mercoledì 29 giugno 2011
480 - MONS. RAMAZZINI E LE ELEZIONI
Noi vescovi abbiamo chiesto che la gente voti con responsabilità, con serietà, che si informi molto bene, che coloro che non sono ancora iscritti al registro elettorale si iscrivano, perché senza questo non possono votare. Che conoscano molto bene il profilo dei candidati. Da parte della diocesi stiamo già facendo degli incontri per orientare le nostre comunità come si deve votare. Non diciamo per chi votare, questa è una decisione libera, però vogliamo mettere in evidenza quali in realtà sono i profili dei candidati, che tipo di presidente ha bisogno il Guatemala, di fronte alla situazione in cui viviamo, che tipo di deputati abbiamo bisogno, perché in questo modo il voto sia ragionato, sia responsabile, e che non ci siano inganni, menzogne, o promesse che poi non si realizzano.
Monsignore, che ruolo politico ha la chiesa cattolica in questo momento?
Da parte dei laici c’è la responsabilità di votare, perché sono chiesa cattolica, e soprattutto di stare in partiti che dove non ci sono azioni politiche che contraddicano i principi della chiesa, per esempio un cristiano responsabile non può integrarsi in un partito che propugna la pena di morte, e questo non lo dico contro il candidato che lo sta dicendo, ma semplicemente perché è un fatto.
Un cristiano non può stare in un partito che continua a privilegiare programmi di sviluppo a favore della minoranza ricca di questo paese, dimenticandosi della grande maggioranza povera, un cristiano non può impegnarsi in azioni politiche nelle quali l’unico che cerca è l’interesse personale avere un posto, guadagnare uno stipendio molto buono al posto di cercare il bene comune della maggioranze impoverite.
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La chiesa spera in un cambio per il paese?
Noi vorremmo che i cattolici si assumessero le loro responsabilità e che realmente scelgano dei candidati che realmente aiutino il paese a uscire da questo quasi caos in cui ci troviamo. Dico così, sto esagerando, ma sto esagerando per fare vedere che il paese davvero sta perdendo la sua meta, non ha dei leader che lo guidano verso orizzonti di tranquillità e di benessere per tutti.
479 - MAGGIO "MESE PIÙ VIOLENTO E SANGUINOSO"
Il Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM) ha divulgato il giorno 16, la "Relazione sulla situazione dei diritti umani in Guatemala e sui fatti di violenza nel mese di maggio 2011". Il documento mostra che la violenza è cresciuta nel paese del 23%, in relazione a maggio 2010 e del 24% rispetto al passato mese di aprile. Anche l'organizzazione ha sottolineato l'aumento della violenza e della crudeltà nei crimini commessi.
Nei cinque primi mesi del 2011, il Guatemala ha registrato 1.461 morti violente. Tra le vittime, 1.231 uomini, 199 donne, sei bambine e 25 bambini. Solamente nel mese di maggio, sono avvenute 326 morti violente. Tra gennaio e maggio 2010, ci sono state 1.409 morti violente. Il totale di feriti è stato di 612.
"è facile dare i numeri, ma sono vite umane, sono persone che avevano famiglia e sogni, ma a conseguenza della violenza che si vive attualmente, questi sono stati spezzati", ha lamentato il GAM.
Tra le donne, ci sono state 221 morti fino a maggio 2011, un 23% percento maggiore dell'anno precedente. Del totale indicato, 27 sono state uccise nei massacri, 16 furono trovate con segni di tortura, 11 sono state squartate e 127 sono rimaste ferite.
"Chiaramente può notarsi che il numero di donne morte violentemente è molto aumentato, senza che le autorità possano compiere azioni che contribuiscano a diminuire, non solo le morti oltre all'accanimento e alla crudeltà con cui sono trattate", puntualizza la relazione.
L’85% dei crimini sono stati commessi con armi, nonostante le leggi proibiscano di portare armi illegali nel paese. In relazione ai massacri, il testo del GAM considera il mese di gennaio 2011 come il più violento, con 108 vittime, mentre maggio è il secondo mese più violento con 93.
