizioni di rischio e 50.200 trasferite in alloggi e 155.185 evacuate.
Inoltre oggi sono riprese le classi in Petèn, che è il dipartimento meno colpito e in modo graduale riprenderanno a frequentare le scuole gli studenti dei municpi mano mano che passi l’emergenza.
Prensa Libre 01/06/10
“Ci sono varie comunità isolate, per esempio la parte sud di Baja Verapaz, dove sono stati distrutti i ponti La Canoa y Concuá, e altri a Sololá” ha affermato il presidente Alvaro Colom.
I ponti della Baja Verapaz sono stati travolti dalla piena del fiume Motagua.
“Pensavamo di collocare un ferry, ma a causa della forza delle acque abbiamo deciso di no, così stiamo pensando ad altre soluzioni” ha detto il presidente.
Sebbene siano ufficialmente 18 i ponti crollati, il Coordinamento Nazionale per la Prevenzione dei Disastri (Conred) ha ricevuto ufficialmente relazioni di almeno 106 ponti distrutti, ma le autorità hanno chiarito che si tratta di ponti provvisori o pedonali.
Oltre ai problemi per i ponti, molti tratti stradali erano ancora in attesa di essere liberati dai ostruzioni e frane, come la CA9-Sud, nel tratto da Amatitlàn a Palìn,
Guillermo Castillo,Ministro delle Comunicazioni, ha informato che alla mezzanotte di ieri sarebbe stata apera una corsia nel senso di marcia da Palìn a Amatitlán.
Altre strade importanti, come la CA2-Oriente, è bloccata per la caduta del Ponte Beatriz de la Cueva a Santa Rosa.
Ricostruzione milionaria.
Il processo di ricostruzione costerebbe oltre mille milioni di quetzales, dato che solo per le abitazioni dovrebbero essere spesi oltre 500 milioni di quetzales.
Inoltre, fonti del settore delle infrastrutture hanno assicurato che la rete viaria supererebbe la cifra delle risorse necessarie per la loro ricostruzione, cioè più di 500 milioni, e per questo si arriverebbe a mille milioni di quetzales.
“Aspetterei che domani mattina – oggi – ci fosse la prima bozza di una cifra realista, per ottenere risorse, sia del paese che prestiti esterni. Vorrei che non ci dovessimo indebitare molto, e c’è la solidarietà dei paesi amici, che si sta già manifestando”, ha detto Colom.
Per il periodo in cui si porterà a termine la ricostruzione, il presidente ha detto che esiste la possibilità che nei lavori di ricostruzione si possa contrattare manodopera degli residenti.
Colom ha reso noto che ha dato istruzioni ad Alberto Fuentes, ministro delle Finanze, perché si faccia una preventivo del budget previsto per la ricostruzione.
Ha anche annunciato che c’è stata l’offerta della Banca Interamericana per lo Sviluppo (BID) di 400 mila dollari americani come prestito non rimborsabile.
Inoltre oggi è prevista la visita di funzionari del BID e della Banca Mondiale (BM) per valutare le risorse di cui c’è necessità.
Inoltre c’è attesa perché il Ministero delle Finanze faccia le pratiche per il pagamento del prestito di 85 milioni di dollari autorizzato dalla Banca Mondiale, che ha bisogno della ratifica dello stato di calamità da parte del Congresso.
In mattinata Colom ha dichiarato a Los Amates, Izabal, che la metà della Costa Sud”era distrutta”, riferendosi alle coltivazioni di canna da zucchero e banane, e l’allevamento di gamberi.
“Dicendo il 50% pensavo a che da San Josè (Escuintla) fino alla frontiera con El Salvador, che credo essere la metà della Costa Sud, si sono perse tutte le coltivazioni, è tutto inondato”, ha aggiunto.
Il presidente ha ha affermato che saranno assegnate delle risorse per la ripresa agricola, e per questo ha designato il ministro Juan Alfonso De Leòn perché preveda un procedimento adeguato.
Gli aiuti arrivano
Colom ha sottolineato che la Colombia offrirà da domani un aereo C-130 e un elicottero. Il Messico darà un altro elicottero e l’Honduras altri sei.
Così si consoliderà il ponte aereo che è già iniziato a partire da ieri, nonostante le segnalazioni dell’Aeroclub di non permettere il volo con aerei ad ala fissa per distribuire aiuti.
“Siamo pochi e già iniziamo a ricevere gli aiuti” ha riferito Armando Asturias, rappresentante dei piloti privati dell’Aeroclub.
A questa rimostranza si è aggiunta Roxana Baldetti, deputata del Partido Patriota, che ha segnalato che non si permette distribuire gli aiuti che già sono disponibili.
Le autorità hanno spiegato che ciò avviene perché bisogna finire di pulire le piste per autorizzare i voli degli aerei, anche se questo non ha convinto i perplessi.
Come conseguenza della pioggia provocata dalla tormenta tropicale Agatha, il numero di persone morte è aumentato questa notte a 123 e non si conosce la destinazione di altre 90.
La Conred ha divulgato le ultime cifre, che elencano anche 69 persone ferite, 22.747 in condizioni di rischio e 50.200 trasferite in alloggi e 155.185 evacuate.