In questi due mesi, sono avvenuti, rispettivamente, l'attacco ad un autobus nella Zona 7, che ha provocato 27 vittime, ed il massacro in Petén, nel quale 29 contadini furono squartati, morti innocenti, vittime del traffico di droga. Per il GAM, il massacro del Petén ha fatto di maggio il "mese violento, e il più sanguinoso del decennio".
Fino a maggio, 55 persone sono state torturate e ci sono stati 70 attacchi in motocicletta, con l’assassinio di 154 persone. I dipartimenti che registrano più crimini sono la capitale, Città Guatemala, con 356 vittime, seguito da Villa Nueva e Mixco, ambedue con 88 vittime.
Un'altra preoccupazione del Gruppo di Appoggio Mutuo è in riferimento all'aumento del numero di commercianti assassinati. Solo in questo anno sono già 55, cosa che il GAM considera allarmante. Al secondo posto vi è la categoria dei motociclisti del trasporto collettivo, una situazione che si trascina dall'anno 2006, senza che nessun responsabile sia stato punito, secondo il documento.
Per il GAM, il paese vive una "guerra", con un scenario di violenza e non rispetto dei diritti umani paragonabile a quello del conflitto armato interno (1960-1996). La soluzione potrebbe sorgere a partire dal "impegno delle istituzioni incaricate di impartire sicurezza, ma anche della trasparenza con la quale si portano avanti tutti i processi giudiziali, e quindi sarebbe compreso anche il Ministero Pubblico, che è l'ente incaricato di realizzare l'investigazione di ognuno dei casi."
Adital, 20/06/2011
478 - INFORME CARACTERIZA MAYO COMO EL MES “MÁS VIOLENTO Y SANGRIENTO”
El Grupo de Apoyo Mutuo (GAM) divulgó, el día 16, el "Informe sobre la situación de los derechos humanos en Guatemala y los hechos de violencia en el mes de mayo de 2011” . El documento muestra que la violencia creció en el país un 23%, en relación a mayo de 2010 y 24% con respecto al pasado mes de abril. La organización también destacó el aumento de la ira y crueldades en los crímenes cometidos.
En los cinco primeros meses de 2011, Guatemala registró 1.461 muertes violentas. Entre las víctimas, 1.231 hombres, 199 mujeres, seis niñas y 25 niños. Solamente en el mes de mayo, ocurrieron 326 muertes violentas. Entre enero y mayo de 2010, hubo 1,409 muertes violentas. El total de heridos fue de 612.
"El número se dice fácil, pero, son vidas humanas, son personas que tenían familia y sueños que cumplir, pero a consecuencia de la violencia que se vive actualmente, estos fueron truncados”, lamentó el GAM.
Entre las mujeres, hubo 221 muertes hasta mayo de 2011, número 23% mayor que el año anterior. Del total indicado, 27 fueron muertas en masacres, 16 fueron encontradas con señales de tortura, 11 fueron descuartizadas y 127 quedaron heridas.
"Claramente se puede notar que el número de mujeres muertas violentamente ha aumentado grandemente, sin que las autoridades puedan realizar acciones que contribuyan a disminuir, no solo las muertes sino la saña y crueldad con que estas son tratadas”, puntualiza el informe.
85% de los crímenes fueron cometidos con armas de fuego, a pesar que las leyes prohíben la portación de armas ilegales en el país. Con relación a las masacres, el informe considera al mes de enero 2011 como el más violento, con 108 víctimas, mientras mayo, es el segundo mes más violento, con 93.
En estos dos meses, ocurrieron, respectivamente, el ataque a un autobús en la Zona 7, que provocó 27 víctimas, y la masacre de El Petén, en la que 29 campesinos fueron descuartizados, muriendo inocentemente, víctimas del tráfico. Para el GAM, la masacre del "El Petén' hizo de mayo el "mes violento, sino el más sangriento de la década”.
Hasta este mes de mayo, 55 personas fueron torturadas y hubo 70 ataques en moto, victimando a 154 personas. Los departamentos que registran más crímenes fueron la capital, Ciudad Guatemala, con 356 víctimas, seguido de Villa Nueva y Mixco, ambos con 88 víctimas.
Otra preocupación del Grupo de Apoyo Mutuo es en referencia al aumento del número de comerciantes asesinados. Sólo en este año ya suman 55, lo que el GAM considera alarmante. En segundo lugar está la categoría de motoristas de transporte colectivo, una situación que se arrastra desde el año 2006, sin que ningún responsable haya sido castigado, según el documento.
Para el GAM, el país vive una "guerra”, con un escenario de violencia e irrespeto a los derechos humanos comparable al del conflicto armado interno (1960-1996). La solución podría surgir a partir del "compromiso de las instituciones encargadas de impartir seguridad, pero también de la transparencia con que se manejen todos los procesos judiciales, es decir que también estaría involucrado el Ministerio Público que es el ente encargado de realizar la investigación de cada uno de los casos”.
Adital, 20/06/2011
sabato 25 giugno 2011
477 - RICORDO DELLE VITTIME SCOMPARSE DURANTE CONFLITTO ARMATO
“Continuiamo ad aspettarli”. Questa è la frase che madri, genitori, sorelle e fratelli, figlie e figli ed amici, vogliono esprimere ai desaparecidos in Guatemala. Oggi (21 giugno), Giornata Nazionale contro la Sparizione Forzata, organizzazioni sociali e difensori dei diritti umani nel paese realizzano delle attività chiedendo giustizia e ricordando i 45.000 desaparecidos in Guatemala durante il conflitto armato interno (1960-1996).
Le attività sono iniziate il passato sabato (18 giungo), con la produzione di un mosaico e la proiezione di documentari sui genocidi avvenuti nel paese. Il giorno 21 giugno è iniziato con un'esposizione di fotografie di fronte al Congresso Nazionale del Guatemala. L'azione, organizzata dal Settore giuridico del Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM), ha avuto come oggetto la celebrazione della Giornata Nazionale contro la sparizione forzata e la richiesta di giustizia nei confronti delle vittime dei crimini.
Al pomeriggio, membri del Coordinamento ‘Genocidio Mai più' e familiari dei desaparecidos si sono riuniti nel Parco Centrale della capitale, per lanciare palloncini come segno che hanno ancora speranza di trovare i parenti scomparsi. Anche nel pomeriggio, membri dell'organizzazione ‘Figli del Guatemala', percorreranno diversi punti della città per collocare dei poster in memoria "degli eroi e dei martiri."
Le azioni proseguono fino al giorno 30, con la realizzazione di murales, camminate e presentazioni artistiche in omaggio alle vittime della repressione dello Stato. Le notizie delle organizzazioni sociali rivelano che il conflitto armato interno avvenuto tra il 1960 e il 1996 in Guatemala, ha lasciato un saldo di 45.000 scomparsi, oltre ad un milione di sfollati e 250.000 vittime.
Giornata Nazionale contro la Sparizione Forzata
Oltre a 45.000 vittime di scomparsa forzata durante i 36 anni di conflitto armando interno in Guatemala, la Giornata Nazionale contro la Sparizione Forzata ricorda anche il caso dei 27 sindacalisti rapiti il 21 giugno 1980, nella sede della Centrale Nazionale dei Lavoratori (CTN).
A 31 anni del sequestro, i 27 leader non sono ancora stati ritrovati ed i responsabili di quel crimine sono ancora impuniti. Secondo varie organizzazioni sociali, non sono state condotte indagini né riparazione ai parenti delle vittime.
Per ricordare il crimine, il Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM), ha iniziato nel 1990, una convocazione per stabilire un giorno che servisse per incrementare la lotta contro il delitto di scomparsa forzata e richiamare l'attenzione sull'importanza che quei crimini non siano dimenticati. Nel giugno 2004, come risultato della pressione sociale, il Congresso del Guatemala ha stabilito il 21 giugno come “Giornata Nazionale contro la Sparizione Forzata."