Inoltre oggi sono riprese le classi in Petèn, che è il dipartimento meno colpito e in modo graduale riprenderanno a frequentare le scuole gli studenti dei municpi mano mano che passi l’emergenza.
Prensa Libre 01/06/10
146 - CAIDA DE PUENTES AFLIGE A VICTIMAS
El colapso de 18 puentes principales a lo largo del territorio nacional ha aislado numerosas comunidades en más de una decena de departamentos; varios de ellos ya habían sido destruidos en desastres anteriores.
"Hay varias comunidades aisladas; por ejemplo, la parte sur de Baja Verapaz, donde se fueron los puentes La Canoa y Concuá, y otros en Sololá”, expresó el presidente Álvaro Colom.
Los puentes de Baja Verapaz fueron derribados por el fuerte caudal del río Motagua.
“Pensamos en poner un ferri, pero por la fuerza de las aguas, decidimos que ya no, así que estamos pensando en otras opciones”, refirió el mandatario.
Aunque oficialmente son 18 puentes colapsados, la Coordinadora Nacional para la Reducción de Desastres (Conred) ha recibido reportes de hasta 106 puentes destruidos, pero las autoridades aclararon que se trata de puentes provisionales o peatonales.
Además de los problemas en esas estructuras, varios tramos carreteros quedaban pendientes de liberarse de bloqueos y derrumbes, como la CA9-Sur, en el trayecto de Amatitlán a Palín, donde inclusive cabezales estaban varados entre el lodo.
Guillermo Castillo, ministro de Comunicaciones, informó que a la medianoche de ayer se habilitaría un carril en el sentido de retorno, es decir, de Palín a Amatitlán.
Otras rutas importantes, como la CA2-Oriente, ha quedado inhabilitada por la caída del puente Beatriz de la Cueva, en Santa Rosa.
Reconstrucción millonaria
El proceso de reconstrucción costaría más de Q1 mil millones, ya que solo el sector vivienda requiere de más de Q500 millones, según el mandatario.
Por aparte, fuentes del sector infraestructura aseguraron que la red vial superaría la cifra de los recursos necesarios para su reconstrucción, es decir, más de Q500 millones y, por lo tanto, arriba de Q1 mil millones.
Esperaría que mañana —hoy— tuviéramos un primer borrador de cifra viable, para movilizar recursos tanto del país, como préstamos externos. Esperaría que no mucho endeudamiento, y está la solidaridad de los países amigos, que ya se comenzó a expresar”, dijo Colom.
Mientras se completa la recuperación económica, el gobernante indicó que existe la posibilidad de que en la labor de reconstrucción se pueda contratar mano de obra de pobladores.
El financiamiento
Colom reveló que giró instrucciones a Alberto Fuentes, ministro de Finanzas, para se haga una reorientación del presupuesto para la reconstrucción.
También anunció que hay ofrecimiento del Banco Interamericano de Desarrollo (BID) de US$400 mil, en un préstamo no reembolsable.
Además, hoy se prevé la visita de funcionarios del BID y del Banco Mundial (BM), para evaluar los recursos que se requieren.
También está pendiente que la cartera de Finanzas tramite el desembolso del préstamo por US$85 millones autorizado por el BM, el cual también necesita la ratificación del estado de Calamidad por parte del Congreso.
“La mitad destruida”
En la mañana, Colom declaró en Los Amates, Izabal, que la mitad de la Costa Sur “estaba destruida”, en referencia a los cultivos de caña de azúcar y banano, y camaroneras.
“Al decir el 50 por ciento me refería a que desde San José (Escuintla) hasta la frontera con El Salvador, que creo que es la mitad de la Costa Sur, se han perdido los cultivos; todo está inundado”, aseveró.
El mandatario ofreció que se asignarán recursos para la recuperación agrícola, por lo cual se designó al ministro del ramo, Juan Alfonso De León, para que planifique un mecanismo apropiado.
Ayuda llega
Colom detalló que Colombia proporcionará, a partir de mañana, un avión tipo C-130 y un helicóptero. México dará otro helicóptero, y Honduras, seis más.
Con ello, añadió, se consolidará un puente aéreo que ya comenzó desde ayer, pese a señalamientos de Aeroclub de no permitir el vuelo con aviones de ala fija para distribuir ayuda.
“Estamos limitados y ya comenzamos a recibir la ayuda”, refirió Armando Asturias, representante de los pilotos privados del Aeroclub.
A esa queja se sumó Roxana Baldetti, diputada del Partido Patriota, quien señaló que no se les permite distribuir ayuda que ya tienen lista.
Las autoridades explicaron que se debe a que hay que terminar de limpiar la pista para autorizar los vuelos de avionetas, lo cual que no convenció a los inconformes.
Se incrementan las muertes
A consecuencia de la lluvia provocada por la tormenta tropical Ágatha, el número de personas fallecidas subió anoche a 123 y no se conoce el paradero de otras 90.
La Conred divulgó las últimas cifras que también dan cuenta de 69 personas heridas, 22 mil 747 en riesgo, 50 mil 200 que se encuentran en albergues y 155 mil 185 evacuadas.