Adital, 21/06/2011
476 - ACCIONES RECUERDAN A VÍCTIMAS DE DESAPARECIMIENTO DURANTE CONFLICTO ARMADO
"Les seguimos esperando”. Esta es la frase que madres, padres, hermanas y hermanos, hijas e hijos y amigos/as, quieren expresar a los desaparecidos/as en Guatemala. Hoy (21), Día Nacional contra la Desaparición Forzada, organizaciones sociales y defensores de los derechos humanos en el país realizan actividades exigiendo justicia y recordando a los y las 45 mil desaparecidos/as en Guatemala, durante el conflicto Armado Interno (1960-1996).
Las actividades comenzaron el pasado sábado (18), con la producción de un mosaico y la proyección de documentales sobre los genocidios ocurridos en el país. El día de hoy comenzó con una exposición de fotografías frente al Congreso Nacional de Guatemala. La acción, organizada por el área jurídica del Grupo de Apoyo Mutuo (GAM), tuvo como objetivo celebrar el Día Nacional contra la desaparición forzosa y pedir justicia para con las víctimas de los crímenes.
Por la tarde, integrantes de la Coordinación ‘Genocidio Nunca Más' y familiares de desaparecidos/as se reunirán en el Parque Central de la capital, para lanzar globos como señal de que todavía tienen esperanzas de encontrar a los parientes desaparecidos. También esta tarde, integrantes de la organización ‘Hijos de Guatemala', recorrerán diversos puntos de la ciudad para poner afiches en memoria de "los héroes y mártires”.
Las acciones prosiguen hasta el día 30, con producción de murales, marchas y presentaciones artísticas en homenaje a las víctimas de la represión del Estado. Informaciones de organizaciones sociales revelan que el Conflicto Armado Interno vivido entre 1960-1996 en Guatemala, dejó un saldo de 45 mil desaparecidos forzados, además de un millón de desplazados y 250 mil víctimas.
Día Nacional contra la Desaparición Forzada
Además de 45 mil víctimas de desaparecimiento forzado durante los 36 años de Conflicto Armando Interno en Guatemala, el día Nacional contra la Desaparición Forzada recuerda el caso de los 27 sindicalistas secuestrados el 21 de junio de 1980, en la sede de la Central Nacional de Trabajadores (CTN).
A 31 años del secuestro, los 27 líderes continúan desaparecidos y los responsables de ese crimen, continúan impunes. Según varias organizaciones sociales, no hubo investigaciones, ni reparación a los familiares de las víctimas.
Para recordar el crimen, el Grupo de Apoyo Mutuo (GAM), inicio en 1990, un llamado para establecer un día, que sirviera para reforzar la lucha contra los desaparecimientos forzados y llamar la atención sobre la importancia de que ese crimen no sea olvidado. En junio de 2004, como resultado de la presión social, el Congreso de Guatemala estableció el 21 de junio como "Día Nacional contra la Desaparición Forzada”.
Adital, 21/06/2011
mercoledì 22 giugno 2011
475 - PRIMA CATTURA PER DELITTO DI GENOCIDIO IN GUATEMALA
La Procura dei Diritti umani accusa l'ex generale Héctor Mario López Fuentes, ex Capo di Stato maggiore della Difesa (1 settembre 1982 - 8 agosto 1983), di essere il principale responsabile di oltre 10.000 assassini, 9.000 trasferimenti forzati e violazioni contro donne dell'area Ixil, crimini avvenuti dal marzo 1982 ad ottobre 1983.
Secondo il pubblico ministero del caso, Manuel Vásquez, i crimini ebbero luogo nell’esecuzione dei piani Sofia (Victoria 82 e Firmeza 83), che furono creati resi operativi durante il comando di López Fuentes in qualità di Capo di Stato della Difesa del periodo del governo di facto di Efraín Ríos Montt. Questi piani sono stati attuati in Quiché, Huehuetenango, Quetzaltenango, San Marcos, Sololá, Petén, Alta e Baja Verapaz.
López Fuentes, militare in congedo di 81 anni, è stato fermato nella sua residenza ubicata nella Colonia Lourdes, zona 17; a seguito dell'ordine di trasmessa ieri dal giudice Carol Flores. L'accusa penale è per genocidio, delitti contro l'umanità e sparizione forzata.
Nella causa aperta dal 1999, si specifica che, in uno dei casi, almeno 53 persone sono state assassinate e seppellite in fosse clandestine nel villaggio Chel, Xesayi e Xaxmoxa, Chajul (Quiché), dall’aprile 1983 ad ottobre di quello stesso anno.
Tra le prove, la Procura conta sulla denuncia presentata il 16 febbraio 1999 da Gaspar Ijom Pacheco e testimonianze di vittime, tra queste Francisco Sánchez Ijom.
Si presentano anche come prove le relazioni della Commissione per il Chiarimento Storico (CEH); la Relazione per il Recupero della Memoria Storica (Remhi), e perizie di antropologi che hanno realizzato circa 80 esumazioni.
La famiglia di López Fuentes ha segnalato che l’imputato ha il cancro alla prostata, per questo ha chiesto il trasferimento in un ospedale. Secondo la Relazione per Recupero della Memoria Storica (Remhi), elaborato dal vescovo Juan José Gerardi, per commettere le azioni contro la popolazione, l'intelligence militare aveva a disposizione approssimativamente 28.000 comisionados autorizzati a portare armi e raccogliere informazioni dalla popolazione.
Centro de Estudios de Guatemala 14-20 giugno 2011.
474 - PRIMERA CAPTURA POR DELITO DE GENOCIDIO EN GUATEMALA
La Fiscalía de Derechos Humanos acusa al exgeneral Héctor Mario López Fuentes, al exJefe del Estado Mayor de la Defensa (1 de septiembre de 1982 a 8 de agosto de 1983), de ser el principal responsable de más de 10 mil asesinatos, 9 mil desplazamientos y violaciones contra mujeres del área Ixil, crímenes ocurridos en marzo de 1982 a octubre de 1983.
Según el fiscal del caso, Manuel Vásquez, los crímenes ocurrieron al ejecutar los planes Sofía, Victoria 82 y Firmeza 83 que fueron creados y ejecutados durante el mando de López Fuentes como Jefe del Estado de la Defensa del período de facto de Efraín Ríos Montt. Dichos planes fueron ejecutados en Quiché, Huehuetenango, Quetzaltenango, San Marcos, Sololá, Petén, Alta y Baja Verapaz.
López Fuentes, militar retirado, de 81 años, fue detenido en su residencia ubicada en colonia Lourdes, zona 17; luego de la orden de captura girada ayer por la juez Carol Flores. La sindicación penal es por genocidio, delitos de deberes contra la humanidad y desaparición forzada.
En el expediente de acusación abierto, desde 1999, se detalla que en uno de los casos por lo menos 53 personas fueron asesinadas y sepultadas en fosas clandestinas en la aldea Chel, Xesayi y Xaxmoxa, Chajul, Quiché, de abril de 1983 a octubre de ese mismo año.
Entre las evidencias, la Fiscalía cuenta con la denuncia presentada el 16 de febrero de 1999 por Gaspar Ijom Pacheco y testimonios de víctimas, entre estos el de Francisco Sánchez Ijom.
También se presentan como evidencias informes de la Comisión para el Esclarecimiento Histórico (CEH); Informe de la Recuperación de la Memoria Histórica (Remhi) y peritajes de antropólogos que realizaron alrededor de 80 exhumaciones.
La familia de López Fuentes señaló que el sindicado tiene cáncer de próstata por lo que pidió el traslado a un hospital. De acuerdo con el Informe de la Recuperación de la Memoria Histórica (Remhi), elaborado por el obispo Juan José Gerardi, para cometer las acciones contra la población, la inteligencia militar contaba con aproximadamente 28 mil comisionados autorizados para portar armas y recoger información de la población.