Además se informó que hoy se reanudarán las clases en Petén, por ser el departamento menos golpeado, y en forma paulatina se reincorporarán los estudiantes en los municipios donde vaya pasando la emergencia.
Prensa Libre 01/06/10
"Hay varias comunidades aisladas; por ejemplo, la parte sur de Baja Verapaz, donde se fueron los puentes La Canoa y Concuá, y otros en Sololá”, expresó el presidente Álvaro Colom.
Los puentes de Baja Verapaz fueron derribados por el fuerte caudal del río Motagua.
“Pensamos en poner un ferri, pero por la fuerza de las aguas, decidimos que ya no, así que estamos pensando en otras opciones”, refirió el mandatario.
Aunque oficialmente son 18 puentes colapsados, la Coordinadora Nacional para la Reducción de Desastres (Conred) ha recibido reportes de hasta 106 puentes destruidos, pero las autoridades aclararon que se trata de puentes provisionales o peatonales.
Además de los problemas en esas estructuras, varios tramos carreteros quedaban pendientes de liberarse de bloqueos y derrumbes, como la CA9-Sur, en el trayecto de Amatitlán a Palín, donde inclusive cabezales estaban varados entre el lodo.
Guillermo Castillo, ministro de Comunicaciones, informó que a la medianoche de ayer se habilitaría un carril en el sentido de retorno, es decir, de Palín a Amatitlán.
Otras rutas importantes, como la CA2-Oriente, ha quedado inhabilitada por la caída del puente Beatriz de la Cueva, en Santa Rosa.
Reconstrucción millonaria
El proceso de reconstrucción costaría más de Q1 mil millones, ya que solo el sector vivienda requiere de más de Q500 millones, según el mandatario.
Por aparte, fuentes del sector infraestructura aseguraron que la red vial superaría la cifra de los recursos necesarios para su reconstrucción, es decir, más de Q500 millones y, por lo tanto, arriba de Q1 mil millones.
Esperaría que mañana —hoy— tuviéramos un primer borrador de cifra viable, para movilizar recursos tanto del país, como préstamos externos. Esperaría que no mucho endeudamiento, y está la solidaridad de los países amigos, que ya se comenzó a expresar”, dijo Colom.
Mientras se completa la recuperación económica, el gobernante indicó que existe la posibilidad de que en la labor de reconstrucción se pueda contratar mano de obra de pobladores.
El financiamiento
Colom reveló que giró instrucciones a Alberto Fuentes, ministro de Finanzas, para se haga una reorientación del presupuesto para la reconstrucción.
También anunció que hay ofrecimiento del Banco Interamericano de Desarrollo (BID) de US$400 mil, en un préstamo no reembolsable.
Además, hoy se prevé la visita de funcionarios del BID y del Banco Mundial (BM), para evaluar los recursos que se requieren.
También está pendiente que la cartera de Finanzas tramite el desembolso del préstamo por US$85 millones autorizado por el BM, el cual también necesita la ratificación del estado de Calamidad por parte del Congreso.
“La mitad destruida”
En la mañana, Colom declaró en Los Amates, Izabal, que la mitad de la Costa Sur “estaba destruida”, en referencia a los cultivos de caña de azúcar y banano, y camaroneras.
“Al decir el 50 por ciento me refería a que desde San José (Escuintla) hasta la frontera con El Salvador, que creo que es la mitad de la Costa Sur, se han perdido los cultivos; todo está inundado”, aseveró.
El mandatario ofreció que se asignarán recursos para la recuperación agrícola, por lo cual se designó al ministro del ramo, Juan Alfonso De León, para que planifique un mecanismo apropiado.
Ayuda llega
Colom detalló que Colombia proporcionará, a partir de mañana, un avión tipo C-130 y un helicóptero. México dará otro helicóptero, y Honduras, seis más.
Con ello, añadió, se consolidará un puente aéreo que ya comenzó desde ayer, pese a señalamientos de Aeroclub de no permitir el vuelo con aviones de ala fija para distribuir ayuda.
“Estamos limitados y ya comenzamos a recibir la ayuda”, refirió Armando Asturias, representante de los pilotos privados del Aeroclub.
A esa queja se sumó Roxana Baldetti, diputada del Partido Patriota, quien señaló que no se les permite distribuir ayuda que ya tienen lista.
Las autoridades explicaron que se debe a que hay que terminar de limpiar la pista para autorizar los vuelos de avionetas, lo cual que no convenció a los inconformes.
Se incrementan las muertes
A consecuencia de la lluvia provocada por la tormenta tropical Ágatha, el número de personas fallecidas subió anoche a 123 y no se conoce el paradero de otras 90.
La Conred divulgó las últimas cifras que también dan cuenta de 69 personas heridas, 22 mil 747 en riesgo, 50 mil 200 que se encuentran en albergues y 155 mil 185 evacuadas.
Además se informó que hoy se reanudarán las clases en Petén, por ser el departamento menos golpeado, y en forma paulatina se reincorporarán los estudiantes en los municipios donde vaya pasando la emergencia.
Prensa Libre 01/06/10
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