Centro de Estudios de Guatemala 14-20 junio 2011.
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lunedì 20 giugno 2011
473 - PRESENTAZIONE DELLA RELAZIONE “DAL SILENZIO ALLA "MEMORIA"
“Dal silenzio alla memoria”, una relazione di oltre 500 pagine che ha presentato l'Archivio Storico della Polizia Nazionale (AHPN), rivela, tra altre cose, le legami di comando e le strutture della Polizia Nazionale durante gli anni di maggiore repressione del conflitto armato, la sua subordinazione all'Esercito, la partecipazione degli Stati Uniti e sette casi paradigmatici, come gli assassini del leader studentesco Oliverio Castañeda, del politico Manuel Colom Argueta o il leader contadino Atanasio Zotz Coy.
La maggioranza di questa informazione fu "censurata" due anni fa della prima relazione, ha spiegato il coordinatore generale dell'AHPN, Gustavo Meoño, che ha enfatizzato il rigore scientifico e tecnico dell'investigazione.
"La gente giovane non ha idea che fa solo alcuni anni, alcuni erano perseguitati ed altri erano uccisi", ha detto Calos Guzmán-Böckler, membro del Consiglio Consultivo Nazionale, durante la consegna "al popolo del Guatemala" di questa relazione, nel Museo dell'Università di San Carlos (Musac).
Guzmán-Böckler ha sottolineato l'importanza di questi documenti "non solo per arricchire la conoscenza, bensì per ricorrere ai tribunali di giustizia."
Era presente anche la direttrice del National Security Archive e membro del Consiglio Consultivo Internazionale dell'Archivio, Kate Doyle. "Uno dei problemi più spinosi che ha avuto la Commissione per il Chiarimento è stata la mancanza di informazioni ufficiali del Governo, dell'Esercito, e del loro complice e subordinato, la Polizia Nazionale", ha spiegato Doyle, in riferimento al gran contributo che l'archivio della PN, grazie ai registri storici, offre alla persecuzione penale dei responsabili di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali.
Inoltre, l'AHPN ha aperto la sua pagina web ufficiale: www.archivohistoricopn.org, nella quale si potrà trovare la relazione “Dal Silenzio alla Memoria” ed inoltre si potrà sollecitare informazioni su casi di violazioni dei diritti umani mediante la Legge di Accesso all'Informazione Pubblica.
Centro di studi del Guatemala 7-13 giugno 2011
472 - PRESENTAN INFORME “DEL SILENCIO A LA MEMORIA”
Del silencio a la memoria, un informe de más de 500 páginas que presentó el Archivo Histórico de la Policía Nacional (AHPN) revela, entre otras cosas, las cadenas de mando y las estructuras de la Policía Nacional durante los años de mayor represión del conflicto armado, su subordinación al Ejército, la participación de Estados Unidos y siete casos paradigmáticos, como los asesinatos del líder estudiantil Oliverio Castañeda, el político Manuel Colom Argueta o el líder campesino Atanasio Zotz Coy.
La mayoría de esta información fue “mutilada” hace dos años del primer informe, explicó el coordinador general del AHPN, Gustavo Meoño, quien enfatizó el rigor científico y técnico de la investigación.
“La gente joven no tiene idea de que hace solo unos años, unos andábamos perseguidos y otros quedaron tirados”, expresó Carlos Guzmán-Böckler, miembro del Consejo Consultivo Nacional, durante la entrega “al pueblo de Guatemala” de este informe, en el Museo de la Universidad de San Carlos (Musac).
Guzmán-Böckler agregó la importancia de estos documentos “no solo para enriquecer el conocimiento, sino para acudir a los tribunales de justicia”.
Allí también se encontraba la directora del National Security Archive y miembro del Consejo Consultivo Internacional del Archivo, Kate Doyle. “Uno de los problemas más espinosos que tuvo la Comisión de Esclarecimiento fue la falta de información oficial del Gobierno, del Ejército, y de su cómplice y subordinado la Policía Nacional”, explicó Doyle, en referencia al gran aporte que el archivo de la PN, gracias a los registros históricos, ofrece a la persecución penal de los responsables de desapariciones forzadas y ejecuciones extrajudiciales.
Además, el AHPN abrió su página web oficial: www.archivohistoricopn.org, en la cual se podrá hallar el informe Del Silencio a la Memoria y además se podrá solicitar información sobre casos de violaciones de los derechos humanos mediante la Ley de Acceso a la Información Pública.
Centro de estudios de Guatemala 7-13 junio 2011
domenica 19 giugno 2011
471 - COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL GUATEMALA
Violenza interminabile
2. Denunciamo energicamente i costanti fatti di violenza e morte che terrorizzano il paese, causando perdite di vite umane e dolore nelle famiglie e comunità. Sono fatti che collocano il paese tra quelli con più alto tasso di violenza nel mondo.
3. Manifestiamo il nostro profondo rifiuto, indignazione e vergogna per il massacro di 27 persone nella finca Los Cocos, nel Municipio de La Libertad, Petén, come un segno nuovo, di crudeltà mai vista in molti anni e di profonda disumanizzazione, che esprime una situazione generalizzata di violenza ed insicurezza.
4. Il reclutamento di ex kaibiles e di poliziotti messicani per commettere questo massacro ci obbliga a denunciare la mancanza di controllo dello Stato guatemalteco e del messicano su personale da loro addestrato. Nel caso dei kaibiles, ci domandiamo se esistono i registri di coloro che sono passati da quella scuola per potere fare le indagini pertinenti.
5. Allo stesso modo, nei confronti delle persecuzioni contro i magistrati del Pubblico Ministero, che sono minacciati nell'esercizio della loro responsabilità, e perfino barbaramente assassinati, come il caso del magistrato Stowlinsky Vidaurre nella città di Cobán, denunciamo crimini che gridano al cielo ed esigono dallo Stato una risposta celere definitiva e severa. Trovare gli autori, tanto intellettuali come materiali, e arrestarli è importante, benché condannarli con sentenze è molto più importante.
6. Condividiamo la sofferenza e le lacrime dei parenti delle vittime, a loro facciamo arrivare la nostra vicinanza e preghiera fraterna. Deploriamo, nel caso delle persone decapitate in Petén, che non ancora tutti i cadaveri, o i loro resti, siano stati restituiti ai loro parenti.
7. Ci preoccupa lo scarso controllo della crescente influenza del narcotraffico nel nostro paese ed in America Centrale da parte dello Stato, che conta su poche risorse destinate alla sicurezza e soffre la debolezza di presunte infiltrazioni del crimine organizzato dentro le sue stesse strutture. Vediamo positivamente le recenti catture di importanti narcotrafficanti, che è di pubblico dominio hanno auspicato o commesso crimini di sangue.
8. I furti di armi in installazioni militari, l'apparizione e lo spostamento di arsenali militari da parte di bande criminali, le sparizioni di elementi di prova nel Ministero Pubblico e la poca conoscenza sull'uso dei beni sequestrati al narcotraffico, determinano dubbi sulla capacità dello Stato di rispondere adeguatamente alla crescita del narcotraffico e del crimine organizzato. Queste strutture criminali mostrano il loro potere nel controllo territoriale, nella quantità delle persone reclutate, nella gestione delle risorse finanziarie e tecnologiche ogni volta maggiore e nella crudeltà ed impunità in cui operano.
Nei confronti della campagna elettorale
9. Respingiamo le soluzioni istantanee e populiste che illudono ed ingannano molti. Chiediamo che si tocchino le radici strutturali e profonde dell'attuale situazione, radici che stanno nell'ingiusto e disuguale accesso alle opportunità, nell'ancestrale esclusione e marginalizzazione di grandi settori della popolazione e nella fragilità del nostro sistema democratico.
10. La trasparenza nell'esercizio della funzione pubblica, come nella campagna elettorale, è un requisito affinché la democrazia non sia puramente nominale. L'esigenza della quietanza da parte della Corte Suprema Elettorale, oltre essere un chiaro mandato di legge, costituisce una prova promettente che i partiti politici non sono al di sopra della legge né devono agire al margine di questa. Ugualmente sollecitiamo che si renda pubblica la provenienza dei fondi per le campagne.
11. Chiediamo che l'attuale campagna politica si incentri su vere proposte che apportino possibili soluzioni alla situazione del paese, e si allontani così la tradizionale politica e la proposta di soluzioni a breve termine, tanto belle da annunciare come impossibili da compiere. Chiediamo ai partiti e ai candidati che offrano al paese veri piani di governo, in un clima di rispetto, che aiutino a prendere le decisione elettorali con responsabilità e libertà. Ogni azione di manipolazione del voto, sia per coazione, sia per minacce velate o dirette o per trasporto di cittadini di un municipio ad altro, costituisce una pratica condannabile, che getta discredito sulla qualità morale di chi la pratica.
12. Ci sono temi di fondo sui quali i partiti devono esprimersi con chiarezza e con intelligenza, senza populismi economici né autoritarismi estranei alla vita democratica. C'è oggi fame in Guatemala. C'è una profonda mancanza di equità nel paese. C'è una evidente mancanza di sviluppo rurale. Ci sono servizi dello Stato di bassa qualità nel campo della salute ed educazione. Ci sono conflitti storici ed attuali per la terra. Ci sono esclusioni e discriminazioni. Il diritto alla sicurezza non è minimamente garantito. Ci sono problemi ambientali critici e c'è conflittualità sociale. Di fronte a questa problematica seria i partiti ed i loro candidati devono decidersi, esprimersi e impegnarsi, con realismo e con competenza.
Le sfide della conflittualità
13. Secondo l'Accordo 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, ratificato dallo Stato del Guatemala dal 1997, si possono portare a termine consultazioni popolari in conformità con i regolamenti che lo stesso accordo ha sollecitato di implementare.
14. Speriamo che i membri dell'attuale Congresso, oltre a lottare per essere rieletti, pongano speciale attenzione alla legislazione che è in attesa di essere approvata o completata, come la legge di estinzione di dominio, promossa ma ancora senza regolamento, quella sullo sviluppo rurale integrale, la legge sul settore minerario ed altre. La sospensione delle leggi importanti deve essere denunciata come esercizio di irresponsabilità politica e forse anche come difesa di agende nascoste per interessi inconfessabili.
15. Di fronte all’evidente conflittualità esistente nel paese, consideriamo importante esporre la ricerca di soluzioni giuste, attraverso meccanismi che né pretendano semplicemente da parte del governo di posticipare problemi per guadagnare tempo, né dare neanche legittimità a coloro che fanno della conflittualità e delle sue espressioni violente il brodo di cottura delle loro agende personali o di gruppo.
17.La parola di Gesù: "Io li chiederò il Padre ed invierà loro un altro Consolatore affinché stia sempre con voi", (Gv. 14,16), fortifica il nostro impegno perché il Guatemala sia più fraterno alla vigilia della celebrazione ecclesiale di Pentecoste, vera festa della missione della Chiesa nel mondo. Che Santa Maria, Regina degli Apostoli, interceda per il nostro sofferto popolo guatemalteco in questa ora difficile della sua storia.
Guatemala, 9 giugno 2011.
CEG - Conferenza Episcopale Guatemala, 13/06/2011
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Pablo Viscaino Prado
Vescovo di Suchitepéquez - Retalhuleu, Presidente della Conferenza Episcopale del GuatemalaBernabé di Jesús Sagastume
Vescovo di Santa Rosa da Lima, Segretario Generale Conferenza Episcopale del Guatemala
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